Legislatura 14ª - 13ª Commissione permanente - Resoconto sommario n° 395 del 15/02/2005

 

TERRITORIO, AMBIENTE, BENI AMBIENTALI    (13ª) 

 

MARTEDÌ 15 FEBBRAIO 2005

395ª Seduta 

 

Presidenza del Presidente

NOVI 

 

            Intervengono, ai sensi dell'articolo 48 del Regolamento, la dottoressa Raffaella Pirini, presidente dell'associazione Clan-Destino, la dottoressa Michela Nanni, vice presidente della stessa associazione, accompagnate dalla dottoressa Auretta Pini, il dottor Celestino Panizza del Comitato "I cittadini per il riciclaggio", il dottor Flavio Speranza dell'associazione "La Fraschetta", nonché il dottor Gianni Tamino ed il dottor Marco Caldiroli, esperti dei comitati.     

           

La seduta inizia alle ore 15,30.

 

SULLA PUBBLICITA' DEI LAVORI 

 

Il presidente NOVI (FI)  avverte che è stata avanzata, ai sensi dell'articolo 33, comma 4, del Regolamento, la richiesta di attivare l'impianto audiovisivo in modo da consentire la speciale forma di pubblicità della seduta ivi prevista ed avverte che, ove la Commissione convenga nell'utilizzazione di tale forma di pubblicità dei lavori, il Presidente del Senato ha già preannunciato il proprio assenso.

 

            Non facendosi osservazioni, la forma di pubblicità di cui all'articolo 33, comma 4, del Regolamento, viene adottata per il prosieguo dei lavori.

 

 

PROCEDURE INFORMATIVE 

Seguito dell'indagine conoscitiva sull'impatto ambientale dei termovalorizzatori: audizione di rappresentanti dell'Associazione Clan-Destino, del comitato I Cittadini per il riciclaggio e de La Fraschetta   

 

            Riprende l’esame dell’indagine conoscitiva in titolo, sospesa nella seduta dell’8 febbraio scorso.

 

            La dottoressa PIRINI interviene a nome dell’associazione Clan-Destino di Forlì, che raggruppa tutti quei cittadini che ritengono necessario documentarsi su una problematica così rilevante come quella dello smaltimento dei rifiuti e dell’incenerimento degli stessi. E’ ferma convinzione dell’Associazione di cui fa parte che le amministrazioni pubbliche, prima di prendere decisioni che hanno pesanti ricadute sulla salute dei cittadini e sul sistema economico, dovrebbero confrontarsi con i cittadini stessi, ai quali viene spesso invece attribuita la responsabilità di frapporre ostacoli alla realizzazione di impianti, come quelli di incenerimento, che non sono in realtà affatto in linea con gli obiettivi della stessa normativa europea. Quest’ultima, infatti, inclusa la direttiva 76/2000, impone innanzitutto di prevenire l’inquinamento, obiettivo che non sembra invece affatto rispettato dalle decisioni prese negli ultimi anni in materia di incenerimento dei rifiuti.

 

            Il dottor CALDIROLI interviene a nome di un’associazione che negli anni scorsi ha avuto un ruolo determinante nell’avviare la nota inchiesta giudiziaria che ha coinvolto i responsabili degli impianti industriali di Porto Marghera. Per quanto attiene la problematica degli inceneritori, occorre tenere innanzitutto conto del fatto che le stime diffuse, tanto a livello italiano che europeo, sono alquanto approssimative, basandosi su una ipotetica costanza nei livelli di emissione, quando invece tutti gli impianti esistenti sono caratterizzati da notevoli oscillazioni. Le conoscenze tossicologiche hanno evidenziato invece le conseguenze assai negative per la salute umana delle emissioni degli inceneritori, anche se non sempre particolarmente visibili. Ne è prova il fatto che l’Organizzazione mondiale della sanità ha recentemente abbassato i livelli di accettabilità delle emissioni di diossina, quando invece sul piano europeo si riscontrano sovente livelli più elevati. Inoltre, è stato messo in luce come i potenziali rischi degli impianti di incenerimento siano stati spesso sottostimati, anche per quanto riguarda gli inceneritori di nuova generazione, così come è avvenuto per quelli di Trento, Forlì ed Acerra.

            In particolare, non si tiene generalmente conto del fatto che, oltre alle emissioni in atmosfera, gli inceneritori producono un’elevata quantità di ceneri, che rappresentano rifiuti speciali i quali devono essere smaltiti in discarica. Quando si fanno stime sulla convenienza ambientale ed economica degli impianti di incenerimento, pertanto, bisognerebbe prendere in considerazione l’intera filiera, tenendo così conto dell’impatto ambientale di tutte le fasi di produzione e smaltimento dei rifiuti.

 

            Il dottor TAMINO, docente di biologia presso l’Università di Padova, sottolinea innanzitutto come a livello europeo nessun documento utilizzi il termine di termovalorizzatore, parlandosi soltanto di incenerimento dei rifiuti e di recupero di energia. Ciò che va tenuto presente, innanzitutto, è che il ricorso agli inceneritori non permette affatto di eliminare i rifiuti, dal momento che dal processo di incenerimento vengono prodotti circa il 30 per cento di ceneri, che devono essere smaltite. Invece, gli obiettivi prefissati a livello europeo imporrebbero di perseguire in primo luogo la riduzione dell’ammontare dei rifiuti, e quindi un loro più elevato riutilizzo ed il loro riciclaggio, dovendosi far ricorso all’incenerimento soltanto in ultima istanza.

            Invece di incentivare il riciclaggio di beni come gli imballaggi, che potrebbero essere riutilizzati più volte, si preme oggi per la realizzazione di inceneritori, col risultato ultimo di incrementare il ricorso alle discariche, necessarie per smaltire le ceneri. Dal punto di vista del calcolo energetico, poi, non si tiene conto del fatto che con il processo di incenerimento è possibile recuperare non più di un quarto dell’energia contenuta nei prodotti avviati agli impianti ad esso deputati.

            Inoltre, gli inceneritori sono responsabili di un aumento dell’emissione di polveri sottili, di talché paesi come la Francia, l’Olanda e la Germania, hanno recentemente mutato indirizzo, disincentivando il ricorso agli inceneritori, dopo aver preso atto del fatto che nelle aree adiacenti agli impianti esistenti si registrano seri problemi ambientali, testimoniati ad esempio dalla presenza di diossina nel latte.

 

            Il dottor PANIZZA, del comitato "I cittadini per il riciclaggio" di Brescia, fa presente come l’inceneritore esistente nella sua città venga, a torto, portato ad esempio come se si trattasse di un impianto efficiente e sicuro da un punto di vista ambientale, quando invece la realtà è assai diversa. L’inceneritore di Brescia venne realizzato negli anni ’90 a seguito di una sorta di "patto ambientale" concluso tra amministrazioni pubbliche e cittadini, e avrebbe dovuto consentire l’incenerimento di poco più di 250.000 tonnellate di rifiuti. In realtà, negli anni scorsi sono state realizzate ben tre linee di incenerimento, per un importo totale di rifiuti trattati pari al triplo rispetto alle previsioni, di talché Brescia è diventato uno dei più grossi importatori di rifiuti d’Italia. Il risultato è inoltre che il livello di raccolta differenziata è rimasto assai inferiore a quello di altre aree del centro-nord mentre, paradossalmente, le discariche della città devono assorbire una quantità di ceneri prodotte dall’impianto grosso modo pari all’intero ammontare di rifiuti che, sulla base del richiamato "patto ambientale", avrebbe dovuto essere avviato ad incenerimento.

            La verità è che, se gli inceneritori non beneficiassero di tutti gli incentivi previsti dalla normativa vigente, a cominciare dalla tariffa versata dai cittadini per lo smaltimento dei rifiuti, gli impianti in questione sarebbero assolutamente diseconomici. Inoltre, il ricorso agli inceneritori, provocando una riduzione del   volume di raccolta differenziata e di riciclaggio, fa si che gli stessi consorzi obbligatori non siano invogliati a recuperare i materiali riutilizzabili, i quali vengono quindi avviati ad incenerimento.

 

      Il senatore TURRONI (Verdi-Un) sottolinea come un ulteriore effetto del ricorso agli inceneritori sia rappresentato dal fatto che la produzione pro-capite di rifiuti nelle zone coperte da tali impianti sia anche notevolmente più elevata rispetto alle aree dove si punta invece su un maggior livello di raccolta differenziata.

 

            Il dottor SPERANZA, dell’associazione "La Fraschetta" di Alessandria, fa presente come la zona da cui proviene sia tra quelle ad elevato rischio ambientale, caratterizzata com’è da un’alta percentuale di patologie gravissime come alcune neoplasie. E’ pertanto assurdo che in una zona contraddistinta da problemi così rilevanti si voglia realizzare un inceneritore che, oltre ad esporre i cittadini ad ulteriori rischi per quanto riguarda la loro salute, assesterebbe un colpo mortale all’economia della zona, che vede la presenza di produzioni agricole altamente qualificate.

 

            La dottoressa PIRINI consegna, infine, un’ampia documentazione agli uffici.

 

            Il presidente NOVI ringrazia gli intervenuti per il prezioso contributo offerto ai lavori della Commissione.

 

            Il seguito dell’indagine conoscitiva viene quindi rinviato.

 

 

 

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