Pellegrini d’altri tempi lungo la via Francigena

 

 

Cinquantasette giorni di cammino per coprire i 2.056 chilometri che dividono la cittadina di Canterbury, nel sud della Gran Bretagna, da Roma. Italo Benedetti, pensionato di Besenello, e Ruta Rainiene, lituana, questo viaggio sulle orme dei pellegrini medioevali, lungo la via Francigena, l'hanno pianificato dopo aver camminato assieme, l'anno scorso, sul sentiero verso Santiago de Compostela.


«Ci siamo conosciuti in chat nel novembre del 2006 - racconta Italo - e abbiamo iniziato a scriverci perché lei voleva imparare l'italiano». Poi è venuta a galla quella passione per i viaggi, per questo tipo di viaggi. Italo Benedetti sostiene che tutti, prima o poi, dovrebbero trovare il tempo nella loro vita di fare un'esperienza del genere. «Per riflettere, per capire che non c'è solo spazio per la carriera e la freneticità di ogni giorno. È bello vedere il mondo con i tuoi piedi».


Italo Benedetti vive a Besenello con la sua famiglia. Da lì, l'8 maggio scorso, è partito con Ruta per l'Inghilterra. Un volo low cost per raggiungere Londra e da lì a Canterbury. Poi via spingendo davanti a sé un carrello di 44 chili con lo stretto necessario. «Appena partiti, dopo aver percorso una decina di chilometri, seguendo il navigatore, ci siamo trovati contromano sull'autostrada - spiega Italo -. Ci ha dovuto scortare la polizia per un pezzo! Del resto non era facile trovare l'itinerario giusto, perché sono rimasti soltanto quattro segnali in Francia ed uno in Inghilterra ad indicare la via dei pellegrini». Per non parlare degli ostelli, aggiunge sempre Italo: «In Francia ci ospitavano quasi sempre nei comuni per dormire, ma in Italia vorremmo sapere che fine hanno fatto tutti quei soldi che sono stati stanziati nel 2000, anno del Giubileo, per realizzare degli ostelli per i pellegrini che percorrono la via Francigena. Ne abbiamo incontrati soltanto due, gli altri erano hotel a quattro stelle. Soltanto due volte siamo riusciti a farci ospitare nei comuni, dicendo che eravamo inviati per controllare le condizioni della via Francigena».


Anche la capitale, nella quale i due camminatori sono approdati il 4 luglio scorso, è stata una delusione da questo punto di vista. Per spiegare meglio mostrano il libricino piegato a fisarmonica con i timbri delle tappe che hanno scandito il loro percorso. Sono tante. Ad ognuna è legato un aneddoto, un ricordo. «In Svizzera era tutto più caro. A Roma invece tutto esaurito, dalle suore non si trovavano posti letto per meno di 30, 45 euro a notte. E nelle strutture gratuite non c'erano altro che studenti. In Francia invece abbiamo incontrato tanta generosità, come le persone che correvano a portarci l'acqua fresca appena suonavamo al campanello di casa».


Italo parla e Ruta ascolta, annuisce con la testa e aggiunge qualche particolare. «Era così anche in viaggio - aggiunge l'uomo -. Lei andava avanti silenziosa. E se io mi lamentavo o stavo a calcolare i chilometri ancora da percorrere era pronta a ricordarmi lo spirito del viaggio: "Non contare, siamo pellegrini"».


Dieci, dodici, a volte quattordici ore di cammino al giorno, con tappe che andavano dai 35 ai 58 chilometri. Per ventiquattro giorni Italo e Ruta sono andati avanti sotto la pioggia, il giorno del solstizio d'estate per la prima volta hanno rivisto il sole. Il freddo se lo ricorda soprattutto Ruta, che per tutto il cammino ha indossato dei sandali. Salendo verso i 2.646 metri del passo del San Bernardo era lei ad aprire la rotta: camminava più veloce, davanti a Italo che invece calzava gli scarponi, per cercare di scaldare i piedi. Ma anche questo ha reso indimenticabile il viaggio. E ora c'è già il sogno di un'altra meta, che completerebbe le tre peregrinationes maiores (la via Francigena per visitare la tomba di Pietro, Santiago de Compostela e la Terra Santa). Nel 2009 partiranno da Besenello alla volta di Gerusalemme.


Luisa Pizzini

l’Adige, 17 agosto 2008

 

 

Consiglio a Veltroni? Faccia due passi
Claudio Sabelli Fioretti e Giorgio Lauro questa sera a Lavarone
per raccontare una scarpinata lunga 659 chilometri

 

 

Uno è l'animatore di LavaronEstate: ormai gioca in casa, dato che da anni risiede in Trentino (anche se non ricorda da quanti). L'altro è un conduttore radiofonico tifoso del Milan e con una grande passione per la pallacanestro.

Sull'altopiano presentano il frutto di una fatica congiunta, una scarpinata di 659 chilometri diluiti in 32 tappe da Lavarone a Vetralla: il libro «A piedi» (Chiarelettere, 13 euro, 140 pagine). Sono Claudio Sabelli Fioretti e Giorgio Lauro, che si divertono (almeno così pare) anche durante l'intervista, dopo aver trafficato una buona decina di minuti per trovare il tasto giusto del cellulare per mettere in funzione l'altoparlante: «Di solito è questo tasto qui - si lamenta Sabelli - ma oggi non capisco perché non funziona».

Poi deve rispondere ad un'altra chiamata. Poi cade la linea. E alla fine telefona lui, perché finalmente è rispuntato sul mini schermo del cellulare quel dannato comando per il «viva voce».


La prima edizione del libro è già andata esaurita (6mila copie: non bastano per ritirarsi, ma è già una bella soddisfazione) ma i due viaggiano ancora per presentarlo e raccontare la loro esperienza. «È stato faticoso - confessa Sabelli Fioretti - perché è vero che non era tanto caldo, ma non è che fosse nemmeno tiepido. E ci sono stati giorni in cui abbiamo percorso anche 35 chilometri, anche se la media è stata di 23. Camminavamo fino a dieci ore al giorno».


Cercavate un'Italia più bella? Magari migliore di come appare?

«A dire la verità cercavamo l'Italia. E basta. Ma abbiamo incontrato gli italiani che si sono rivelati diversi da come appaiono e da come i media li descrivono. Li abbiamo trovati più interessati al dialogo. Anche disponibili a rispondere».


Perché proprio a piedi?

«Perché già in bici sei troppo veloce. Per non parlare dell'automobile: tutto ti scorre accanto troppo in fretta. Non riesci a vedere niente. A piedi, invece, sei costantemente fermo».


Gli italiani vi sono piaciuti, ma l'Italia?

«Ripeto: non cercavamo posti belli. Ma ne abbiamo visti davvero molti di brutti».


Lauro, è d'accordo?

«A me è sembrato di vedere posti più sporchi che brutti. Abbiamo visto fiumi le cui tinte non avevano niente di naturale: marroni, rossi ma mai del colore dell'acqua. E poi immondizie, bottiglie e perfino scatole di Viagra lungo le strade».


Con chi parlavate?

«Diciamo che la nostra iniziativa ha colpito più gli adulti. I giovani ci guardavano come se fossimo dei matti. Erano più le persone anziane, cioè come Claudio, che non quelli di mezza età come me…».

«Attenzione - interviene Sabelli Fioretti - io ho sessantatre anni anagrafici ma me ne sento quaranta, cioè il contrario di Giorgio… Scherzi a parte, la sensazione è che le persone più avanti con gli anni provassero anche un po' di invidia e di ammirazione per la nostra lunga camminata».


Ma gli italiani cosa volevano sapere da voi?

«Perché lo stavamo facendo».


Vi siete accorti dell'Italia che cambiava, che voltava le spalle ad una certa parte politica per abbracciarne un'altra? Vi siete accorti delle preferenze che si andavano delineando nelle diverse regioni?

«Col senno del poi - osserva Giorgio Lauro - abbiamo pensato a quei molti extracomunitari che abbiamo incontrato in Emilia Romagna, regione in cui la Lega ha sfondato. Ad una prima lettura, questa presenza così massiccia ci era sfuggita. Poi abbiamo capito».


Cos'altro avete compreso?

«A tutti chiedevamo cosa ne pensassero del partito democratico che si andava costituendo proprio in quel periodo. Ed era chiaro che il Pd era un soggetto alieno per la maggior parte della gente, di destra, di centro e di sinistra. Era pacifico che gli italiani erano stufi della politica».


Quindi?

«Se Veltroni avesse camminato con noi avrebbe avuto conoscenze migliori sul Paese e forse non avrebbe incassato la batosta che ha incassato».


Le europee sono praticamente dietro l'angolo: farete un altro giro?

«Sappiamo già come andrà a finire».


Come?

«Come le politiche».


Perché?

«Perché non è cambiato nulla. Il Pd ha sbagliato strada, solo che nessuno se n'è accorto. È come un navigatore satellitare senza batteria».


Gli italiani, invece, stanno capendo come si muove il governo, ad esempio sulla giustizia?

«Gli italiani lo hanno sempre saputo - osserva sferzante Sabelli Fioretti - solo che all'altro cinquanta per cento va benissimo. Questa maggioranza ha una grande abilità nel fare appello ad alcuni temi demagogici».


Avete già in mente la prossima camminata?

«Non attualmente. Ormai quest'estate è andata. Ma se la faremo sarà verso sud».


Quanto vi è costato girare per l'Italia a piedi per oltre un mese?

«Pochissimo. Noi, dell'aumento del prezzo del petrolio ce ne siamo fregati altamente. Quando abbiamo speso tanto, per dormire abbiamo pagato 30 euro a notte. E per mangiare, la sera, non servivano più di 35 euro. Abbiamo calcolato 1.500 euro a testa».


Se ci sarà un secondo giro, sarete ancora voi due?

«Cercheremo di coinvolgere un numero di persone sempre maggiore. Già questa volta c'è stata gente che è rimasta con noi anche per due settimane. Ci piacerebbe che da marcia solitaria diventasse socializzante».


Il momento più difficile?

«Rispondo io - interviene Giorgio Lauro - perché per due giorni e mezzo ho avuto la febbre. Avrei scoperto poi che era stato a causa di una zecca. Eravamo nel forlivese, in un agritur, dove i due gestori non ci hanno trattati come dei figli, ma quasi come degli amanti. Sono stati gentilissimi».

«Siamo già stati a trovare altra gente che abbiamo incontrato - aggiunge Sabelli Fioretti - ad esempio sugli Appennini, a Campigna: ci siamo innamorati di alcuni posti».


In conclusione?

«Abbiamo scoperto che camminare è filosofia. Siamo stati filosofi per un mese senza saperlo. Però - conclude Sabelli Fioretti - se uno cerca posti in montagna, non dovrebbe andare fuori dal Trentino o dall'Alto Adige…».


Per solidarietà a Travaglio, che ha appena frequentato lo stesso centro congressi e al quale il presidente del Senato ha chiesto un risarcimento spaventoso… Che persona è?

«Schifani? Come uomo non è il mio tipo», saluta Giorgio Lauro, quarantenne milanese.

 

Mattia Eccheli

l’Adige, 24 agosto 2008

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