Marino Ruzzenenti

 

Il problema rifiuti
Discarica o “termovalorizzazione”, una falsa alternativa

 

Relazione presentata al convegno internazionale
“Scienza e Democrazia / Science and Democracy”,

presso l’Istituto italiano per gli Studi Filosofici - Napoli, 15-17 maggio 2008

www.dipmat.unipg.it

 

Aggiornato e pubblicato su “Biologi Italiani

Organo ufficiale dell’Ordine Nazionale dei Biologi

Novembre 2008

 

 

Introduzione

 

L’ennesima emergenza campana ha rilanciato il mito della “termovalorizzazione” come soluzione efficiente del problema rifiuti. Brescia, con il suo grandioso inceneritore dell’Asm (Azienda dei servizi municipalizzati, ora A2A), è stata riproposta dalla gran cassa dei media nazionali come il Modello per una corretta e moderna gestione dei rifiuti.

 

Effettivamente l’impianto di Brescia fu ideato e realizzato esplicitamente per porsi come apripista della svolta a livello nazionale verso l’incenerimento, in “alternativa” alla consolidata pratica del “tutto in discarica”. A tal fine, attorno all’inceneritore di Brescia, fin dall’inizio, vennero convocati eminenti esponenti della scienza accademica ed istituzionale impegnandoli a certificare l’eccellente performance della nuova soluzione a “tecnologia complessa”. Ma ad un’analisi critica attenta, sono legittimi alcuni interrogativi.

 

La cosiddetta “termovalorizzazione” è davvero un’alternativa?

Quella scienza mobilitata dalla lobby dell’incenerimento si è dimostrata indipendente ed attenta al bene comune, cioè agli interessi generali della popolazione presente e futura?

 

Da qui l’interesse in questa sede del “caso inceneritore Asm di Brescia”.

 

 

La strategia illusionistica del cosiddetto “sistema integrato”

 

Primo protagonista dell’operazione Asm fu l’ingegner Paolo Degli Espinosa, autorevole esperto dell’Enea, ma anche membro del Comitato scientifico di Legambiente, capace quindi di offrire il prestigio della “scienza” insieme al marchio “ambientalista”. Fu lui ad elaborare all’interno della Commissione tecnico-scientifica, costituita nell’estate del 1991 da Asm, il cosiddetto “sistema integrato” per la gestione dei rifiuti solidi urbani, anche definito con la metafora del “doppio binario” (“modello” copiato poi in tutti i Piani rifiuti che indicano come sbocco l’incenerimento e sostanzialmente fatto proprio dal “Decretone ambientale” del ministro Matteoli del passato governo Berlusconi): un binario, da privilegiare, costituito dalla riduzione, dalla raccolta differenziata e dal riciclaggio in una prima fase, entro il 1997, ipotizzato al 36%, elevato successivamente al 50%; il secondo destinato all’incenerimento della “parte secca dei rifiuti non altrimenti riciclabile”, con recupero di energia. Il “sistema integrato” poneva apparentemente in ordine di priorità gli obbiettivi classici di una corretta impostazione (pur con la controversa fase dell’incenerimento): “ridurre la produzione di rifiuti e dove ciò non sia possibile, separarli, riciclarli, recuperarne il contenuto energetico e alla fine smaltirne correttamente i residui”, parole d’ordine su cui si volle fondare il “patto ambientalista” con la città, che vedeva nelle 266.000 tonnellate di rifiuti all’anno da destinare alla combustione il limite massimo di equilibrio del sistema.

 

 

Come sono andate in realtà le cose

 

L’inceneritore progettato da Degli Espinosa risultò in realtà di dimensioni quasi doppie (circa 500.000 t/a a cui nel 2004 si aggiunse una terza linea, fin dall’inizio predisposta, per un totale di 800.000 t/a). La raccolta differenziata certificata dall’Osservatorio della Provincia di Brescia (non quella gonfiata di Asm) è pari al 33,22% nel 2006, inferiore all’obiettivo del 35% previsto per il marzo 2003 dal vecchio decreto Ronchi e assai lontano da quelli fissati dalla nuova normativa (45% al 31 dicembre 2008 e 65% al 31 dicembre 2012); ma, ciò che più conta, è stata annullata dal continuo aumento del rifiuto pro capite prodotto (grazie all’assimilazione spinta degli speciali), passato da kg/die 1,24 nel 2005 a kg/die 1,69 nel 2006, per cui a Brescia in 10 anni il rifiuto indifferenziato è rimasto sempre lo stesso, mai intaccato dalla RD: era Kg/die pro capite 1,10 nel 1995, sostanzialmente come nel 2005 (1,09) e nel 2006 (1,11), pressoché uguale a quello avviato allo smaltimento in Campania, Kg/die 1,19.

 

Va segnalato che laddove, come nel Consorzio Priula di Treviso, si opera davvero una raccolta differenziata di qualità, con il “porta a porta” e la tariffa puntuale che premia i cittadini virtuosi, il rifiuto pro capite indifferenziato, ovvero la “parte secca dei rifiuti non altrimenti riciclabile” è circa Kg/die 0,20, meno di un quinto di quello di Brescia e con un rifiuto prodotto in totale pari a kg/die 1,00, addirittura inferiore a quello bresciano avviato allo smaltimento, ovvero all’inceneritore, che deve rimanere elevatissimo perché si traduce in tanti “bei soldini” per Asm. Insomma è ampiamente dimostrato che l’inceneritore ha annullato la raccolta differenziata, con buona pace del cosiddetto “sistema integrato” elaborato dall’ingegner Paolo Degli Espinosa.

Ma il rifiuto dei grandi cassoni stradali che viene avviato all’inceneritore è davvero la “parte secca dei rifiuti non altrimenti riciclabile”, come promesso dal super esperto dell’Enea?

 

È la stessa Asm che certifica che cosa va all’inceneritore: “Secondo un’analisi svolta nel 1997, i rifiuti dei cassonetti grigi del Comune di Brescia hanno la composizione tipica [seguente]: 30% di umidità, 25% di ceneri, 28% di carta, cartone [e legno], 7% di plastiche, 8% di metalli, inerti e vetro.”

 

Intanto un 30% di umido, ovvero di organico, è palesemente in opposizione alla “parte secca”, oltre a rappresentare un incredibile spreco energetico (può bruciare l’acqua?) e di materia preziosa come compost per restituire sostanza organica ai terreni agricoli; inoltre carta, cartone, plastiche, vetro e metalli sono materiali evidentemente predisposti al riciclaggio.

 

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