Nota della redazione di Ecce Terra

 

Corruzione e sporche opere: sarà mai solo un ricordo?

 

Forse anche il bel Trentino (e Alto Adige) non è così bello e casto, malgrado i costosissimi sforzi per farlo apparire comunque in ottima forma.

Forse anche in Trentino (e Alto Adige) “la corruzione è originata… da una confusione tra la sfera pubblica e quella privata nella psicologia degli attori politici ed economici: quanto più il pubblico è percepito come occasione per favorire gli interessi dei singoli individui (o dei singoli gruppi familiari, di potere), tanto più sarà frequente trovare qualcuno disposto ad accettare tangenti (ovvero un guadagno privato) per “fare un favore” a qualcun’altro. Lo studioso francese J.F.Bayart*, affrontando il tema delle evoluzioni dello stato in Africa e della corruzione come ostacolo allo sviluppo economico, cita un proverbio popolare africano: “la capra bruca là dove è attaccata”, per spiegare come il sistema africano post-coloniale si sia in parte affidato alla corruzione generalizzata come mezzo per ridistribuire le ricchezze economiche e per mantenere un controllo sociale forte sulla popolazione…”


Forse quella “confusione” continua a fare proseliti; mentre i mercanti e le varie “compagnie delle opere” potrebbero continuare a pretendere e riscuotere, sia prima che durante e dopo gli appalti, indebitando le generazioni future. Potrebbe capitare nel caso di un “inceneritore modello” o di “ultima generazione”. Invece modello degenerato come il sistema di – concentrazione di – potere che non sa fare altro che imporre e perpetuare sé stesso, congelando qualsiasi buona pratica di gestione dei cosiddetti rifiuti. Brescia non è che un esempio, tra i più significativi e deplorevoli, di “trattative private”; da l’Adige, 2 ottobre 2008: “L'appalto per la gestione del termovalorizzatore di Acerra, che sarà per capacità il più grande d'Europa è stato assegnato a trattativa privata alla A2A, società nata nel 2008 dalla fusione della Aem Spa di Milano e della Asm Spa di Brescia.”


Chissà cosa sta capitando nel merito delle trattative dell’affare del secolo del TAV del Brennero. Quante “capre - ci - brucano là dove sono attaccate”?

Una tra queste ha riassicurato tutti, dal Trentino del 3 ottobre 2008: «Il traforo del Brennero è un’opera che segnerà la storia dell’Europa. Da parte mia certamente non voglio che si perdano occasioni storiche. Anzi mi assumo un impegno politico chiaro e netto affinché questa grande opera infrastrutturale si possa realizzare sul serio. È una sfida personale che raccolgo e a cui non intendo rinunciare». Così con tono solenne, ma nel contempo assolutamente convinto e partecipato Antonio Tajani, commissario europeo ai trasporti, si è pronunciato davanti al mondo politico ed economico altoatesino che ieri si è dato appuntamento in Camera di Commercio. Oggi Tajani sarà a Trento. Il commissario europeo non ha tuttavia nascosto come «ci sia oggi un problema legato all’entità degli investimenti, così come esiste una emergenza dovuta ad una crisi finanziaria che interesse l’intera Europa».

Chissà quale e quanta sarà l’erba da brucare intorno a Tav, inceneritori, centrali nucleari e campi coltivati a Ogm. Non certamente quella dei privati che, come dimostra la “vicenda” Alitalia, han sempre da guadagnarci. Rimane lo Stato, orfano di quel “senso dello” di antiquata memoria, che pensa a tutto e a pochi. Chi paga siamo ancora noi e i nostri figli: “pagheremo caro, pagheremo tutto”. Non si sa con che cosa.


Fine, forse.

 

 

Nigrizia, 26 settembre 2008
Pubblicato l’Indice di percezione della corruzione
Corruzione in Africa: sarà mai solo un ricordo?
Di Benedetta Pagotto e Andrea Luzzana

 

Nella classifica mondiale i paesi africani continuano ad occupare gli ultimi posti: un problema strutturale e endemico? L’Italia al 55° posto, tra il Sudafrica e le Seychelles.

 

Nella classifica di Transparency International, che ogni anno produce per 180 paesi un Indice di percezione della corruzione (CPI) dalla popolazione, i paesi africani costituiscono generalmente il fanalino di coda. Anche per il 2008 il rapporto, pubblicato il 24 settembre, non si smentisce, con la Somalia all’ultimo posto, preceduta di poco da Sudan, Ciad e Guinea. Tra gli ultimi 20 paesi della classifica, 11 sono africani.

A parte i casi estremi, dove lo stato è quasi inesistente a causa di conflitti e in cui è facile immaginare che la corruzione nelle istituzioni sia diffusa, a stupire sono i risultati di alcune nazioni che nonostante i progressi per la protezione dei diritti civili o politici, non hanno fatto passi avanti in relazione alla corruzione. Emblematico è il caso dell’Africa dell’ovest: alcuni paesi come Capo verde, Ghana e Mali hanno migliorato la loro posizione rispetto al 2007, altri tra cui il Senegal e il Camerun hanno registrato un netto calo.

 

Inoltre la pubblicazione del CPI del 2008 è un occasione per riflettere sulla corruzione in Africa, e non solo. Esistono, per esempio differenti tipi di corruzione, con differenti livelli cui questo fenomeno si presenta. Ad esempio una corruzione di tipo “individuale” o all’interno di piccoli gruppi che approfittano di una certa occasione per avere qualche soldo “sottobanco”. Oppure la corruzione abituale e che origina guadagni migliori, associata allo stato e agli agenti economici con cui questo collabora. In qualche modo la corruzione è originata, in Africa come altrove, da una confusione tra la sfera pubblica e quella privata nella psicologia degli attori politici ed economici: quanto più il pubblico è percepito come occasione per favorire gli interessi dei singoli individui (o dei singoli gruppi familiari, di potere), tanto più sarà frequente trovare qualcuno disposto ad accettare tangenti (ovvero un guadagno privato) per “fare un favore” a qualcun’altro. Lo studioso francese J.F.Bayart*, affrontando il tema delle evoluzioni dello stato in Africa e della corruzione come ostacolo allo sviluppo economico, cita un proverbio popolare africano: “la capra bruca là dove è attaccata”, per spiegare come il sistema africano post-coloniale si sia in parte affidato alla corruzione generalizzata come mezzo per ridistribuire le ricchezze economiche e per mantenere un controllo sociale forte sulla popolazione. Questo funzionamento predatore avrebbe quindi ridotto le potenzialità economiche e di crescita delle economie africane, rendendole più fragili e impotenti di fronte ai diktat delle istituzioni finanziarie internazionali.

 

La corruzione è quindi da considerare endemica nelle società africane? Ci sono dei fattori che più di altri migliorano o deteriorano la situazione? È quanto viene da chiedersi guardando gli andamenti dell’indice di Transparency International per i paesi africani. I progressi registrati da anni da alcuni paesi africani (ad esempio l’Algeria) si inseriscono in una risoluzione permanente del problema della corruzione o si tratta solo di un “colpo di fortuna”? Insomma, l’Africa si sta dando i mezzi per combattere fenomeni come l’evasione fiscale e la corruzione?

Infatti, se diamo un’occhiata ai risultati di paesi ad alto reddito, scopriamo che alcuni presentano dati preoccupanti riguardo alla percezione della corruzione. E quindi che essere “paesi ricchi” e “democrazie consolidate” non sempre rima con assenza di corruzione.

 

Italia

Il Belpaese occupa la 55^ posizione (14 in meno dello scorso anno) con un punteggio pari a 4.8 (5.2 nel 2007 e 4.9 nel 2006).

Nostri vicini di classifica sono il Sudafrica (che ci precede di una posizione, 4.9 il suo punteggio) e le Seychelles (4.8 pure loro).

Sempre più lontani dalla Danimarca che guida la classifica con un punteggio di 9,3, siamo, in valore assoluto, più vicini alla Somalia (ultima con un 1 punto soltanto).

Meglio di noi, oltre a quasi tutti i paesi europei, fanno l’Uruguay (6.9), il Qatar (6.5), il Botswana (5.8), la Repubblica Ceca (5.2) e Capoverde (5.1).

L’Italia è anche uno dei paesi con una elevata deviazione standard (1.5 punti), segnale di una distinzione regionale del fenomeno (alcune regioni hanno totalizzato un punteggio di 3.3 di corruzione, altre il 6.3). Italia corrotta e a diverse velocità?

 

* J.F.Bayart co-fondatore della rivista Politique Africane, ricercatore al CERI/CNRS di Parigi. Autore tra gli altri di: “L’Etat en Afrique. La politique du ventre”, Fayard, 1992.

 

Transparcency International è una organizzazione non governativa (ong) internazionale con sede a Berlino. Fondata nel 1993 lotta contro la corruzione nel mondo. Queste le sue cinque priorità: corruzione nella politica, nelle contrattazioni pubbliche e nel settore privato, convenzioni internazionali anticorruzione, povertà e sviluppo.

Ogni anno l’organizzazione pubblica l’Indice di percezione della corruzione (CPI), studio che classifica 180 paesi in base alla percezione della corruzione nel settore pubblico, su una scala di voti da 0 a 10, in cui lo zero indica il livelli più alto di corruzione. L’indice è basato su una serie di sondaggi ad hoc rielaborati sulla base dei parametri del professor Lambsdorff dell'università di Passau (Germania). Nella tabella finale compare anche la deviazione standard, ossia l’intervallo entro cui si è collocata le media delle risposte delle persone o enti intervistati.

I valori CPI di quest’anno sono il risultato delle indagini svolte nella seconda metà del 2007 e nei primi mesi del 2008.

 

 

Tangenti Spa

di P. Gomez e M. Lillo

 

Non solo versamenti in contanti. La corruzione oggi ha trovato altre strade di pagamento. Dagli appalti alle consulenze. Dai viaggi al sesso. Con un danno annuale di 50 miliardi.

 

Nel 1993 era stato arrestato per le tangenti sull'Autobrennero: 150 milioni di lire che, dopo un'immediata confessione, gli erano costati una condanna per ricettazione. Ora è di nuovo sotto inchiesta, a Trento, con una ventina fra tecnici, professionisti e politici di destra e di sinistra (cinque dei quali in manette). In ballo ci sono altre presunte mazzette e altri presunti finanziamenti illeciti. Secondo la Guardia di finanza, infatti, rispetto al passato sono cambiati gli importi, la modalità e la forma dei versamenti, ma non il luogo del delitto: gli appalti sull'autostrada del Brennero.


Ecco, se si vuole davvero capire come mai in un solo anno l'Italia abbia perso ben 14 posizioni nella speciale classifica dei paesi a minor tasso di corruzione percepita stilata da Transparency International (al 30° posto nel '93, al 41° nel 2007, al 55° oggi, vedi grafico a pag. 65), si può partire da qui. Dal ben poco strano caso di super Mario Malossini, un ex autista del leader democristiano Flaminio Piccoli, che dopo essere stato scoperto 15 anni fa con più di 3 miliardi di lire in contanti sui propri conti correnti, ha continuato a far politica. È diventato coordinatore regionale di Forza Italia. Ha sfiorato l'elezione in Parlamento. E alla fine si è trovato coinvolto in un'inchiesta nella quale a farla da padrone non sono più le vecchie bustarelle, ma le consulenze agli avvocati amici, i contratti di progettazione ai parenti, le sponsorizzazioni delle associazioni sportive delle mogli, insomma le nuove forme di corruzione.

 

Quanto ci costano

Secondo la Banca mondiale, in Italia i reati contro la pubblica amministrazione costano alla collettività 50 miliardi di euro all'anno. Per la Corte dei conti il fenomeno è in espansione e il crollo delle condanne (186 nel 2006 contro le 988 del 2000) non segnala il successo dello Stato, ma la sua resa. La tangente sta diventando come la mafia moderna: invisibile, ma non per questo meno pericolosa. "Rispetto a 15 anni fa tutto è cambiato. Basti pensare che nei primi anni '90 le società di diritto privato a capitale pubblico erano un migliaio, oggi sono più di 12 mila. I politici nominano i loro consiglieri di amministrazione che però, per la legge, non sono né pubblici ufficiali né incaricati di pubblico servizio. In questo modo si può fare tutto o quasi senza rischiare niente", spiega Ivan Cicconi, uno dei massimi esperti in fatto di appalti pubblici e autore di un libro cult sulle mazzette: 'Storia del futuro di Tangentopoli'.

Siamo all'evoluzione della specie. Alla creazione, proprio come aveva più volte vaticinato l'ex pm di Mani pulite, Piercamillo Davigo, "di batteri resistenti alla penicillina", sui quali gli antibiotici (magistrati e investigatori) non fanno più alcun effetto. Anche perché i farmaci più moderni non li vuole usare nessuno. L'Italia non ha mai recepito le varie convenzioni internazionali, come quella di Strasburgo del 1999, ideate per arginare il fenomeno. Romano Prodi ci aveva provato nel 2007 con un disegno di legge, ma con l'arrivo di Berlusconi la riforma è finita nel cassetto. Eppure prevedeva due grandi novità: pene severe per la corruzione tra privati (per esempio la mazzetta versata a un banchiere per ottenere un prestito) e per il traffico d'influenza, cioè le bustarelle allungate a chi sostiene (anche millantando) di poter condizionare un amministratore. Così l'infezione avanza.


 

L'arte della fattura

La forma giuridica più usata per ammantare di legalità la corruzione è la consulenza. Nell'ordinanza di arresto per l'Autobrennero il giudice fa ironicamente i complimenti per la "grande professionalità" nell'arte di incassare queste vere e proprie mazzette fatturate all'avvocato Vincenzo Todesca. Il legale della società pubblica delle strade trentine, l'Air, è stato arrestato per una tangente da 260 mila euro per la galleria di Mezzolombardo. Lo ha incastrato l'intercettazione ambientale delle trattative con il patron della società di costruzioni Collini per camuffare da consulenza la somma pattuita. È questo lo schema della nuova Tangentopoli. Tra il pubblico ufficiale e l'impresa si inserisce un terzo, in questo caso un avvocato, che incassa e fattura. Solo ascoltando le intercettazioni sarà possibile scoprire l'inghippo. Anche se talvolta il velo della consulenza è più facile da strappare. Come nel caso dell'ex ministro della Salute Girolamo Sirchia, che si era fatto pagare con bonifici estero su estero da una società interessata alle forniture per il suo ospedale, ed è stato condannato dal Tribunale di Milano.

 

Affari in garçonnière

Per sfuggire alle indagini c'è anche chi pensa di tornare all'antico. Di sostituire il denaro con dei beni: meglio se facilmente deperibili. Se ne sono accorti a Potenza dove due faccendieri di Roma, per telefono, discutevano su come addolcire un geometra del Comune. Alla fine la scelta era caduta sui generi di vettovagliamento: ceste di vini e chili di prelibatezze. "Così, quando i finanzieri andranno a casa sua, non troveranno nulla" dicevano i due. Sembrava una boutade e invece era la prassi.

Nel 2003 il colpo viene infatti tentato con Giovanni Ialongo, il presidente dell'Ipost, l'ente previdenziale delle poste, al quale uno dei due offre uno strano 'dolce' che si doveva mangiare in una garçonnière e non in una pasticceria. Per il pm Henry John Woodcock la torta era una bella ragazza e 'in punto di diritto' si poteva configurare una corruzione sessuale. La Procura di Roma però non ha mai approfondito la questione. Ialongo (che nega tutto) non è mai stato indagato. E oggi delle Poste è diventato il presidente.

 

Elicotteri e yacht

L'ex ministro Alfonso Pecoraro Scanio invece volava più alto e non disdegnava, secondo i carabinieri, voli in elicottero e viaggi all'estero, pagati dal titolare di un'agenzia di viaggi che voleva avere un appalto dal suo ministero. Mentre a Napoli, dove come al solito la fantasia criminale dà il meglio di sé, il direttore tecnico di una Asl per chiudere un occhio sugli impianti anti-incendio aveva ricevuto uno yacht Fiart 40 in leasing. Ovviamente le rate erano pagate dalla società favorita. Sempre in Campania il consigliere regionale di centrosinistra Roberto Conte aveva escogitato un sistema ancora più sofisticato. La Regione affittava grazie al suo interessamento due palazzi acquistati in leasing da una società nella quale aveva inserito un suo prestanome come socio di minoranza. Ogni mese, quindi, una parte del canone finiva nelle sue tasche.

 

Sponsor in corsia

Da questo punto di vista, i presunti 6 milioni di euro di tangenti pagati a Ottaviano Del Turco dal re delle cliniche abruzzesi Vincenzo Angelini appartengono al paleolitico delle mazzette. L'immagine di Angelini che sale fino alla casa di montagna del presidente della Regione con le buste piene di banconote ricorda quella dei pastori che si ostinano a compiere il rito della transumanza come ai tempi di D'Annunzio. Il futuro è altrove. Nella stessa indagine i pm stanno cercando di verificare dove finiscono i 21 milioni versati dal gruppo Angelini per sponsorizzare il team del motociclista Dovizioso. Il sospetto che la sponsorizzazione celi una mazzetta sorge da un fatto: Angelini pagava a Dovizioso il doppio di quanto la Fiat dà a Valentino Rossi.

 

Tengo famiglia

Nella terra del familismo amorale uno dei sistemi più semplici per ottenere la benevolenza del potente di turno è quello di favorire i suoi parenti. Proprio dall'inchiesta sull'Autobrennero della Guardia di finanza di Trento emergono intercettazioni che raccontano come Silvano Grisenti, il presidente dell'Autostrada, dicesse spesso agli imprenditori: "Fate lavorare lo studio di mio fratello", mentre sua moglie ordinava (e otteneva) finanziamenti 'à la carte' per una associazione di pattinaggio. Allo stesso modo, secondo un testimone della recente indagine della Finanza di Milano sulla truffa per i semafori intelligenti (che passavano dal verde al rosso senza fermarsi sul giallo), si comportava la società vincitrice dell'appalto in 300 diversi comuni. L'azienda offriva contratti ai parenti dei comandanti dei vigili.

 

Scambio elettorale Sono insomma lontani i tempi in cui la corruzione era un sistema ordinato con ruoli e gerarchie definite. Come spiega Alberto Vannucci, docente all'università di Pisa, e coautore del saggio 'Mani impunite', "oggi la mazzetta si è democratizzata. Un tempo c'erano i collettori che versavano ai vertici dei partiti e svolgevano una funzione di regolazione. Adesso i burocrati vogliono soldi e favori per sé e per il singolo politico che li ha nominati". Ma per essere eletti come si fa? Ci vogliono i voti. E per conquistarli, specie nel Sud, bisogna dare lavoro.

Il sistema clientelare del partito dell'ex ministro Clemente Mastella in questo senso è esemplare. Secondo i pm di Santa Maria Capua a Vetere, l'ente pubblico targato politicamente assegnava illecitamente l'incarico di selezione del personale a una società amica. Poi la società, su input del suo referente e non certo per merito, sceglieva, sempre secondo l'accusa, chi assumere. Altre varianti, molto in voga in Calabria come insegnano le indagini di Luigi De Magistris, prevedono invece che le assunzioni le facciano i privati, a cui il pubblico ha concesso finanziamenti o appalti.

 

Intercettazioni addio?

In questo scenario il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi insiste perché le intercettazioni telefoniche vengano bandite dalle indagini. Tanto che il suo avvocato, l'onorevole Niccolò Ghedini, il 19 settembre ha proposto di vietarle quasi tutte, trasformandole in ascolti 'preventivi' senza valore di prova. Un proposito che comincia a creare malumori anche all'estero. "Se le intercettazioni per tangenti venissero abolite questo sarebbe un chiaro segnale della scarsa volontà dell'Italia di combattere la corruzione. E certamente impartiremmo al vostro paese la raccomandazione di reintrodurle", dice a 'L'espresso' Drago Kos, il presidente del Greco (Gruppo di stati contro la corruzione), l'organismo del Consiglio d'Europa cui anche l'Italia ha aderito. A metà ottobre una squadra del Greco arriverà in Italia (vedi scheda), per fare per la prima volta il punto della situazione. La visita non sarà una passeggiata.

 

29 settembre 2008

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