Raccolte 700 firme contro i pesticidi
Per il dott. Cappelletti l’uso di fitosanitari
è causa dell’aumento di malattie

 

TAIO - Sono più di 700 i firmatari della petizione destinata alla giunta provinciale promossa dal comitato per il diritto alla salute in valle di Non, nato dalla preoccupazione relativa al rapporto tra i residenti e l'utilizzo dei prodotti fitosanitari in agricoltura. Non bastano le rassicurazione fornite dai dati dell'Azienda sanitaria dai quali risulta che in valle l'incidenza dei tumori è più bassa che in altri comprensori. Le richieste che vengono avanzate dai promotori sono tre e sono state illustrate l'altra sera all'auditorium di Taio in un incontro partecipatissimo.

 

La prima è che si dimostri la sicurezza della popolazione della Valle del Noce tramite uno studio epidemiologico specifico sui possibili effetti nocivi dei trattamenti. Principalmente il problema riguarda le coltivazioni a ridosso dei centri abitati. Da uno studio effettuato nel 1993 dai dottori Lorenzin e Betta risulta che dopo l'uso di atomizzatori per la distribuzione di pesticidi a 50 metri dai campi trattati, il residuo dei principi attivi è al 45% e da alcune analisi di laboratorio su campioni prelevati in orti e balconi privati è risultato che anche a distanza di 60 metri dal luogo di trattamento sono state rilevate percentuali di residuo (captano 4,09, clorphirifos ethil 0,11). Questo, secondo il comitato, starebbe a dimostrare che il fenomeno della deriva dei prodotti fitosanitari è tutt'altro che trascurabile e soprattutto le attuali fasce di rispetto stabilite dai regolamenti comunali che possono variare tra loro ed in alcuni casi sono anche di 20, 30 metri, non sono adeguate. A tal riguardo si è aperto da poco un tavolo di concertazione da parte del Comprensorio che vede partecipi soprattutto rappresentanti del modo agricolo ed anche alcuni esponenti del comitato per il diritto alla salute, al fine di realizzare un regolamento unico da applicare poi in futuro a tutti i comuni. È stato stimato che in Valle di Non vengono emessi 9 kg a ettaro di fitofarmaci di sintesi. Il dottor Roberto Cappelletti ha esposto gli effetti che questi prodotti hanno sulla salute: in generale sono causa principale di malattie come il diabete e la sclerosi amiotrofica, intolleranze alimentari, allergie e danni all'apparato riproduttivo. Secondo il medico, i tumori sono in aumento: se 20 anni fa, infatti, era colpita una persona su quattro, oggi si sta andando verso una tendenza pari ad una persona su due ed i più colpiti sono gli uomini.

 

Preoccupante poi è l'aumento dei tumori infantili dei bambini dai 0 ai 14 anni: dal 1999 al 2002, infatti, i casi sono raddoppiati. Cappelletti quindi ha criticato in primo luogo coloro che negano che i tumori siano causati principalmente da fattori ambientali e ritengono invece che siano dovuti a stili di vita errati ed in secondo luogo la lotta al cancro basata sulla prevenzione individualizzata poiché questo è un approccio di tipo secondario: prima di tutto, infatti, si dovrebbe agire all'origine del problema migliorando le condizioni dell'ambiente in cui si vive.

 

La seconda richiesta avanzata dal comitato per il diritto alla salute è che le amministrazioni e le forze dell'ordine si impegnino a fare rispettare la normativa in materia di utilizzo dei prodotti fitosanitari esistente ma che di fatto non viene applicata in diverse parti: è il caso del protocollo di lotta integrata che prevede una coltivazione basata sulla biodiversità, la costruzione di muri a secco ed il posizionamento di siepi per proteggere i centri abitati dai trattamenti e dei tempi di rientro nei terreni trattati.

 

La terza ed ultima richiesta del gruppo promotore è quella che ci si riappropri di luoghi naturali liberi che possono diventare punti di relazione: l'agricoltura intensiva e l'edilizia, infatti, stanno lentamente facendo scomparire le ultime tracce di ambiente boschivo alpino dalla Valle di Non dove attualmente anche ad altitudini superiori ai 1000 metri si converte il territorio alla coltivazione intensiva. Nel corso della serata è emerso che in generale nella valle il biologico stenta ad affermarsi. Alcuni agricoltori presenti al dibattito si sono difesi dicendo che ad oggi il singolo imprenditore non ha più alcun potere decisionale a causa del tipo di organizzazione in cui è inserito e delle regole economiche del mercato globalizzato.

 

Marta Battaini

l’Adige, 25 aprile 2008

 

 

Non si assolvono i pesticidi per il rischio tumori

 

Evviva, non c'è da preoccuparsi: i tumori in Val di Non sono in media con gli altri comprensori! C'è da vantarsi di questo risultato? Non sarebbe meglio affermare che i tumori sono in calo? Magari, finora non è mai successo. Ma quali sono le cause dei tumori e delle patologie correlate? L'alimentazione, lo stile di vita, le polveri sottili, i fitofarmaci e chi più ne ha più ne metta. Tutti ammettono candidamente questo, ma ci consoliamo e ci rassegniamo, dicendo: che di qualcosa bisogna pur morire… le Asl affermano che non dobbiamo preoccuparci perché siamo in media con gli altri comprensori giocando con le statistiche sulla mortalità, come se l'uomo sia un'azione quotata in borsa. Basta! Ma vogliamo renderci conto che le cause le creiamo noi? Per esempio: i tumori e le altre patologie correlate all'uso dei fitofarmaci (irritazione, tumori alla prostata, linfomi, leucemie ecc.) sono in aumento esattamente da quando noi stessi li usiamo massicciamente nelle monocolture intensive. Ma si afferma che le cause sono anche altre. Giusto. Però noi possiamo decidere di alimentarci con alimenti sani, privi di pesticidi, coloranti e conservanti, piuttosto che con alimenti industriali (frutta e verdura gonfiata con i fertilizzanti e trattata con pesticidi).

 

Non possiamo però evitare di: respirare aria intrisa di residui di fitofarmaci; avere sul nostro balcone, nel nostro giardino residui di fitofarmaci per 6-7 mesi l'anno (vedi effetto deriva e polverizzazione). Quindi, smettiamola di usarci come cavie, giocando statisticamente con la nostra salute; usando la stampa strumentalmente per i soli interessi economici e per tranquillizzare e convincere i contadini che i fitofarmaci adesso sono innocui… ecc. Basta, affrontiamo seriamente tutti insieme il problema: i fitofarmaci sono nocivi alla salute all'ecosistema e quindi si deve assolutamente bandirne l'uso. Dobbiamo conoscere gli effetti nocivi dei fitofarmaci sulla nostra salute, sull'ecosistema… ecc (per esempio, basta inserire in internet le parole «fitofarmaci+salute+ambiente+ecosistema») e scopriremo che non sono «acqua sporcia» o «acqua slongiada». Perché le maggiori multinazionali chimiche produttrici di fertilizzanti, diserbanti, fitofarmaci sono anche, guarda caso, produttrici di medicinali e chemioterapici? La risposta sorge spontanea e quindi capiamo anche il perché ci dicono che un'agricoltura senza fitofarmaci è impossibile!

 

Virgilio Rossi – Tres

l’Adige - Lettere, 23 aprile 2008

 

 

I tumori colpiscono meno i contadini

Sorpresa in positivo da uno studio e dai dati

 

VAL DI NON - Ha riacceso il dibattito sul tema dei tumori legati agli antiparassitari, la proposta di un concorso artistico sulle irrorazioni da parte del gruppo «Yo production», che dice di non voler fare la guerra ai contadini ma afferma che in Val di Non ci sia il più alto tasso di tumori dell'arco alpino. I dati forniti dall'Osservatorio epidemiologico dell'Azienda sanitaria non affermano proprio questo, ma prima di snocciolare le cifre è bene partire dai risultati di una ricerca sugli effetti cancerogeni degli antiparassitari tra i contadini, illustrati nei giorni scorsi a Cles dalla dottoressa Annalisa Vigna del «Progetto salute» di Trento, nell'ambito del corso di sicurezza sul lavoro rivolto proprio ai frutticoltori nonesi.

 

Il rischio cancerogeno negli agricoltori - essendo essi una rappresentanza della popolazione sicuramente esposta ai fitofarmaci - costituisce infatti un utile punto di partenza per la discussione del rischio cancerogeno di questi prodotti per l'uomo. Ebbene, per questa categoria professionale esiste un rischio di morte inferiore rispetto al resto della popolazione per i tumori in generale, e in particolare per quello al polmone tra i maschi oltre a quello a vescica, fegato, colon, esofago, retto e rene. I rischi aumentati riguardano invece le cause accidentali (i pesticidi sono talvolta implicati, in particolare nei suicidi), la leucemia e i tumori a prostata, encefalo, stomaco, labbra e pelle, anche se gli ultimi due sembrerebbero legati alla prolungata esposizione al sole. Tutto ciò non necessariamente aiuta a identificare gli effetti specifici dell'esposizione ad antiparassitari, anche perché gli agricoltori hanno altre esposizioni potenzialmente in grado di aumentare il rischio cancerogeno, come ad esempio solventi organici, polveri, microrganismi e fumi di scarico. Ma in questi aumenti tra i contadini esiste un legame con i fitofarmaci? Studi epidemiologici rivelano che insetticidi ed erbicidi sono le categorie più probabilmente in causa per quanto concerne in particolare prostata, linfoma non Hodgkin e leucemia.

 

Venendo dunque ai dati raccolti dall'Osservatorio epidemiologico sull'incidenza dei tumori negli anni 1999-2002, il comprensorio della Val di Non risulta perfettamente nella media provinciale, che risulta inferiore rispetto a quella delle regioni limitrofe e rispetto al valore nazionale, sia per i maschi che per le femmine. Nel periodo in esame, sui 36.732 residenti sono stati riscontrati 940 casi di tumore, ad essere stato colpito è il 2,7% della popolazione maschile (495) e il 2,4% di quella femminile (445). I tumori più diffusi nei maschi nonesi sono quelli della pelle (14,1%), della prostata (12,7%), del polmone (10,1%) e della vescica (9,3%), mentre le donne sono maggiormente soggette al tumore a mammella (21,1%), pelle non melanomi (15,1%) e colon (6,7%). L'età maggiormente a rischio è quella compresa tra i 70 e gli 80 anni per entrambi i sessi. Sono stati individuati anche due casi di leucemia, linfatica e mieloide, in bambini con meno di 5 anni.

 

Andrea Bergamo

l'Adige, 19 aprile 2008

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