TAV del Brennero.
Il Presidente Napolitano ad Aica, cresce la protesta

La cronaca

 

 

30 aprile

 

Corriere dell’Alto Adige

 

Il presidente a Bolzano

No Tav, pronto l'esposto per fermare la galleria

I comitati passano alle vie legali. Blitz a Milano

 

BOLZANO - Il Brennero come la val di Susa? Il paragone potrebbe apparire esagerato ma la tensione sale e si taglia con il coltello. I militanti anti tunnel ora agiscono su tutta la linea: da un lato stanno preparano un dossier da presentare alla commissione Via per dimostrare che il traforo distruggerà l'ambiente, dall'altro si intensificano le azioni di protesta in tutta l'Italia. Ieri a Milano un gruppo di manifestanti si è introdotto nella sede della società Collini (una delle vincitrici dell'appalto per la direzione dei lavori del cunicolo pilota) esponendo uno striscione con su scritto «Collini distrugge le Alpi».

A fine marzo la Bbt Se ha presentato il progetto definitivo per la realizzazione della galleria del Brennero. Ora ci sono sessanta giorni di tempo per presentare osservazioni che verranno esaminate dalla commissione Via. Un'opportunità che il partito antitunnel non ha alcuna intenzione di farsi sfuggire. L'avvocato e presidente del consiglio comunale del capoluogo, Rudi Benedikter, sta elaborando un dossier insieme al Dachverband für Umweltschutz ed il comitato Stop Bbt incentrato sui rischi per le falde acquifere. Un altro dossier lo sta preparando l'avvocato trentino Gianfranco Poliandri insieme a Claudio Campedelli. L'obiettivo è dimostrare che l'impatto ambientale dei cantieri e dei depositi di materiale è insostenibile dal punto di vista ambientale. «La valle Isarco verrà trasformata in un gigantesco cantiere e le falde acquifere delle nostre montagne verranno prosciugate. Non possiamo permetterlo » spiega Campedelli.

Ma c'è di più. I No tav sono determinati a citare la Provincia per la violazione della convenzione di Aahrus i cui firmatari, tra cui l'Italia, si sono impegnati a fornire ai cittadini tutte le informazioni relative ai progetti che hanno un notevole impatto sull'ambiente. «Abbiamo chiesto di poter avere un dvd con il progetto definitivo ma ci è stato negato» protesta Campedelli che sta valutando l'ipotesi di presentare un esposto per non aver concesso l'accesso ai dati.

Intanto in rete rimbalza la notizia di quanto avvenuto domenica in Fiera dove è stata impedita la proiezione del film «Senza se e senza ma» realizzato dal comitato Stop Bbt. «È stata una vera e propria intimidazione» scrive Poliandri in una lettera aperta a tutti i comitati italiani. Secca la replica della Fiera: «Non sono stati autorizzati, la fiera del tempo libero non era il luogo per una manifestazione di quel genere» ribatte il vicepresidente, Giorgio Gajer. L'episodio è stato comunque una sorta di spartiacque che ha dimostrato che il clima è cambiato. Lunedì infatti, in occasione della visita del Capo dello stato, sono state vietate tutte le manifestazioni e chi - come Markus Lobis della Transitinitiative - ha provato ad avvicinarsi ai cantieri si è beccato una denuncia per manifestazione non autorizzata.

Mentre il presidente Giorgio Napolitano inaugurava il cantiere per il tunnel esplorativo della futura galleria ferroviaria di base del Brennero, a Milano un gruppetto di giovani ambientalisti ha fatto irruzione nella sede della «Collini costruzioni» dove hanno esposto uno striscione con la scritta «Collini distruggi le Alpi». Quindi i manifestanti si sono allontanati facendo perdere le tracce. All'arrivo dei carabinieri infatti solo uno dei contestatori dell'opera in progetto è stato fermato per l'identificazione e quindi rilasciato: si tratta di S.M. di 27 anni, abitante in provincia di Bergamo.

Marco Angelucci

 

Alto Adige

 

«Bbt, investimento per il lungo periodo»
Ottimista l’ad Ezio Facchin: rispetteremo tempi e previsioni di spesa

 

BOLZANO. «Ha ragione il presidente Napolitano: bisogna avere il coraggio di prendere decisioni orientate al futuro. E il tunnel di base del Brennero è certamente un progetto che guarda al medio-lungo periodo». Ezio Facchin, amministratore delegato di Bbt-Se, è ottimista e ritiene ci siano i presupposti per rispettare le promesse fatte sia per quanto attiene i tempi di ultimazione dell’opera (2020) che per i finanziamenti (6 miliardi). «Il via ai lavori di scavo da parte del presidente della Repubblica ha dato ulteriore slancio al nostro team, che fa leva su quindici ingegneri giovani e motivati. Avvertiamo, tutti, una forte spinta da parte del ministero delle infrastrutture e sappiamo che, fra le grandi opere in agenda, il Bbt fungerà da modello».

Fra i detrattori del tunnel di base c’è chi sostiene che 6 miliardi non basteranno. «È la previsione più trasparente che possiamo fare allo stato attuale delle cose. Se poi il prezzo del carburante dovesse avere un’impennata è chiaro che i riflessi, sul costo finale dell’opera, non saranno certo positivi». Per quanto attiene i tempi Facchin teme soprattutto i ricorsi. «Il mio lavoro e quello del collega Bergmeister, per la parte austriaca, è quello di prendere decisione corrette in modo tale da ridurre al minimo i possibili ricorsi. Spesso sono proprio questi ultimi che non consentono di fare previsioni verosimili e comportano maggiori costi». Ci saranno ricadute positive per l’economia e gli imprenditori locali? «Sì, a patto che vengano strette alleanze di un certo livello». Per il Bbt bisogna mettere in conto un solo maxi-appalto o più appalti? «Lo sapremo solo alla fine dell’anno, al termine dell’istruttoria governativa».

 

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29 aprile

 

Alto Adige

 

«Bbt, progetto di integrazione europea»
Napolitano avvia lo scavo del traforo
 Durnwalder chiede la proroga per l’A22

 

BOLZANO. «Dieci anni fa ero al Brennero per abbattere una frontiera attraversata più volte da eserciti in guerra. Considero l’avvio dei lavori di quest’opera come la prosecuzione di quel percorso». Così il presidente Giorgio Napolitano ha dato il via ai lavori per lo scavo del tunnel del Brennero, progetto che ha definito «di straordinaria valenza simbolica, di grande significato politico e di rilevante utilità pratica». Luis Durnwalder ha chiesto al Presidente l’appoggio affinché l’A22 possa ottenere la proroga della concessione e contribuire al finanziamento del Bbt. Per i vertici di Rfi è stata «una giornata storica», ma non è mancato l’inconveniente: la fresa non si è avviata quando Napolitano ha schiacciato il pulsante rosso, ma solo dopo la benedizione.

Era il primo aprile del 1998 e Giorgio Napolitano, allora ministro degli Interni, si trovava al Brennero assieme al suo collega austriaco Schlögl. Nel frattempo Napolitano è diventato presidente della Repubblica, ma quel giorno se lo ricorda ancora bene: «Era un fatto enorme abbattere una frontiera che nel Novecento era stata attraversata più volte da eserciti in guerra. Purtroppo non fummo capaci di trasmettere il senso di quello straordinario evento storico». Ed un giorno storico è stato definito anche quello di ieri. Premendo un grande pulsante rosso Napolitano ha infatti dato il via allo scavo del cunicolo pilota del tunnel del Brennero. «Mi sono accertato che premendolo non farò esplodere niente. È un pulsante di pace», la battuta con cui inaugura il suo breve discorso. In realtà ci vuole un po’ più del previsto per avviare la fresa, che poi però finalmente parte proprio mentre il vicario generale Josef Matzneller benedice il cantiere. Per il capo dello Stato, il tunnel del Brennero è un’opera fondamentale: «Questo progetto - dice nel grande tendone che tra politici, imprenditori, sindacalisti, tecnici ed operai ospita le rappresentanze di tutti coloro che finora col tunnel hanno avuto a che fare - ha una straordinaria valenza simbolica, un grande significato politico, un’evidente e rilevante utilità pratica. È un progetto di pace, di cooperazione e di modernizzazione, un autentico progetto di integrazione europea».

L’amministratore delegato di Rfi Mauro Moretti detta i tempi dell’opera («il cunicolo sarà pronto nel 2010, il tunnel nel 2020 e sarà un’opera di importanza secolare, con l’orizzonte proiettato verso il 2200») e Napolitano afferma che «sentendo le tappe dei lavori mi rendo conto che abbiamo il senso del futuro e il coraggio di decidere».

Sul palco anche i presidenti delle Province di Bolzano e Trento. Luis Durnwalder parla dei costi: «Servono almeno 6 miliardi per costruire il tunnel. Presidente, ci appoggi affinché l’A22 ottenga la proroga della concessione e possa contribuire al finanziamento». Lorenzo Dellai ringrazia Napolitano per la seconda visita in regione in pochi mesi: «Dimostra una grande attenzione verso le autonomie».

Mirco Marchiodi

 

 

No-Tav e ambientalisti, 80 denunce

Tre manifestazioni non autorizzate ed un «parapiglia» sulla Statale 12

 

BOLZANO. Un’ottantina di denunce per manifestazione non autorizzata ed uno scontro di una manciata di secondi tra forze dell’ordine e attivisti del centro sociale Bruno e No Tav trentini sulla Statale 12: questa è la sintesi di una giornata convulsa, nella quale polizia e carabinieri si sono prodigati per tenere a bada manifestanti più e meno accesi. Il primo posto di blocco è alle 14.45, all’uscita del casello autostradale di Bressanone, quando le forze dell’ordine bloccano un pullman di una quarantina di roveretani anti-Bbt, che vengono scortati alla periferia di Aica, lontano dal tunnel: «La loro manifestazione - spiega la polizia - non è autorizzata». Quattro auto di No Tav erano riuscite, però, a passare poco prima.

Il ritrovo era alle 15 al Gasthaus Sonneck di Sciaves, dove c’erano gli attivisti di Transitinitiative, No Tav/Kein Bbt e Alu Bassa Atesina. La nutrita comitiva - una quarantina di persone - devia per i campi ed espone uno striscione enorme (“Fermiamo questa follia, presidente“), su un terreno privato che domina Aica, a 2-300 metri in linea d’aria dal tunnel. Anche in questo caso la manifestazione non era stata autorizzata. Sulla collinetta inizia a volare basso un elicottero della Finanza e arriva una decina di poliziotti, qualcuno in assetto antisommossa. «Corro volentieri il rischio - sbotta Markus Lobis - di essere denunciato per manifestare democraticamente il mio dissenso».

Poi il gruppo si spacca: una ventina di persone (tra le quali Rudy Benedikter e Elda Letrari), bambini e anziani compresi, resta sulla collinetta, mentre gli altri - guidati da Donatello Baldo - raggiungono la Statale, dove stavano dimostrando i Freiheitlichen di Pius Leitner. A quel punto i trentini hanno attraversato la strada ed è nato un parapiglia con le forze dell’ordine per una macchina fotografica sottratta e poi restituita. I No Tav hanno atteso l’arrivo di Napolitano, poi sono stati identificati uno ad uno. «Tre di loro - spiega Giancarlo Conte della Polizia - avevano precedenti per vilipendio al Capo dello Stato». Con una scusa sono stati bloccati 20 minuti a Fortezza, poi sono tornati a Trento, ma in Statale. In serata, al «Festival della Montagna», hanno protestato per il “pessimo trattamento avuto in terra altoatesina”.

Massimiliano Bona

 

 

Corriere dell’Alto Adige

 

Aica. Moretti, ad delle Ferrovie, ha illustrato nel dettaglio l'opera.
E annuncia: «I nostri saranno cantieri aperti e trasparenti»
Bbt, avviato lo scavo. «Il tunnel unisce l'Europa»
Il capo dello Stato accende la fresa.
Dellai: un grande sogno. Finanziamenti, il ruolo di A22

 

AICA - «Prometto che non farò scoppiare nulla, premerò un pulsante pacifico». È iniziato con questa battuta l'intervento del presidente Giorgio Napolitano ieri pomeriggio nel cantiere della Bbt ad Aica: la cerimonia di avvio dei lavori di scavo del cunicolo esplorativo prevedeva infatti l'azionamento della gigantesca fresa da parte del capo dello Stato. Al momento di premere il pulsante rosso, collocato su un palco, per la messa in funzione del gigantesco macchinario, lungo 134 metri e di oltre sei metri di diametro, Napolitano ha esordito con una battuta. Erano le 17.50 e la fresa avrebbe dovuto iniziare a girare su se stessa dopo circa 45 secondi, secondo i quattro test eseguiti dai tecnici alla vigilia. Invece la «talpa» è rimasta immobile, per 8 lunghi minuti di imbarazzo: ha fatto buon viso a cattivo gioco l'ingegnere Ezio Facchin, amministratore della società Bbt Se, che ha preso tempo spiegando al microfono alcuni dati tecnici del progetto e anticipato poi la prevista benedizione del cantiere, invitando sul palco il vicario della diocesi Josef Matzneller. Proprio durante la breve funzione religiosa, il motore di rotazione della fresa si è messo finalmente in funzione e lo scudo in testa al macchinario ha iniziato a girare lentamente su se stesso all'imbocco del tunnel.

Nel suo intervento, il presidente Napolitano ha sottolineato il valore storico del tunnel del Brennero: «Questo progetto - ha detto il presidente della Repubblica - ha una straordinaria valenza simbolica, un grande significato politico, un'evidente e rilevante utilità pratica. È un progetto di pace, di cooperazione e modernizzazione. È un autentico progetto di integrazione europea, che aiuterà a fronteggiare le sfide del mondo globale. Ricordo bene - ha aggiunto - che esattamente 10 anni fa ero al Brennero, in veste di ministro dell'Interno, per abbattere la frontiera con il mio collega austriaco: purtroppo non fummo capaci di trasmettere il senso di quello straordinario evento storico. Considero l'inizio dei lavori di questa galleria come la continuazione di quel percorso: dobbiamo diventare un'Europa unita, capace di esprimere grandi opere comuni che apriranno importanti prospettive di sviluppo congiunto. I lavori di questo tunnel si concluderanno nel 2020 - ha aggiunto Napolitano - e si proiettano addirittura in una prospettiva plurisecolare: realizzare quest'opera significa quindi avere il senso e il coraggio del futuro. Questi lavori vanno intrapresi senza indugio e portati avanti con determinazione e continuità». Il capo dello Stato si è detto convinto che non ci saranno proteste e tentativi di bloccare i lavori: «C'è un tale evidente interesse comune che non possono non essere tutti d'accordo. Anche se ci saranno discussioni sui particolari del progetto, c'è un accordo generale».

La cerimonia si era aperta con il saluto di Horst Pöchhacker, presidente del consiglio di sorveglianza di Bbt, e con l'intervento dell'amministratore delegato delle Ferrovie dello Stato, Mauro Moretti. «Il tunnel sarà il ramo di una grande rete transeuropea» ha detto Moretti, ricordando poi che i lavori del cunicolo esplorativo consentiranno «in una prima fase di conoscere adeguatamente le caratteristiche geologiche ed usare le tecniche di scavo più efficienti e sicure e successivamente servirà ad estrarre materiali di scavo delle due gallerie principali. Infine, con l'entrata in funzione del tunnel, il cunicolo non verrà abbandonato ma potrà ospitare cavi ad altissima tensione e un gasdotto, a tutto vantaggio del territorio». Moretti, che ha regalato a Napolitano un piccolo blocco di granito prelevato durante lo scavo ad Aica, ha poi annunciato: «I nostri saranno dei "cantieri aperti", di trasparenza operativa per la popolazione. Speriamo solo di riuscire a rispettare i tempi perché le montagne sono sempre imprevedibili». Negli altri due interventi ufficiali, il presidente del Trentino Lorenzo Dellai ha definito il tunnel «un grande sogno» e ricordato poi l'importanza del ruolo dell'A22 nel processo di finanziamento. Un tema, questo, ricordato anche da Luis Durnwalder che ha chiesto direttamente al capo dello Stato «di appoggiarci per ottenere la proroga della concessione autostradale che ci consentirà in parte di autofinanziare il tunnel».

Da segnalare infine che in tutti i discorsi ufficiali è stata sottolineata l'importanza di rendere partecipi le popolazioni del progetto. Tra le prime file, due ospiti illustri indossavano però, sotto la giacca, una maglietta con la scritta «Stop Bbt»: l'europarlamentare verde Sepp Kusstatscher ed il consigliere provinciale Hans Heiss. «Vogliamo solo testimoniare - spiegano in coro - che manca una seria politica dei trasporti, concentrando tutte le energie finanziarie su queste grandi opere».

Luigi Ruggera

 

 

La contestazione. Pugno di ferro della Questura.
Bloccati i manifestanti trentini, denunciato Lobis

No Tav, dieci segnalati alla Procura

 

BOLZANO - L'attesa protesta dei No tav contro il tunnel del Brennero non ha avuto l'effetto che gli organizzatori speravano. Il ferreo servizio d'ordine previsto dal questore Pietro Innocenti ha soffocato la contestazione sul nascere. I pochi manifestanti arrivati sono stati bloccati prima di raggiungere il cantiere di Aica. Un pullman di anarchici trentini è stato dirottato in una pensione di Aica dove, dopo una pausa di due ore, è stato scortato nuovamente in autostrada.

Sorte migliore per i gruppi No tav della valle Isarco che sono riusciti a raggiungere una collina sovrastante il cantiere dove hanno potuto innalzare il loro striscione. Atri due gruppetti di circa quaranta persone: trenta No tav e una decina di Freiheitlichen hanno, invece, spiegato i loro striscioni sulla statale dopo l'uscita dall'autostrada. La polizia durante la manifestazione ha identificato trenta manifestanti tra cui tre trentini già denunciati in passato per vilipendio al Capo dello stato.

Per dieci di loro è scattato il deferimento all'autorità giudiziaria per aver tentato una manifestazione lungo la statale. Analoga sorte è toccata a Markus Lobis, leder di Transitinitiative, che in contrasto con le disposizioni impartite ha portato un gruppo di manifestanti sulla collina sovrastante il cantiere. Lobis non rinuncia però ad una polemica a distanza contro il questore: «La questura ci ha impedito di manifestare. Avevamo chiesto quattro posti che ci sono stati negati. Noi volevamo solo lanciare un messaggio pacifico: quello di fermare questa follia».

Con i manifestanti anche una decina di Freiheitlichen guidati da Pius Leitner: «Abbiamo voluto dire il nostro no al progetto perché i finanziamenti non sono stati concessi e non è chiaro come si farà fronte a quest'opera decisa senza il consenso della popolazione. Consenso che al momento manca, anche se la Svp fa finta che non sia vero e continua a perorare la realizzazione di quest'opera, costi quel che costi, investendo anche denaro della Provincia nella Bbt».

E. B.

 

 

Corriere del Trentino

 

Il presidente a Bolzano
Infrastrutture. Il 90 per cento del tracciato sarà in galleria.
Scalo Filzi, stazione internazionale

Tratta trentina in maggio al Cipe

 

TRENTO - «Il progetto preliminare del tratto trentino della nuova ferrovia del Brennero approderà al Cipe entro maggio». Il governatore trentino, Lorenzo Dellai, fa il punto della situazione a margine dell'inaugurazione del cantiere del cunicolo pilota del tunnel del Brennero. «Stiamo curando la progettazione insieme con Rete ferroviaria italiana», aggiunge Dellai.

Il progetto

La realizzazione del tunnel del Brennero, da sola, non elimina il problema dei cosiddetti «colli di bottiglia» nella rete ferroviaria su scala internazionale, che limitano l'effettivo miglioramento dei collegamenti tra Italia e Nord Europa. Attualmente la tratta italiana del collegamento Monaco- Verona consente il transito di 180 treni al giorno, che diventeranno 240 quando saranno ultimati gli adeguamenti tecnologici da parte di Rfi.

Capacità

Un flusso comunque inferiore ai 300 treni al giorno di potenzialità indotta dal tunnel: livelli raggiungibili sul versante austriaco ma non su quello italiano, a meno di un potenziamento della rete. Per realizzarlo, tra Salorno e Verona è previsto un investimento complessivo di 3,5 miliardi di euro. Nelle previsioni, sia il tunnel che le tratte d'accesso saranno pronti nel 2022.

Gli interventi

La tratta sul territorio trentino, circa ottanta chilometri di lunghezza lungo la sinistra Adige, sarà realizzata per circa il 90 per cento in galleria; i tratti restanti, invece, saranno costruiti a cielo aperto in affiancamento all'attuale ferrovia. Trento e Rovereto saranno dotate di due circonvallazioni ferroviarie, in modo da consentire ai treni merci di evitare l'attraversamento delle due principali città trentine, ma allo stesso tempo permettere una sosta ai treni passeggeri di lunga percorrenza. Le principali tratte in galleria saranno Avio-Serravalle, Rovereto sud-Murazzi, Murazzi-Ischia di San Michele, Ischia di San Michele-Salorno. La nuova linea si connetterà con quella attuale a Serravalle (dove avverrà il rientro su Rovereto), Murazzi, Trento e Ischia di San Michele.

Gallerie

Il superamento di Rovereto avverrà in galleria, con un tunnel che a sud di Marco sbucherà ai Murazzi, dopo circa 18 chilometri. Qui è previsto il secondo raddoppio di linea all'aperto, per 3,6 chilometri. Ad Acquaviva si rientrerà in galleria, dove partirà il passante ferroviario in galleria di Trento; dopo 7,8 chilometri dai Murazzi, il trattato in galleria si sdoppierà, con un tunnel indirizzato verso la città, che riemergerà dopo 4,5 chilometri, in corrispondenza dello scalo Filzi, mentre il secondo tunnel proseguirà verso nord, per altri 12,3 chilometri, bypassando la città.

Stazione Filzi

Allo scalo Filzi sarà realizzata una stazione internazionale, con arrivo a oltre dieci metri di profondità. Qui transiteranno i treni passeggeri che si fermeranno a Trento, ma anche i treni merci diretti all'interporto. A San Michele, con il raddoppio della linea attuale, vi sarà una connessione con la linea storica. Dopo due tratti di 1,3 chilometri, uno in galleria e uno esterno, la ferrovia si rimette in galleria e in dodici chilometri di tunnel si raccorda con la Bassa Atesina.

Dellai

Ieri il governatore ha definito il tunnel «un sogno che ha molte valenze». Dellai ha ricordato il valore ambientale («Dobbiamo spostare su rotaia le merci per contrastare traffico e inquinamento») ed economico dell'opera (che mette in connessione il Nord ed il Sud Europa), ma anche morale. «Non si tratta solo di un tunnel - ha spiegato Dellai - e abbiamo per questo insistito affinché quest'opera fosse inserita in un contesto più ampio». Dellai parla di «corridoio multifunzionale attraverso cui muovere persone, merci, risorse e cultura». 

Autobrennero

«Vogliamo giocare - ha concluso — un ruolo importante in questa governance per la quale mettiamo a disposizione strumenti importanti, come la società A22, ma anche la nostra capacità di dialogare con l'opinione pubblica». Qui Dellai si è collegato alla protesta anti Tav della valle di Susa: «Qui non abbiamo assistito a fenomeni di rigetto visti altrove». Ma poi ha lasciato la porta del dialogo aperta anche ai contestatori del tunnel del Brennero: «Prenderemo comunque spunto dalle critiche delle minoranze che contestano quest'opera per migliorarla».

Alessandro Papayannidis

 

 

l’Adige

 

Napolitano: il tunnel è per l'Europa

Appello di Durni al presidente: «Concessione lunga all'A22»

 

«Dieci anni fa da ministro degli interni ero al Brennero con il collega austriaco all'abbattimento della frontiera che nel Novecento era stata attraversata due volte da eserciti in guerra. Il tunnel è la continuazione di quel percorso di integrazione europea». Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, ieri ad Aica all'avvio dello scavo per il cunicolo pilota della galleria del Brennero, ha sottolineato il valore «simbolico e politico» dell'opera: «Un progetto di pace, cooperazione, modernizzazione». Il capo dello Stato, arrivato in mattinata a Bolzano, è giunto al cantiere della Bbt, la società che gestisce la realizzazione del tunnel, verso le 17. A conclusione della cerimonia di inaugurazione dei lavori, è stato Napolitano a premere il grande bottone rosso che ha messo in moto la fresa da 550 tonnellate che scaverà la roccia per 53 chilometri. La macchina però è partita dopo qualche minuto di suspence, durante la benedizione del vicario del vescovo Egger.

A Bolzano

Napolitano, accompagnato dalla moglie Clio, è arrivato alle 10 all'aeroporto di Bolzano. In mattinata ha incontrato il presidente della Provincia Luis Durnwalder e la giunta. Alle proteste del partito di Eva Klotz e alle richieste della stessa Svp sulla grazia ai terroristi sudtirolesi degli anni '60, Napolitano non ha risposto direttamente, ma ha ricordato le sue decisioni dell'anno scorso, facendo intendere di essere contrario alla grazia per chi si è macchiato di fatti di sangue. Successivamente il capo dello Stato si è recato al lager nazista di via Resia, deponendo una corona e incontrando le associazioni partigiane. Poi il pranzo con i vertici politici regionali, compreso il presidente trentino Lorenzo Dellai.

Nel cantiere

Poco dopo le 17 il presidente è arrivato nella sala attrezzata davanti al cantiere di Aica, dove Bbt e Rete Ferroviaria Italiana (Rfi) hanno organizzato la cerimonia del «primo colpo di piccone» dello scavo, in realtà l'avvio di una macchina computerizzata. La manifestazione è stata introdotta dal presidente del consiglio di sorveglianza della società europea Horst Pöchhacker e ha visto poi gli interventi dell'amministratore delegato di Rfi Mauro Moretti e dei due governatori Durnwalder e Dellai. «Dopo oltre 150 anni - ha ricordato Moretti - partiranno di nuovo qui al Brennero i lavori per l'attraversamento delle Alpi. Allora però lo scopo era militare, per rimarcare i confini. Oggi invece lavoriamo per integrare l'Europa unita». Per Moretti «occorre investire sulla rete ferroviaria per colmare il gap produttivo. Il corridoio numero uno Berlino-Palermo è la spina dorsale dell'intero sistema di trasporti continentale».

L'appello

Dopo la consegna da parte di Moretti a Napolitano di un campione di granito dello scavo, è stata la volta di Durnwalder. Che, come aveva già fatto in mattinata, è partito dalla denuncia del problema del traffico. «Siamo una terra di transito, con 20 milioni di autovetture e 2 milioni di camion l'anno». Per combattere l'inquinamento, occorre spostare il trasporto merci da strada a rotaia. Quella attuale è insufficiente - «ma resterà per il trasporto locale e delle persone» - e quindi è necessaria «la nuova ferrovia nella montagna». Durni non si è nascosto che rimane aperto il problema del finanziamento. «Il tunnel costerà minimo 6-7 miliardi di euro, le tratte d'accesso 8-9 miliardi. Possiamo dare un contributo al finanziamento con l'A22: siamo disponibili a rinunciare agli utili annuali per finanziare il tunnel e le tratte. Le chiedo quindi, presidente, di appoggiarci per la proroga della concessione».

I critici

È stato il presidente trentino Dellai a ricordare che l'opera vede anche dei critici. «Abbiamo dimostrato che è possibile fare scelte del genere coinvolgendo il territorio e l'opinione pubblica. Ma anche le minoranze che la contestano hanno un ruolo civile perché ci spingono a migliorare e a motivare di più la necessità dell'opera».

Francesco Terreri - f.terreri@ladige.it

 

 

Trentino

 

Il progetto
Scommessa vincente

 

La Provincia autonoma di Trento ha aderito da subito all’iniziativa dell’Europa e dei governi nazionali e locali, per il raddoppio della ferrovia del Brennero, nella consapevolezza che lungo il Corridoio del Brennero transita già oggi quasi il 40% di tutte le merci che attraversano le Alpi, il che comporta, oltre agli indubbi benefici per l’economia e l’occupazione nei territori coinvolti, anche inevitabili disagi in termini ambientali e sociali. La nuova ferrovia del Brennero appare come la soluzione funzionalmente ed ecologicamente più efficace per assorbire il traffico delle merci di transito, destinato ad aumentare costantemente nei prossimi anni fino alla saturazione delle infrastrutture attualmente disponibili.

L’obiettivo pertanto, in un’ottica più complessiva, non è tanto l’alta velocità quanto una politica coordinata, tra Unione europea, Stato e Province autonome, in direzione dell’alta capacità, dell’integrazione tra i vettori (rotaia-gomma) e dell’intermodalità; in un’ottica più ampia è la costruzione di una politica di corridoio che integri la cooperazione tra nord e sud delle Alpi anche per quanto riguarda l’energia, le acque e le telecomunicazioni. Tutto ciò va affermato con forza, ed è bene che lo ripetiamo più e più volte, anche per tranquillizzare coloro che guardano a questa grande opera con qualche timore e sospetto. Dobbiamo essere consapevoli che a varcare il passo del Brennero, in futuro, dovranno essere sempre meno i tir e sempre più i treni, nell’interesse delle popolazioni che vivono qui, innanzitutto, ma certamente anche per contribuire agli obiettivi che l’Europa si è data sul piano della lotta alle emissioni di CO2 nell’atmosfera e di conseguenza della vigilanza sui cambiamenti climatici.

Siamo anche consapevoli che il problema dell’aumento del traffico si presenterà già nel corso della fase di costruzione della Galleria di base del Brennero e delle sue linee di accesso; è pertanto necessario operare per ottimizzare da subito le infrastrutture ferroviarie e intermodali. Questo è un ulteriore impegno che chiediamo venga rispettato in tempi brevi, colmando alcuni ritardi accumulati fino ad oggi, quantomeno sul versante italiano. Ma com’è noto la realizzazione del tunnel di base del Brennero non sarà sufficiente da sola ad assorbire i flussi di traffico stimati per il futuro, se non si interverrà con ulteriori e diversificati interventi di potenziamento della linea tra Verona e Fortezza. È quindi indispensabile una programmazione unitaria e strategica che faccia riferimento allo stesso tempo al tunnel di base, alle linee di accesso e parimenti riconosca assoluta priorità allo sviluppo dell’intermodalità; quest’ultimo infatti può operare come lo strumento più efficace per garantire effetti immediati o quasi sull’incremento dell’utilizzo della ferrovia già esistente e al contempo per assicurare il pieno sfruttamento delle nuove infrastrutture appena saranno disponibili.

Sono in corso di elaborazione diverse ipotesi progettuali che variano, per quanto riguarda la ferrovia, per localizzazione delle linee e per percentuale di percorso da effettuarsi in galleria; alla loro definizione hanno partecipato e stanno partecipando a pieno titolo le stesse comunità interessate, il che rappresenta una garanzia importante per quanto concerne il loro impatto sociale ed ambientale. Il Trentino nutre molte aspettative riguardo a tali interventi e si augura, operando attivamente e con piena responsabilità in tal senso, che anche questa parte degli interventi e dei lavori possa avere inizio in tempi brevi.

 

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Tra le opere previste, un ruolo preminente - per il territorio trentino - è rivestito dal by-pass ferroviario di Trento e Rovereto. Si tratta di un progetto che mira ad evitare l’attraversamento dei due principali centri abitati della provincia da parte dei convogli merci, ma che consentirà nel contempo, a quasi tutti i treni passeggeri di lunga percorrenza, di potersi fermare a Trento e a Rovereto. In particolare sono stati previsti tratti di raddoppio della linea esistente nelle vicinanze dell’attuale asse ferroviario, nei tratti extraurbani ove questo risulta compatibile con il territorio, mentre per i tratti in cui la linea esistente attraversa i centri abitati sono previsti by-pass in galleria, risolvendo quindi in via definitiva la difficile coesistenza tra la linea ferroviaria e la città. E ancora, sul versante delle infrastrutture per l’intermodalità, è già operativo in Trentino il terminal di Roncafort, che stiamo ulteriormente potenziando. Ma ad esso si dovrebbero aggiungere importanti iniziative per l’intermodalità a sud di Trento, nell’area di Verona e in quella di Modena per il potenziamento e l’ammodernamento delle infrastrutture e il rafforzamento e il miglioramento dei servizi connessi.

Per quanto riguarda infine gli impegni finanziari che andranno confermati e adeguati a livello comunitario, nazionale e locale, sappiamo che con la sottoscrizione della dichiarazione d’intenti congiunta, l’Italia e l’Austria hanno, tra l’altro, dato la loro disponibilità a sfruttare appieno la possibilità di applicare supplementi di pedaggio autostradale a favore del finanziamento incrociato della Galleria di base del Brennero. Questa modalità ci sembra particolarmente interessante; pur ponendo la massima attenzione sui suoi effetti congiunturali, per essere pienamente efficace essa dovrà garantire che gli introiti vengano utilizzati completamente nell’ambito del territorio di riscossione concorrendo alla realizzazione di tutte le opere individuate in un piano unitario di azione. Primaria importanza per la realizzazione delle opere rivestono anche i finanziamenti trasversali derivanti dallo specifico fondo accantonato e in accantonamento sulla base della legge finanziaria del 1997 da parte della società Autostrada del Brennero S.p.A., nonché quegli apporti che sarà fondamentale prevedere, secondo una logica di continuità, nella prossima concessione di esercizio dell’Autostrada A22. Anche questi fondi dovrebbero essere destinati alla realizzazione di tutte le opere individuate dal piano unitario (tunnel, linee di accesso e intermodalità), in modo da assicurarne da subito il pieno ed efficace utilizzo.

In conclusione, siamo convinti che solo un effettivo spostamento del trasporto merci dalla strada alla rotaia possa rappresentare una soluzione durevole per far fronte all’aumento esponenziale del trasporto stradale e quindi dare risposte concrete e tempestive ai problemi derivanti dai “colli di bottiglia” e dalla congestione del traffico sull’asse del Brennero, nel pieno rispetto delle politiche ambientali comunitarie, nazionali e locali.

Il metodo seguito finora è stato improntato alla massima concertazione fra tutti gli attori interessati: questo ci rende fiduciosi riguardo all’appoggio che le popolazioni interessate daranno alla realizzazione di un’infrastruttura di importanza paragonabile ad altre opere strategiche realizzate in Europa nel corso degli anni. Ritengo in ogni caso che l’esperienza che deriverà dalla realizzazione del raddoppio della linea del Brennero e delle opere connesse sarà preziosa anche per i governi regionali interessati e rafforzerà la dimensione euroregionale delle aree alpine.

Lorenzo Dellai, Presidente Provincia autonoma di Trento

 

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26 aprile

 

Corriere della Sera

 

Trasporti e grandi opere
Una galleria di 56 chilometri per passeggeri e merci.
Comuni favorevoli: libererà l'A22 dai Tir

Mega tunnel al Brennero, parte l'altra Tav

Lunedì il via al cantiere da 6 miliardi di euro.
I comitati contrari: spreco pubblico

 

MILANO - Per le Ferrovie dello Stato dell'ad Mauro Moretti sarà «un'opera destinata a rimanere nella storia d'Italia per decine se non centinaia di anni. Di lì passera il futuro del nostro Paese».

Con questa solenne premessa lunedì il Presidente Giorgio Napolitano salirà a Fortezza (Bressanone) per la cerimonia di avvio dei lavori, nella parte italiana, del nuovo tunnel ferroviario dell'Alta Velocità del Brennero. Inaugurazione simbolica, a dire il vero: dopodomani verrà messa in moto la fresa di 550 tonnellate, dotata di 46 ruote taglianti da roccia che inizierà lo scavo esplorativo, alla velocità di 18 metri al giorno, per la raccolta delle informazioni da utilizzare nel progetto esecutivo dell'opera, il tunnel vero e proprio, «da cui passerà il futuro del nostro Paese».

Per il funzionamento della «Galleria di Base del Brennero », questo il nome completo del nuovo tunnel, si dovrà aspettare il 2020, se il termine lavori verrà rispettato. Ma l'importante è iniziare. Il tunnel, la cui progettazione e realizzazione è affidata ad una società creata ad hoc, la BBT, sarà lungo 56 chilometri, impiegherà, tra operai e tecnici, 1500 persone e costerà 6 miliardi di euro (stima del 2006 destinata a salire per stessa ammissione delle Ferrovie dello Stato), soldi pubblici (per metà pagheranno gli italiani, per metà gli austriaci), con un contributo dell'Unione europea di 593 milioni.

La galleria non è solo lo snodo fondamentale per la realizzazione del Corridoio 1, l'asse che, attraversando verticalmente l'Italia, collegherà Palermo a Berlino, ma servirà, nelle intenzioni, a potenziare su rotaia il Corridoio del Brennero, il collegamento Nord-Sud (tra Verona e Monaco di Baviera) più utilizzato per il trasporto di merci. Obiettivo, decongestionare l'A22, autostrada per la quale le province di Trento e Bolzano, insieme all'Austria, hanno rinunciato alla costruzione delle terza corsia. Un segnale forte per indicare la direzione che da queste parti si vuole seguire: ridurre al massimo il trasporto su gomma a favore di quello su rotaia, più ecologico. Sempre secondo Ferrovie dello Stato, a pieno regime nel tunnel transiteranno 400 treni al giorno, 320 i merci, con velocità consentite fino a 220 km/h.

Contrariamente a quanto accade per l'Alta Velocità in Val di Susa, la realizzazione dell'Alta Velocità tra Trento e Bolzano non ha ancora sollevato proteste particolarmente dure da parte della popolazione locale. Le istituzioni hanno in qualche modo coinvolto la gente sulla bontà dell'opera puntando sul desiderio dei più, cioè liberarsi dei tir che dalla A22 ammorbano l'aria. Altra importante differenza con la Val di Susa, la fanno i sindaci dei comuni interessati: appartengono tutti alla SVP, partito che da subito ha appoggiato senza riserve il progetto.

Non manca comunque chi non nasconde il malessere. Sono nate sigle come i No-BBT e sabato 19 aprile si è tenuta l'ultima manifestazione dei contrari, un migliaio di persone che hanno sfilato nel centro di Trento. «Il traforo non risolverà i problemi del trasporto merci, i tir continueranno a passare e verranno sacrificati inutilmente paesaggi e falde acquifere. Senza contare lo spreco di denaro pubblico», sono le ragioni di Markus Lobis, consigliere verde a Bressanone, uno dei leader anti-tunnel con la sua associazione Transinitiative.

I manifestanti non trovano però particolari sponde in Legambiente, che non parteciperà alla cerimonia d'inaugurazione: «In linea generale siamo favorevoli a patto che si verifichino alcune condizioni», risponde Vittorio Cogliati Dezza, presidente di Legambiente. «Le condizioni riguardano le infrastrutture attorno al tunnel e la piena compatibilità ambientale. Al momento mancano le garanzie».

Roberto Rizzo

 

 

Realacci
«Potrebbe sbloccare l'impasse in Val di Susa»

 

E se la l'Alta Velocità del Brennero sbloccasse la Tav in Val di Susa?

«Potrebbe succedere, magari l'evidenza dei fatti spingerà a nuovi ragionamenti. Qualcosa potrebbe succedere».

Ermete Realacci (foto), ambientalista del Pd e presidente onorario di Legambiente su una cosa non ha dubbi: «Il Corridoio 5, la Tav in Val di Susa va fatta assolutamente».

Il Brennero può essere l'occasione per tornare a discuterne?

«Sì, perché fra Trento e Bolzano le istituzioni hanno avviato un dialogo con i cittadini che è mancato in Piemonte. Un esempio da seguire».

R. Riz.

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