Proposte per migliorare la vivibilità ambientale
Lettera da Sestri Ponente

 

Un doppio grazie, per prima cosa. Uno al Vicariato di Sestri Ponente per l' “assist” lanciato a "Il Corriere Sestrese" e uno a "Il Cittadino", che così cortesemente ospita qui il nostro mensile di volontariato, da oltre 100 anni contenitore, libero e indipendente, di domande e inquietudini condivise della realtà sestrese. Una visita tanto attesa, come quella prossima dell'Arcivescovo di Genova, crea fortissime aspettative in tutto il nostro territorio.


Ma obbliga anche ciascuno a un esame di coscienza del proprio vissuto. Che per un giornale è specchio dei problemi di ieri e di oggi. Il pensiero va allora alle aree verdi a Sestri trascurate e ridotte al lumicino, al traffico caotico, a un degrado urbano sempre più palpabile dove la mancanza di pulizia la fa da padrona, a spazi di incontro come piazza dei Micone da difendere in nome della necessità etico-sociale di conservare e rinnovare un tessuto vivo e autonomo, caratteristica peculiare della nostra comunità.


Il pensiero corre anche alle difficoltà di integrazione di tanti, al turn over di anonimi franchising in via Sestri che rischia di destrutturare, per mancanza di riferimenti certi, la vita stessa di ognuno oltre a indebolire la vivacità commerciale della delegazione. O si sofferma sulla solitudine di troppi anziani, resa più difficile dal dimezzato potere d'acquisto oppure sullo spegnersi di punti di cultura e informazione quali edicole e librerie, febbre di una collettività sestrese non più in grado di offrire ai propri giovani strumenti di decodifica della realtà, spazi di aggregazione ed esempi virtuosi in un feed back positivo tra scuola, invece in affanno, e famiglia, bisognosa di sostegno per prima. Una disinformazione che rischierà di condurli ad una minore coscienza collettiva, anticamera per scelte di minoranza.


L'elenco dei problemi sestresi risulta infinito. Ma, essere in un colpo solo megafono di quel coacervo di criticità irrisolte che pesantemente caratterizza da lunghi anni questo pezzetto di Ponente e ha più luoghi di rappresentanza, sarebbe banalizzarne portata e sfumature non potendo proporre in parallelo, con serietà e pacatezza, analisi, valori e iniziative volte a promuovere comportamenti rispettosi di legalità e processo democratico.


Così in linea con il sentire dei nostri lettori, abbiamo deciso di approfondire su questa pagina un tema unico: il tema dell'ambiente - così presente nei discorsi di Papa Benedetto XVI e nelle proposte CEI - e dei rifiuti, frutto per il nostro giornale di una ricerca durata cinque anni. Argomento che in un colpo solo aggrega parole centrali quali etica, tutela della salute, responsabilità, qualità di vita, futuro. Allontanando quella "rimozione" di cose e persone che è il segno meno della nostra quotidianità. Anche a Sestri.


E proprio in una Sestri, stretta fra un futuro inceneritore sulle alture, un'aria non monitorata a sufficienza, colate di cemento prossime agli Erzelli e un mare sempre più estraneo, dentro una Genova che consuma i propri giorni nell'incapacità di imprimere a se stessa una svolta significativa, il 3 ottobre scorso è partita un'azione innovatrice. Il convegno organizzato da "Il Corriere Sestrese" dal titolo "La responsabilità del ciclo dei materiali" ha visto la partecipazione dell'oncoematologa Patrizia Gentilizi, la cui relazione ha chiarito come l'inquinamento, oltre ad essere causa di tumori e malattie non solo a Ponente, mini il fondamento della vita stessa (vedi ""La pandemia silenziosa di Ernesto Burgio), seguita da Carla Poli del Centro Riciclo Vedelago che ha spiegato a cittadini e istituzioni un'esperienza dove il rifiuto non esiste perché riutilizzato al 100% e Gianluigi Salvador, referente energia - rifiuti del WWF Veneto, portatore dello slogan una "Liguria senza inceneritori: un'opportunità" che, dati alla mano, ha dimostrato come per risolvere la questione RSU non ci sia alcun bisogno di impianti inquinanti, energivori ed eurovori o di modelli con fanghi residuali che dovranno alla fine comunque essere stoccati perché i famosi orti di Sestri hanno altre necessità.


Esiste una soluzione semplice, già operativa altrove e quindi trasferibile qui da noi, che sposta e spazza via rassegnazione e false solidarietà del male minore. Una proposta fattibile in cui il recupero dei materiali corre a fianco di una rinnovata responsabilità individuale perché promuove piena coscienza di quanto ciascuno usa ogni giorno e rappresenta quindi il primo atto di una presa di dignità collettiva.


Sestri, Genova ha soltanto bisogno di una raccolta differenziata autentica, puntuale, controllata e su modello omogeneo. Diversa dagli esperimenti in atto nella nostra città. Il resto è sinergia tra etica ecologica e etica industriale e capacità di conciliare risparmio ed efficienza. E non sono ammessi ritardi poiché la variabile tempo è fondamentale a causa delle limitate risorse della Terra, dei problemi climatici e dell'inquinamento ambientale.

In una società che rivela tutti i punti deboli dello spreco e della prevaricazione, riaffermare il senso di responsabilità è anche cercare percorsi che riportano l'uomo verso la coscienza di essere parte di un tutto, un tutto sociale pronto a riaggregarsi attorno a valori comuni e un tutto naturale dove l'uomo deve riconoscere che il danno arrecato alla natura è il danno fatto a se stesso e alle proprie radici.

Il portato etico e la capacità di vedere oltre quella che gli esperti chiamano strategia rifiuti zero siamo certi possa essere oggetto di riflessione anche durante la visita pastorale del Cardinale Bagnasco. Sestri ha bisogno di ritrovarsi intorno a un progetto che le ridia speranza per il futuro. E questo potrebbe essere il momento giusto.


Grazie ancora per l'accoglienza.

 

Emilia Parodi Pedrina

editore de "Il Corriere Sestrese"

Il Cittadino, 9 novembre 2008

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