Il megainceneritore mobilita anche i conventi

Suore e preti digiunano a staffetta per bloccare l'impianto in riva all'Adige. Voluto dal centrosinistra
di STEFANO ISCHIA

 

Non avrebbe mai pensato che i parroci di montagna, i frati e perfino le monache di clausura gli si rivoltassero contro. Lorenzo Dellai (Margherita), governatore del Trentino a capo di una giunta di centrosinistra che esclude Rifondazione, non credeva che anche preti e suore potessero alzare barricate - spirituali - contro quell'inceneritore da 140 mila tonnellate che lui vorrebbe costruire in riva al fiume Adige. Passi Alex Zanotelli, il missionario trentino e leader pacifista. Ma che si unissero al digiuno a staffetta, giunto al 536° giorno consecutivo, anche undici semplici sacerdoti e consacrate, questo non era previsto. «Cerchiamo di coinvolgere la chiesa da molto tempo», dice Simonetta Gabrielli che con Adriano Rizzoli coordina Nimby trentino, associazione che ha lanciato la staffetta. «Abbiamo scritto a tutti i parroci. Al vescovo abbiamo chiesto, finora inutilmente, di pronunciarsi. Questi risvegli della chiesa di base sono importanti per chi crede e vuole agire».

Suor Anna Di Domenico di Arco è monaca di clausura delle Serve di Maria. Romana, 63 anni, da 40 in monastero e da 25 ad Arco in Trentino. «Siamo in quattro del nostro convento ad aderire al digiuno. Ci sembra giusto sostenere chi vuole un mondo più pulito e più vivibile. Fa parte del nostro stesso impegno religioso. Ma non parteciperemo ai dibattiti. Non è nostra competenza».

Don Renato Pellegrini, parroco di Rabbi, val di Sole. Trentino, 53 anni, sacerdote diocesano. «L'inceneritore - chiede - è l'unica soluzione possibile o non è meglio cambiare il nostro stile di vita basato su consumo e produzione di rifiuti? Questo è il nocciolo del problema, per questo io e altri religiosi abbiamo aderito. Di questo vogliamo che si parli. E poi, c'è una certa sensibilità all'interno della chiesa su queste tematiche, qualcuno mi ha incoraggiato, ma ho l'impressione che molti siano perplessi. Sui problemi sociali c'è ancora paura a uscire dal percorso ufficiale». Padre Alessandro Zanotelli, missionario, trentino, esponente pacifista. Già direttore di Nigrizia, impegnato nelle baraccopoli di Nairobi, ora vive e opera a Napoli. «Ho già digiunato alcune volte - dice - per 4 o 5 giorni di seguito. Il digiuno è associato all'aspetto religioso ma ha anche una valenza civile. Si pensi a Gandhi o Martin Luther King. Noi usiamo lo sciopero della fame come risposta nonviolenta a un sistema ormai impazzito, con una crisi ecologica di proporzioni inaudite. E' importante risvegliarci tutti dal sonno. L'inceneritore di Trento è un tassello di un quadro che va a finire a New Orleans. Si veda il rapporto del Pentagono del 2004, in 20 pagine - io l'ho letto - dice chiaro che dobbiamo aspettarci situazioni del genere. E lo dice il Pentagono, non un giornale di sinistra».

E' il 2002 quando la Provincia autonoma di Trento delega la risoluzione dell'«emergenza» rifiuti all'ex municipalizzata Trentino Servizi, la quale propone la costruzione lungo il corso dell'Adige, in un'area a rischio idrogeologico e confinante con sue siti di importanza comunitaria, di un mega inceneritore per bruciare 330 mila tonnellate annue di rifiuti. La proposta e la capacità dell'impianto appaiono subito una provocazione, visto che il Trentino produce solo 200 mila tonnellate di rifiuti all'anno. Le associazioni ambientaliste levano gli scudi, la taglia dell'impianto viene ridotta a 280 mila tonnellate. L'odore dei soldi aveva soverchiato la puzza dei rifiuti.

Dopo un referendum nullo a fine 2003 per mancanza di quorum, Dellai crede di avere la strada spianata. Partner di Trentino Servizi è la potente Asm di Brescia (con Emilio Gnutti) che con gli inceneritori fa anche affari. Invece no, la maggioranza inizia a scricchiolare sotto le martellanti iniziative della società civile, striscioni sui monti, conferenze e dibattiti. I Verdi che inizialmente sono favorevoli - mentre An è contraria - gli fanno la fronda. Dellai capita l'antifona riduce a 140 mila tonnellate la capacità dell'ipotetico impianto. La scorsa settimana gli va di traverso l'assessore verde del Comune di Trento che dichiara di voler portare la differenziata del capoluogo al 70%. Nel 2000 la media provinciale di riciclato era al 12%, oggi è al 43%. Come dire, se si ricicla troppo l'inceneritore non serve. Insomma a Dellai non rimangono santi a cui votarsi.

 

"il manifesto", 08 Settembre 2005

 

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