Nota di Nimby trentino

 

Da tempi sospetti, i Verdi altoatesini si prestano, coerentemente, a tutto, poco più poco meno. Stoppano – giustamente – l’olio di palma mentre promuovono l’abuso dell’incenerimento di rifiuti (a scopo energetico – “L'uso di “(biomasse)rifiuti” a scopo energetico è da sviluppare”? - o verso malaffare?).

Ne scrive anche Davide Pelanda su "Come aumentare il cancro in Sudtirolo".

Si limitano a formali stop a “operazioni” che non costano loro nulla. Per quelle che, invece, costano si prodigano in superficiali valutazioni di routine.

Non come quelle su "Il problema rifiuti, falsa alternativa tra discarica e incenerimento" o su "La valutazione parziale del danno causata dall’incenerimento", sulle quali il consigliere Helmuth Moroder, assieme al suo sindaco “ambientalista”, avrà “deontologicamente e scientificamente” da ridire perché sa prodigarsi, innanzitutto, per quelle lontane popolazioni di “paesi in via di sviluppo”. Il Paese del consigliere Moroder e del sindaco Spagnolli, infatti, è già assai oltre decenti sviluppi e sostenibilità e proprio per questo contribuiscono a rendere quei loro "paesi” ancora più sottosviluppati.

Come quando trattano “con poca serietà tematiche delicate” e le loro valutazioni non si basano “su dati oggettivi e corretti”. O come, né loro né i Verdi altoatesini, hanno ancora fatto qualcosa per informare la popolazione altoatesina sui rischi – del tutto evitabili - dell'incenerimento e su possibili e diverse soluzioni.

Perché in Alto Adige la politica la si fa solo al seguito delle scelte degli alleati, della maggioranza e non, e dei suoi vasti interessi imprenditoriali e finanziari; uno, a caso.

E il Trentino si prodiga nel copiare il modello altaotesino; quello di Roncegno sarà un caso isolato?

 

 

Il caso Ae Scontro con Merano che vuole una moratoria.
Seab, ritocchi in vista

Olio di palma, lo stop dei Verdi

Bolzano, maggioranza divisa. Ma Spagnolli tira dritto

 

BOLZANO - L'unica certezza, a questo punto, è che non basteranno pochi giorni per risolvere quello che ormai è lecito definire il «caso Ae».

Oggetto del contendere, l'acquisizione (proposta dall'ad Pietro Calò e sostenuta dai membri bolzanini del cda) della nuova centrale alimentata ad olio di palma che sorgerà a Sant'Andrea, nel goriziano. Ieri, in una riunione di maggioranza originariamente convocata per altri motivi, gl Ecosociali hanno sollevato il caso chiedendo al sindaco Gigi Spagnolli di stoppare l'operazione. Ma il primo cittadino per ora resta fermo nella decisione. Fibrillazione anche a Merano, dove si sta valutando una mossa molto pesante da giocare nella prossima seduta del cda: la richiesta di una moratoria su tutti gli investimenti di Ae fino a quando non verrà presentato un piano industriale complessivo.

 

La riunione

Da tempi non sospetti i Verdi, anche altoatesini, esprimono forti critiche sull'uso di oli vegetali, in particolare quello di palma, come bio-carburanti. E ieri, nella riunione di maggioranza tenutasi nel capoluogo, gli Ecosociali hanno sollevato il caso che riguarda la società partecipata. La capogruppo Wally Rungger, in particolare, ha chiesto esplicitamente al sindaco Spagnolli di bloccare l'operazione in Friuli fino a quando non saranno chiari tutti i dettagli. «Noi siamo critici da sempre su queste centrali - riferisce la Rungger -, e il nostro rappresentante Helmuth Moroder lo aveva detto nel recente dibattito su Ae in consiglio comunale. L'uso di biomasse a scopo energetico è da sviluppare, ma l'olio di palma comporta ripercussioni sulla filiera alimentare delle popolazioni di paesi in via di sviluppo. È giusto che le scelte della società tengano conto degli indirizzi politici dei soci: perciò abbiamo chiesto al sindaco di bloccare l'operazione». Critiche sono state espresse anche da Silvano Baratta (Udc), che invoca un «chiarimento politico sul dualismo Calò-Avolio che rischia di danneggiare l'azienda».

Ma il sindaco Spagnolli, favorevole al progetto, è parso intenzionato a tirare dritto. Il sindaco ha cercato di fugare i dubbi sugli aspetti etici dell'approvvigionamento: «Non andremo a deforestare l'Africa - ha detto -, l'olio di palma si compra alla borsa di Rotterdam». Insomma, Spagnolli considera la pratica giù chiusa e non vuol sentir parlare di dietro-front. Oggi, però, è previsto un secondo round in giunta.

 

L'opposizione

L'unico rappresentante dell'opposizione nel cda di Ae, il bolzanino Paolo Bertolucci, sta con Calò e Spagnolli. «Premessa la preoccupazione per una polemica interna al Pd che rischia di danneggiare la trattativa -afferma il consigliere di An -a mio avviso l'operazione va conclusa. Mesi fa ero stato io a chiedere spiegazioni sugli aspetti critici, ma le risposte fornite da Calò e dai tecnici hanno fugato i miei dubbi. Al contrario, preoccupa la volontà dei membri meranesi di mettere un cappotto politico molto stretto sulle scelte industriali della società».

 

La Seab

Prima di dedicarsi al caso Ae, la maggioranza comunale del capoluogo aveva a lungo discusso un delicato tema che riguarda un'altra società partecipata: la Seab. All'ordine del giorno, il ritocco delle tariffe. L'assessore Ladinser ha proposto un aumento del 3% per tre anni. Ma si fa strada un compromesso che prevede un aumento del 2% ogni anno per cinque anni consecutivi: oggi il voto della giunta».

 

Francesco Clementi

 

 

Gli investimenti dell'azienda fuori dall'Alto Adige

a caccia di ricavi utili da ripartire ai due azionisti

Dalle centrali in Bulgaria al rigassificatore di Gioia Tauro

 

 

BOLZANO — I due volti della produzione di Azienda energetica: idroelettrica in Alto Adige, da altre fonti fuori provincia.

In Sudtirolo l'Ae di Bolzano e Merano ha quattro centrali idroelettriche (Senales, Tel, Naturno e Carnedo) che producono quasi 470 gigawattora di energia, sufficienti per rifornire i 130mila clienti domestici altoatesini di elettricità. Ma l'azienda è anche uno dei player autorizzati a produrre e vendere energia (gas compreso) sul mercato nazionale.

 

In «patria» è difficile progettare nuovi impianti, visto che la produzione idroelettrica è più di quanto serve alla stessa regione. Le centrali altoatesine in scadenza dell'Enel e della stessa Ae sono prossime al rilascio di nuove concessioni; i progetti di nuove centrali, anche di privati, sono fermi da anni in attesa di responso. In pratica, da anni vengono autorizzati solo piccolissimi progetti. L'Ae si è data da fare con la centrale di teleriscaldamento di Maia Bassa (Merano) e con il recente accordo con Memc per sfruttare il calore prodotto dall'azienda di silicio. Tutto il resto della progettualità è fuori regione.

 

Per produrre energia e venderla, aumentando il fatturato e quindi gli utili da distribuire ai Comuni di Merano e Bolzano (12 milioni nel 2007 a fronte di 370 milioni di ricavi), Ae cerca di sfruttare tutte le occasioni in Italia e all'estero. Nel 2001, con la partecipata Ecogen, ha avviato il progetto di centrale a turbogas a Mantova (110 milioni di investimento e un miliardo di kwh di produzione) che, dopo un lungo contenzioso con il Comune, è in attesa di responso dallo sportello unico per l'autorizzazione definitiva. Due anni fa, insieme a Petrolvilla di Trento, ha progettato nove centrali idroelettriche in Bulgaria da ultimare entro il 2011 (25% la partecipazione, l'operazione vale 80 milioni di euro). Quest'anno Ae è entrata con il 5% nella società che costruirà e gestirà il rigassificatore di Gioia Tauro (800 milioni la spesa totale). A marzo partirà la centrale a olio di palma in Sardegna (investimento totale di 50 milioni di euro, Ae ha il 49%) che produrrà 37 megawatt di energia, mentre il progetto per un impianto analogo in Friuli è adesso oggetto di scontro nel cda.

 

F. E.

Corriere dell'Alto Adige, 16 dicembre

Cerca

Aggiornamenti

Aggiornati

Inserisci il tuo indirizzo e-mail.  Sarai avvisato ad  ogni aggiornamento  di Ecce Terra.

Inserisci