Non posso dimenticare

 

 

Ho viaggiato in Amiata punto di partenza del mio "giro d'Italia" delle acqua inquinate. Ho viaggiato con la gente dell'Amiata e ho vissuto con quei Comitati giorni intensi di passione civile e partecipazione umana. E non posso dimenticare.

 

Non dimenticherò, non posso dimenticare mai lo scempio che ho visto compiuto sulla natura, devastata nelle acque e con la vegetazione bruciata dalle emissioni delle centrali "ecologiche" dell'ENEL.

Non posso dimenticare i guard rail in metallo intaccati e distrutti in pochi mesi dalle emissioni e pertanto sostituti, credo caso unico al mondo, con guard rail in legno. Sì, di legno, avete letto bene. Allo stesso modo sono corrosi tutti i piloni delle linee elettriche della stessa ENEL e i pali delle insegne stradali. Una foresta di strutture metalliche colpite dal cancro geotermico delle emissioni di SO2... e non solo.

Non posso dimenticare i racconti e le statistiche di abbandono dei paesi dell'Amiata spopolati dalla distruzione ambientale e dalla falsa chimera dello "sviluppo" garantito agli abitanti grazie alla geotermia.

Non posso dimenticare le testimonianze e le foto delle case esplose per le eruzioni improvvise di gas che erompono dai pavimenti con fanghi bollenti.

Non posso dimenticare di aver ascoltato dalla gente comune che sostiene la lotta durissima dei Comitati dell'Amiata soli contro tutti (soli per tanto, troppo tempo, da non dimenticare...), sentire racconti di desolante attenzione da parte delle Istituzioni preposte alla difesa della salute.

Gente dell'Amiata che si vede arrivare all'improvviso in casa i tecnici dell'ARPAT per installare rilevatori di Radon. Ma non nei locali sotterranei dove il gas radioattivo potrebbe essere presente a concentrazioni troppo elevate e quindi troppo pericoloso da "evidenziare"... ma solo al pian terreno vengono installati, magari in locali ben areati o addirittura al primo piano... Così è più probabile che si "resti nei limiti di legge"...

Non posso dimenticare una foresta bellissima dove nella sua terra e nei suoi manufatti storici sono presenti i segni millenari di rivi d'acqua ora letteralmente scomparsi. ll calo delle portate è del 66% dal 1950 ed anche escludendo un 30% di diminuzione della piovosità, la perdita è di oltre 56,4 litri al secondo! Dove sono finiti 5.000 metri cubi (5.000.000 di litri) di acqua al giorno? Probabilmente nel bacino geotermico dove si perdono e si inquinano per sempre, per i dettagli potete guardare gli studi EDRA.

Non posso dimenticare la gente che mi guarda con un sorriso triste e mi racconta che in tutti gli ospedali intorno da Pisa fino a Siena o a Grosseto quando loro arrivano con una tiroide che non funziona più o una bronchite asmatiforme vengono subito identificati come "quelli dell'Amiata". Prima ancora di visitarli.

 

Del resto la stessa ARS toscana (Agenzia Regionale di Sanità) afferma che la percentuale di tumori e di malattie all'apparato respiratorio nell'Amiata è del 13% più alta della media nazionale.

Come dimenticare poi come questo scenario porti a cascata altri danni sociali enormi? Negli anni Novanta, una ricerca sul suicidio, pubblicata dal dottor Giuseppe Boncompagni su "Amiata Storia e Territorio", denunciava un tasso di suicidi più alto della media nazionale, intorno ai 18 casi a 100.000 (tenendo conto del quinquennio tra l'86 e il '91) e le categorie più a rischio erano gli anziani e gli inoccupati. Dati confermati nel 2006& da uno studio dell'Osservatorio di Epidemiologia Sociale della Regione Toscana in collaborazione con l'Università di Siena.

Non dimenticherò quello che ho visto, ascoltato, toccato e respirato: l'odore terribile di zolfo che prende alle narici, poi alla gola e quindi agli occhi che iniziano a lacrimare. Ma loro come fanno a sopportarlo? Mi hanno confessato che ormai non lo sentono più, le mucose del naso ormai bruciate dall'acido solfidrico, tranne nei giorni in cui soffia il vento cattivo che concentra sulle loro case le emissioni delle centrali "ecologiche" della geotermia.

Ma non dimenticherò soprattutto la meraviglia incredibile delle natura di quei luoghi e la magia di un tramonto trascorso insieme in cima al monte Labro.

Il Monte Amiata per gli Etruschi era la "Montagna Sacra", centro della "Terra Sacra Inviolabile"e da allora, per secoli, ha sempre rappresentato un enorme patrimonio ambientale, storico e culturale. Le sue acque sono state per millenni fonte di vita e di lavoro, rappresentando uno dei più importanti serbatoi acquiferi del centro Italia, i suoi boschi erano tra i più ricchi di biodiversità di tutta Europa, le sue abbazie proteggevano la Via Francigena, mentre la "postilla amiatina" è considerata la prima voce del "volgare", da cui nascerà la lingua italiana.

 

Questo Monte Amiata ospita sui suoi fianchi appunto il monte Labro.

La prima spianata che si incontra sul monte Labro offre della cima una visione magica, dovuta anche alla foschia che spesso avvolge quel che ora ci appare essere una torre, un po' castello e un po' nuraghe, che sovrasta i ruderi di alcune costruzioni. Attraverso una scala in pietra, avvolta a spirale intorno alla torre, raggiungiamo la cima. Il paesaggio continua ad allargarsi e il gregge che sembra seguirci fa da "quinta" alla vista dell'Amiata con Arcidosso e Santa Fiora. Siamo a 1193 metri e lo sguardo si perde fino al mare e al sud della Toscana e ancora più in là, verso la campagna laziale.

Un posto di trascendenza dove vide origine l'esperienza mistico-religiosa di Davide Lazzaretti, definito dalla stampa della metà '800 "il profeta dell'Amiata". Intorno a lui nacque una comunità di 80 famiglie dando origine ad un'esperienza associativa - la Società delle famiglie cristiane - di condivisione di beni e risorse, di fratellanza umana e spirituale. Non è forzato intravedere in quelle spinte le matrici di uno spirito "socialista" ante litteram e l'inizio di un modello di società di mutuo soccorso che diversi anni dopo iniziò a fiorire anche in Toscana. È sorprendente notare che fra i compiti della comunità fossero indicati l'impegno a far fronte alle necessità dei membri secondo il loro apporto e secondo i loro bisogni, l'impegno a fornire un'educazione scolastica gratuita e l'estensione del diritto di voto alle donne all'interno della comunità. Una visione quindi non solo mistica ma - per le autorità politiche e religiose del tempo - in forte odore di eresia rivoluzionaria.

Non posso dimenticare la sensazione indescrivibile che si prova a camminare su quelle stesse povere pietre edificate con uno spirito di decrescita democratica ante litteram dalla Comunità di eguali di Davide Lazzaretti. Ucciso da un poliziotto mentre guidava una processione da Monte Labro ad Arcidosso per impedirgli di arrivare a quel paese.

 

Di questa Amiata, uno degli ultimi tesori della natura di questa Italia distrutta dal cemento, stiamo parlando. Di questa Amiata tesoro millenario di cultura umana immensa stiamo parlando. Di questo conflitto violentissimo tra Terra e Uomo stiamo parlando. Gli indigeni dell'Amazzonia dicono da sempre "Anna Pata, Anna Yan / Nostra terra, Nostra madre". Quanti Davide Lazzaretti dovranno morire in Amiata e nel mondo perché prevalga lo spirito di inclusione, di ascolto e rispetto reciproco nel nome di questa terra? Quanti?

 

Il Forum dei Movimenti è diventato quella straordinaria forza nazionale che è proprio perché ha saputo accogliere e includere tutti senza prevenzioni o ideologie di nessun tipo. Perché ha avuto la capacità di leggere i problemi della gente e farli diventare quel patrimonio comune che si chiama politica partecipata e condivisa. Certo, le responsabilità di chi, partiti, associazioni e istituzioni, hanno portato a questo disastro in tema d'acqua, ma non solo, le conosciamo molto bene e noi non dimentichiamo.

Ma la nostra responsabilità e il nostro compito oggi e ora è di andare avanti caricandoci sulle spalle anche gli errori e le omissioni di chi in passato ha mancato anche gravemente. Perché non si compiano mai più.

Per questo sono totalmente d'accordo con Andrea quando invita alla massima comprensione reciproca. Il problema non è mandare via qualcuno, ma includere tanti altri di cui abbiamo bisogno per vincere questa sfida vitale che riguarda tutti. In ogni caso il Movimento sempre e comunque ha saputo indicare con chiarezza i suoi contenuti alternativi praticando un metodo democratico fortemente partecipato e condiviso dal basso. Principi che il Forum è sempre stato in grado di far rispettare senza piegarsi né a compromessi, né a scorciatoie. L'acqua è davvero una scuola di democrazia.

Anche l'Amiata è Anna Pata, anche l'Amiata è Anna Yan. Non lo posso dimenticare e mi auguro che tutti coloro che hanno a cuore questa terra e questa acqua a loro volta non lo possano dimenticare, camminando insieme verso il Secondo Forum dei Movimenti per l'Acqua. Pubblica e di ottima qualità.

 

Antonio Valassina

Settembre 2008

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