Le opportunità da valutare al di là dei connotati ideologici

Violare il tabù (della pirateria pro) Ogm

[Integrazione, tra parentesi, della redazione di Ecce Terra]

 

Violare il tabù degli Ogm. Il post scriptum di Dario Di Vico [leggi sotto] nell'editoriale del Corriere dello scorso 23 maggio solleva l'attenzione su un tema che da troppo tempo in Italia attende risposte concrete, affrontato com'è in termini di mera disputa ideologica.

Dal punto di vista delle imprese biotecnologiche riunite in Assobiotec, il requisito essenziale per violare il tabù è proprio la perdita dei connotati ideologici che ancora caratterizzano il confronto sugli Organismi geneticamente modificati.

Quell'ideologia che è riuscita a mettere insieme un vasto fronte di interessi economici conservatori e di movimenti pregiudizialmente contrari a qualsiasi forma di progresso scientifico e di innovazione tecnologica sotto l'insegna «Ogm uguale cibo di Frankenstein», cavalcando in tema di sicurezza alimentare timori mai sopiti nell'opinione pubblica.

 

Crediamo, perciò, che sia innanzitutto essenziale fare chiarezza su un punto: la valutazione della sicurezza alimentare e per l'ambiente degli Ogm è sempre stata - ed è - per le aziende e per le Istituzioni una priorità assoluta, il cardine stesso intorno al quale ruota tutta la ricerca agroalimentare. In Europa, è l'Efsa - l'Autorità europea sulla sicurezza alimentare, che ha sede a Parma - a garantire e applicare il sistema normativo più rigoroso attualmente esistente al mondo.

Le più importanti accademie scientifiche italiane hanno pubblicato documenti riguardanti la sicurezza degli Ogm e la coesistenza tra questi e le coltivazioni tradizionali, i quali dicono che gli Ogm sono sicuri. E ciò è dimostrato anche da decenni di studi internazionali, tra cui quelli condotti in decine di laboratori europei e già costati 70 milioni di euro ai contribuenti dell'Unione.

 

Inoltre, l'industria agrobiotecnologica rappresentata dalla nostra Associazione si è impegnata l'11 maggio del 2007 in una conferenza pubblica tenuta al Ministero dell'Agricoltura, con l'allora ministro Paolo De Castro, a non effettuare alcun incrocio tra geni di origine vegetale, animale e umana nei prodotti agricoli per fini alimentari.

Il nostro è stato un passo indietro che ha tenuto conto, non solo delle preoccupazioni dei consumatori, ma anche della dimensione etica che caratterizza il dibattito sulle colture transgeniche. Abbiamo voluto offrire un contributo per creare le condizioni affinché il confronto sulle biotecnologie in campo agroalimentare potesse basarsi unicamente su un'analisi rigorosa e condivisa dei benefici che esse, considerate nel loro insieme, possono portare all'agricoltura italiana. Pensiamo in particolare alla tracciabilità dei prodotti, alla salvaguardia dei prodotti tipici, all'applicazione alle biomasse per la produzione di energia e al miglioramento della produttività dei terreni grazie a una maggiore efficienza nell'utilizzo delle risorse irrigue.

 

La biotecnologia è un mezzo importante per promuovere la crescita, l'occupazione e la competitività in tutto il mondo, così come riconosce la Commissione europea. Sia che si tratti di biotecnologie industriali, farmaceutiche o agricole. Investire nella ricerca costituisce una necessità fondamentale per il nostro paese. E deve essere una delle grandi priorità nazionali.

Ma fino a quando anche la semplice sperimentazione in campo di Ogm sarà vietata, continueremo a ignorare se esistono varietà geneticamente modificate adatte al nostro territorio e se esse possono apportare o meno vantaggi produttivi.

Per questo motivo un primo concreto passo per violare il tabù degli Ogm compete al neo ministro dell'Agricoltura, Luca Zaia, e consiste nel rinviare per l'approvazione al ministero dell'Ambiente quei nove protocolli sperimentali bocciati dall'ex ministro Pecoraro Scanio nonostante il parere positivo dato da una commissione di esperti tecnici dei due ministeri coinvolti e delle Regioni.

 

A chiederlo, come mette in luce un recente sondaggio Demoskopea per Assobiotec, è anche il 74 per cento degli agricoltori lombardi interessati alla coltivazione di mais. I soli ad essere in grado da subito di usufruire delle opportunità che i prodotti geneticamente modificati già autorizzati in Europa possono offrire.

Proseguire in una politica anti- Ogm nuoce al sistema produttivo agricolo, come ha messo in evidenza uno studio Nomisma sul mais presentato lo scorso gennaio nella sede di Confagricoltura. E in definitiva si risolve in un aggravio di costi sempre meno sostenibile per la nostra economia, e in particolare per i consumatori italiani, costretti a scucire i soldi di tasca propria per mantenere filiere Ogm-free.

Confidiamo davvero che il nuovo governo voglia avviare una politica agricola moderna, aperta e innovativa, che guarda al futuro nell'interesse della collettività, come avviene in tutte le democrazie avanzate.

 

di Roberto Gradnik, presidente di Assobiotec

CorriereEconomia, 2 giugno 2008

 

 

Industriali e governo
La fine dei tabù

 

Emma Marcegaglia ha avuto coraggio. La prima donna chiamata a guidare gli industriali ha fatto una scelta chiara: l'Italia non può restare ancora a lungo fuori dal nucleare. L'opzione della neopresidente è in perfetta continuità con la linea di modernizzazione della Confindustria degli ultimi anni, ma segnala un'accelerazione dovuta alle competenze specifiche della Marcegaglia in materia di energia. Mai, dunque, prima d'ora gli industriali si erano spesi così nettamente pro nucleare e un ruolo decisivo l'hanno giocato gli elettori che hanno insediato a Palazzo Chigi un governo decisamente incline ad abbattere uno degli ultimi tabù della politica italiana. Se c'era bisogno di una conferma l'annuncio del ministro Claudio Scajola, che ha fatto seguito alla relazione della Marcegaglia, l'ha abbondantemente fornita. Così come, al contrario, i primi commenti di Ermete Realacci hanno dato la prova che per il Pd non basta autoproclamarsi a vocazione maggioritaria per darsi una linea univoca e convincente.

 

Sarebbe interessante se in Italia, dopo il pronunciamento della Confindustria, si aprisse una riflessione sul nucleare che lasciasse da parte le vecchie e un po' consumate querelle tra industrialisti ed ecologisti, tra sostenitori della competitività di sistema e convinti assertori del rischio ambientale. Oggi il film è cambiato. Militano a favore di un rilancio del nucleare - e sarebbe provinciale non tenerne conto - considerazioni che attengono al proseguimento dei processi di globalizzazione e alla necessità di sottrarre i Paesi poveri al ricatto del continuo aumento dei prezzi del cibo. Proprio l'economista indiano Jagdish Bhagwati, citato ieri dalla Marcegaglia, sostiene che la limitazione del ricorso al biocarburanti, gli investimenti sul nucleare e l'accettazione dei cibi geneticamente modificati sono facce della stessa medaglia, di un intervento internazionale di carattere strutturale teso ad evitare un nuovo irreversibile gap tra i Paesi del G8 e le periferie del mondo. Ma il nucleare è una risposta anche alla impellente necessità di stabilizzare i prezzi delle materie prime energetiche e di dare maggiore forza negoziale all'Europa, oggi pesantemente sottoposta al vincolo politico e commerciale rappresentato dal gas russo. E se si cerca una via efficace per ridurre le emissioni di CO2 non si può scartare, anche in questo caso, l'opzione nucleare. Insomma sono in campo motivazioni geostrategiche, e persino ecologiche, che possono servire ad aggiornare il dibattito e a rimuovere vecchie idiosincrasie. È sicura la sinistra di essere insensibile a queste novità?

 

Le scelte da fare in materia di energia sono per la Marcegaglia una metafora della nuova fase che attraversa l'Italia. Alla politica, la Confindustria concreta e pragmatica disegnata dalla neopresidente chiede di non cadere più preda dei veti e delle minoranze «che tengono in scacco il Paese». Chiede di decidere. E non è certo casuale che uno degli applausi più caldi della platea abbia accompagnato l'invito a passare dalle parole ai fatti in materia di licenziamento dei fannulloni. A guardare la prontezza con la quale il governo si è mosso sul taglio fiscale per gli straordinari e l'abolizione dell'Ici, è assai probabile che avvenga.

P.S. In tema di tabù da violare non è il caso di mettere in agenda anche gli Ogm?

 

ddivico@rcs.it

Corriere della Sera, 23 maggio 2008

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