Nota della redazione di Ecce Terra

 

Ugualmente alle quote (e "alte sfere") di Tremalzo come nei suoi "dintorni", e verso Brescia, gli “amici” vicini e lontani di Grisenti amano tessere ragnatele (più sotto, leggi l’editoriale di Giovanetti).

È quella “coralità” di intenti e di intese che di etico non ha nulla. Forse quel “dovevo vigilare con più severità” (del presidente Dellai, leggi in fondo) potrebbe riferirsi anche al futuro, sempre che possano avere un senso e trovare spazi di democrazia: “comportamenti personali corretti e onesti… spirito di rigore, sobrietà, rispetto delle regole, correttezza formale e sostanziale... la certezza di assoluta imparzialità… ”.

È assodato che l'ingrediente  principale, ma assente, nel “minestrone che ci viene servito in questi giorni” è l'idea(le), sempre più peregrina, secondo cui: “Occorre ristabilire il principio che le sedi della politica sono i partiti e non le aziende pubbliche. Anzi, occorre rapidamente rafforzare il ruolo autonomo ed indipendente dei partiti rispetto ad ogni forma di potere, organizzandone, attraverso una autonoma e distinta classe dirigente, le funzioni di indirizzo e controllo.

Tanto più se in campagna elettorale il richiamo a ogni specie di principio è lecito, ancor più se in troppi dimenticano da quanto tempo non è stato… ristabilito.

 

 

Hotel in quota

Stop allo scempio di Tremalzo

 

 

Questa sera alle 20.30, nel teatro di Locca di Concei, si terrà un incontro con la popolazione su Tremalzo e sulla variante al Prg, approvata dalla giunta provinciale, che porterà alla costruzione in quota, a 1.600 metri, di un albergo di 390 posti. Sulla spinosa e dibattuta questione la Sat prende posizione, con questo intervento firmato dal presidente provinciale Franco Giacomoni.

 

Oggi si torna discutere in val di Ledro del destino della conca di Tremalzo. La giunta Provinciale ha deliberato, ridimensionando il progetto, ma non nei termini che Sat chiedeva ormai da anni. La Sat faceva appello lo scorso anno alle amministrazioni provinciali e locali affinché non ci si allontanasse, proprio per Tremalzo - esempio di «stazione isolata e di piccole dimensioni», caratterizzata da un delicato equilibrio ambientale - dalle linee guida espresse nell'Atto di indirizzo sul turismo risalenti al 2000, venissero recepite responsabilmente le criticità emerse dalle analisi tecniche, esplicitate nelle osservazioni dei Servizi competenti e delle associazioni, si promuovessero nuove ed alternative soluzioni progettuali finalizzate ad una vera e concreta sostenibilità ambientale, economica, sociale. Appello in buona parte inascoltato: per fortuna le rispetto al progetto originario le prescrizioni hanno fatto stralciare la nuova strada di accesso al passo in primo luogo, la chiesetta con piazzetta che dovevano «ricreare» un finto villaggio, per esempio.


Ma questi accorgimenti non contribuiscono a garantire la conservazione della biodiversità, perché 390 nuovi posti letto in quota, possibilmente occupati durante le quattro stagioni rimangono un impatto troppo forte. Impatto dovuto all'alterazione paesaggistica, a quella ambientale, a quella sociale ed economica.

Non è opinione solo della Sat: per i primi aspetti si cita di seguito il parere del Servizio Parchi che scrive di «forte criticità circa l'impatto che il progetto di sviluppo dell'area di Tremalzo può determinare, tanto sulla conservazione delle singole unità naturali coinvolte quanto, e forse più, per gli effetti cumulativi di incidenza a livello dell'intera Conca di Tremalzo e del Sic che la ricomprende». Inoltre «Per quanto riguarda in particolare gli ecosistemi acquatici, si evidenzia che la captazione d'acqua riduce il valore naturalistico degli ambienti interessati, precludendo alla fauna una risorsa importante, in un territorio montano praticamente privo di idrografia superficiale».

Per gli aspetti sociali, si ribadisce che un family and wellness resort a Tremalzo è slegato dalla vita e dalla cultura identitaria della Valle di Ledro. Piscine e idromassaggi tra l'altro non si sposano con un ambiente di tipo carsico e scarso d'acqua e comunque da nessuna parte è chiarito come un Family & Wellness hotel motivi il sacrificio imposto ai beni di uso civico.


In sintesi, la Sat non ravvisa alcuna motivazione per cui gli Enti Pubblici, Comune di Tiarno di Sopra in primo luogo e Provincia in secondo, abbiano potuto sostenere e adottare una variante legata a questo progetto; pertanto la Sat rinnova l'appello ad una ulteriore riflessione.

A giudizio della Sat, la variante del Prg va sospesa fino a completamento di esauriente e probante studio relativo agli approvvigionamenti idrici e al loro impatto a Tremalzo e altrove se la captazione dovesse avvenire in luoghi diversi.

Infine, la Sat ricorda che la variante al Prg deve venire valutata dopo o al massimo contestualmente al piano di gestione per il Sic e la Zps citati, ma non certo prima o a prescindere da esso. Non si può quindi procedere a delibera definitiva senza prima avere proceduto, da parte dell'autorità competente, a definire il piano o i piani di gestione, anche per evitare un nuovo caso di procedura di infrazione dell'Unione Europea presso la Corte Europea di Giustizia.


Franco Giacomoni, Presidente Società Alpinisti Tridentini

l’Adige, 17 ottobre 2008

 

 

Anche sul Tar

La ragnatela di Grisenti

 

 

La ragnatela di potere e di controllo della politica e degli affari che si dipanava da via Berlino, dalla poltrona di Silvano Grisenti alla presidenza dell'A22, non avviluppava soltanto le imprese, i progettisti, le istituzioni, i rami deviati della Provincia e dei suoi funzionari. Si spingeva oltre. Arrivava ad avvolgere ed inglobare anche spezzoni della magistratura amministrativa (come il giudice del Tar, Fiorenzo Tomaselli) e delle forze dell'Ordine (come l'ex Comandante provinciale dei carabinieri Antonio Labianco), in un sistema di potere perverso che non conosceva indipendenza di ruoli, sussistenza di conflitti d'interesse, fedeltà all'istituzione a cui si è giurato, come una melassa che aveva un unico tessitore in Silvano Grisenti, in spregio a qualunque decenza, morale e politica.


All'ultimo piano dell'ufficio di via Berlino, come emerge dalle nuove intercettazioni contenute nell'inchiesta della magistratura e della finanza, nell'ultimo anno e mezzo era un via vai di sindaci, di progettisti, di giudici del Tar e comandanti dei Carabinieri, di assessori e funzionari della Provincia, di faccendieri, di parroci, di clientes e dei loro padrini, convocati alla corte del presidente a «sbrigar affari». Chi a mettere a punto una delibera da portare poi in giunta provinciale il venerdì dopo, chi ad informare il capo sui successivi orientamenti del Tar in merito ad una sentenza, chi a mendicare un contributo provinciale o dell'Autobrennero, chi a chiedere un appuntamento da Roma a nome di Palazzo Chigi per la partita delle aree delle caserme, quasi che il vero presidente della Provincia non fosse a piazza Dante ma in via Berlino. C'era addirittura chi aveva preso anche l'A22 per una «magnadora», e nelle spese di rappresentanza del presidente faceva confluire i conti da pagare per i pranzi e le cene del partito, la Margherita, visto che il coordinatore Mauro Betta - per stessa ammissione di Grisenti - non pagava.


Le nuove pagine dell'inchiesta «Giano Bifronte», in attesa di una verifica sul piano giudiziario e penale, gettano un ulteriore squarcio di luce sul «sistema di potere» vigente in Trentino fino a che la magistratura non è intervenuta. E non è soltanto un intreccio politica-affari, ma sconfina oltre, e mette a rischio l'equilibrio dei poteri di questa terra, già sbilanciato in maniera abnorme e quasi senza limiti a favore del governo provinciale. Lo spaccato che emerge dalle intercettazioni mostra che si è tracimati al di là, mettendo a rischio l'indipendenza delle istituzioni di controllo e di applicazione della legge.


Sicuramente vi è una questione di etica pubblica inesistente che emerge dal «sistema Grisenti», e che va assolutamente sanata, pena altrimenti l'implosione dell'Autonomia trentina travolta dalla perdita di fiducia dei cittadini verso la politica e le istituzioni. Ma la priorità per il prossimo governo provinciale, chiunque dei due contendenti vinca, non sarà soltanto porre la questione morale al primo posto, perché di «magnadore» di destra o di sinistra, non ne vogliamo mai più sentir parlare.

 

Ma priorità istituzionale sarà quella di far fronte a tutti i conflitti istituzionali esistenti nel nostro piccolo Trentino, per rimuoverli. A cominciare dal più evidente e raccapricciante, che è la nomina pubblica dei giudici del Tar. Perché quel Fiorenzo Tomaselli, giudice del Tar che andava nell'Ufficio di Grisenti a relazionare su come avrebbe poi sentenziato il Tar, era prima dirigente provinciale, ed è stato voluto lì dalla giunta provinciale che ha diritto di nomina dei giudici del Tar, «monstrum» giuridico e politico che avviene soltanto da noi in Trentino Alto Adige, dove il «controllato» si nomina il «controllore». E Fiorenzo Tomaselli era compagno di nomina di Tommaso Sussarellu, dirigente del Servizio Appalti della Provincia, anche lui indagato per corruzione nella medesima inchiesta, e che rimase fuori dal Tar per un soffio, nonostante le forti pressioni della giunta provinciale, perché nella maggioranza ci fu chi si oppose. Altro che avere un terzo giudice del Tar di nomina politica, come la Provincia di Trento chiede ripetutamente da tempo e la cui proposta giace in Commissione dei 12. Vanno eliminati al più presto anche gli attuali due giudici del Tar di nomina politica. E questo dovrebbe essere un impegno formale pubblico dei candidati presidenti di fronte agli elettori. Quanto poi al fatto che noi cittadini pagavamo il pedaggio dell'A22 per poter saldare le cene di partito, c'è da vergognarsi come trentini. Perché questi sistemi, di solito, funzionano ad altre latitudini. Ma si vede che di De Gasperi, ormai, anche in Trentino è rimasto ben poco.


p.giovanetti@ladige.it

l’Adige, 11 ottobre 2008

 

 

Il mio errore

Dovevo vigilare con più severità

 

 

Egregio direttore, condivido in larga parte il suo editoriale di ieri.

Al di là dei profili penali e - aggiungo - della stessa irrilevanza anche sostanziale di alcuni degli «episodi» riportati, quello che emerge è un quadro certamente non esaltante per il «senso delle istituzioni».

Dalle intercettazioni, così capillari e prolungate da rappresentare fin nei dettagli ogni cosa, la mia persona risulta assolutamente lontana da atteggiamenti o rapporti men che corretti, come il suo giornale ieri ha evidenziato e come la stessa Procura ha precisato. Ciò non attenua minimamente il mio disagio e il mio sconcerto. L'opinione pubblica richiede, infatti, di avere garanzie assolute in ordine ai principi fondamentali della pubblica amministrazione. Principi che esigono comportamenti personali corretti e onesti, ma anche capacità di «vigilanza», fin nelle piccole cose.

 

Vi è un punto, però, che non condivido del suo editoriale: la constatazione che, dello spirito degasperiano, ormai rimane ben poco.

Ritengo al contrario che nella stragrande maggioranza dei cittadini, degli operatori economici e sociali, di noi stessi pubblici amministratori, questo spirito di rigore, di sobrietà, di rispetto delle regole, di correttezza formale e sostanziale sia ben presente ed ancora vivo.

Ed è a questo spirito che - pur con tutti gli errori anche di sottovalutazione che posso aver commesso - mi sono sempre ispirato ed intendo ispirarmi anche in futuro, anche dopo queste reiterate tempeste. Con maggiore impegno e più forte attenzione. Raccolgo subito, in tal senso, alcuni importanti spunti che lei ha offerto.

 

Primo. Ritengo fondamentale la certezza di assoluta imparzialità che tutti debbono percepire nei confronti della giustizia amministrativa, secondo la tradizione e la qualità consolidate nell'esperienza del Trga di Trento.

Non è mio compito sindacare i comportamenti personali dei singoli: ritengo tuttavia che per rafforzare la assoluta terzietà della giustizia amministrativa sia opportuno riprendere una pacata discussione in ordine alla particolare configurazione mista del Tribunale amministrativo di Trento. Mantiene un suo significato, a mio avviso, la presenza, accanto a quelli togati, di giudici «laici» espressi dal Consiglio provinciale, onde consentire una virtuosa mediazione tra il principio astratto del diritto e la conoscenza del particolare contesto locale. Ciò che può essere aggiornato è il quadro delle incompatibilità e dei requisiti richiesti per tali designazioni consiliari. Lo strumento disponibile è costituito da una Norma di attuazione dello Statuto che non mancherò di abbozzare al più presto, per poi sottoporla alla valutazione della Commissione dei Dodici.

 

Secondo. Dobbiamo accelerare il riequilibrio del sistema dei poteri e delle responsabilità. Il disegno avviato con la riforma istituzionale deve essere ripreso in mano proprio anche su questo punto, superando la stessa idea che per ogni decisione, ogni intervento, ogni prestazione debba essere richiesta la «buona disposizione» dell'amministrazione provinciale di turno. Abbiamo messo le basi per questa «rivoluzione istituzionale» alla quale dovrà essere affiancata una seria riforma dei meccanismi di partecipazione sia dei consigli comunali che dei cittadini, secondo gli spunti di riflessione emersi, qualche mese fa, nell'ambito del primo Rapporto sulla qualità della democrazia.

 

Terzo. Occorre ristabilire un confine più certo tra ambito politico e ambito tecnico-burocratico. Abbiamo la fortuna di avere in Provincia una dirigenza quasi totalmente «di istituto», non legata cioè all'assurdo principio dello «spoil system» e dunque non legata alle fortune politiche del Presidente o dell'Assessore protempore. È questa una caratteristica che va valorizzata nel senso della credibilità ed imparzialità della tecnostruttura, che la politica deve rispettare sia nei rapporti ufficiali sia in quelli ufficiosi.

 

Quarto. Occorre ristabilire il principio che le sedi della politica sono i partiti e non le aziende pubbliche. Anzi, occorre rapidamente rafforzare il ruolo autonomo ed indipendente dei partiti rispetto ad ogni forma di potere, organizzandone, attraverso una autonoma e distinta classe dirigente, le funzioni di indirizzo e controllo.

 

Nel minestrone che ci viene servito in questi giorni, a ben vedere ed anche a ben leggere le stesse intercettazioni pubblicate, vengono anche coinvolte persone e rappresentati fatti che nulla hanno a che vedere né con reati né con comportamenti riprovevoli. Tuttavia non mi nascondo la pesantezza di quanto sta accadendo e i rischi che ciò incrini ancora di più la fiducia dei cittadini nella politica, nelle istituzioni e nella nostra stessa autonomia. Quella fiducia che è condizione fondamentale, tra l'altro, per superare le difficili contingenze sociali ed economiche che stanno al nostro orizzonte. Quella fiducia che molto per tempo io stesso ho avvertito attenuata, quando ho richiamato il mio stesso partito a non sottovalutare i segnali di preoccupazione e le percezioni che ci venivano riferite. Oggi si tratta di dare segnali coerenti e concreti e di portare, ciascuno di noi, il proprio contributo alla riaffermazione di una etica «corale», capace di correggere le «stonature» dei singoli.

 

Lorenzo Dellai

È presidente della Provincia Autonoma di Trento

l’Adige, 12 ottobre 2008

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