Solidarietà a chi a svelato i fatti di Roncegno

 

 

Lo scorso gennaio titolavo una mia riflessione apparsa sulle pagine de l'Adige con «La mia Valsugana al bivio: isola ecologica o cloaca del Trentino?». Ha vinto, per assurdo e con chiarezza, la seconda opzione nella valle trentina dove la marginalità di un tempo, ora potrebbe essere un volano eccezionale per la produzione di sovranità alimentari e per quelle forme di turismo definito - di benessere psicologico - sempre più richiesto in tempi di stress ambientali. Ha vinto la seconda opzione perché una classe di amministratori sempre più logora e mediocre, ha sostituito la politica in quanto obbligo anzitutto morale, con la più totale subordinazione al potere diviso tra Dio e Mammona.

 

Ha vinto la seconda opzione perché troppi dei miei concittadini hanno smarrito la percezione visiva dell'ambiente in cui vivono, la capacità della sua leggibilità sociale andando così pericolosamente a perdere la mappa cognitiva ed affettiva del proprio luogo. Così che una ciminiera con le sue decennali e insalubri "aurore boreali", la plastica, che ovunque ha modificato in negativo la qualità del paesaggio, i melifici e le fragolaie ai fungicidi, che hanno via via sostituito maggenghi incontaminati, e, non ultima, la preoccupante incidenza tumorale sono acquisiti nella quotidianità come fatti oggettivamente normali. Un continuum, sembra, di quella terribile 15-18 che qui, più che altrove, martoriò popolazioni e territori meritevoli, anche per questo, di un ben diverso destino.

 

Ora però i fatti di Roncegno aprono ad un scenario fino a pochi giorni fa impensabile: la volontà dei cittadini di ritornare ad essere gli esattori del proprio territorio, per usare una espressione cara all'economista Pietro Nervi, con modalità che vanno a delegittimare quell'arcipelago politico-amministrativo e le sue agenzie fantasma, a cui va addebitato un estenuante stato di insolvenza fraudolenta ai danni di cose e persone.

La mia solidarietà e stima quindi a coloro che con coraggio hanno deciso di rompere un gioco sempre più perverso perché è Tucidide, il grande laico, a ricordarcelo da ben 2400 anni: «Il male non è soltanto di chi lo fa: è anche di chi potendo impedire che lo si faccia, non lo impedisce».

 

Laura Zanetti - Telve Valsugana

l'Adige, 17 dicembre 2008

Cerca

Aggiornamenti

Aggiornati

Inserisci il tuo indirizzo e-mail.  Sarai avvisato ad  ogni aggiornamento  di Ecce Terra.

Inserisci