Inceneritore: dal 1° gennaio 09 la Provincia si riprende le competenze

 

 

Dalla stampa locale apprendiamo che il Comune di Trento ha inviato alla Commissione Europea la pre-informazione dell’Appalto dell’inceneritore, previsto per una potenzialità di 103.000 tonnellate annue. Riteniamo tale decisione del tutto irrazionale, in quanto il dimensionamento è stato determinato nel 2006 con l’approvazione del Terzo Aggiornamento del Piano provinciale di smaltimento dei rifiuti, e non tiene quindi conto dei positivi risultati raggiunti negli ultimi anni, dove vi è stata la convinzione e la volontà di ridurre e differenziare. In molte realtà, sia in città che nelle valli, si è superato di molto il traguardo fissato del 65% di raccolta ed è contemporaneamente diminuita in maniera consistente la produzione di rifiuti.

 

Non tener conto della realtà è sintomo di gravi e cocciute irresponsabilità e di arroganza nei confronti di chi quotidianamente si impegna ad attuare le buone pratiche per una corretta gestione del “problema rifiuti”.

Inoltre, pochi sanno, forse neppure il vicesindaco Andreatta, che dal 1° gennaio 2009 la Giunta provinciale toglierà ai Comuni le competenze relative alla realizzazione e gestione dell’inceneritore, finora “transitoriamente” affidate al Comune di Trento.

Lo prevede il comma 5 dell’articolo 72 del Testo unico delle leggi provinciali in materia di tutela dell’ambiente dagli inquinanti, approvato nel 1987 ma più volte modificato negli ultimi 4 anni dal Consiglio Provinciale, su precisa richiesta di Grisenti, Gilmozzi e Dellai.

 

Il comma di legge stabilisce, infatti, che “la Giunta provinciale provvede in via sostitutiva” ad assicurare la “tempestività nella progettazione e realizzazione degli impianti previsti”, anche “nel caso in cui la convenzione prevista dal comma 2 non sia conclusa entro il 31 dicembre 2008”.

La convenzione tra i 223 Comuni, strumento necessario - secondo quanto stabilito dal Testo Unico - per poter provvedere alle fasi del servizio di gestione dei rifiuti urbani inerenti il trattamento e lo smaltimento, “ivi comprese la realizzazione e la gestione degli impianti necessari” (articolo 72, comma 1), non è mai stata scritta, né tanto meno discussa ed approvata dai Consigli Comunali del Trentino.

Già il 16 agosto 2006, in occasione dell’incontro con alcuni membri della Giunta provinciale di Trento (Dellai, Gilmozzi e Grisenti) sulle politiche di gestione dei rifiuti, le associazione ambientaliste chiesero spiegazioni sulla mancata stesura e approvazione della “convenzione”. In quella sede ci fu risposto che in breve tempo sarebbe stato predisposto il testo da sottoporre all’esame delle amministrazioni comunali. Dopo 26 mesi di quella convenzione non c’è traccia, come ci è stato confermato dagli uffici del Consorzio dei Comuni Trentini.

 

Ma perché è tanto importante questa convenzione?

L’intesa tra i Comuni deve individuare “il comune capofila, l'assetto proprietario relativo ai predetti impianti”, definire le “modalità di determinazione della quota di tariffa relativa allo smaltimento con recupero energetico, assicurando comunque la copertura dei costi di esercizio ivi compresi gli oneri di ammortamento” (art. 72, comma 2), ma anche stabilire le modalità di smaltimento – nelle discariche esistenti – delle scorie prodotte dall’impianto “in misura proporzionale ai rifiuti urbani prodotti sul proprio territorio al netto delle raccolte differenziate” (art. 72, comma 9).

L’assenza della convenzione lascia irrisolte, dunque, alcune fondamentali problematiche legate alla fase finale dello smaltimento dei rifiuti.

La normativa vigente prevede che “fino alla stipulazione della convenzione…alle attività di costruzione e di gestione dell’impianto …la cui localizzazione è prevista nel territorio del comune di Trento, provvede transitoriamente il medesimo comune con le modalità disciplinate dalla vigente normativa in materia di servizi pubblici locali ovvero di lavori pubblici, ivi compreso il sistema della finanza di progetto” (art. 72, comma 7 bis). 

Se entro il 31 dicembre 2008 non sarà firmata la Convenzione – ed è evidente che non ci sono i tempi tecnici per la stesura della bozza, il confronto con i cittadini e le loro organizzazioni, l’esame da parte dei Consigli Comunali e del Consiglio delle Autonomie – tutte le competenze in materia torneranno nelle mani degli Amministratori provinciali.

 

Ma perché non è stata ancora stipulata l’intesa tra i Comuni, nonostante questo strumento sia prevista dal 2004 (L.P. 10)?

Evidentemente esistevano “ottimi motivi” per ritardare il più possibile la stesura e l’approvazione della Convenzione.

Predisporre questo documento voleva dire riaprire il confronto con le amministrazioni comunali, anche con quelle dichiaratamente contrarie alla realizzazione dell’inceneritore, anche con quelle virtuose che hanno raggiunto quote straordinarie di raccolta differenziata, ben oltre il 65% fissato dalla PAT. E questo voleva dire rimettere in discussione la necessità, la sostenibilità economica, ambientale e sanitaria di un impianto di incenerimento, ovvero “sconfessare” le politiche provinciali dei rifiuti.

 

Agli amministratori provinciali conveniva - e conviene ancora - avere un unico e fedele interlocutore, il Comune di Trento, in modo da non incontrare ostacoli prima dell’appalto dell’inceneritore. Partiti i lavori, anche i comuni “riottosi” non potranno che adeguarsi alle scelte compiute dal comune capoluogo e dalla Giunta provinciale.

E pensare che il Consiglio delle Autonomie nelle osservazioni al Terzo Aggiornamento del Piano provinciale di smaltimento dei rifiuti (17 agosto 2006) aveva auspicato “il coinvolgimento costante e diretto degli Enti locali al processo di realizzazione e gestione dell’inceneritore”!

 

Trento, 21 ottobre 2008

 

Paolo Mayr e Salvatore Ferrari

Presidente e Vicepresidente della sezione trentina di Italia Nostra

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