Tunnel, mancano “solo” 10 miliardi
Tajani firma 900 milioni
Matteoli non si sbilancia

 

 

VERONA – Il presidente della Provincia di Verona Mosele cita Goethe e Leonardo, il sindaco Tosi per l’emozione non riesce a pronunciare “Durnwalder”, il commissario Ue Tajani dice che è un’ora storica e porta il “regalo di Natale” per la rete transeuropea Ten: 844 milioni piovono sul Brennero (786 per la galleria vera e propria, il co-finanziamento più elevato di sempre). Ma il dubbio che aleggia alla Gran Guardia di piazza Bra nelle teste di Dellai e Durwalder, è inquietante: neanche un miliardo sui 12 che servono, di qui al 2020, per fare il tunnel e le tratte di accesso, è un incoraggiamento ma non una garanzia. E le parole del ministro Matteoli, simpatico toscano malinconico in doppiopetto troppo abbondante (“Rispetteremo gli impegni, il Cipe delibererà, le risorse ci saranno”) non li tranquillizzano.


Il nodo implicito è la concessione A22. Alla scadenza della proroga breve, 2014, avrà accantonato 550 milioni “in conto tunnel”. Ma gli azionisti di maggioranza – trentini e altoatesini – non ci stanno ad essere solo quelli che iniettano risorse, vogliono una compartecipazione societaria e l’idea si intreccia con la richiesta di una concessione lunga (50 anni), che potrebbe generare risorse attualizzate per 2 miliardi e mezzo. “Bruxelles è d’accordo – dice Dellai – e trovo assurdo che il governo dia proroghe e certe autostrade per costruirne altre (alla Serenissima per la Valdastico) mentre blocca l’A22 che costituisce un futuro eco-compatibile finanziando la ferrovia!”.


Tra il pre-Cipe (Comitato interministeriale programmazione economica) a breve, la legge finanziaria in itinere e il Cipe a gennaio 2009, la vera consistenza dell’impegno del governo potrà essere verificata in tempi brevi. Karel Van Miert, l’appassionato coordinatore belga del corridoio 1 Berlino-Palermo, sente che l’ora delle decisioni irrevocabili è arrivata e, in tedesco, la mette giù così: “Wenn wir es nicht schaffen, wäre es dramatisch. Aber wir müssen es schaffen“ (“Se non ce la facciamo sarebbe drammatico. Ma dobbiamo farcela”). A febbraio 2009, con l’ok ambientale del Via, Van Miert conta sui soldi, nero su bianco, dei due Stati.


Ottimismo della volontà? Konrad Bergmeister, ex direttore tecnico A22 e ora amministratore di Bbt Se, è convinto che le risorse saranno tirate fuori, nelle prossime decisive settimane invernali. Il nuovo Bundeskanzler di Vienna Faymann ha già messo sul piatto 900 milioni. Con il +25% sulla “vignette” Innsbruck-Brennero e il +15% sui pedaggi Innsbruck-Kufstein, l’Austria può disporre di 50 milioni pro-tunnel l’anno, in 30 anni 1 miliardo e mezzo. Ma ecco un altro dubbio: si è deciso che Italia e Austria, per il solo tunnel, mettano 2 miliardi a testa. Ma gli austriaci sono 8 milioni e gli italiani 60: è equo che i due Stati paghino uguale?


In cerca di denaro fresco per un’opera necessarissima e mastodontica, l’eurottomista Tajani spera nei privati: “Ho già parlato con la Banca europea investimenti, è pronta a fornire una rete di garanzia per le imprese che decideranno di rischiare”. Paolo Costa, presidente della commissione trasporti del parlamento europeo, traduce: “La crisi finanziaria globale ci può paradossalmente aiutare: si potrebbe varare un “debito sovrano europeo” – cioè garantito dall’Ue – cui i singoli Stati membri possano accedere richiedendo come prestito fino al 50% dell’investimento infrastrutturale”.

E solo investendo in opere utili, direbbe un kennesiano, si fa ripartire il ciclo economico.


Paolo Ghezzi

l’Adige, 6 dicembre 2008

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