C'è un sondaggio sulle «priorità»

I tempi di percorrenza dell'alta velocità

Il contributo del sindaco catanese Scapagnini
Di Pietro, le opere e il falò delle 300 idee
L'ex ministro lascia un rapporto sulle infrastrutture

Ma è una raccolta di progetti e pareri inutili

 

 

Decisamente un motivo ci dev'essere. Oscuro, ma di certo c'è. Forse l'aria, l'incombenza del vulcano, il profumo delle zàgare: chissà. Perché quando c'è bisogno di trovare un'idea strampalata, inevitabilmente si finisce a Catania.

Era già successo dieci anni fa, quando venne presentato dal Tesoro nel capoluogo etneo un tomo di 772 pagine e due chili di peso dal titolo roboante: «Cento idee per lo sviluppo del Sud». Idee ce n'erano, eccome, tutte partorite da esperti del ramo o assimilati. Purtroppo però (o meglio per fortuna) nessuna che sia stata realizzata, dall'istituzione di «Scuole antidepressione» al «museo del brutto», al «festival del cinema itinerante», per arrivare alle «cattedrali nel deserto» (ma «funzionanti », si era premurato di precisare l'autore).

 

Ed è successo anche quattro mesi fa, alla conferenza nazionale delle infrastrutture voluta dall'ex ministro Antonio Di Pietro. Occasione unica per far esercitare un nutrito gruppo di opinionisti sul tema delle infrastrutture. Ma con risultati non diversi da quelli di dieci anni fa. I loro contributi sono stati riuniti in un altro tomo, che di pagine ne ha «soltanto» 672, anche se pesa sempre più o meno un paio di chili, ma ha un titolo ancora più roboante. Perché le «Idee per lo sviluppo delle infrastrutture nel Paese» sono addirittura «Trecento».

 

La lettura del pesante volume lascia senza parole: raramente tanta aria fritta è stata condensata insieme con scientifica dedizione. Per i coraggiosi che intendano affrontare l'impresa, tuttavia, è preferibile iniziare dal fondo. Lì si trova una indagine commissionata dal ministero delle Infrastrutture al prestigioso istituto Doxa sulla «percezione e i bisogni della popolazione italiana in materia di infrastrutture». A un campione di 4.195 adulti di età superiore a 15 anni è stato chiesto un giudizio sulle priorità da seguire in campo infrastrutturale, ottenendo queste sorprendenti risposte: il 65,6% ha suggerito di mettere in sesto le ferrovie, il 62,9% di fare strade statali e provinciali più sicure, il 57,6% di migliorare i servizi urbani e il 54,6% ha eccepito che è necessario completare le autostrade. Non c'è scritto quanto sia costata al ministero questa indagine, ma al di là della indubbia professionalità con cui è stata svolta, non è che abbia aggiunto molto a quello che sanno pure i bambini.

 

Dopo questa fondamentale infarinatura, si può riprendere la lettura delle idee. A patto di trovarne qualcuna. Intanto il panel degli opinionisti. Vero: esperti e personalità non mancano di certo. Dal Rainer Masera, presidente della commissione intergovernativa per la Tav Torino Lione al presidente di Atlantia Gian Maria Gros Pietro, dall'amministratore delegato della Finmeccanica Pier Francesco Guarguaglini al superesperto di trasporti Marco Ponti. Ma, con tutto il rispetto, qualcuno sa dire che c'entra il capogruppo del Partito democratico al Consiglio comunale di Cuneo, Mauro Mantelli? Questa la conclusione del suo intervento: «Le metodologie partecipative avviate in questi anni con i Piani strategici e la Pianificazione integrata e di area vasta possono fornire utili esempi per la costruzione di un sistema di assunzione delle decisioni nel contempo democratico ed efficace». Prosit! E sempre con tutto il rispetto, che c'entra il Dirigente Ufficio Politiche Comunitarie e Politiche di Sviluppo del Comune di Benevento, Angelo Mancini? E il capogruppo di Alleanza nazionale del XX municipio di Roma, Ludovico Todini? E il Direttore del Dipartimento Urbanistica, territorio e patrimonio storico del Comune di Civitavecchia? E il direttore generale di Ares 118 Mariella D'Innocenzo, autrice di una memorabile relazione sulla mobilità delle ambulanze e l'efficacia dell'elisoccorso?

 

C'entrava invece, per il fatto di essere padrone di casa, il sindaco di Catania Umberto Scapagnini, medico personale del Cavaliere e fermo sostenitore della tesi secondo la quale Silvio Berlusconi sarebbe «tecnicamente immortale ». Agli italiani ha consegnato questa arguta riflessione: «La situazione economica non può essere cancellata o seppellita, è quella che è e per questo si rende necessaria la ragionevolezza per individuare le situazioni più urgenti e finanziabili, altrimenti tutto resta per aria». È difficile da credere, ma è scritto proprio così. Non meno acuta la considerazione di Giuseppe Caronia, segretario generale di Uiltrasporti, secondo il quale «il Paese ha bisogno che i suoi cittadini e le sue merci si muovano rapidamente perché oggi, nell'era della globalizzazione e del libero mercato, la rapidità dei trasporti è base essenziale per un recupero di produttività e di concorrenzialità, di beni, di servizi e anche di sapere e di cultura». Un tormento interiore che trova la sua risposta a pagina 66 del tomo, nell'«idea» dell'amministratore delegato di Rfi Michele Elia, che snocciola diligentemente i tempi di percorrenza dell'Alta velocità: «Napoli-Roma h. 1.10', Roma-Firenze h. 1.20', Firenze-Bologna h. 0.32', Bologna-Milano h. 1.00', Milano-Torino h. 0,54'...» Quando sarà. Quando sarà? Boh.

 

E mentre il presidente della Provincia di Caserta Sandro De Franciscis gonfia il petto spiegando il «progetto per la realizzazione di un aeroporto intercontinentale a Grazzanise» e pure il sindaco di Grosseto Emilio Bonifazi vuole il suo, di aeroporto, Emanuele Zanotti argomenta che la linea ad alta velocità ferroviaria fra Milano e Piacenza dovrebbe essere utilizzata per migliorare il traffico dei treni pendolari (ma allora che la fanno a fare l'alta velocità?). Ce lo spiega, il vicepresidente dell'associazione pendolari di Piacenza, in due pagine fitte fitte.

All'amministratore delegato di Carrefour Italia, Giuseppe Brambilla di Cinesio, invece sono bastate sette righe sette: «È opportuno sorvegliare la tempistica sullo svolgimento delle opere per evitare situazioni incresciose tipo quella dell'autostrada Milano-Torino dove il concessionario ha provocato per anni un grave disservizio agli utenti senza incorrere in alcuna penalizzazione tariffaria». Non serviva di più. Nemmeno qui c'è un'idea, ma almeno gliele ha cantate come si deve.

 

Sergio Rizzo

CorrierEconomia, 12 maggio 2008

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