Sul caso Alitalia
Commento agli articoli de "La Nazione" del 15 settembre 2008

 

 

Giancarlo Mazzucca - giornalista, Paolo Giacomin - giornalista, Giuliana Bernardi - "opinionista", Donatella - "opinionista" e chissà quanti altri sparsi nel Belpaese, dall'alto dei loro scranni dorati, argentati, bronzati o semplicemente… assegnati, stanno chiedendo la testa dei dipendenti Alitalia. Bene, io non conosco i redditi dei suddetti articolisti (professionisti o meno), ma se sono dipendenti a reddito fisso, di imprese o di enti, non credo che si trovino dalla parte giusta della barricata. Si grida allo scandalo per gli stipendi da mille e una notte di piloti e affini, ma questi stipendi chi li corrispondeva? La causa del fallimento dell'Alitalia è da attribuire tutta alle retribuzioni, che anch'io riconosco esagerate? (Anche se poi bisognerebbe andare ad appurare il compenso di un'ora rapportato alle quantità e qualità del tempo richiesto agli operatori: è più o meno alto di quello percepito, ad esempio, da una colf?).

 

E ora? Proviamo a mettere sul tappeto le sorti dell'una e dell'altra parte: riduzioni del 30% (se non più) sugli stipendi (smentita da Berlusconi, ma vedremo poi), che non credo sia bilanciata da corrispondente riduzione delle ore lavorative, anzi, quelle che l'articolista-professionista Elena G. Polidori chiama "ASSUNZIONI da 11.500 a 12.500 dipendenti nella Nuova Alitalia" altro non sono se non tagli operati sul vecchio organico, che poi siano 1.000 esuberi in meno (merito, come vedremo sempre più avanti, di Berlusconi) non vanno certo a sgravare il lavoro dei superstiti, chiamati a coprire l'annunciato sviluppo delle rotte intercontinentali. Per il resto, niente benefici né miglioramenti, che io sappia, a parte una qualche ricaduta positiva, dovuta al rinnovo della flotta, per il personale viaggiante che potrebbe godere di migliori tecnologie, e per quello manutentore, sollevato dai massicci controlli richiesti da aeromobili vetusti, ma che comunque dovrà gradualmente revisionare 60 velivoli in più nell'arco di tempo dal 2009 al 2013. Il disarmo dei corrispondenti velivoli superati, comunque, è ancora tutto da programmare. A proposito di sopravvissuti, quali saranno, secondo Mazzucca, i criteri per scegliere questi ultimi, il possesso di privilegi più o meno pesanti o le necessità, pardon, i "pretesti" di chi «tiene famiglia»?

 

Ma cosa avviene sull'altra sponda?

Accennavo prima al nostro "beneamato" premier. Nel "Porta a porta" del suo alter ego Vespa (appellato Fede, con evidente lapsus freudiano), Silvio Berlusconi ha dichiarato ieri sera: «Se la trattativa fallisce la colpa è dei sindacati che hanno tenuto un atteggiamento irrazionale e delle corporazioni che non vogliono rinunciare a privilegi sconosciuti nelle altre compagnie».

Eppure mi sembra che i piloti avevano proposto stipendi equiparati proprio alle altre compagnie aeree. Semmai chi non vuol rinunciare ai veri privilegi che hanno messo in ginocchio il welfare italiano, insieme ad ogni governo in carica da molti anni a questa parte, sono proprio le multinazionali, delle quali diverse si nascondono anche dietro la sigla CAI. Forse sono in molti a non conoscere o a far finta di non conoscere i nomi dei 16 (prima 18) "capitani coraggiosi" (così definiti sempre da Berlusconi) attaccati alla corda della compagnia di bandiera, allora sarà bene rinfrescare queste labili memorie:

Roberto Colaninno (attraverso IMMSI), che sarà il presidente della nuova società;

Gruppo Benetton attraverso Atlantia;

Gruppo Aponte;

Gruppo Riva;

Gruppo Fratini attraverso FINGEN;

Gruppo Ligresti attraverso FONSAI;

Equinox;

Clessidra;

Gruppo Toto;

Gruppo Fossati attraverso FINDIM;

Marcegaglia;

Caltagirone Bellavista attraverso Acqua marcia;

Gruppo Gavio attraverso ARGO;

Davide Maccagnani attraverso MACCA;

Tronchetti Provera;

Intesa Sanpaolo.

 

Ritengo effettivamente improbabile, in accordo con Mazzucca, che qualcuno di questi scalatori abbia mai fatto appello al «tengo famiglia», se non altro per il numero un tantino elevato e le esigenze di vita non proprio sobrie dei componenti. Eppure non credo che l'«aggio» di questi familiari abbia qualcosa da invidiare a quello dei piloti e le pietre con cui i poveri martiri in elenco, «quei capitani coraggiosi che hanno deciso di rischiare in prima persona (senza, ovviamente, essere disposti a rimetterci più di tanto), vengono brutalmente lapidati con termini tipo "furbetti" o "sporca dozzina"», si arrossano del nostro sangue, santificando loro!!

«Ho mantenuto le promesse,» continua il premier  su RAI1-Fininvest «gli esuberi saranno la metà di quanto previsto da Air-France, né ci sarà diminuzione di stipendio ma aumenterà l'orario di lavoro».

Ho sentito piloti e altri dipendenti dichiarare alla TV che i turni di lavoro da affrontare sono anche di 12 ore. Cosa vuol dire Berlusconi, che queste "assunzioni" dovranno essere coperte dai superstiti con ulteriore dilatazione del tempo di servizio? Beh, se io fossi un articolista mi sentirei di difendere più i superstiti che gli armatori.

 

Andiamo a vedere, allora, cosa c'è nel conto profitti e perdite di questi "salvatori della patria", come  sono stati definiti senza mezzi termini dai politicanti di turno (avallati dagli articolisti), dei quali il capocordata si chiama nientemeno che Roberto Colaninno, come dire lo "sherpa" per antonomasia.

Blogue Pol – Wordpress,  nell'articolo web "Nuova Alitalia vergine. Sulle spalle degli italiani", datato 1.09.2008, così inquadra la "lapidazione":

«Occorre chiarire subito la questione terminologica e soprattutto sostanziale sull'operazione che i grandi quotidiani riportano da giorni come "salvataggio" Alitalia. Chiamare le cose con il loro nome e dire le cose come stanno, senza rischiare di generare confusione, dovrebbe essere il compito di una corretta informazione. Il termine abusato e (quasi) mai virgolettato rischia di essere preso per buono da parte dell'opinione pubblica e si potrebbe finire per credere che Berlusconi abbia davvero salvato l'Alitalia o che la cordata degli imprenditori si occupi del risanamento dell'Alitalia. Secondo quanto si apprende dagli organi d'informazione, il core del "piano Fenice" prevede la costituzione di una newco, una nuova società, che buona parte della stampa identifica anche come Nuova Alitalia, come costola estrapolata dalla precedente e che prenderà il nome di Compagnia Aerea Italiana [CAI n.d.s.]. Essa otterrà attività e parte dell'apparato operativo della compagnia morente, sarà integrata da Air One e, punto più importante, sarà scevra degli oneri debitori pregressi. Per permettere la concentrazione della nuova società con Air One, il Governo si è assunto una legge delega di modifica alle norme Antitrust. Assistiamo dunque ad una divisione d'azienda, che possiamo chiamare anche smembramento o spacchettamento ma non esattamente "salvataggio"».

 

Le 16 famiglie imprenditoriali, dunque, faranno concime della vecchia Alitalia, con tutti i suoi dipendenti "inservibili", accreditandosi una società depurata dai debiti, i quali andranno ad "impinguare" le casse del 49% di parte pubblica, cioè le nostre, mentre i "lapidati" – armati di un "coraggio" indicibile – erediteranno una società, con tanto di flotta, attrezzature, personale "privilegiato", annessi e connessi, proveniente dalla dismissione della vecchia.

 

Ma non finisce certo qui. L' articolo citato, al quale fa eco parallela quello di Repubblica del 14.09.08, quasi fosse stato scritto dalla stessa mano, continua la sua accurata analisi dell'operazione messa a segno da questo gruppo di semplici investitori:

«Nell'obiettivo del profitto […] potranno capitalizzare ex novo gli utili della nuova compagnia ed ottenere ulteriori posizioni vantaggiose collegate; per esempio, c'è chi potrebbe ottenere spazi di appalto per l'Expo milanese e c'è chi, la Marcegaglia, potrebbe trovarsi in conflitto d'interesse con la sua posizione di Presidente di Confindustria. In un primo periodo ci sarà un ridimensionamento del vettore, che sarà basato su 6 aeroporti e su un numero inferiore di collegamenti quasi alla stregua di una compagnia regionale; in aggiunta, l'accordo prevede a breve l'ingresso di banche straniere e di almeno una compagnia aerea straniera di livello internazionale. (Air France-Klm o Lufhansa e sembra affacciarsi l'interesse anche della British Airways). Banche e compagnia straniera diventeranno i principali azionisti per poter far assumere alla Compagnia Aerea presunta Italiana un ambito europeo e internazionale. L'accordo dei 16 imprenditori italiani prevede il vincolo per i soci a restare nel capitale della "nuova vergine Alitalia" fino al 2013 (coincide con il termine della legislatura..!?) e successiva cessione ad un vettore straniero di sicuro affidamento. Dunque, se non nella ragione sociale, la Compagnia Aerea Italiana diventerà in un futuro alquanto prossimo la nostra ex compagnia di bandiera, in mano straniera. Berlusconi disse che ne avrebbe difeso l'italianità.

 

L'Alitalia che conosciamo, ora identificata come bad company (come se non fosse tale da tempo) viaggia invece come dead man walking. Modificata con decreto la legge Marzano per la gestione delle crisi aziendali e dichiaratasi la vecchia compagnia in stato d'insolvenza, ha chiesto il commissariamento e l'amministrazione straordinaria, anticamera del fallimento, affidata all'ex ministro Fantozzi che ne assumerà il ruolo di commissario liquidatore. Egli potrà svendere quel che resta di positivo mediante trattativa privata (non ci sarà un'asta pubblica a miglior offerente) e dovrà fronteggiare la rivalsa dei creditori. Il decreto varato prevede anche indennizzi ai piccoli azionisti, tramite il Fondo per le vittime delle frodi finanziarie (!) È dichiarato che i piccoli risparmiatori-azionisti subiranno dei danni e il Codacons ha annunciato ricorso per tutelarli.

 

Restano a carico della vecchia compagnia i settori non focali dell'information technology, i servizi amministrativi generici, i call center e settori delle riparazioni e della manutenzione. Si parla di circa 7.000 esuberi. Per questi, è prevista la cassa integrazione e la mobilità, per un periodo totale di 7 anni. E bisogna ricordare coloro che lavorano nell'indotto e con contratti precari. Secondo le prime dichiarazioni del Ministro Matteoli, una parte potrebbe essere ricollocata in Poste Spa, società regno delle controversie legali con i precari. Ma uno dei pochi esponenti apprezzabili di questo Governo, il Ministro della Funzione pubblica Brunetta, ha escluso categoricamente qualsiasi forma di assorbimento nelle Poste e nella P.A. Con questo dovrebbe essere chiaro quanto possa essere insidioso il piano di ammortizzatori sociali previsto. A Napoli-Capodichino vi è l'esempio di circa 850 lavoratori dell'Atitech che potrebbero restare a spasso.

(Im)morale della favola, il debito della vecchia Alitalia che ammonta ad oltre un miliardo di euro resterà accollato allo Stato, dunque ai cittadini e contribuenti italiani. Dopo i 300 milioni di prestito ponte che l'Ue potrebbe configurare come aiuto di Stato.

 

La soluzione adottata mette ancora una volta in risalto quanto la logica di Berlusconi segua il principio della privatizzazione dei profitti e della socializzazione delle perdite e che quel suo finto liberismo venga a cadere miseramente sulla base del tornaconto politico ed elettorale. Oggi appare ancor più colpevole di aver respinto con una provincialistica motivazione l'offerta avanzata da Air France alcuni mesi orsono e che risulta migliore della situazione posta in essere oggi. Responsabilità condivisa con i sindacati, che tirarono la corda provocando la rinuncia dei francesi e che oggi discutono con colpe proprie come affrontare l'esubero di un numero maggiore di lavoratori, a fronte di poco più di 2.000 che erano stati messi in conto dalla prima offerta di Air France. Offerta da rimpiangere perché avrebbe portato soldi nelle casse dello Stato per l'acquisto del tutto: flotta, dipendenti e debiti compresi e con il pagamento di un prezzo, quale esso sia, per le azioni».

 

Cari signori, chi vi scrive è un pensionato che ha veramente il privilegio, rispetto a chi prende la metà o meno, di percepire 1.300 euro scarsi al mese, eppure ad ogni bimestre, dopo aver pagato le utenze che nel periodo estivo superano spesso i 600 euro (non voglio pensare all'inverno, anche perché il Padre nostro "sa di quali cose abbiamo bisogno ancor prima che gliele chiediamo" [cf Matteo 6:8]), è costretto ad attingere all'accantonamento della liquidazione. Mia moglie, ora casalinga, ha lavorato 10 anni da commerciante per poi essere costretta a svendere un'attività fiorente di cartolibreria-edicola sotto la pressione degli interessi bancari e vedendosi rifiutare non solo la pensione, ma anche la restituzione, almeno, dei versamenti contributivi effettuati; fra due anni, teoricamente, dovrebbe aver diritto alla pensione sociale, ma ho il presentimento che il mio reddito verrà considerato troppo alto per la concessione del sussidio. Dei due figli che abbiamo, il maschio sta per farci nonni e, grazie a Dio, è autonomo economicamente e logisticamente, anche se – manco a dirlo – precario; la femmina, più giovane, vive con noi e anche lei può contare solo su lavori occasionali che non le permettono di mantenersi completamente.

 

Ebbene, ancora nessuno mi ha mai chiamato salvatore della patria, anche se l'economia di singoli e famiglie è il fondamento reale della società produttiva, mentre i forzati del potere e della finanza continuano a succhiarne il sangue, speculando persino sulla salute di figli e nipoti, nostri e loro, esponendoli a un inquinamento cieco che, ormai giunto al punto del non ritorno, sottrarrà il futuro a tutti.

Come non concludere queste amare considerazioni con le parole del nostro scrittore internauta?

«La cattiva amministrazione, frutto d'incapacità e/o di malafede, delle più grandi aziende italiane a partecipazione statale puntualmente non viene riconosciuta né sanzionata, (dice niente Trenitalia? E negli anni: Fiat-Alfa Romeo, Parmalat, Banco di Napoli...) e il suo peso ricadrà come sempre sulle spalle degli italiani. Così come quello della politica dannosa.»

 

Allora vi chiedo un favore: né "capitani coraggiosi", né "salvatori della patria", né altri titoli i cittadini, onesti e pazienti fin che possono, si aspettano dai loro sfruttatori, ma il rispetto è dovuto anche agli animali ed è quello che, come malati terminali, almeno pretendiamo. I politicanti, i grassatori, gli speculatori, gli pseudo-cristiani, i mafiosi, gli spacciatori, i lenoni, i prostituiti della scienza, i parolai, gli adulatori, gli affamatori, i guerrafondai, gli strozzini, gl'inquinatori, gli associati a delinquere tutti, abbiano una scintilla di ritorno all'homo sapiens (anche se non a quello sapiens-sapiens) e dicano pane al pane e vino al vino.

Non basta la repressione della fame, dell'intelletto, delle armi, della partitocrazia, per rubare a un popolo la cultura ereditata dalla notte dei tempi e certamente non riproducibile in un tunnel di 27 chilometri.
"La particella di Dio" è quella che alligna nell'anima assetata di verità, di giustizia e di pace, uniche componenti della libertà.

Buona risurrezione a tutti noi.

 

Saverio Benedetti

Gubbio, 16 settembre 2008

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