20 Aprile 2005:
audizione della RETE NAZIONALE "RIFIUTI ZERO"
alla Commissione Parlamentare d'inchiesta
sul ciclo dei rifiuti e sulle attività illecite ad esso connesse.

 

 

Nel corso dell'audizione presieduta dal presidente della Commissione on.Paolo Russo la delegazione della rete nazionale formata da Tommaso Esposito,da Rossano Ercolini e da Virginia Petrellese ha esposto le richieste provenienti da quel vasto movimento nazionale che si batte contro gli inceneritori e per alternative pulite nella gestione dei materiali e dei rifiuti.
Rossano Ercolini richiamando le numerose vertenze che si stanno svolgendo in tutta Italia da Trento a Torino,da Genova alla Romagna,da Firenze a Prato Grosseto e Pietrasanta ,per finire in Puglia,Calabria e Sicilia ha affermato che le lotte dei comitati e delle associazioni locali non si battono solo per il "NO" che pure E' SACROSANTO ma anche per INDICARE ALTERNATIVE VIRTUOSE ED EFFICACI che si stanno affermando in diverse aree del mondo e che si riassumono nel modello "rifiuti zero". Tommaso Esposito del Comitato di ACERRA ha descritto in particolare la situazione campana affermando la necessità di bloccare il commissariamento restituendo pieni poteri programmatori agli enti locali e auspicando un ritorno al confronto. Ha quindi brevemente illustrato la proposta alternativa per la Campania predisposta dalla RETE NAZIONALE.

Il Presidente Paolo Russo ha accolto l'invito ad un confronto ampio che valuti tutte le opzioni compresa quella "RIFIUTI ZERO"dimostrandosi disponibile a valutarla senza pregiudizi. Per quanto riguarda il quadro campano ha auspicato il ritorno alla "normalità" istituzionale con il coinvolgimento degli enti territoriali anche al fine di promuovere effettive politiche territoriali. Ha concluso poi ringraziando del contributo apportato e ha fatto intendere che sulla vicenda di Acerra non tutti i giochi sono conclusi e che anzi sembrano esserci dei "pesanti"punti interrogativi.

A conclusione dell'audizione alla quale era presente anche il senatore Sodano la delegazione ha consegnato una sintesi delle richieste e la proposta alternativa per la Campania. Questi documenti possono essere consultati sul sito Web http://ambientefuturo.interfree.it

 

 

SINTESI DEI CONTENUTI E DELLE RICHIESTE
DELLA RETE NAZIONALE "RIFIUTI ZERO"

Audizione della Commissione Parlamentare d'inchiesta
sul ciclo dei rifiuti e sulle attività illecite ad esso connesso.

 

La RETE NAZIONALE "RIFIUTI ZERO" raccoglie decine di COMITATI ed associazioni che a livello locale si battono contro la proliferazione di inceneritori e di impianti nocivi A FAVORE di migliori alternative nella gestione di materiali e scarti. Ormai da tempo a livello internazionale si è andato affermando il cosiddetto modello "RIFIUTI ZERO"che in importanti aree del mondo sta facendo registrare risultati MOLTO POSITIVI E RISCONTRABILI.

Stiamo parlando dei"nuovi"paesi dell'Oceania come l'Australia,la Nuova Zelanda dove a livello locale (Camberra è stata la prima città a dichiarare rifiuti zero entro il 2010) ma anche a livello statale i governi stanno muovendosi in questa direzione. Stiamo parlando di intere regioni e città del Canada (Nuova Scozia e la città di Toronto)e degli Stati Uniti d'America come la California ed in particolare la città di S. Francisco dove oltre a quote di raccolta differenziata già ora superiori al 50%si registra un impegno dei rispettivi governi a raggiungere "rifiuti zero"entro il 2020.

Quindi "rifiuti zero"non è un'utopia di sparuti gruppi ambientalisti che "egoisticamente"si oppongono a inceneritori e a megadiscariche ma un concreto "sistema"ormai sperimentato su scala industriale che assume la necessità di fare i conti con la finitezza delle risorse del pianeta e applica il principio della "responsabilità condivisa"chiamando ad un patto l'industria e l'intero mondo produttivo,
i "decisori politici" e i cittadini.

In questo quadro l'industria è chiamata ad adottare progettazioni di prodotti che riducano al minimo gli scarti non riciclabili (vedi imballaggi in plastiche nocive come il PVC) assumendosi per intero la responsabilità di ciò che viene immesso sul mercato evitando di scaricare sulle comunità i costi ambientali e sanitari della propria inefficienza. Gli amministratori e i governanti devono incoraggiare una gestione condivisa del problema puntando non sulle miracolistiche soluzioni tecnologiche ma sul coinvolgimento dei cittadini. I cittadini in questo quadro sono parte del problema e l'esperienza anche italiana dimostra che possono essere parte della soluzione collaborando ad acquisti più responsabili e a favorire il riuso e il recupero degli scarti. Questa modalità favorisce l'economie locali, moltiplica i posti di lavoro e toglie spazio alla gestione malavitosa .

Nel quadro italiano non può che destare preoccupazione un atteggiamento completamente opposto del mondo politico ed industriale che per "risolvere"il problema si affidano alla "scorciatoia"della moltiplicazione degli inceneritori. Ciò significa non solo "ignorare"la stessa "gerarchia" fissata dalla UE che obbliga prioritariamente a prevenire e ridurre gli scarti e successivamente a massimizzare il recupero di materiali con sistemi di raccolta differenziata spinti. Sta significando una mortificazione delle stesse regole del confronto democratico allorquando si descrivono le innumerevoli opposizioni delle popolazioni come frutto di mero egoismo o peggio ancora nel caso di ACERRA quasi opera di gruppi criminali.

Occorre al contrario recuperare il terreno del confronto affrontando la questione dei rifiuti con la consapevolezza anche tecnica e scientifica della esistenza di diversi scenari da valutare e da prendere in considerazione. Occorre superare la deriva autoritaria ed "ideologica" a favore di "soluzioni" tutte interne alla tecnologia e puntare sul coinvolgimento e sulla responsabilizzazione.

Occorre anche politicamente prendere atto del fallimento del DLGS 22\97 che di fatto ha favorito solo l'incenerimento dei rifiuti previsto ed addirittura incentivato con procedure semplificate. Non a caso non sono stati raggiunti nemmeno i minimi obbiettivi di RD.Non a caso l'articolo 49 che avrebbe dovuto introdurre il sistema di tariffazione previsto dall'UE (you pay as you throw-paghi quanto butti) è stato
boicottato in quanto avrebbe dovuto spingere verso sistemi di raccolta "porta a porta" anzichè consolidare il sistema stradale tanto caro a chi punta sull'aumento dei rifiuti, sulla deresponsabilizzazione del mondo produttivo e distributivo e degli utenti e sugli inceneritori. Appare sempre più chiaro che chi sostiene l'incenerimento dei rifiuti è alternativo a scelte tendenti a minimizzare gli scarti .

Al contrario solo scelte che abbiano quale obiettivo primario la riduzione degli smaltimenti e la conseguente priorità da attribuire alla riduzione alla fonte degli scarti e alla massima intercettazione di materie prime preziose quali carta, vetro, legno, metalli e sostanze organiche sono in grado di offrire l’unica risposta efficace e partecipata.

Per questo gli investimenti, i sistemi di tariffazione e gli incentivi pubblici devono andare in questa direzione. E’ inaccettabile che al contrario il 90% delle risorse venga impiegato per IMPORRE GLI INCENERITORI che rappresentano la metodologia di trattamento più dispendiosi. Non a caso gli inceneritori senza l’inaccettabile concorso degli incentivi (cip6 e certificati verdi) pagati dai cittadini non avrebbero alcuna possibilità di stare sul mercato. PER QUESTO OLTRE A CHIEDERE LA CANCELLAZIONE DELLE PROCEDURE SEMPLIFICATE (art.31 e 33) CHIEDIAMO CHE
VENGANO BLOCCATI I FINANZIAMENTI (diretti e indiretti) a favore degli inceneritori. D’altronde anche in paesi come la Danimarca dove pure è pesantemente diffuso il ricorso all’incenerimento addirittura è posta una tassa per scoraggiare il ricorso allo smaltimento sia in discarica che attraverso gli inceneritori.

Inoltre è INACCETTABILE che l’energia ricavata dalla combustione dei rifiuti venga nel recepimento italiano della direttiva 2001\76 attraverso il dlgs 387\03 “assimilata” alle energie rinnovabili potendo accedere ai certificati verdi. Non solo infatti la combustione dei rifiuti nella forma di CDR (formato da plastiche e carta) non è affatto alternativa ai combustibili fossili (la plastica deriva dal petrolio) ma anche la combustione delle cosiddette “biomasse” appare un “escamotage” dell’industria italiana più sporca per “liberarsi “ dei propri rifiuti (industria del mobile e del legno, industria cartaria e della filiera agroalimentare e zootecnica) lucrando a scapito della salute e dell’ambiente e di migliori alternative quali il compostaggio aerobico e\o anaerobico.

CHIEDIAMO CHE GLI INCENTIVI VENGANO DIROTTATI VERSO PROGETTI DI PRODUZIONI PULITE CHE RIDUCANO I CONSUMI ENERGETICI E PERMETTANO IL MASSIMO RECUPERO DI MATERIA. Questo significa sostenere comparti economici preziosi quali l’agricoltura ma anche l’industria che come dichiarato da COMIECO ha gran bisogno di MATERIE PRIME RICICLATE che scelte miopi e spesso troppo influenzate dai gruppi legati alle lobbies dell’incenerimento e delle plastiche vengono gettate via o indirizzate all’imbroglio della “termovalorizzazione”.

OCCORRE UNA RISCRITTURA DELLA NORMATIVA SUI RIFIUTI SVOLTA IN PIENA SOVRANITA’ DAL PARLAMENTO MA ANCHE ATTRAVERSO UN AMPIO CONFRONTO NEL PAESE PERCHE’ LE SCELTE IN GIOCO COINVOLGONO LO STATO DELL’AMBIENTE, LA SALUTE DEI CITTADINI E I SOLDI PUBBLICI.

In questo quadro occorre ritirare anche il tentativo legislativo del Governo Italiano di revisione della normativa circa la definizione di “rifiuto”che oltre a favorire anche in questa sede l’incenerimento dei rifiuti attraverso la incredibile esclusione del CDR dal novero dei rifiuti (vedi art.8 del dlgs 22\97) se diretto ad essere bruciato nei cementifici, si pone quale elemento “deregolativo”nelle possibilità di controllo pubblico sul trasporto dei rifiuti.

Infine sul piano sanitario CHIEDIAMO che venga svolto UN MONITORAGGIO nazionale come avvenuto in tutti i paesi europei per conoscere quale sia il livello di diossina presente NEL LATTE MATERNO, NEL LATTE VACCINO E NEI CIBI IN GENERALE.

L’Italia ha firmato la CONVENZIONE DI STOCCOLMA per la eliminazione degli inquinanti persistenti tra i quali figurano le diossine e i PCB. E’ quindi particolarmente irresponsabile procedere ad una massiva costruzione di inceneritori come attualmente in corso ignorando aspetti sanitari fondamentali come quelli rilevati.

Per concludere ci appelliamo a tutti coloro che nel Parlamento pur da posizioni diverse condividono la necessita’ di non aggirare o eludere un confronto davvero democratico e attento a valutare i risultati frutto di un approccio nuovo come quello che qui rappresentiamo. D’altronde anche nel nostro paese si stanno affermando risultati indiscutibili che confermano risultati eccellenti e su grande scala delle raccolte differenziate (vedi la ormai nota esperienza del Consorzio Priula in provincia di Treviso e tanti altri Comuni “ricicloni”). Anche in Italia le possibilità di sostituire le plastiche di derivazione petrolifera con le “BIO-PLASTICHE” è già in corso. Si tratta responsabilmente di seguire queste “eccellenze” e non al contrario di porsi nel solco di tecnologie oggettivamente rivolte al passato bisognose di “sussidi pubblici”inaccettabili.

Per quanto ci riguarda siamo disposti a collaborare mettendo a disposizione le nostre competenze e i nostri collegamenti internazionali con la RETE MONDIALE GAIA ed in particolare con il prof. PAUL CONNETT da anni impegnato a promuovere il modello“rifiuti zero”.

 

Roma 20/04/05

 

RETE NAZIONALE “RIFIUTI ZERO”

 

 

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