Rifiuti, inceneritori e salute
Considerazioni sul documento
dell’Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri
della provincia di Trento

 

 

Quasi oltre il filo di lana l’Ordine dei Medici trentini si è pronunciato sul progetto dell’inceneritore, prendendone atto come di una scelta politica ineluttabile. Lo ha fatto con un documento scritto a piĆ¹ mani (nelle versioni integrale e sintetica, ma che non siamo riusciti a reperire su www.ordinemedicitn.org), non certo coraggioso, discutibilmente professionale, certamente politico, poco pre-disposto a quel richiamo alla deontologia medica che lo stesso Ordine ha consegnato, assieme all'invito, alla conferenza stampa del 30 maggio 2008.

 

L’Ordine dei Medici trentini sembra aver assunto in maniera assiomatica il concetto di inceneritore vecchio e nuovo e su questi due concetti abbia deciso di costruire gran parte della sostanza della sua disamina.

Non ci risulta che gli ultimi documenti e studi si riferiscano ad inceneritori vecchi, e nemmeno che le valutazioni relative al numero di inquinanti in aria (o solidi o liquidi), per tipologia e quantità di rifiuto, dipendano strettamente dall’esperienza: basterebbe guardare alle specifiche tecniche degli impianti.

Il documento non fa valutazioni più puntuali e responsabili sulla pericolosità di ogni tonnellata di rifiuto trattata negli inceneritori, guardando alle specifiche emissive, esprimendosi con scienza e coscienza sulle proiezioni delle emissioni previste nel caso che gli inceneritori in progetto, in Italia, dovessero cominciare ad inquinare, aggiungendosi alle preesistenti e numerose fonti inquinanti; non approfondisce “quantità e qualità” delle sostanze emettibili che verrebbero sparse e disperse, sempre e comunque indipendentemente da “controlli in continuo”.

 

Il documento vaga senza una metodologia (indagatoria) dentro la logica del compromesso, che pare scontata nella terra dell’autonomia. Le parole, i concetti e molte evidenze vengono rivoltate, stravolte nel senso e nel ruolo di vocazione e associazione logica. Così qui, nell’occidente opulento che dovrebbe aver già imparato tante lezioni sulla vera sostenibilità, sulle “tutele”, siamo ancora una volta vittime del timore, della “ragione” di massa, di quel tarlo antico che troppe volte, soprattutto nel ‘900, ci ha resi incapaci di dire almeno la verità. Come se la cultura, i modelli di proiezione matematica, le dottrine diventassero improvvisamente labili di fronte alla potenza del bisogno di non esporsi. Allineati a falsi ruoli sociali, a false remore da pseudo-responsabilità.

Questo è il risvolto preoccupante del ruolo dell’Ordine dei Medici trentini. Così scrivendo, non possono che abbracciare la tesi “veronesiana” dell’utilizzo di popolazioni al fine di monitorare i fenomeni, come fossimo cavie. Fanno come Ponzio Pilato, hanno strumenti a dismisura, ma fanno finta di non saperli usare.

 

Il documento è confuso e contraddittorio perché parte, soprattutto, dal grave ed errato presupposto che la realizzazione dell'inceneritore possa essere una "soluzione ponte". La cosa è illogica ed assurda in quanto questa soluzione, che è tutt’altro che transitoria, costringe la politica sui rifiuti per almeno 20 anni. Bolzano “insegna” che i vent’anni si potrebbero raddoppiare.

Su alcuni punti è difforme da quanto dice il documento FNOMCEO:

- Non considerando la distorsione del mercato operata da impropri incentivi all'incenerimento.

- Non traendo, dal fatto che la discarica è inevitabile (dato pure citato), la conseguenza che l'inceneritore è inutile e superfluo, se si vuole e si riesce a ridurre con altri mezzi, meno dannosi, i rifiuti da smaltire in discarica.

- Soprattutto, non prendendo in considerazione l'esistenza di "altre metodiche di smaltimento efficaci dei rifiuti che, oggi,  rispetto all'incenerimento" presentano "minori rischi ambientali" (documento FNOMCeO), quali quelle che non prevedono combustione.

 

Alcuni altri discutibili e deboli passaggi:

- Sulle presunte garanzie che offrirebbero gli inceneritori di “ultima generazione”, sappiamo bene, invece, quali sono i danni dei "vecchi impianti"; per i "nuovi" dovremo aspettare, vedere e ancora una volta contare i danni.

- Le note BAT lasciano ancora aperti numerosi aspetti critici: caratteristiche dei sistemi di abbattimento, composizione dei rifiuti ammessi all’inceneritore, controllo delle fasi critiche di accensione e spegnimento durante le quali i processi di combustione - e di conseguenza le emissioni - sono difficilmente controllabili, di fatto incontrollabili.

- La taglia assai maggiore dei nuovi impianti, rispetto ai precedenti, si traduce in una maggiore massa di inquinanti immessi nell’aria. In una prospettiva europea in cui si prevede che al 2020 l’incenerimento di rifiuti aumenti fino al 25% (82 milioni di tonnellate),  se non venissero implementate politiche alternative ciò significa che verrebbero incenerite sino a tale data 1 miliardo di tonnellate di rifiuti.

- I sistemi di abbattimento nelle immissioni in atmosfera comportano il trasferimento di inquinanti nei rifiuti prodotti dall’incenerimento e quindi la ridislocazione nel tempo e nello spazio dell’impatto sanitario e ambientale.

Infatti, anche gli inceneritori cosiddetti di "ultima generazione" necessitano di discariche di servizio, in ragione del 20-30% della massa dei rifiuti in ingresso a cui si aggiunge un ulteriore 3-5% di rifiuti pericolosi, specificatamente prodotti da questi impianti (ceneri volanti e residui degli impianti di abbattimento). Lo stesso Ordine dei Medici trentini, contrariamente all’opinione di alcuni convinti sostenitori dell’incenerimento, non ritiene che i residui solidi dell’inceneritore siano da considerare “inerti” laddove scrive che “il destino delle ceneri e degli altri rifiuti residui dalla combustione è comunque lo smaltimento in discariche per rifiuti speciali, siti costosi e pericolosi”.

- Una delle problematiche più importanti degli impianti di “nuova generazione”, è proprio quella della formazione di ingenti quantità di particolato fine ed ultrafine, tanto primario quanto secondario, che anche le più recenti e migliori tecnologie non sono in grado di contenere ed abbattere.

 

Il medico dovrebbe avere il dovere e il coraggio di prevenire davvero un danno evitabile e non limitarsi a prevederlo, studiarlo, monitorarlo per fare il conto dei malati e/o dei morti. In questo modo l'Ordine dei Medici trentini ha imparato poco dalle migliaia di medici italiani, ed altri Ordini nazionali, che su questa materia si sono già espressi con altre vision, lungimiranza e diverso spirito di “condivisione”.

 

Direttivo Nimby trentino, 20 giugno 2008

 

Allegato: documento Epidemiologia & Prevenzione, gen-feb 2008

Segue la cronaca locale

 

 

l'Adige, 31 maggio 2008
La proposta dell'Ordine dei medici trentini:
"L'impianto si farà, serve un organismo che vigili sulla salute dei cittadini"

Un osservatorio sull'inceneritore

 

L'Ordine dei medici del Trentino prende posizione, ed è la prima volta, nel dibattito sulla realizzazione del nuovo termovalorizzatore di Ischia Podetti. E, se inceneritore sarà, chiede a gran voce alla Provincia e al Comune di Trento l'istituzione di un osservatorio epidemiologico multidisciplinare per monitorare le conseguenze sanitarie, oltre che ambientali, generate dall'impianto.

«Prendiamo atto del fatto che ormai è consolidata la volontà politica di realizzare l'inceneritore - spiega Giuseppe Zumiani, presidente dell'Ordine dei medici chirurghi e degli odontoiatri della provincia di Trento - Da un certo punto di vista si tratta di un passaggio imprescindibile, perché lo smaltimento dei nostri rifiuti non può essere delegato ad altri territori. Purtroppo siamo ancora lontani dal raggiungere l'obiettivo rifiuti zero e la raccolta differenziata, che pure vede il Trentino come riferimento a livello nazionale e che dobbiamo continuare a stimolare, da sola non basta a risolvere l'intero problema».

L'incenerimento quindi, si legge in un documento prodotto dall'Ordine, deve essere considerato come una soluzione ponte alla crisi dei rifiuti: «Soprattutto - rilancia Zumiani - in considerazione del fatto che gli studi effettuati sul nuovo impianto di Barcellona hanno dato risultati confortanti dimostrando che gli impianti di nuova tecnologia sono in grado di limitare di molto i notevoli rischi di patologie tumorali che le strutture di vecchia generazione avevano». Questo però non significa che l'Ordine dei medici possa fare a meno di vigilare sulla salute dei cittadini. Anzi: «Il codice di deontologia medica modificato nel dicembre del 2006 - precisa il presidente dell'Ordine - specifica che il medico è tenuto a considerare l'ambiente in cui l'uomo vive come fondamentale determinante della salute dei cittadini».

Ecco quindi che i medici hanno deciso di richiedere l'istituzione di un osservatorio sul futuro inceneritore, inviando una lettera in proposito al presidente della Provincia Lorenzo Dellai, agli assessori Remo Andreolli e Mauro Gilmozzi, al sindaco Alberto Pacher, e al direttore dell'Azienda sanitaria Franco Debiasi. «Questo non significa che siamo d'accordo con l'ipotesi di realizzare il termovalorizzatore - specifica Nicola Lenti, consigliere dell'Ordine - però una volta capito che questa è l'intenzione, ci è parso il caso di muoverci per tempo ragionando sull'istituzione immediata di un organismo che vigili sulla salute dei cittadini».

Collocare un termovalorizzatore in valle dell'Adige, infatti, creerebbe delle condizioni ambientali nettamente differenti da quelle esistenti, ad esempio, negli otto impianti già realizzati nella regione Emilia Romagna. E per questo bisognerebbe partire subito con «l'esame in bianco» della popolazione. «È ancora presto però per capire come muoverci - conclude Zumiani - Intanto attendiamo di incontrare la politica per spiegare il nostro progetto, e poi vedremo come muoverci».

Rudy Gaddo

 

 

Trentino, 31 maggio 2008
«Inceneritore: ci vuole uno studio sui rischi»
L’Ordine dei medici ha consegnato alle istituzioni

un documento con le linee guida

 

TRENTO. L’Ordine provinciale dei medici interviene sull’inceneritore. «Non è escluso che quelle emissioni rappresentino un rischio», è stato detto ieri in conferenza stampa. Così, dopo un anno e mezzo di studi e riflessioni, è stato inviato alle istituzioni un documento per la tutela della salute di cittadini e ambiente. «Non è imprescindibile la costruzione dell’inceneritore - afferma l’Ordine- ma, dato che tutto è stato già deciso, si scelgano le tecnologie più avanzate e si tenga monitorata poi la situazione».

Il codice di deontologia approvato nel dicembre del 2006 afferma che «il medico partecipa alle iniziative di prevenzione, di tutela della salute nei luoghi di lavoro e di promozione della salute individuale e collettiva».

In questo contesto si inserisce la produzione - da parte dell’Ordine provinciale - di un documento contenente le linee di valutazione sanitaria e ambientale che dovrebbero essere esplorate prima che l’impianto di Ischia Podetti sia in funzione, ma anche i criteri della sorveglianza a lungo termine.

Il documento è stato inviato martedì scorso al presidente della Provincia Dellai, agli assessori alla salute Andreolli e all’ambiente Gilmozzi, ai vertici dell’azienda sanitaria e al sindaco Pacher.

«E’ demagogico calare dall’alto un progetto di tecnici - ha affermato ieri il presidente dell’Ordine Giuseppe Zumiani - bisogna introdurre un modello partecipativo, che includa le opinioni dei cittadini, e anche noi abbiamo il desiderio che venga tenuta in considerazione la nostra».

Ma quali saranno i passi concreti dell’iniziativa intrapresa dall’Ordine? «Allo studio preliminare dovrebbe seguire un “sistema di sorveglianza” sui cittadini che abitano nei pressi dell’impianto - risponde Zumiani - un monitoraggio socio-ambientale gestito da un medico epidemiologico che coordina un equipe di esperti. Tra loro medici di medicina generale, pediatri, medici del pronto soccorso che segnalano i possibili eventi acuti e poi dermatologi, pneumolgi, cardiologi e ginecologi capaci di rilevare le malformazioni congenite e gli aborti spontanei. Infine biologi e biologi molecolari che analizzano i campioni di sangue e i tessuti. Tutto questo è possibile perché i medici sono in collegamento costante grazie alla rete telematica».

Alla luce del fatto che le decisioni sembrano essere già state prese da tempo, questa proposta potrebbe però apparire tardiva. Perché infatti non intervenire quando il dibattito era ancora aperto, se mai lo è stato, e prendere una posizione netta?

«Noi siamo in carica da due anni e mezzo e prima ci siamo dovuti occupare di questioni più impellenti - risponde Zumiani - comunque non ci resta che prendere atto della decisione presa e tracciare delle linee guida affinché le conseguenze sulla popolazione e sull’ambiente siano più limitate possibile. Non abbiamo un grande peso nei confronti delle istituzioni, ma almeno ribadiamo la necessità di uno studio preventivo e delle fasi di monitoraggio. Se questo non avvenisse non avranno il nostro parere favorevole».

Silvia Conotter

 

 

l’Adige, 1 giugno 2008

Medici troppo timidi sull'inceneritore

L'assessore Lorenzoni critica il suo Ordine

 

LAVIS - L'Ordine dei medici del Trentino ha proposto la costituzione di un osservatorio sul futuro inceneritore di Ischia-Podetti (vedi l'Adige di ieri, ndr). Un organismo che vigili sulla salute dei cittadini. «Finalmente» commenta Lorenzo Lorenzoni , medico e assessore alla sanità e all'ambiente del Comune di Lavis, ad un anno dalla modifica del nuovo codice di deontologia professionale «l'Ordine presenta un suo documento relativo alla decisione alla decisione del Comune di Trento e della Provincia di smaltire la frazione indifferenziata dei rifiuti urbani tramite inceneritore». Finalmente...

«Ma i suoi contenuti» aggiunge Lorenzoni «sono ben lontani dalla piena applicazione dell'articolo 5 ("Educazione alla salute e rapporti con l'ambiente") che il nuovo codice introduce: il rispetto e il valore dell'ambiente in cui l'uomo vive e lavora, che va inteso come determinante della salute dei cittadini. Il documento presentato non mi pare pienamente rappresentativo del ruolo attivo e responsabile che la classe medica deve assumersi nella tutela del diritto individuale e collettivo alla salute...». Lorenzoni osserva che «sia gli operatori dei dipartimenti di prevenzione che i medici ospedalieri e di medicina generale possono quotidianamente constatare la diffusione sempre maggiore di patologie tumorali e, soprattutto, l'abbassamento dell'età di incidenza, specialmente nelle zone più inquinate e più trafficate.

Lo testimonia il "Documento Ambiente" dell'associazione italiana di medici per l'ambiente, che riporta i risultati di un'indagine condotta dall'Oms in 13 città italiane con oltre 200.000 abitanti, nel periodo 2002-2004, secondo la quale ben 8.820 morti/anno, di cui 772 per cancro, sono da attribuire a valori di PM10 sopra la soglia di 20 mmg/mc». La preoccupazione aumenta, ricorda il medico-assessore citando l'Istituto superiore di sanità, se si fa riferimento ai danni derivanti dall'effetto serra ed ai cambiamenti climatici conseguenti.

«In questo scenario» secondo Lorenzoni «il documento dell'Ordine appare debole e remissivo: la richiesta di applicazione delle ultime tecnologie è banale ed inutile in quanto non esiste tecnologia al mondo che possa trattenere tutti i fumi prodotti; chiedere l'attivazione di un efficiente sistema di monitoraggio prima della realizzazione dell'impianto appare superfluo: è un impegno già previsto nella delibera della giunta provinciale tra i programmi da attuare». «Giusta, invece, l'affermazione che, costruito l'impianto, è "impossibile prevederne l'impatto socio-ambientale, considerate le caratteristiche orografiche e meteorologiche uniche del sito prescelto": proprio questa considerazione è motivo sufficiente per dire no. A conferma bastano i dati statistici sulle PM10 del gennaio 2007 (22 giorni di sforamento a Trento, solo 5 a Bolzano) per capire la gravità della scelta di localizzare l'impianto di incenerimento nella conca di Trento.

E chi afferma che gli inceneritori esistono in molte grandi città (da Barcellona a Budapest, ecc.) dimostra di colpevolmente trascurare o ignorare le enormi differenze delle condizioni meteo esistenti tra le diverse località: tra esse la conca di Trento è certamente tra le peggiori». «Perciò, pur nella consapevolezza che il tema dello smaltimento dei rifiuti sia uno dei più importanti e complessi della nostra società, vorrei sentire dal nostro Ordine un fermo invito a fermarsi e riflettere seriamente se quella dell'incenerimento sia la sola strada da seguire, specie nel nostro Trentino, o se, invece, esistano alternative eticamente, socialmente ed economicamente più compatibili».

 

 

Trentino, 1 giugno 2008
Il dottore e assessore:

«Siamo testimoni dei danni da inquinamento, serve più coraggio»
«Inceneritore, i medici dicano no»
Lorenzo Lorenzoni critica il documento dell’Ordine

 

TRENTO. Lorenzo Lorenzoni, medico e assessore alla sanità del Comune di Lavis, interviene sul documento redatto dall’Ordine dei medici sull’inceneritore di Ischia Podetti.

«I suoi contenuti - scrive Lorenzoni - sono lontani dall’applicazione dell’articolo 5 (Educazione alla salute e rapporti con l’ambiente) che il nuovo codice deontologico introduce: il rispetto e il valore dell’ambiente in cui l’uomo vive e lavora, inteso come determinante della salute dei cittadini». «Il medico - prosegue - è spesso testimone delle evidenti e gravi ricadute che i danni ambientali comportano sulla salute dei cittadini, rilevando, anno dopo anno, il progressivo incremento dei dati che indicano l’incidenza dell’inquinamento sulla morbilità e sulla mortalità».

«In questo scenario il documento presentato appare debole e remissivo: la richiesta di applicazione delle ultime tecnologie è banale ed inutile in quanto non esiste tecnologia al mondo che possa trattenere tutti i fumi prodotti; chiedere l’attivazione di un efficiente sistema di monitoraggio prima della realizzazione dell’impianto appare superfluo in quanto impegno già previsto nella delibera provinciale. Giusta, invece, l’affermazione che, costruito l’impianto, è “impossibile prevederne l’impatto socio-ambientale, considerate le caratteristiche orografiche e meteorologiche uniche del sito prescelto”: proprio questa considerazione è motivo sufficiente per dire no. Bastano i dati del gennaio 2007 (22 giorni di sforamento a Trento, 5 a Bolzano) per capire la gravità della scelta di localizzare l’impianto nella conca di Trento. E chi afferma che gli inceneritori esistono in molte grandi città, dimostra di colpevolmente trascurare o ignorare le enormi differenze delle condizioni meteo esistenti tra le diverse località: tra esse la conca di Trento è tra le peggiori. Ecco perché serve il coraggio di rendere pubblico il grave dubbio che gli impianti di incenerimento possano far aumentare in maniera significativa patologie acute e croniche. L’impatto negativo sulla salute delle popolazioni residenti causato dalle emissioni nell’aria dei fumi prodotti dagli inceneritori è confermato da studi esperiti in ogni parte del mondo».

«Perciò - conclude Lorenzoni - pur nella consapevolezza che il tema dello smaltimento dei rifiuti sia uno dei più importanti e complessi della nostra società, vorrei sentire dal nostro Ordine un fermo invito a fermarsi e riflettere seriamente se quella dell’incenerimento sia la sola strada da seguire».

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