Il depuratore di Trento è diventato un giallo

 

 

Caro direttore, scrivo di una questione che mi tocca da vicino, una questione che anche il suo giornale ha di recente trattato: il futuro depuratore Trento 3, un mega-progetto per l'impianto che, dal 2012, scioglierà il nodo delle acque reflue per i cittadini di Trento, Besenello, Calliano, Aldeno, Cimone, Romagnano e Mattarello. Ma la storia del depuratore è movimentata e ricca di colpi di scena.


Qualche anno fa fu proposta la costruzione di una «cittadella» della depurazione, in località Acquaviva, vicino Besenello. I circa 10 ettari tra la tangenziale e il fiume Adige avrebbero ospitato un impianto che dall'alto avrebbe avuto la forma di una chitarra, e garantito la depurazione delle acque per la modica cifra di 60 milioni di euro circa. Pur sempre tanti soldi, inconcepibili da noi poveri mortali, ma per la Provincia erano evidentemente pochi. Così, passando attraverso l'ufficio di Valutazione Impatto Ambientale e adducendo motivi di sicurezza in caso di esondazioni dell'Adige, il progetto fu «parcheggiato» in attesa di sviluppi.


Improvvisamente, l'allora assessore ai lavori pubblici, l'integerrimo Silvano Grisenti, tirò fuori il coniglio dal cilindro, uscendosene con un'idea moderna e all'avanguardia, proponendo una mirabolante soluzione: un depuratore nella roccia, scavato nella montagna, 3 gallerie sotto la Vigolana per un totale di 508 metri. Insomma, una cosa davvero «avanti», mica economica come quella in campagna, svenduta per 60 miseri milioni. Infatti il nuovo lussuoso progetto di milioni ne vale 170, cifra lievitata nel tempo passando da 100 e 120 milioni. Così allora non fu più necessario togliere i vigneti e costruire, basta crucciarsi sulle piene del fiume, fine delle preoccupazioni su come mediare con fazioni politiche «dal pollice verde». Ora si trattava «solamente» di scavare la Vigolana, operare carotaggi nella roccia sperando che, come il tonno, sia così tenera che si taglia con un grissino. E il problema ambientale, paesaggistico? Risolto? Magari. In realtà non si eliminerà il cemento dalla campagna, ma lo si confinerà a ridosso della montagna. Per il prezzo di 170 milioni di euro.


Ma la storia presenta anche colpi di scena nuovi operati da personaggi già conosciuti. Infatti si cerchi di indovinare chi si è aggiudicato l'appalto del preforo nella montagna, cioè un milione e passa di euro per effettuare un carotaggio esplorativo? Ma chi altri se non la rinomata impresa Collini Spa, fautrice di tanti altri nobili ed onesti cantieri trentini? Ed è forse un caso che proprio il signor Grisenti, che ha evidentemente l'hobby di fori, trafori, gallerie e Tecle varie, proprio Grisenti abbia proposto un progetto per il quale la Collini era già attrezzata? Non è a dir poco curioso tutto questo intreccio di soliti noti in cui la trama sembra più o meno ripetersi? Ma tutto ciò accade con i soldi di tutti, sono soldi dei trentini quei 170 milioni del depuratore, più il milioncino abbondante solo per accertamenti tecnici.


Insomma questa storia del Depuratore Trento 3 più che una favola sembra essere un giallo, un giallo dove il colpevole forse lo conosciamo già. Il colpevole stavolta non è il maggiordomo, ma sta più su, tra le alte sfere del potere. Intanto chi ci rimette sono gli utenti dell'impianto Trento 2, già al massimo delle sue potenzialità, mentre in Provincia lavano i panni sporchi lasciando tutto com'è.

Scusi se ho occupato forse troppe righe, ma sono convinto che sia stato necessario.


Massimo Marsilli

l’Adige – Lettere, 9 ottobre 2008

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