Con il “porta a porta” i costi diminuiscono

 

 

Nel merito delle notizie di questi giorni (vedi in calce) sulle ragioni degli aumenti della tariffa rifiuti, secondo i giornali a causa dei maggiori costi del nuovo sistema di raccolta “porta a porta”, diamo spunti di lettura più articolati nel tempo e nello spazio.

Paiono utili e opportuni per una valutazione onnicomprensiva dei costi reali del servizio, valutabili e/o pianificabili a seconda delle soluzioni di gestione e smaltimento dei cosiddetti rifiuti che si intendono adottare, e di cosa, come e perché si debba o si voglia favorire un’ipotesi risolutiva anziché altre.

Dovrebbe essere superfluo sottolineare che solo privilegiando la progressiva e graduale riduzione della produzione di rifiuti (e il “porta a porta” è, allo stato attuale, l’unico metodo e mezzo idoneo a tale scopo) è possibile andare verso una reale e complessiva diminuzione dei costi, tutti compresi, a carico della collettività.

 

Lo dimostra il documento sotto riportato, del quale sintetizziamo i seguenti riferimenti statistici:

- lo studio dell’Ecoistituto di Faenza, che ha evidenziato che la raccolta stradale costa di più, e tanto più quanto aumentano le dimensioni dei Comuni.

- Il Rapporto Rifiuti 2007 dell’Agenzia Nazionale per la Protezione Ambientale, secondo cui i costi diminuiscono con l’aumentare della percentuale di raccolta differenziata, che com’è noto cresce di più proprio col porta a porta.

- Lo studio, che arriva alle stesse conclusioni, del Ministero dell’Ambiente per l’emergenza rifiuti in Campania, secondo cui: “Il passaggio dal  sistema di raccolta differenziata stradale a quello domiciliare, oltre a comportare una riduzione complessiva dei costi…”.

 

Con il “Terzo Aggiornamento del Piano Provinciale di Smaltimento dei rifiuti” della PaT, approvato con delibera di Giunta Provinciale n° 1730 del 18 agosto 2006, è stata ribadita l’obbligatorietà, a partire dal 1° gennaio 2008 (poi prorogata), di passare da una tariffazione parametrica ad una tariffazione puntuale del costo del servizio, adottando cioè un regime tariffario commisurato alla quantità di rifiuti effettivamente prodotta.

In riferimento al comune capoluogo, l’Amministrazione del Comune di Trento si è conseguentemente posta l’obiettivo di attivare una riorganizzazione del servizio di raccolta dei rifiuti trasformando l’attuale in un sistema integralmente domiciliare prevedendo il ricovero dei contenitori all’interno delle pertinenze condominiali e abbinando ogni contenitore alle utenze cui fa riferimento, in modo da poter trasformare l’attuale tariffa parametrica in una tariffa puntuale.

 

Il passaggio alla tariffa puntuale prevede che gli utenti paghino in maniera commisurata all’effettiva produzione dei rifiuti che producono. Da qui è facile capire il ruolo importante che questo passaggio assume nella gestione dei rifiuti.

L’applicazione puntuale della tariffa costituisce una leva sia nella riduzione a monte dei rifiuti che nella creazione di un ciclo virtuoso dove, da una parte ci sono le richieste dei cittadini verso prodotti a imballaggio ridotto, e dall’altra il sistema industria che dovrà di conseguenza allinearsi alle tendenze del mercato.

L’obiettivo che si vuole raggiungere è quello di poter premiare quegli utenti che quotidianamente adottano comportamenti atti alla riduzione dei rifiuti, quindi sarà il singolo a dover rispondere delle proprie scelte e non la comunità indistintamente.

 

Di questi tempi di “piano anticrisi” da 800 milioni parrebbe paradossale perseverare sulla concentrazione di rifiuti verso la tecnologia più costosa e irreversibile, perché chi ne farebbe le spese sono gli utenti-contribuenti. Anche questo dovrebbe esser noto ai quattro moschettieri della PaT Postal, Dalmonego, Spagni e Cenname.

 

Continua

 

Redazione Ecce Terra, 1 dicembre 2008

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