L’incenerimento non ha futuro

Le buone-migliori pratiche, sì

 

Fascicolo distribuito alla serata di Mezzolombardo del 18 ottobre 2008

 

 

Dinanzi a situazioni lasciate a se stesse per molto tempo, non esistono al mondo soluzioni miracolistiche. Ritenere che sia una buona soluzione far scomparire i “rifiuti” dalla nostra vista incenerendoli per trasformarli in un rifiuto peggiore (in forma solida, gassosa e liquida) di quello che entra nell’inceneritore, è profondamente irragionevole. È solo il modo più costoso e inquinante per sottrarli a una sensata gestione, mantenendo nel tempo una loro costante ed elevata produzione.

L’inceneritore, inclusi quelli di “ultima generazione”, è una macchina complessa che condiziona e blocca i miglioramenti della raccolta e della gestione (incentrata su riduzione, riuso, riciclaggio, e ricerca) dei “rifiuti”; miglioramenti che sono necessari e ineludibili proprio a causa di quei ritardi, inadempienze e speculazioni che sono all’origine delle cosiddette “emergenze”.


Anche la “sperimentazione” della buona pratica del “porta a porta”, avviata da un anno nei quartieri di Gardolo e Meano, sta dando buoni risultati (leggi l'indagine commissionata da palazzo Thun) ed è in costante miglioramento. Ciò malgrado, è però probabile che i continui rinvii sulla sua estensione nella restante parte della città potrebbero essere imputabili a difficoltà di natura politica per cui Trentino Servizi e Provincia autonoma di Trento preferiscono prima definire il bando di gara per l’inceneritore, invece di privilegiare quei traguardi (già ottenuti) per arrivare a possibili risultati di eccellenza (e l’applicazione della tariffa puntuale è passaggio fondamentale).


Non dovrebbe stupire che entrambi i principali candidati alla presidenza della Provincia di Trento privilegino soluzioni tecnologiche alle buone-migliori pratiche.

Come non dovrebbe stupire che la Provincia preferisca, con qualche difficoltà, il solo confronto con il Comune di Trento. Per l’assicurato “confronto a tutto campo” con gli altri 222 comuni, invece, il campo rimane deserto, non essendo ancora stata predisposta quella promessa convenzione che potrebbe aprire (per la prima volta?) il confronto con le amministrazioni comunali, anche con quelle dichiaratamente contrarie alla realizzazione dell’inceneritore. E questo vorrebbe dire rimettere in discussione la necessità, la sostenibilità economica, ambientale e sanitaria di un impianto di incenerimento, ovvero “sconfessare” le politiche provinciali sui rifiuti.


In quanto cittadini elettori dovremmo chiederci le ragioni di questa approssimazione e pigrizia. Potrebbero farlo anche i responsabili della Cantina La Vis che, anche in occasione di questa serata informativa, su richiesta del Comune di Lavis, hanno rifiutato di ospitarci presso la loro Sede.

Forse ci si dovrebbe chiedere a chi giovano queste rinunce e a chi, invece, la testimonianza di questa sera del titolare della Fattoria Selvapiana di Rufina (FI).

 

 

Il presente fascicolo contiene i seguenti interventi:

 

L’incenerimento non ha futuro
Le buone-migliori pratiche, sì

A cura di Nimby trentino e Coldiretti Trento

 

“Confronto a tutto campo” su rifiuti e inceneritore?
Che fine ha fatto la Convenzione tra Comuni e PAT?

Salvatore Ferrari - Vicepresidente Italia Nostra Onlus – Sezione di Trento

 

RD a Ponte delle Alpi: come passare dal 23% all'80% in sei mesi

Ezio Orzes - Assessore all’Ambiente del Comune di Ponte nelle Alpi (BL)

 

Verso l'eliminazione dei cancrovalorizzatori

Gianluigi Salvador - Referente energia e rifiuti WWF Veneto

 

Sintesi dei ricorsi al TAR Toscana
sulla procedura di V.I.A. provinciale
del progetto di inceneritore in Rufina (FI)

Gianluigi Ceruti – Legale “Fattoria Selvapiana”

 

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