Nimby-Pimby: il fattore R tra noi
di Nicoletta Forcheri

 

 

Un premio Pimby agli enti locali per un inceneritore assegnato proprio da chi sugli inceneritori basa il suo ricco business.

 

L’inceneritore di Poggibonsi, inaugurato il 25 settembre scorso, è valso alla provincia di Siena il premio Pimby, neo acronimo supplichevole per “Please in my Backyard!” che, detto in italiano, suona: “per favore favoriscano dietro a casa!”, in contrasto con l’inospitale, ma, oh quanto più diffusa, sindrome Nimby: “non nel mio cortile!”.

 

Nimby è l’acronimo che i sostenitori del “fare” affibbiano a chiunque abbia una qualsiasi velleità di criticare i loro piani di espansione – e deturpazione - territoriali, con una figura retorica che consiste nel negare un aspetto (il dove - “non qui ma altrove”), per sottintendere un soggetto (l’opera) come se fosse già fatto reale, ineluttabile e imminente, invece che una delle tante ipotesi future. Come se il fatto di cui trattasi – nella fattispecie l’inceneritore - fosse (stato) l’unico possibile e che non volerlo dietro a casa fosse (stato) miope e irresponsabile. Come se i cittadini non fossero ansiosi di proporre alternative valide, praticabili e sostenibili per la collettività. Come se dette alternative valide non esistessero (www.centroriciclo.com).

 

Per rimarcare il concetto, Pimby è anche un’associazione (www.pimby.eu), dalle sinistre assonanze veltroniane (“la cultura sostenibile del fare”), che si prefigge di promuovere “a livello nazionale e internazionale il dialogo tra le amministrazioni pubbliche locali e la cittadinanza, basato anche su metodologie innovative di democrazia partecipata, al fine di realizzare infrastrutture ed impianti indispensabili alla modernizzazione del Paese nel pieno rispetto dell’ambiente naturale e del territorio”.

A parte lo sproloquio sulla democrazia partecipata, abbozzo di tentativo di recupero dell’ultima trovata dei cittadini stufi di uno stato di dittatura strisciante, che cosa c’entra l’”internazionale” nel dialogo locale tra cittadinanza ed enti pubblici?

 

C’entra eccome, perché Pimby, associazione dichiaratamente senza scopo di lucro, ha tutta l’aria di essere il gruppo di pressione di certa finanza - Chiccho Testa, presidente della Rotschild Italia SpA è uno dei 4 fondatori - il cui scopo apparente sarebbe quello di premiare gli enti locali che con opere (inceneritori, generatori elettrici, TAV, gasdotti, parchi eolici, rigassificatori) date in concessione alle sue stesse società sostenitrici e probabilmente finanziatrici (Edison (EDF), Cofathec (Suez Gaz de France), Enel (Conti/Barclays), Terna SpA) soddisfino il fattore R.

“R” come ®, royalty, reali, ryanair, rockfeller, rapace, o R come Rotshchild.

 

Sono oggetto delle sue attenzioni, oops scusate, “menzioni speciali”, anche personalità che si sono adoperate per decantare al pubblico opere istintivamente osteggiate dai cittadini, in particolare Mose e TAV, i suoi chiodi fissi. Figurano ad esempio tra gli insigniti del 2007 Enrico Letta, “per il cambio di rotta nella gestione” della Tav Torino Lione e del Mose di Venezia; il presidente della Lombardia Roberto Formigoni per la celerità con cui ha agevolato i pesanti investimenti infrastrutturali per la Nuova Fiera di Milano e il sistema autostrade regionali; il presidente della Toscana Claudio Martini, per la farsa della Legge regionale sulla partecipazione; il giornalista Pirani “per avere contribuito con passione e rigore intellettuale a fare chiarezza” sul Mose, e il sindaco francese Roland Merloz “con l’augurio che la TAV Lione Torino possa presto unire i nostri due Paesi”! Pimby declama il dialogo ma non lo pratica; sa, al posto dei cittadini, quel che è meglio per loro e si autopremia pure.

 

Per i cittadini della provincia di Siena, oltre al danno la beffa, quando Pimby motiva il premio alla provincia con la sua capacità di avere saputo “coniugare” “la scelta di realizzare grandi opere” con “il consenso dei cittadini” (sic). Valutazione inficiata da una rapida lettura del comunicato stampa dei comitati della Valdelsa, del 2 dicembre scorso: ignorate 5000 firme, non accolto l’esame di progetti alternativi né le centinaia di studi internazionali; respinto il ricorso al TAR di cento proprietà contro il piano provinciale dei rifiuti; nessun invito ad un tavolo negoziale con i cittadini in ben 11 anni.

 

La galassia Unieco

 

Un inceneritore gestito con il modello misto pubblico privato che persegue l’obiettivo della privatizzazione dei servizi pubblici, sottoscritta dalla galassia cooperativa Unieco, che si comporta come una holding con centinaia di partecipate Spa e Srl presso cui raccoglie risparmio con vari strumenti finanziari e che partecipa per il 30% in una bancassicurazione francobelga internazionale, la Dexia, non proprio una cooperativa.

 

L’inceneritore di Poggibonsi è gestito da Sienambiente SPA, “società creata ad hoc senza gara pubblica” (comitato Valdelsa), gestore unico dell’ATO rifiuti 8 della provincia di Siena:

Da una parte, Sienambiente annovera un 43,78% ai comuni, ormai anello debole - o complice – della “democrazia” nazionale, e dall’altra un’amministrazione provinciale di Siena, che come ben sanno i cittadini è più una scatola vuota di partecipazioni societarie che altro (vedi sotto allegato 1) – più dalla parte delle società che da quella dei cittadini; una banca, MPS Merchant SpA (14%),  e poi un bel 26% a STA spa.

Chi è STA spa? STA è una controllata della Unieco, la società cooperativa di Reggio Emilia che è diventata una holding con numerosissime partecipate spa e srl. STA è quindi una spa controllata della HOLDING COOPERATIVA UNIECO, di cui allego il grafico della galassia.

 

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