"Democrazia di base" in Trentino?

Tra le conclusioni di uno studio voluto dalla provincia autonoma

emerge il contrario

 

La PAT "biancorossoverde" (la maggioranza comprende gli ex-DS, gli ex-margheritini e i verdi) si impegna molto nel trasmettere verso l'esterno l'immagine di una istituzione "aperta" e "progressiva" aperta alle istanze dal basso. In realtà il consenso è fortemente strutturato e irregimentato attraverso canali clientelari, le voci di dissenso poche e fievoli. A livello locale la partecipazione democratica è scarsa, scoraggiata dall'egemonia di cerchie autoreferenziali con forti intrecci interni, anche di tipo personale, basati sulla sovrapposizione dei ruoli, dalla esclusione degli outsider e di aggregazioni che operano al di fuori del "regime". Tali cerchie ruotano intorno alle strutture del credito e della cooperazione, sono forti dell'accreditamento nei confronti delle istituzioni centrali (politiche ed economiche). Il tutto è tenuto insieme dal controllo dei generosi flussi di spesa pubblica resi possibili dalla "autonomia" (i veri autonomisti tirolesi non la intendono così, ovviamente).

 

Il sistema è stato consolidato e oliato grazie ad una continuità storica che ha pochi paragoni al mondo, altro che URSS! Nasce da una fortissima egemonia del clero legata alla presenza di un vescovo-principe (durato sino a Napoleone). La curia di Trento, sin dai tempi asburgici, promosse un potente sistema cooperativo per mantenere e rafforzare il controllo sociale (braccio politico il Partito Popolare di Degasperi). Dopo la parziale parentesi del ventennio fascista vi fu il periodo d'oro degasperiano e poi, senza scosse, si è arrivati all'attuale direzione politica dellaiana/margheritina.

Nel governo provinciale la componente di sinistra ha un ruolo subalterno (speculare a quello della componente cattolica nelle regioni rosse), tanto per mantenere quel sistema di equilibri nazionali che, nel tempo, è stato garantito - oltre che dagli accordi internazionali (e dalla relativa "rendita di posizione" geopolitica) - anche da un accorta strategia nei confronti della politica nazionale.

 

Per corrispondere all'immagine di "apertura", "progressismo", "ambientalismo" che la PAT si deve dare, al fine di giocare meglio nell'arena politica nazionale, Dellai aveva commissionato al prof. Luigi Bobbio e al dott. Gianfranco Pomatto dell’Università di Torino uno studio sul livello della "democrazia di base" in Trentino. Forse troppa sicurezza di sé (o arroganza?) giocano brutti scherzi e la ricerca è risultata un boomerang. I risultati sono stati presentati alla conferenza internazionale svoltasi a Trento il 23-24 maggio 08 “Qualità della Democrazia/Partecipazione e Governance”. Sono stati studiati cinque casi di conflitti territoriali o ambientali nella Provincia di Trento. Tra questi quello di Fiavè (illustrato nell'articolo a fianco). Vediamo alcune delle conclusioni dello studio:

Il confronto, quando avviene, è comunque sviluppato esclusivamente tra le istituzioni. I comitati di cittadini, le associazioni… non sono mai esplicitamente coinvolte, anche quando hanno specifici argomenti da proporre e godono di una certa influenza sulla popolazione. Per esempio, per discutere la localizzazione dell’impianto di biogas si costituisce una commissione che include i comuni interessati (Lomaso, Fiavè, Bleggio Inf. e Sup. CEIS e COGEGAS), ma non il comitato di cittadini (pure molto attivo).

 

Non è finita. Lo studio dice che sistematicamente le istituzioni evitano il confronto con le espressioni civiche "spontanee", non irregimentate e controllate dall'alto:

Due aspetti balzano agli occhi: la difficoltà di reperire soggetti istituzionali che siano in grado di svolgere un ruolo di mediazione (dal momento che spesso tutti i soggetti istituzionali sono coinvolti nel processo come parti in causa); la scelta di evitare ogni interlocuzione diretta con i gruppi o le associazioni che protestano e suggeriscono alternative….

Quello che lo studio accademico non può esplicitare è il circolo chiuso degli interessi "forti" locali che ruota sempre intorno alle stesse persone o famiglie. Chi comanda alla Cassa Rurale comanda anche al Caseificio, il vice-sindaco di Lomaso è vice-direttore della potente Federazione Allevatori e promotore della coop di allevatori (COGEGAS) che dovrebbero vendere l'energia elettrica ricavata dal liquame ma anche presidente del CEIS (Consorzio elettrico industriale di Stenico) che... dovrebbe comprarla.

 

Il caso di Fiavè è emblematico anche perché sta avendo risonanza a livello provinciale e, speriamo, oltre i confini di quello che era il dominio del vescovo-principe di Trento.

 

Michele Corti

Milano, 27 agosto 2008

 

 

Fiavè.  Biogas e Caseificio

Le istituzioni locali, controllate da cerchie autoreferenziali,

sono impermeabili alle istanze dal basso

 

Uno dei casi di mancata "democrazia di base" messi in luce dallo studio dell'Università di Torino riguarda Fiavè e l'opposizione del CIGE (Comitato Iniziative per le Giudicarie Esteriori) al progetto di una maxi-centrale di biogas (vedi articolo a fianco).

Il progetto si è reso "necessario" per la presenza di maxi allevamenti zootecnici legati alla locale struttura industriale di trasformazione del latte. Essa è sovradimensionata e afflitta dai costi di trasporto (un tempo parzialmente coperti da mamma provincia) e ha cercato negli anni di stimolare la produzione di latte locale favorendo la "crescita" dei soci conferenti.

 

Ciò ha comportato pesanti conseguenze ambientali. Il CIGE, molto giustamente, sostiene che è il modello di folle industrializzazione agrozootecnicocasearia di un piccolo altopiano di montagna che non va e che il biogas è solo una scorciatoia pericolosa e dispendiosa. Le grandi risorse turistiche dell'altopiano non sono state volutamente valorizzate per non interferire con gli interessi di pochi che preferiscono andare avanti con le maxi stalle e la relativa monocoltura del mais (con l'irrorazione dei pesticidi che comporta). Eppure il Lomaso-Fiavè di risorse ne avrebbe, eccome: paesaggistiche, storiche, ambientali, culturali (basti dire che c'è il sito palafitticolo più importante delle alpi meridionali oltre a pievi, castelli, il borgo di Rango ecc.), sito - per lo più - a un tiro di schioppo dal Lago di Garda e dalle Terme di Comano.

 

Sulla base di queste considerazioni il CIGE a Fiavè, dove dovrebbe sorgere la maxi-centrale, ha raccolto 400 firme (la maggioranza degli elettori del comune). Ma l'amministrazione comunale, che vuole fortemente il progetto insieme a quella del vicino comune di Lomaso, ha semplicemente ignorato l'espressione democratica dei propri amministrati. Non c'è stato nessun "tavolo".

In termini molto soft lo dice anche lo studio incautamente voluto da Dellai.

 

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