L’ingegnere in cda con Oberosler. Due fiduciarie socie
Dalla Siric alla Rupe, 661 mila euro di incarichi

l’Adige, 13 dicembre 2008

 

 

Dellai a Dragone: “Incontro per chiarire”
I prelievi a Marter? Li faceva lo stesso Gosetti

 

Emergono nuovi particolari su come venivano effettuati i controlli e le certificazioni da parte del laboratorio Ares di Brescia sui campioni di materiale prelevati dall'ex cava di Marter, nel comune di Roncegno.

 

Come ha specificato nel corso dell'interrogatorio davanti al gip Marco La Ganga, Giambattista De Giovanni, titolare del laboratorio, era lo stesso Simone Gosetti, legale rappresentante della Ripristini Valsugana tutt'ora in carcere, a prelevare e a portare a Brescia i campioni.

 

Risulta inoltre agli atti il brogliaccio sul quale venivano indicati i risultati, quelli veri, delle analisi sui campioni di Marter effettuate nel laboratorio di Brescia. Anche dove i valori non erano a norma, le certificazioni dicevano il contrario e proprio questa incongruenza fra i due dati confermerebbe il contenuto di alcune intercettazioni telefoniche. Questo anche se davanti al gip De Giovanni ha sostenuto che famose «correzioni» di cui lui stesso ha parlato nel corso di telefonate intercettate, riguardano effettivi errori emersi dalle analisi dei materiali.

Continua

 

l’Adige, 14 dicembre 2008

 

 

Provincia-Procura, posizioni ancora lontane

L’ente pubblico: «La segnalazione su Marter fu fatta». Dragone: «Non è vero»

 

TRENTO. Una vicenda dai tratti grotteschi. Doveva essere l’incontro «chiarificatore» dopo le scintille tra Procura e Dellai sulla cava di Marter. L’incontro tra il capo dei pm, Stefano Dragone, e i vertici di Appa e Forestale, c’è stato. Con il risultato che alla fine le dichiarazioni ufficiali sanciscono ancora una volta la distanza tra le parti: «Le segnalazioni alla Procura furono fatte», si legge nel comunicato ufficiale della Provincia. «Non mi risulta. Ma a questo punto non commento più», ha detto Dragone.

 

Nicolò Pedrazzoli, dirigente generale dell’avvocatura provinciale, Romano Masè, dirigente della Forestale, Fabio Berlanda, direttore dell’Appa, e Alessandro Tomasi, responsabile del Servizio minerario, si sono presentati puntuali, ieri mattina, nell’ufficio del procuratore capo della Repubblica, Stefano Dragone. Doveva essere l’occasione per ricomporre le maglie di un rapporto che si era in parte lacerato dopo le dichiarazioni di Dragone sulla vicenda dei rifiuti inquinanti conferiti a Marter: «Provincia e Appa non hanno vigilato». «Nessuna negligenza, l’Appa aveva fatto le segnalazioni alla Procura», la replica di Dellai, che aveva incassato però la smentita del capo dei pm: «Segnalazioni? Ho verificato, non mi risultano».

 

Uno scambio di battute che stava salendo di tono. Ieri, dunque, si doveva tornare sui normali binari dei rapporto istituzionali. E, infatti, i commenti di Dragone al termine dell’incontro sono stati accomodanti: «Un confronto positivo per garantire in futuro un controllo ambientale più penetrante possibile», ha detto. Rispetto al ruolo dell’ente pubblico il procuratore ha aggiunto però che «il personale provinciale si deve adeguare alle aspettative della Procura». Insomma, fate qualcosa di più.

Le segnalazioni fatte dall’Appa, dunque? Per la Procura erano riferite non alla cava di Marter, ma all’attività di una società che conferiva rifiuti in Valsugana. Una vicenda per la quale è in piedi una seconda inchiesta, autonoma rispetto a quella aperta dal pm Alessandra Liverani.

 

In tarda mattina arriva il comunicato ufficiale della Provincia «La procura della Repubblica ha potuto accertare - riferisce la nota - che nel giugno 2008, da parte della Provincia autonoma di Trento, vi era stata la trasmissione delle notizie all’epoca in possesso dell’amministrazione e relative all’attività svolta nella discarica oggetto dell’inchiesta, alla Procura stessa e al Servizio di polizia giudiziaria. Se, quindi, non si può parlare di assenza di attività di controllo da parte degli organismi provinciali, nel corso dell’incontro odierno - conclude il comunicato - si è convenuto che, almeno relativamente al caso in questione, il coordinamento fra la Procura e la Provincia autonoma è stato tuttavia insufficiente».

 

Insomma, la Provincia non cede di un millimetro: per l’ente pubblico la segnalazione alla Procura in merito alla cava di Marter fu fatta. Messo al corrente del comunicato, Dragone ha ribadito: «Gli addebiti segnalati non riguardavano la cava. Ma a questo punto non commento più».

Il fuoco è spento ma, evidentemente, sotto la cenere ci sono ancora braci accese.

 

Gianfranco Piccoli

Trentino, 16 dicembre 2008

 

 

Basta chiudere gli occhi
La Valsugana non è la pattumiera del Nord

 

Così la Provincia si fa male, oltre a fare del male alla comunità. Molti sospettano, da tempo, soprattutto in Valsugana, che i controlli dell'Appa sugli inquinanti non siano credibili. Molti pensano che siano pochi, ridicolmente pochi i controlli sui fumi delle acciaierie di Borgo. Proprio quell'impianto che crea tanti dubbi, timori anche, in una parte non secondaria della popolazione.

 

E cosa dire di quell'impianto di biocompostaggio di Novaledo, e di quel «bolo» che venne di fatto seminato nelle campagne di Valsugana? Ma lasciamo la Valsugana: sono sufficientemente calibrati i controlli sui veleni sparsi nei meleti e la loro presenza in parchi pubblici, case private, tra la gente insomma, in val di Non? Molti non si fidano più dell'Appa e di tutte le autorità di controllo e, di conseguenza, viene meno anche la fiducia nella difesa che la Provincia fa della salute pubblica. Ora la storia della discarica di Monte Zaccon. Solo l'ultimo anello. Sappiamo molto bene che la nostra società dei consumi, quella che stiamo vivendo qui e ora, quella ricca e trentina, porta alla produzione di molti veleni: che finiscono nell'acqua e nell'aria, che vanno a finire negli impianti di compostaggio o nelle discariche. Sappiamo anche che sempre meno è possibile (oltre che eticamente costituire una cosa ingiusta) spedire quei rifiuti in Campania o in Calabria. E sempre più difficile è mandarli anche in Africa, mentre se li mandiamo in Germania questa si fa pagare tantissimo. Poi, certi rifiuti, come quelli che finiscono nell'aria, immessivi dai camini delle fabbriche, non possiamo nemmeno spedirli a nessuno.

 

E allora, la nostra società produce, necessariamente, delle schifezze che dobbiamo pensare di distruggere a casa nostra o, comunque, di limitare al massimo nei loro effetti nocivi per la salute umana e quella della Natura. Ma nessuno vuole i veleni: noi viviamo in una società in cui il senso civico, il bene della comunità che talvolta esige anche la condivisione dei problemi, è sempre meno sviluppato. E allora? L'impressione (ma le prove sono continue e successive) è che i politici e la politica abbiano deciso, per il bene della comunità (e lo diciamo senza sottintesi e ironie) che le cose vadano fatte anche senza che la comunità lo sappia.

 

Per questo, probabilmente, l'Appa è portata a fare cose che anche la politica conosce. Ma finge di non conoscere. Noi tutti sappiamo che, ancora più in questo momento di crisi epocale del capitalismo, 120 salari e stipendi, quanti sono quelli pagati dalle Acciaierie di Borgo, sono importantissimi. Che lo spostamento della fabbrica fuori dal Trentino sarebbe per la Valsugana l'ennesima botta. E allora ecco che i controlli sulle emissioni di fumi vengono fatti una volta all'anno, di giorno e (lo ha dichiarato al nostro giornale un operaio che ha lavorato lì per anni e si occupava proprio di questo) all'interno della fabbrica si conosce la data dell'arrivo dei tecnici in anticipo. Ma tutti, proprio tutti a Roncegno e Borgo sospettano da sempre, e molti lo hanno pubblicamente dichiarato, che le emissioni «malefiche» avvengono la notte e in certe ore soprattutto.

 

E cosa dire del biocompostaggio di Novaledo che avrebbe tutte le carte in regola, che rispetterebbe tutte le leggi.... ma che verrà comunque spostato perché qualcosa che non va, lo hanno capito tutti, c'è comunque? Nei giorni in cui sui terreni di Novaledo e Roncegno veniva sparso quell'enorme «bolo» che intasava lo stabilimento, avemmo modo di parlarne con i dirigenti dell'Appa. E li trovammo assolutamente tesi, nervosi, in ansia. E lo scrivemmo. Si doveva mettere da qualche parte quel materiale, era certo, per permettere alla nostra comunità di continuare ad avere un luogo dove poter lavorare ed elaborare l'umido delle immondizie e certi fanghi...

 

Vero, ma forse non era proprio affondandolo in una campagna molto coltivata ancora il modo migliore. Ma dove allora? direbbe il politico, se tutti vogliamo il meglio di questa società dei consumi e nessuno vuole le sue schifezze, che però sono i nostri rifiuti? Certo, dopo la scoperta delle schifezze che stanno finendo in una ex cava di Monte Zaccon, nel Comune turistico di Roncegno, viene il pensiero che la Valsugana sia privilegiata in qualità di sfogatoio di quanto i trentini non vogliano. E forse (pensando anche che, a sinistra soprattutto, la PiRuBi non la vuole nessuno in Vallagarina ma la superstrada trafficatissima, cento volte i bisogni della valle, è sopportata in Valsugana dove, tra l'altro, ha travolto e tagliato a metà due paesi) il pensiero che questa valle non sia difesa al meglio dai suoi politici è più di un sospetto. Ma il discorso va oltre.

 

Pensiamo allora ai veleni nei meleti e alle denunce del Comitato noneso che da qualche anno si sta battendo sul problema. Ultimamente questa gente coraggiosa si è pagata, 3.000 euro, le analisi che hanno dimostrato l'esistenza di residui di veleni nelle case e nei parchi giochi. Ma quelle analisi ha dovuto farle fare fuori dal Trentino. Perché in Trentino (terra dell'Istituto Agrario ma anche terra che dispone di un'ottima Azienda sanitaria) le statistiche dicono che tutto è nella norma, che le forme tumorali non sono più numerose che altrove e nemmeno le bronchiti. E, di certo, qui da noi nessun ente pubblico si sogna di far analizzare le polveri delle case o l'erba dei parchi. Perché le mele sono la grandissima ricchezza della valle di Non, l'Acciaieria è necessaria alla manodopera valsuganotta e perché qualcuno deve pure beccarsi le porcherie che i trentini producono (o prendere quelle degli altri per esportare in parte le nostre).

 

E così i controlli dell'Appa troppo spesso sono formali o eseguiti in tempi non congrui. E molte volte anche le analisi di S. Michele e le indagini dell'Azienda Sanitaria sono portate più a rassicurare i cittadini che ad allertarli sulla situazione reale.

Ma così facendo la politica si fa male, la Provincia si fa male. Non si può continuare a dire che il nostro formaggio è il massimo del mondo perché le vacche mangiano il fieno della montagna trentina quando molti di quegli animali, l'erba delle Dolomiti non la vedono quasi mai. Così sempre più gente guarda con sfiducia alle nostre autorità, anzi con rabbia. Così la Farfalla appassisce e il Trentino si omologa e alle elezione è tutto un gridare... «al negro».

 

È ora di parlare con la gente, di informarla, di essere franchi: le nostre sporcizie ce le dobbiamo riciclare, e dobbiamo produrne meno, e i prodotti che mettiamo in tavola devono essere controllati, così come il nostro territorio. Per evitare, tanto per concludere, che un Comune turistico, che ha una grande e importante storia termale, si porti in casa una schifezza grande come quella, dicono gli investigatori, che stava arrivando a Roncegno.

 

r.grosselli@ladige.it

l’Adige, 14 dicembre 2008

Cerca

Aggiornamenti

Aggiornati

Inserisci il tuo indirizzo e-mail.  Sarai avvisato ad  ogni aggiornamento  di Ecce Terra.

Inserisci