La crisi del caseificio ferma il biogas. Turismo, poca rete tra Terme e privati

Un sistema che ha bisogno di teste

 

 

L'esposizione finanziaria del Caseificio sociale Pinzolo-Fiavè ha provocato già qualche contraccolpo, nel Lomaso punteggiato di mais e di stalle simil-padane, alcuni soci hanno preannunciato la loro uscita, per approdare a lidi più tranquilli e protetti. E la crisi ha bloccato anche il discusso progetto per la costruzione dell'impianto di biogas. «È un peccato - commenta Mario Tonina, presidente del Ceis - perché sarebbe stato un elemento in più nel cammino verso l'autosufficienza energetica della valle». Valle che conta su 18 milioni di kWh prodotti con lo sfruttamento idroelettrico su 26 di fabbisogno e che punta ora sul fotovoltaico, col grande impianto di Seo in fase di definitiva progettazione e i 55 piccoli sistemi già realizzati dal Consorzio, che ha raccolto 315 domande d'interesse. «Anche perché sviluppo di energia da fonti rinnovabili significa attribuire maggior valore all'ambiente».

 

Ma proprio la zootecnia intensiva, dai cui liquami dovrebbe trarre combustibile la centrale a biogas per produrre energia, quel paesaggio l'ha cambiato parecchio, facendo scomparire quasi il fieno e le altre colture che lo caratterizzavano e che ora tornerebbero molto utili, se si pensa al turismo che riscopre sempre più la ruralità e i sapori. Turismo di nicchia che nelle Giudicarie Esteriori tocca Rango e San Lorenzo, due borghi entrati nel club dei «Più belli d'Italia», i sentieri del Parco, i palazzi e i castelli, un Ecomuseo di grande interesse. Per l'Apt Terme di Comano-Dolomiti di Brenta, sono tante le sfide in campo per diversificare un mercato legato all'acqua curativa. La direttrice Alessandra Odorizzi e la responsabile marketing Rosanna Bassetti sono d'accordo, come tutti, sull'elenco delle priorità: unità amministrativa, circonvallazione, centro sportivo e congressi. Però dicono anche che bisogna agire sulla cultura imprenditoriale, sviluppare la consapevolezza che solo facendo sistema si ottengono successi difficilmente ribaltabili.

 

Lo afferma anche Davide Donati, direttore della Cassa rurale Giudicarie-Valsabbia-Paganella che qui ha quattro sportelli e il 48% della «popolazione bancabile» (ossia superiore ai 15 anni): «A parte la crisi di Fiavè, che è crisi di sistema e di governance del sistema cooperativo, non ci sono criticità particolari, nelle Giudicarie Esteriori. Anzi apparentemente l'area è vivace, con impieghi che nel periodo agosto 2004-agosto 2008 hanno toccato il 65% della massa, cresciuta del 40%». Ma è quell'apparentemente che imbratta il quadro: «È necessario - spiega Donati - che nel turismo gli albergatori privati si integrino di più con le Terme, che investano in un'ottica di sistema e non solo aziendale. E per l'agricoltura vale lo stesso ragionamento». Un'evoluzione che deve puntare gli investimenti sulla ricerca, la conoscenza, lo sviluppo tecnologico: «Il Trentino, con le risorse e l'autonomia che ha, su questo deve fare di più».

 

Insomma, se un impegno si delinea per la nuova giunta provinciale, è quello di puntare di più su quei «cervelli», ancora poco valorizzati, che proprio una «logica di sistema» potrebbero sviluppare e affermare. Una logica che manca anche nelle cose semplici, come servire nei ristoranti i prodotti tipici che difendono il territorio, la sua specificità, la sua ricchezza.

 

l’Adige, 1 ottobre 2008

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