Nota di Nimby trentino

 

Atzwanger saprà quel che dice?

 

A commento delle dichiarazioni (sull'Alto Adige, sotto riportate) del sig. Paul Atzwanger proponiamo la lettera ricevuta da Nicola Capone de “Le Assise della città di Napoli e del Mezzogiorno d’Italia”.

Anche il titolare dell’omonima azienda altoatesina non ha saputo resistere alla tentazione di abusare, pro domo sua, della ormai decennale “emergenza campana”. Giova ricordare che anche l’ Alto Adige non brilla per corretta gestione dei rifiuti; tant’è che la medesima vede la raccolta differenziata (finalizzata a riduzione, riuso e riciclo dei rifiuti e non al potenziamento di un inceneritore) congelata dalle mire dell’imprenditoria altoatesina, condizionata innanzitutto dal bonus dei ventennali incenerimenti verso cui guardano con favore Atzwanger Spa e cordate, in intesa con la politica sudtirolese.

Non stupisce che anche dall’Alto Adige giungano affermazioni che non trovano corrispondenza e giustificazione nella realtà delle cose (nazionali e campane). Forse anche il sig. Atzwanger dovrebbe documentarsi prima di recitare secondo gli scontati nazionali luoghi comuni.

 

Certi che troverà il tempo per farlo, gli proponiamo alcuni spunti di lettura attraverso gli articoli su In Campania i rifiuti d'Italia e l’ampia rassegna sul sito dell'Assise con il commento del prof. Alberto Lucarelli (in calce alla presente) al decreto legge n° 90 del 23 maggio 2008, relativo alle misure straordinarie per fronteggiare l’emergenza campana.

Anche se è probabile che non porteranno alcun frutto alla sua azienda, vale la pena ricordare che la gestione dei rifiuti dev’essere in capo alla politica, innanzitutto, libera, nella terra dell’autonomia, di poter operare a tutela del bene comune, della salute e del territorio e non vincolata a datati accordi e condizionamenti con soli privati soggetti, gli stessi da molto tempo.

 

Ricordiamo infine la marcia da Acerra a Napoli di sabato 21 giugno 2008, organizzata dal Coordinamento Regionale Rifiuti della Campania  (che vede la presenza, assieme a padre Alex Zanotelli, di numerose associazioni campane), alla quale sono invitati anche gli imprenditori trentino-altoatesini.

 

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La lettera di Nicola Capone

Le Assise della città di Napoli e del Mezzogiorno d’Italia

 

Le dichiarazioni, riportate il 14 giugno dal quotidiano Alto Adige, di Paul Atzwanger ci lasciano sbigottiti.

Atzwanger, presidente dell’omonima azienda, che guida l’unica cordata d’imprese in gara per l’aggiudicazione dell’appalto per la costruzione di un inceneritore a Bolzano Sud, afferma che «se l’Alto Adige continuerà a temporeggiare il rischio, nel medio-lungo periodo, è quello di assomigliare sempre di più a realtà come Napoli e la Campania».

 

È un’altra prova dello stravolgimento della realtà dei fatti e dimostra, quando non c’è la mala fede, la distanza che oramai intercorre tra ciò che accade e ciò che è percepito, tra una parte del paese – il Nord, ricco e industrializzato – e l’altra – il Sud, povero e semplicemente urbanizzato.

Napoli e la Campania sono state messe in ginocchio dal patto scellerato che le industrie del Nord da oltre un trentennio hanno siglato con la camorra per lo smaltimento degli scarti industriali, comprese le ceneri degli inceneritori, nelle nostre campagne e nelle nostre discariche. A questo vile agguato, eseguito a danno di un’area decisiva per il destino dell’Italia, si è aggiunto lo sciacallaggio  di una grande multinazionale, la Impre-Gi-Lo, che nel 2000, attraverso una sua controllata, la Fibe (poi divenuta Fibe-Campania), si è aggiudicata la gara per lo smaltimento dei rifiuti in Campania.

 

Il progetto Fibe per la raccolta, il trattamento e l’incenerimento dei rifiuti solidi urbani trasformati in CDR (le cosiddette ecoballe) fu subito bocciato dalla Commissione per la valutazione di compatibilità ambientale, che nella sua relazione, in data 20 dicembre 1999, aveva osservato che «il sistema di smaltimento rifiuti configurato nella proposta FIBE era stato dimensionato per lo smaltimento dell’intero quantitativo di rifiuti solidi urbani».

Il parere della Commissione non è mai stato accolto e la nostra regione è divenuta un forziere in cui vengono custoditi circa otto milioni di tonnellate di ecoballe (riconosciute non a norma dalle autorità competenti), in attesa di essere bruciati nei previsti inceneritori.

 

Migliaia di ettari di fertile campagna trasformati in siti di stoccaggio di ecoballe, che valgono circa 80 euro di contributo statale a tonnellata (CIP6). In questo risiede la valorizzazione dei rifiuti. Secondo un semplice calcolo (80 euro x 8 milioni di tonnellate) sul nostro territorio è depositato un capitale di circa 640 milioni di euro (1), che matura interessi altissimi, il primo dei quali è la salute delle nostre popolazioni.

Dunque, la Campania e Napoli sono ridotte così a causa della logica dell’incenerimento che è antitetica alla pratica della riduzione e del recupero dei materiali. Proprio perché da noi si è scelto di bruciare tutto stiamo vedendo andare in fumo anche la nostra speranza di rinascita.

 

Napoli, 17 giugno 2008

 

Nota

1. A conferma di quello che ho scritto riporto un’intercettazione telefonica.

È il 7 marzo 2005, e alle 18.59 l’ex commissario telefona al capo della protezione civile Guido Bertolaso. Catenacci: «Ci sono almeno due milioni e mezzo di balle in tutta la Campania… Per quanto riguarda gli importi, secondo me sono circa 400 miliardi di lire».

Bertolaso: «Perché loro bruciandoli ricavano energia elettrica, no?».

Catenacci: «Gliela pagano a tariffa agevolata, tutto uno strano movimento che hanno fatto loro».

Diciotto minuti dopo, alle 19.17, il prefetto richiama.

Catenacci: «Ho fatto i conti con Turiello, viene una cifra mostruosa, 1.325 miliardi di lire».

Bertolaso: «Mortacci ragazzi…».

 

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Alto Adige, 14 giugno 2008

 

Inceneritore, lavori al via in settembre
La Provincia: «Il 24 giugno il vincitore»
La Atzwanger alleata con il Ccc di Bologna

 

BOLZANO. A settembre, se non vi saranno ulteriori intoppi dal punto di vista burocratico, inizieranno i lavori per il nuovo termovalorizzatore a Bolzano Sud. La notizia è stata confermata ieri dal direttore dell’ufficio impianti smaltimento rifiuti Georg Simeoni. «Lunedì ci sarà una riunione tecnica, mentre il 24 giugno valuteremo l’offerta economica dell’unico gruppo di imprese che si è fatto avanti». Si tratta della cordata guidata da Atzwanger, nella quale è entrato anche il Consorzio cooperative di costruzioni di Bologna, che in occasione del secondo bando (annullato dal Tar) era avversario dell’Ati altoatesina. L’importo a base d’asta è di 81,006 milioni di euro. Soddisfatto l’assessore Florian Mussner: «Ora dobbiamo partire al più presto».

 

Dell’associazione temporanea di imprese con Atzwanger capofila fanno parte Hafner srl di Bolzano, Ladurner spa di Tirolo, Stahlbau Pichler srl di Bolzano, Consorzio cooperative di costruzioni di Bologna e Oberosler Cav. Pietro spa di San Lorenzo di Sebato. Sono state inoltre cooptate Wipptaler Bau di Brennero e Seeste Bau di Bolzano. «Queste ultime due - spiega Sandra Zampedri dell’ufficio appalti della Provincia - in caso di aggiudicazione dell’appalto non potranno farsi carico di più del 20 per cento delle lavorazioni». La parte amministrativa dell’unica offerta pervenuta è già stata valutata, mentre per la parte economica bisognerà attendere il 24 giugno prossimo. «La commissione tecnica - spiega il direttore dell’ufficio impianti di smaltimento rifiuti Georg Simeoni - si riunirà lunedì e dovrà valutare la qualità del materiale offerto. Dopodiché, il 24 giugno, dopo aver preso atto della parte economica ci sarà l’assegnazione provvisoria dell’appalto. Se non dovessero sorgere particolari intoppi in questa fase ci sono le condizioni per poter approntare il cantiere ed iniziare i lavori già nel mese di settembre».

 

Di sicuro l’interesse delle aziende, col passare degli anni, è via via scemato. In occasione del primo appalto, poi annullato dalla Provincia, si erano fatte avanti tre cordate, per il secondo (la cui gara è stata annullata dal tar) a competere sono stati due gruppi di imprese, mentre in questa occasione - per non correre rischi, almeno sulla carta - le due cordate rivali (o almeno parte di esse) hanno preferito fare fronte unico. Ecco allora che dalla cordata con Atzwanger capofila è uscita la Cosbau, ma è entrato il Ccc di Bologna. Il fatto che la Provincia si stia adoperando per dare il via, il prima possibile, ai lavori di costruzione del nuovo impianto è facilmente spiegabile. Per ogni mese di ritardo nella realizzazione del nuovo termovalorizzatore l’ente pubblico sborsa 500 mila euro. «Le spese di manutenzione - spiega il direttore dell’ufficio rifiuti Giulio Angelucci - ammontano a 6 milioni l’anno, di cui 5 per quella ordinaria e 1, mediamente, per quella straordinaria. E questi costi aggiuntivi vanno a ricadere, inevitabilmente, sulle tariffe che pagano i contribuenti».

 

Massimiliano Bona

 

 

«In fretta, per non finire come Napoli»
Atzwanger fa il punto sui tempi: l’impianto sarà pronto per il 2011

 

BOLZANO. Paul Atzwanger, presidente e ad dell’omonima azienda, quando parla del nuovo termovalorizzatore sorride. Sa bene che questo, per la sua azienda, è il terzo tentativo.

 

Questa sarà la volta buona?

«Lo credo e lo spero, ma non solo per me e per l’azienda che rappresento».

Cosa vuol dire?

«È presto detto: se l’Alto Adige continuerà a temporeggiare il rischio, nel medio-lungo periodo, è quello di assomigliare sempre di più a realtà come Napoli e la Campania».

Questa volta, con un bando da 81 milioni di euro, c’è stata una sola offerta. Come lo spiega?

«Per concorrere all’aggiudicazione dell’appalto bisogna disporre di una certificazione Soa illimitata per gli inceneritori ed in Italia ci sono solo 4/5 aziende a possederla. Dall’estero immaginavo non arrivassero offerte, perché l’importo a base d’asta non è poi così elevato».

Già, ma anche Atzwanger ha preferito andare sul sicuro e allearsi con il Ccc di Bologna, che in occasione del secondo appalto rappresentava la cordata antagonista. È un caso?

«Non proprio, nel senso che prima di costituire il nuovo team abbiamo deciso di parlare anche con il Ccc, con il quale si è scelto, poi, di collaborare».

C’è chi dirà che lo avete fatto per non avere concorrenti. È stato valutato anche questo aspetto?

«Certamente, ma per noi questo è un aspetto del tutto marginale. Dal nostro gruppo, rispetto al secondo bando, è uscita la Cosbau, ma anche nel Ccc, che è una cooperativa, non sono presenti le stesse imprese».

Posto che si inizi a settembre, quanti mesi avrete a disposizione per ultimare i lavori?

«Ne sono previsti 35 per realizzare l’impianto, più altri sette per prove e messa a regime».

 

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Commento del prof Alberto Lucarelli,
ordinario di diritto pubblico presso l’Università di Napoli Federico II,
presidente delle Assise della città di Napoli e del Mezzogiorno d’Italia,
al decreto legge n. 90 del 23 maggio 2008,
rubricato misure straordinarie per fronteggiare l’emergenza
nel settore dello smaltimento dei rifiuti nella Regione Campania
scarica il file in formato PDF  
scarica il decreto legge n. 90 del 23 maggio 2008

 

Trovo molto minaccioso e preoccupante il decreto-legge n. 90 del 23 maggio 2008, rubricato misure straordinarie per fronteggiare l’emergenza nel settore dello smaltimento dei rifiuti nella Regione Campania.

In via preliminare, va detto che l’intero impianto normativo si basa sul presupposto che stati di necessità e situazioni di fatto, quali la gravità del contesto socio-economico-ambientale, i rischi di natura igienico-sanitaria e il mantenimento dell’ordine pubblico, diventino a tutti gli effetti fonte del diritto. Ed è noto, che uno degli elementi che ha caratterizzato il passaggio dallo Stato autoritario allo Stato democratico sia stato proprio la negazione che una situazione di fatto possa tramutarsi in fonte del diritto, in fonte di diritti ed obblighi.

 

Dunque, il ricorso non a eventi straordinari ed imprevedibili, ma allo stato di necessità, cioè ad una categoria meta-giuridica, mina alla radice la legittimità del decreto-legge e degli atti che sulla base di esso verranno adottati – in violazione del principio di legalità - facendo risorgere, dopo il disarmo delle istituzioni pubbliche, un diritto pubblico autoritario, minaccioso e violento che intende attribuire allo Stato, nella sua dimensione politico-amministrativa, unicamente la funzione di paladino della sicurezza, assolutamente irresponsabile nei confronti dei conflitti sociali. Ciò azzera i successi e i traguardi dello Stato democratico, regredendolo a Stato di polizia della fine dell’Ottocento. Uno Stato debole ed inefficiente sul versante socio-economico, ma capace di “tirar fuori i muscoli” nel regolare il mitico rapporto autorità-libertà.

 

E adesso alcune riflessioni puntuali:

1. Il ricorso agli impianti di termodistruzione, in contrasto con la normativa comunitaria e la normativa interna, assume valenza prioritaria ed escludente nell’ambito del ciclo integrato dei rifiuti. Le altre fasi, quelle che si incentrano sulla politica delle “r” (recupero, riciclaggio, riuso, riutilizzo, riparazione) sono assolutamente marginalizzate, al punto da poter compromettere anche le future strategie gestionali. Infatti, la deriva impiantistica (previsione di quattro inceneritori) non può non pregiudicare anche nel futuro la raccolta differenziata., assumendo dunque il decreto una valenza non unicamente legata al contingente, ma in grado di compromettere scelte future.

2. Il regime delle competenze, fissato in Costituzione, in contrasto con quanto affermato dalla Costituzione, continua ad essere violato ed in particolare sono calpestate le competenze della Regione. Ciò determina una continua “fuga” dal ritorno al regime ordinario.

3. La costituzione di aree di interesse strategico nazionale, ovvero la militarizzazione di parti del territorio, a presidio degli impianti di termodistruzione e dei siti indicati come discariche si pone in evidente contrasto con principi e valori costituzionalmente garantiti, quali la libertà di circolazione.

4. La costituzione di aree di interesse strategico nazionale è in contrasto con il principio della trasparenza e quindi viola direttamente il diritto di informazione e il collegato diritto di critica, così come tutelati dall’art. 21 della Costituzione. Diritti che sono il presupposto ad una partecipazione dei cittadini, matura e consapevole.

5. Sono introdotte regole e sanzioni penali estremamente dure che di fatto negano il diritto di riunione, così come tutelato dall’art. 17 della Costituzione, e in senso più ampio le istanze partecipative.

6. Le norme relative alla competenza dell’autorità giudiziaria nei procedimenti penali relativi alla gestione dei rifiuti nella Regione Campania introducono di fatto nel nostro ordinamento, giudici regionalizzati, con funzioni straordinarie, in contrasto con il principio dell’unità della giurisdizione e del divieto di istituire giudici straordinari o speciali (art. 102 Cost.).

7. Le norme che di fatto consentono al termovalorizzatore di Acerra di “bruciare” qualsiasi tipo di rifiuto sono assolutamente immotivate ed illegittime e si pongono in contrasto con quanto più volte affermato dalla magistratura e dalle commissioni bicamerali di inchiesta. Anche tali norme pregiudicano politiche finalizzate alla raccolta differenziata.

8. Si autorizza in maniera autoritativa ed immotivata l’esercizio del termovalorizzatore di Acerra, in deroga al parere della commissione di valutazione di impatto ambientale, come previsto dal decreto legislativo n. 59 del 18 febbraio 2005, n. 59.

9. Con la previsione di quattro termovalorizzatori (si aggiungerebbe quello di Napoli) il ciclo integrato dei rifiuti, in contrasto con la normativa comunitaria e con il diritto interno, si poggerebbe prevalentemente sulla fase dello smaltimento, scoraggiando la raccolta differenziata e vanificando i meccanismi virtuosi, ambientali ed economici, ad essa riconducibili. La deriva “impiantistica” è assolutamente e perniciosa al punto da svilire e pregiudicare il futuro esercizio ordinario di competenze da parte della Regione.

10. Le norme relative all’informazione e alla partecipazione dei cittadini sono illegittime ed insoddisfacenti, in quanto difformi da quanto previsto dalla Convenzione di Aarhus.
 

Alla luce delle suddette considerazioni, è evidente che con l’entrata in vigore del decreto legge il rischio è quello di annullare quel processo di democratizzazione che, attraverso un ruolo attivo del diritto pubblico, aveva contrassegnato il passaggio dallo Stato di polizia allo Stato democratico-sociale.

Il diritto pubblico e il diritto amministrativo contenuti nel decreto-legge assumono una veste penalistica e sanzionatoria, piuttosto che di regolazione dei conflitti sociali e di soluzione delle questioni ambientali e sanitarie.

Il diritto pubblico nel decreto in oggetto abdica al suo ruolo indispensabile, ovvero quello di tracciare le piste dei processi economici e regolare i conflitti sociali.

 

Il timore è che dopo il disarmo del diritto pubblico e la neo-feudalizzazione degli spazi giuridici, sia cominciato il percorso inverso, un deja vu autoritario e incostituzionale, una vandalizzazione dei principi costituzionali. Il ritorno bonapartista dell’uomo forte, che recita, anche attraverso i simboli, il ruolo del decisionista è un richiamo allo stesso tempo infantile e pericoloso.

 

Mi auguro tuttavia, che oggi, seppur tra tante ambiguità ed ipocrisie, questo processo di vandalizzazione dello Stato democratico, che dimostra tutte le sue debolezze, possa trovare ostacoli da parte del diritto internazionale e dal nascente “diritto pubblico europeo” e che il decreto legge venga ritirato o modificato radicalmente in sede di conversione.

Mi auguro che tale atto, per verificarne la sua illegittimità, lo si raffronti alla Convenzione europea dei diritti dell’uomo e alla Carta europea dei diritti fondamentali.

Mi auguro che la Regione Campania sia in grado di “far sentire la sua voce” a difesa e in rappresentanza dei cittadini, impugnando dinanzi alla Corte costituzionale il decreto legge per violazione del principio costituzionale del regime delle competenze.

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