Il Tac Verona-Brennero costa “solo” 6 miliardi?

 

 

Gent. Sig. Direttore, il Corriere dell'Alto Adige del 7.12.2008 ha pubblicato un articolo a firma F. Espro ("Infrastrutture. Il Landeshauptmann: il coordinatore Van Miert ha spianato la strada, Roma si muova. Proroga all'A22, UE disponibile) che sui costi e sul finanziamento della nuova linea ferroviaria ad alta capacità del Brennero contiene sorprendenti omissioni ed imprecisioni.

 

Il finanziamento complessivo dell'Unione Europea (circa 845 milioni nel periodo 2007-2013), quasi esclusivamente riservato alla tratta transnazionale del tunnel di base ed opere accessorie, era già stato deciso a fine 2007 su proposta della Commissione Europea. La conferenza internazionale di Verona del 5 dicembre 2008 scorso non ha fatto altro che formalizzarlo dopo un lungo iter di ratifica. Non ci pare corretto presentare questo dato come una conferma dell'importanza strategica del progetto ignorando sia l'opposizione che cresce tra le popolazioni delle valli dell'Isarco e dell'Adige sia i dubbi sempre più fondati sulla sua reale utilità, basata tra l'altro su stime molto azzardate, sui costi finali e sulla copertura finanziaria.

Proprio sui costi il suo giornale espone in un riquadro di grande evidenza un'informazione sviante, secondo cui sarebbero 6 i miliardi totali necessari all'Italia per costruire la propria parte del tunnel di base e le tratte di accesso Sud.

 

È una stima che si basa su numerosi presupposti errati:

1. parte da una valutazione ufficiale dei costi dell'intera galleria di base del Brennero (6 miliardi a luglio 2007) che gli stessi proponenti hanno già aumentato del 20% nel progetto definitivo e definiscono in pubblico comunque insufficiente;

2. dimentica che le stime ufficiali dei costi delle tratte italiane di accesso Sud ammontano a circa 8,5 miliardi a prezzi 2007;

3. trascura che sono tutte stime depurate di alcune consistenti componenti di costo;

4. sorvola sul fatto che le stime vere di costo andrebbero indicate sui lavori conclusi;

5. dà per scontato un modello gestionale di finanziamento cui credono solo i proponenti (quello con un intervento di capitali privati di rischio per circa il 20%);

6. ignora che molti esperti indipendenti (la sola citazione delle fonti impegnerebbe almeno mezza pagina) espongono valutazioni assai superiori, mediamente circa 10 miliardi per i 55 km di galleria di base del Brennero e quasi 19 miliardi per i circa 195 km di tratte a Sud di Fortezza, di cui circa 171 km in galleria.

 

Che queste perplessità non appartengono solo a chi scrive o a tanti esperti italiani è noto.

Nell'aprile 2008 la Corte dei Conti austriaca ha compiuto un'analisi approfondita sui costi 2002 e 2007 per la galleria di base concludendo:

1. che il finanziamento del progetto complessivo non è garantito;

2. che le stime non comprendono gli oneri finanziari ed altre importanti voci di costo;

3. che non bisognava iniziare lavori (cunicolo esplorativo di Aicha) senza un quadro di finanziamento definito.

 

Non ci dilunghiamo, poi, sul fatto che in Austria la VIA sui progetti incontra difficoltà molto serie e che, secondo il programma di governo ÖVP SPÖ per la XXIV legislatura, l'Austria si impegnerà a condizione che esistano un valido calcolo dei costi, un piano finanziario e di realizzazione accettabili e un accordo generale sulle politiche di traffico (il che significa ridurlo subito con le misure possibili oggi senza fingere che per intervenire efficacemente ci vuole prima una nuova linea ferroviaria).

 

Per finire, non possiamo scordare che in Italia l'incremento dei costi dei programmi TAV dal 1991 al 2007 è stato mediamente di 6,9 volte mentre il costo della vita è aumentato nello stesso periodo di circa 0,7 volte. Molti segnali ci fanno pensare ad incrementi equivalenti anche per le opere lungo l'asse del Brennero. Perché non informare i lettori di questo giornale che in tal caso (al momento solo teorico) a opere finite potremmo avere per l'Italia un costo finale totale di circa 65 miliardi (partendo da stime dei proponenti considerate onnicomprensive) e di circa 138 miliardi (partendo da stime indipendenti onnicomprensive)? Chi pagherebbe? Non certo chi oggi pretende di decidere senza il consenso delle popolazioni residenti ignorando le molte difficoltà che le famiglie affrontano per dare un futuro ai propri figli.

 

Claudio Campedelli, Gianfranco Poliandri

Bolzano-Trento, 9 dicembre 2008

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