Le proteste contro la Tav meritano attenzione

 

Quello che è successo ad Aica, provincia di Bolzano, nelle vicinanze del cantiere di lavori del tunnel per l’alta velocità (Tav) attraverso il Brennero, “benedetto” il 29 aprile dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, ha del grottesco e dello scandaloso, che solo la grande prudenza di persone civili ha potuto sopportare, ma che mette la libertà (di parola, di espressione, di manifestazione) conquistata quel lontano 25 aprile del 1945 a prezzo di immani sofferenze e lutti, sotto sequestro di forze militari, piegata a vantaggio delle forze economiche e politiche.

 

Ad Aica ci siamo trovati “noi” a difendere le Alpi e un territorio di grande pregio agricolo e paesaggistico, “loro” a distruggerlo. Esagero? Ero presente. Non è pensabile che in uno “Stato” la cui Costituzione è affidata alla garanzia del cittadino-presidente Giorgio Napoletano, centinaia di uomini (tra carabinieri e polizia) in assetto di guerra, tengano sotto sequestro per ore un piccolo gruppo di cittadini recatosi a manifestare pacificamente contro quello che non solo “noi” riteniamo uno dei più grandi disastri ambientali, e uno dei maggiori sperperi economici, che si sta perpetrando in Trentino e Alto Adige con la irresponsabile complicità della politica sotto gli occhi sonnolenti della popolazione.

 

Non è ammissibile lo scherno e lo sprezzante atteggiamento di chi, dopo averci bloccato per ore, ci ha depistato in largo e lungo per la Val Pusteria nell’intento di” salvaguardare” il presidente e l’immagine intoccabile del suolo altoatesino, per poi scortarci fino alle porte di Trento, a “tutela” della nostra incolumità, come qualcuno ci ha suggerito. Oltre che provare rabbia ci veniva da sorridere, se non fosse che nel ridicolo non siamo scesi noi, caso mai lo Stato.

Antonio Marchi, Trento

 

 

È  vero che la gente ha “occhi sempre più sonnolenti”, anche se spesso non per colpa sua, ma perché gli occhi ci pensano i grandi fratelli televisivi a coprirli, e i falsi messaggi politici ad ottunderli. Sta di fatto che la “gente” scopre le violenze ambientali (anche) di cui finisce per essere vittima, solo quando vi sbatte contro il naso, come il muro di Ravina, con il “rendering” truccato, o la cittadella militare di Mattarello. Meglio tardi che mai, ma sarebbe il caso di occuparsi anche “prima” del proprio territorio, non solo quando i buoi sono scappati dalla stalla.

 

Ebbene, proprio a suonare come campanelli di allarme - anticipati e necessari - servono le proteste che gruppi di giovani e meno giovani stanno portando avanti, e fra questi quella contro i progetti di tunnel ad alta velocità attraverso il Brennero. In Alto Adige le proteste sono forti, in Trentino non si sono ancora manifestate, perché il percorso del “supertunnel” è ancora incerto e le autorità politiche, i finanziatori (l’autostrada) e i progettisti tendono a mantenerlo vago e provvisorio il più a lungo possibile, proprio per impedire che si materializzino proteste mirate. E per un’altra ragione: perché non nasca un’alleanza fra la protesta di Trento e quella di Bolzano. Questo né Durnwalder né Dellai lo vogliono. Che ognuno pensi a casa propria.

 

E invece ognuno deve pensare anche agli altri, perché il destino di questa terra è comune e se è vero che fino a Salorno il supertunnel sarà in galleria (ma ugualmente vi saranno “finestre” perché fuoriesca la pressione provocata dai treni che viaggiano come bombe in una canna di cannone, ed ugualmente verranno prosciugate sorgenti d’acqua) nel Trentino le “finestre” diverranno “vetrate” amplissime, nell’attraversamento delle convalli laterali e nel passaggio collinare delle zone vitate. Nessuno ha ancora detto dove verranno aperte le “finestre” nell’attraversamento della collina di Trento (a Martignano, a Povo?) o sull’altro versante a Ravina, nel Trento Doc?

 

Insomma occorre essere consapevoli che, nonostante l’inaugurazione del presidente Napolitano il collegamento di alta velocità (inutile, perché basterebbe una “buona” velocità) è una bomba a tempo. I dubbi non vengono da fogli clandestini e sovversivi, ma anche da interventi su quotidiani “benpensanti” come il “Sole 24 Ore”. E allora perché la protesta legittima, per certi versi doverosa di Aica è stata bloccata, con tanta durezza? Con quale arbitrio il presidente di tutti gli italiani è stato impedito dal vedere con i suoi occhi che la sua inaugurazione non era a tutti gradita? Che forse la TAV meriterebbe anche una sua riflessione più approfondita?

 

 In un’età mediatica, con sistemi elettorali non rappresentativi, giustamente definiti “porcate” dagli stessi che li hanno proposti, la libertà di manifestare, di protestare, torna ad essere decisiva. Va tutelata, non stroncata. Non è un fastidio che le forze dell’ordine devono rimuovere, ma una proposta che i manifestanti devono saper gestire.

Franco de Battaglia

Trentino, 7 maggio 2008

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