l’Adige – 21 dicembre 2008

Veleni, blitz alle acciaierie

Acciaieria di Borgo, notte di controlli

“C’è una strategia. Ora il sospetto c’è”

Sui camini a “catturare” le emissioni

 

Corriere del Trentino - 21 dicembre 2008

Scandalo rifiuti, ora spuntano le acciaierie

 

 

Trentino– 21 dicembre 2008

 

Acciaierie, ispezione notturna anti inquinamento

Forestale di Enego e Arpav di Venezia
al lavoro nell’ambito dell’inchiesta sui rifiuti

 

BORGO. Maxi operazione del Comando stazione di Enego del Corpo Forestale dello Stato la scorsa notte alle Acciaierie Valsugana. Un blitz notturno e senza preavviso, quello degli uomini di Vicenza, saliti agli onori delle cronache a seguito delle indagini condotte negli ultimi mesi che hanno portato allo scoperto il “traffico illecito di rifiuti” alla cava Monte Zaccon di Marter.

Venerdì sera, verso le 19, si sono presentati in località Puisle, bussando alle porte dello stabilimento siderurgico del Gruppo Leali. In mano avevano un mandato di perquisizione ed ispezione firmato dal pm Alessandra Liverani. Insieme agli uomini della Forestale di Enego, coordinati dall’ispettore capo Nicola Pierotti, sono intervenuti i funzionari dell’Arpav (Agenzia regionale per la prevenzione e protezione ambientale del Veneto) di Venezia. In totale 32 uomini, che per tutta la notte, fino a sabato mattina, hanno eseguito prelievi e campionamenti, soffermandosi sui camini dello stabilimento. Alla fine gli inquirenti se ne sono andati sequestrando una ingente quantità di documentazione, non prima di aver notificato ai vertici dell’azienda un avviso di garanzia.

 

I controlli si sono concentrati in particolare sui camini, che ormai da anni sono oggetto di critiche da parte dei borghesani, e non solo, a causa di sospette fuoriuscite di fumi. Critiche e sospetti che sono aumentati esponenzialmente dopo la vicenda della vicina cava di Marter. «Se l’Appa a Marter non ha mai trovato niente di sospetto, e poi sappiamo tutti cosa è successo, chi ci dice che i risultati dei controlli che la stessa Appa ha fatto in Acciaieria siano in regola?», è la frase ricorrente in valle. Tutti dunque a chiedere ulteriori controlli per lo stabilimento siderurgico, meglio ancora se fatti da enti terzi e super-partes.

 

Lo stesso consiglio comunale, dopo aver approvato all’unanimità, a inizio mese, l’accordo di programma con Provincia e Acciaieria per la riqualificazione insediativa e paesaggistica di quest’ultima, accordo subordinato ad alcune prescrizioni (“controlli continui, regolari, permanenti e costanti, eventualmente effettuati anche da Enti terzi, di tutte le emissioni”, “comunicazione periodica, almeno ogni 30 giorni, a carico della Provincia dei dati di monitoraggio”, “commissione paritetica Appa-Comune da convocarsi almeno ogni 3 mesi, per fare il punto e analizzare insieme i dati raccolti”), nell’ultima seduta ha presentato una mozione in cui ci si dice preoccupati per la situazione della cava di Marter. E di riflesso per i controlli dell’Appa alle Acciaierie. Ma se da un lato l’operazione non può che far piacere alla comunità di Borgo e della Valsugana, dall’altra può rappresentare una buona cosa anche per lo stesso stabilimento. «Se dalle analisi vien fuori che è tutto a posto, forse la gente la smetterà di prendersela con le Acciaierie», commenta, infatti, un operaio.

 

Il giudice Marco La Ganga, intanto, ha revocato gli arresti domiciliari al dipendente della Ripristini Valsugana, Floriano Tomio, 32 anni, palista alla cava di Monte Zaccon. All’esito dell’interrogatorio, il giudice ha concesso l’obbligo di firma nel comune di residenza.

 

Marika Caumo

 

 

l’Adige, 22 dicembre 2008

 

“Controlli rigorosi e seri, ma l’Appa va potenziata”

L’assessore Pacher in difesa della struttura

Di solito è accusata di eccessiva pignoleria

 

È assessore all'ambiente da nemmeno un mese, deve ancora ben entrare nella realtà dell'incarico che già si trova a dover affrontare situazioni piuttosto complesse. Se qualcuno (magari lui stesso) pensava che la delega ai lavori pubblici fosse la più delicata tra quelle del portafogli di Alberto Pacher, ora deve ricredersi. Prima l'indagine sulla discarica di monte Zaccon, poi il sequestro di materiale alla Sativa di Sardagna, ora i controlli all'acciaieria di Borgo Valsugana: la vera patata bollente nelle mani dell'ex sindaco di Trento ha sempre più il sapore dei rifiuti.

 

Assessore, che idea s'è fatto di quest'ultima vicenda di Borgo?

Premetto che non ho comunicazioni dirette, ma tutto lascia pensare che sia la continuazione dell'indagine sulla discarica di monte Zaccon. Per questo la procura di Trento ha utilizzato gli stessi investigatori veneti.

 

La verità non potrebbe essere che i magistrati non si fidano degli ispettori trentini? Bisognerebbe chiederlo alla procura. Certo, se fosse così sarebbe preoccupante.

 

Ritiene anche lei come il presidente Dellai che sotto sotto ci sia una strategia per minare dall'esterno l'autonomia trentina?

Non so dirlo, ma spero di no.

 

Un attacco politico?

Non voglio nemmeno pensare che la magistratura possa prestarsi a certi giochetti. Ripeto: penso che in questo caso dipenda dal fatto che è un filone dell'inchiesta sulla discarica di Marter.

 

Per l'ennesima volta il lavoro dell'Appa è finito nel mirino.

Ho sentito il responsabile, l'ingegner Berlanda, e mi ha assicurato che le acciaierie di Borgo sono sottoposte a controlli rigorosi e continui. Anzi, c'è addirittura un protocollo d'intesa tra il Comune e l'azienda. Per quanto riguarda l'Appa, da quanto ho potuto conoscere in questi pochi giorni, è una realtà seria. Anzi, di solito è accusata di eccessiva pignoleria.

 

Ma come scriveva ieri l'Adige ci sono solo due persone chiamate a vigilare su tutte le emissioni nocive nell'aria in provincia. Un po' poche, non trova?

Certo c'è un problema di coordinamento e di potenziamento. Sicuramente interverremo.

 

Sullo sfondo rimane comunque un'altra questione: si è sempre detto che ci vuole un'assunzione di responsabilità e che ogni territorio, Trentino compreso, deve risolvere in casa il problema rifiuti, senza esportarli. Ora sembra che qualcuno in Provincia abbia chiuso un occhio, permettendo invece l'importazione.

Credo che nessuno abbia importato abusivamente rifiuti. Sono qui da troppo poco tempo, ma da quanto leggo sui giornali mi pare che siano state alterate le carte su del materiale inerte.

 

E il rischio che un gioco del genere, magari moltiplicato all'ennesima potenza, possa venir imbastito allorché sarà aperto l'inceneritore di Ischia Podetti?

Non c'è, perché ci sarà una sorveglianza totale da parte del pubblico, ma anche da parte della cittadinanza, come avviene in Piemonte con dei «gruppi sentinella».

 

È d'accordo anche lei che questi scandali rovinano l'immagine delle istituzioni coinvolte?

Che non faccia del bene, è ovvio. Bisogna uscirne rilanciando e potenziando il sistema dei controlli.

 

E se fosse di affidare la vigilanza all'esterno per evitare il rischio di commistione tra controllato e controllore?

Non è il caso in questione che, sono convinto, alla fine sarà molto ridimensionato. Eppoi la Provincia non può abdicare al proprio ruolo di controllore.

 

D.B.

 

 

Un forestale di Borgo fece partire l’indagine

Smontata l’ipotesi del complotto fatta da Dellai

 

«Il sospetto che ci sia una strategia di penetrazione dall'esterno degli organi di vigilanza c'è. Questa è comunque una cosa delicata che non mancherò di far presente nelle dovute sedi».

Così sabato il presidente della Provincia Lorenzo Dellai commentava il blitz del Corpo forestale di Vicenza e dei tecnici Arpa di Veneto e Lombardia all'Acciaieria di Borgo, a pochi giorni dall'operazione sulla discarica di Monte Zaccon che aveva portato a otto ordinanze di custodia cautelare (metà in carcere e metà ai domiciliari).

 

Come capita anche ai più promettenti soufflé, l'ipotesi del complotto si è però afflosciata nel volgere di una giornata. È bastato infatti approfondire la genesi dell'indagine per scoprire che la natura dell'input più che interferenze provenienti dall'esterno del Trentino suggerisce semmai un ulteriore, mesto mea culpa alla Provincia.

 

Già, perché a far partire l'indagine è stata la segnalazione di un cittadino trentino. Ma non un cittadino qualsiasi: un cittadino con la qualifica di pubblico ufficiale che lavora con il grado di assistente nella stazione del Corpo Forestale della Provincia di Borgo Valsugana. Ora questo agente venuto a conoscenza di cose poco chiare che avvenivano dentro la discarica di Monte Zaccon, ne aveva parlato con i propri superiori, chiedendo se non fosse il caso di metterci il naso in via ufficiale. Non è dato sapere se l'ufficio si stesse muovendo in quel senso (cosa peraltro possibile) o se non abbia giudicato rilevante la segnalazione, fatto sta che l'assistente notando una certa inerzia, si è ricordato che poco distante, ad Ospedaletto, risiede un ispettore - che detto per inciso ricopre pure un incarico di amministratore pubblico - comandante della Stazione del Corpo Forestale di Enego. Ci è andato a parlare e gli ha riferito quello che aveva già detto ai propri superiori a Borgo. Per non saper né leggere né scrivere, l'ispettore che ha la qualifica di ufficiale di polizia giudiziaria, ha raccolto la segnalazione come notizia di reato.

 

Ecco spiegato come è partita l'indagine su Monte Zaccon da cui sono discesi pure i controlli all'Acciaieria di Borgo. Nessun complotto politico, quindi, ma una verità non meno amara per la nostra Provincia, di fatto sfiduciata dall'interno.

 

Pietro Gottardi - p.gottardi@ladige.it

 

 

Tassi elevati di cromo

Dalla Acciaierie scorie inquinate a Monte Zaccon

 

C'è il sospetto - tutto da verificare - che alle Acciaierie di Borgo si brucino anche rottami "sporchi" dietro al blitz condotto dal Corpo forestale dello Stato. La procura di Trento, infatti, ha disposto le analisi per verificare le emissioni in atmosfera dagli impianti siderurgici dopo aver trovato nel sito di Monte Zaccon, gestito a Marter dalla Ripristini Valsugana, scorie provenienti dalla fabbrica di Borgo con percentuali di inquinanti per quel sito superiori ai limiti di legge.

 

In particolare nel settembre scorso su ordine del pm Alessandra Liverani, titolare dell'inchiesta sul traffico di rifiuti, era stata sequestrata presso Monte Zaccon una partita di circa 40 tonnellate di scorie proveniente dalle Acciaierie. Le analisi sui campioni prelevati in discarica vennero eseguite nei laboratori dell'Appa di Trento (questo particolare mostra che anche gli organi di controllo della Provincia sono stati coinvolti nelle indagini) dove sono state rilevate tracce elevate di metalli, specie di cromo.

 

La presenza di cromo nelle scorie induce a pensare che per le colate di acciaio sia stato utilizzato rottame ferroso che in gergo viene definito "sporco". Ma se rimangono tracce di inquinanti in concentrazioni più elevate nelle scorie di lavorazione, è possibile che gli stessi inquinanti vengano anche dispersi in atmosfera. Naturalmente si tratta di mere ipotesi investigative che potrebbero anche essere non confermate dalla analisi visto che in tempi diversi le acciaierie bruciano rottami diversi. Analisi che, sottolineano in procura, in questo caso non sono state affidate all'Appa di Trento ma a Verona solo perché i laboratori scaligeri sono specializzati in questo tipo di accertamenti e danno tempi di risposta molto rapidi.

 

S. D.

 

 

Trentino – 22 dicembre 2008

 

«Nessun complotto, è questione di capacità»
Dragone replica a Dellai sui controlli alle Acciaierie
delegati alla Forestale veneta

 

TRENTO. «Utilizzerei volentieri la Forestale della Provincia, ma per inchieste così specialistiche credo che manchino competenze e organizzazione». Il procuratore Stefano Dragone smorza il fuoco dello scontro istituzionale acceso dalle parole pronunciate dal presidente Dellai che - in relazione ai controlli alle Acciaierie di Borgo da parte della Forestale di Enego - ha parlato di «preoccupante penetrazione dall’esterno di organi di vigilanza». Non è un problema di fiducia ma di capacità, anche se Dragone - alla domanda se abbiano influito le lamentele dei cittadini - si trincera dietro ad un «no comment». Oggi intanto il Pd decide se varare la commissione d’inchiesta sui rifiuti per la quale è già pronta a muoversi la Lega.

 

Procuratore, brutta domenica: quante telefonate ha ricevuto?

«Parecchie e la sua non credo sarà l’ultima».

 

Stavolta, però, avete fatto davvero infuriare il presidente Dellai...

«Guardi, non ho ben capito la sua reazione. Mi hanno letto la sua intervista, dove si parla di “penetrazione dall’esterno di organi di vigilanza”. Mi sembra che alcune cose vadano chiarite».

 

Dica, procuratore...

«Qui si tratta del proseguimento naturale di una indagine già delegata più di un anno fa alla Forestale di Enego. È ovvio e logico che se vi sono degli accertamenti ulteriori da svolgere la procura si affidi allo stesso organo di polizia giudiziaria che ha svolto l’indagine principale».

 

Non fa una piega. E allora come si spiega questa presa di posizione così forte del presidente della Provincia? Ha anche detto che “le prerogative della nostra Autonomia vanno fatte rispettare”...

«Questo chiedetelo a lui. Ma se il presidente si duole del fatto che la Forestale provinciale sia sotto utilizzata e questo possa determinare una possibile perdita di immagine del Corpo, beh allora posso assicurare a Dellai che esaminerò questo problema».

 

Perché utilizzate così poco la Forestale della Provincia?

«Non è vero che non deleghiamo loro indagini. Il problema è un altro. E cioè che il Corpo provinciale è organizzato in piccole stazioni, senza un servizio centrale che abbia competenze specifiche per questo genere di inchieste complesse. La Forestale del Veneto, questo servizio ce l’ha. Tutto qui».

 

Vuol dire che c’è un eccessivo frazionamento che va a scapito della specializzazione?

«Esattamente».

 

Quindi inchieste su rifiuti, emissioni, non potranno essere fatte dalle stazioni locali?

«Allo stato non è pensabile. Quando mi si dirà che anche le nostre stazioni sono preparate ad accertamenti così tecnici e complicati allora ne riparleremo».

 

Soluzioni possibili?

«Ammetto che non è facile. Domani (oggi, ndr) chiamerò il dirigente della Forestale Masè per concordare un incontro. Dovremo pianificare un intervento di potenziamento delle attività di polizia giudiziaria del Corpo provinciale».

 

 Procuratore, dica la verità: non è che anche nel caso delle Acciaierie Valsugana ha influito la scarsa fiducia nelle istituzioni locali dimostrata da alcuni residenti nella scelta di affidare gli accertamenti agli agenti del Veneto?

«No comment».

 

Luca Petermaier

 

 

La Cgil
«Verifiche giuste, ma l’impianto è stato ammodernato»

 

TRENTO. «Ogni controllo sull’efficacia dei sistemi di protezione ambientale è il benvenuto. Di più, le ispezioni sono fondamentali per fugare ogni possibile dubbio sulla sicurezza degli impianti di Borgo Valsugana. Le acciaierie non sono certo un ufficio postale, dove al massimo può verificarsi un cortocircuito all’impianto elettrico. Per questo è importante che vengano monitorati costantemente, anche da parti terze, per garantire ai lavoratori e agli abitanti delle aree vicine la certezza che gli impianti sono sicuri». Inizia così una nota diffusa ieri da Mariano Bernardi, della Fiom Cgil.

 

«Le Acciaierie non assomigliano però neppure lontanamente agli alti forni di un tempo. Oggi utilizzano sistemi di controllo molto sofisticati e con monitoraggi continui 24 ore su 24. Anche di questi sistemi hanno preso direttamente visione, venerdì notte, i tecnici del corpo forestale dello Stato e quelli dell’agenzia regionale per la protezione dell’ambiente del Veneto, inviati per il sopralluogo dalla Procura della Repubblica di Trento. Gli inquirenti hanno utilizzato proprio gli strumenti di monitoraggio e controllo dell’acciaieria per effettuare i propri rilievi. Va infine ricordato che i sindacati hanno sempre fatto le dovute pressioni affinché la sicurezza dei lavoratori e dell’ambiente resti costantemente al centro del processo produttivo. Anche in virtù di questo impegno, ad agosto verrà installato il nuovo impianto di trattamento fumi che adotterà le più moderne tecnologie».

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