Assolutismo e governance trentina
(inviata a l'Adige il 20 dicembre 2008)

 

Il governo è l'unica istituzione che si appropria di un prodotto prezioso come la carta e lo svilisce sovrapponendovi l'inchiostro. (Ludwig van Moses)

 

 

Non è la prima volta che, a sollecitazioni dirette e puntuali nel merito di qualche piaga del “sistema Trentino”, il presidente Dellai risponda con estrema prontezza (leggi sotto). Così come ha fatto il 18 dicembre con Pietro Gottardi (leggi sotto), così fece con Zenone Sovilla il 12 ottobre 2004, in replica a quel "Immondizia e democrazia" in cui venivano sottolineate le magagne di un’amministrazione provinciale sorda a qualsiasi allargata valutazione e a qualsiasi pubblico confronto. A conclusione di quella sua replica, Dellai affermava: “In ogni caso, posso assicurare che mai una procedura pubblica è stata sottoposta a momenti informativi e di partecipazione più di quella riguardante l´inceneritore di Trento...”

 

Se quella affermazione era falsa allora, lo è ancora di più oggi visto che, quattro anni dopo, nessuno è in grado di elencare quei “momenti informativi e di partecipazione” organizzati dalla Provincia di Trento, ad eccezione delle rare ed indirette rassicurazioni espresse attraverso gli organi di stampa, senza alcuna possibilità di un contraddittorio diretto. La stessa Stampa che Dellai puntualmente bacchetta quando, come ha scritto Gottardi (e il direttore Giovanetti in altre occasioni), evidenzia con chiarezza malessere e preoccupazioni di vasti settori dell’opinione pubblica.

 

Le considerazioni di Dellai stonano ancora quando ci ripropone contenuti e conclusioni della campagna “Sbilanciamoci che, citiamo dall'introduzione della sua pubblicazione cartacea, “è stata possibile grazie al patrocinio e al sostegno della Provincia Autonoma di Trento”. Forse varrebbe la pena chiedersi, vista la gravità dei fatti accaduti in questi giorni in Valsugana, se questa “campagna” poteva “bilanciarsi” a tal punto da mettere naso e occhi dentro le "ombre" di quella gestione di rifiuti e della certezza del suo controllo. I fatti della discarica del monte Zaccon hanno dimostrato per l’ennesima volta che gli organi di controllo, più “controllati” che controllori, sono spesso nell’impossibilità di assolvere ai loro compiti. Nel caso del progetto dell’inceneritore, ad esempio, i servizi dell’Azienda sanitaria non hanno ancora potuto, o dovuto, esprimersi con un qualsiasi… indipendente approfondimento, limitandosi, se si dovesse far fede solo a quanto riportato dal recente documento dell’Ordine dei Medici trentini, a semplice presa d’atto delle decisioni della politica suggerendo solo semplici operazioni di monitoraggio di nuovi aggiunti inquinanti, successive alla realizzazione dell’impianto e non preventive.

 

Il presidente dimentica invece, di richiamare la nostra attenzione a un altro recente studio (anche qui) redatto dal prof. Luigi Bobbio e dal dott. Gianfranco Pomatto, docenti dell’Università di Torino, anche questo commissionato dalla stessa Provincia; forse perché, questa volta, l'indipendenza nella formulazione dei giudizi non è stata favorevole al governo trentino. Ma vediamo alcune interessanti conclusioni di quel lavoro presentato alla conferenza internazionale svoltasi a Trento il 23-24 maggio 2008 “Qualità della Democrazia/Partecipazione e Governance”: "Il confronto, quando avviene, è comunque sviluppato esclusivamente tra le istituzioni. I comitati di cittadini, le associazioni… non sono mai esplicitamente coinvolte, anche quando hanno specifici argomenti da proporre e godono di una certa influenza sulla popolazione…”. Quello studio dice anche che, sistematicamente, le istituzioni evitano scrupolosamente il confronto con le espressioni civiche "spontanee", non controllate dall'alto: “Due aspetti balzano agli occhi: la difficoltà di reperire soggetti istituzionali che siano in grado di svolgere un ruolo di mediazione (dal momento che spesso tutti i soggetti istituzionali sono coinvolti nel processo come parti in causa); la scelta di evitare ogni interlocuzione diretta con i gruppi o le associazioni che protestano e suggeriscono alternative…”.

 

Insomma, "fra il dire e il fare c'è di mezzo il mare", tanto che la "... profonda riflessione in materia… sul rapporto tra Provincia autonoma e enti locali”, non deve nemmeno consentire il dovuto coinvolgimento dei Comuni trentini nel merito della partita rifiuti. Cosicché, senza che nessuno veda, sappia e sia cosciente della sua portata e delle sue conseguenze, quella Convenzione tra i Comuni trentini, prevista dalla Legge provinciale 10 del 15 dicembre 2004, verrà derubricata con la fine di quest’anno. È un’ombra di una certa grandezza perché vede la sistematica concentrazione di poteri nelle mani dei soli Comune di Trento e della Provincia, prevenendo ed evitando così il rischio di inopportune puntualizzazioni degli altri 222 comuni trentini.

 

È davvero strano che il riconfermato presidente esprima attenzione al “tema del bilanciamento dei poteri” quando, mai come di questi tempi, ogni potere è nelle sue mani. È una delle caratteristiche chiave delle pretese efficienze di questa politica “globalizzata” in cui non si intravede alcun “anello di congiunzione fra i cittadini e le istituzioni”. Un’efficienza a senso unico che Dellai rappresenta egregiamente, che persevera nel dispensare attenzioni e contributi solo verso certi interlocutori: siano essi dell’imprenditoria come della finanza locale e extraprovinciale, secondo logiche di scambio tra vecchi e nuovi poteri e/o crescenti potentati.

Sarebbe interessante verificare attraverso un pubblico approfondimento se sono davvero solo queste le modalità e le procedure per produrre ricchezza e benessere perché, finora, ad eccezione di alcune manifestazioni-vetrina, valutazioni realmente indipendenti non sono state ancora fatte. Esistono solo e unicamente quelle patrocinate e sostenute dalla Provincia. Ne sanno qualcosa anche i cittadini di Marter visto che, senza alcun sostegno locale, hanno dovuto cercare risposte fuori provincia.

 

Dentro questa galassia di insondabili rapporti ad personam - indubbio segnale di carenza democratica - si struttura e cresce, a livelli impensabili fino a pochi anni fa, un ampio schieramento di cointeressati e vigili osservatori del “sistema Trentino” per i quali pare non si debba anteporre alle ragioni del mercato, qualunque esso sia, qualsiasi premessa etica ancorché finalizzata alla "pubblica utilità". Vi troviamo crescenti attenzioni al comparto energetico; a quello dei rifiuti come a quello dell’acqua; a quello dei trasporti (alta capacità fatta passare come “ammodernamento”, mentre le linee ferroviarie attuali diventano di serie B) come a quello degli impianti di risalita; ai comparti agroindustriali della monocoltura (mele e piccoli frutti) e del latte; a pesanti speculazioni immobiliari (Tremalzo, Tesino ecc.) camuffate come operazioni di “sviluppo turistico”; oltre ad altre opere le cui finalità (ritorni e indotti) non sono affatto chiare. Sono scelte politiche che condizionano, inficiandoli o escludendoli nei loro compiti istituzionali, qualsiasi tipo di controllo democratico, prima o dopo la realizzazione di operazioni dall’utilità quantomeno dubbia e sospetta, anche in quanto non soggette ad alcun serio confronto con le comunità locali (il caso della “cittadella militare” di Mattarello è tra i più emblematici).

 

Intorno a questi via vai e concentrazione di poteri e denaro (pubblico) sembra ci sia ben poco spazio per qualche valutazione “super partes”, anche se il presidente Dellai, oggi come quattro anni fa e per quanto riproposto nei contenuti della replica a Gottardi, sostiene che “proseguiremo con lo stesso metodo: informazione, partecipazione, assunzione di responsabilità, senza paura..." (“Inceneritore e maturità”)." 

È inutile sottolineare che è diritto-dovere di un buon governo farsi carico di decidere cosa e come operare scelte per il benessere della comunità. Ma è altrettanto utile evidenziare che tutto ciò dovrebbe vedere l'apertura di una nuova stagione in cui possano trovare luogo reali strumenti di partecipazione e confronto, che non possono continuare a rimanere sconosciuti ai più e ad esclusiva tutela di convenienze di parte, soprattutto se generosamente contribuite da soldi pubblici.

 

Salvatore Ferrari, Caldes

Fausto Nicolussi, Pergine

Adriano Rizzoli, Trento

20 dicembre 2008

 

 

Però più controlli

Nessun funzionario indagato per la discarica

 

L’articolo  di Pietro Gottardi sullo stato della democrazia in Trentino evoca anche – in maniera per la verità non nuova – dei problemi reali, tanto reali che la stessa amministrazione provinciale, più di un anno fa, ha avviato una profonda riflessione in materia, assieme ad alcuni autorevoli esperti super partes. Ne era emerso – come qualcuno forse ricorderà, perché queste riflessioni difficilmente vengono notate, quando non finiscono sotto i riflettori dei media – un quadro fatto di molte luci ma anche di qualche ombra. Mi riferisco ad esempio al rapporto tra Provincia autonoma e enti locali – non a caso al centro della riforma istituzionale – come pure al rapporto fra l’esecutivo e alcune articolazioni della società civile, le realtà associative, innanzitutto.

 

Gottardi abbozza invece nientemeno che un “processo di frantumazione dell’architrave democratico” basato sulla tripartizione dei poteri di Montesquieu. Francamente mi sembrano toni eccessivi; se Montesquieu venisse meno ci ritroveremmo in pieno ancien régime, e io tutto mi sento fuorché il nuovo Luigi XIV. Del resto, se in Trentino ci fosse davvero una “monarchia”, non si capirebbe come mai autorevoli enti di valutazione esterni – e non interni – da sempre collocano il nostro territorio ai vertici non solo per quanto riguarda tutta una serie di indicatori sociali e ambientali ma anche per quanto concerne la democrazia partecipata (mi riferisco ad esempio alla campagna “Sbilanciamoci” condotta da alcune delle realtà associative più rappresentative nel paese, da sempre indipendenti nella formulazione dei loro giudizi e anche molto critiche nei confronti di qualsivoglia tipo di potere). Sorvolo quindi sulla stonata provocazione e respingo fermamente le insinuazioni contenute nell’articolo riguardo alla trasparenza dell’attività dei nostri funzionari e dirigenti. Uno sguardo meno frettoloso e prevenuto, magari meno “domestico”, alla realtà trentina basterebbe per capire che un Trentino così bello, nonostante qualche buco nero o qualche buccia di banana, non esisterebbe se operassero qui burocrazie e apparati di controllo sul territorio inefficienti e asserviti al potere politico di turno.

 

Non ho mai condiviso la presunzione che il Trentino fosse un’isola felice, abitata dal migliore dei popoli del mondo e governata dalla migliore classe dirigente che esista. Ma nello stesso tempo rifiuto e aborro la costante tendenza ad autodemolirci, con il masochistico piacere del “farsi male da soli”. Faccio osservare tra l’altro che nel caso della recente vicenda della discarica di monte Zaccon nessun funzionario è indagato e che la delegazione che ha incontrato il procuratore Stefano Dragone qualche giorno fa non è stata da me inviata per cercare qualche accomodamento “all’italiana”, come l’articolo sembrerebbe suggerire, ma per offrire alla Procura, com’è dovere dell’amministrazione provinciale, alcuni elementi utili sia a far luce sugli eventuali illeciti in questione sia, più in generale, a migliorare le attività di controllo e prevenzione, che certamente devono e possono essere migliorate e potenziate (e lo faremo), nel rispetto dei ruoli ma in un clima di collaborazione tra Provincia e Autorità Giudiziaria.

 

Tuttavia, ripeto, al di là della polemica contingente, l’articolo ripropone anche all’attenzione dei lettori questioni importanti in merito al funzionamento della nostra democrazia. Da tempo faccio osservare che dovremo lasciarci alle spalle la fase apertasi negli anni ’90, con riferimento al ruolo di “supplenza” che tanto l’esecutivo quanto il giudiziario (assieme, forse, ad alcune articolazioni della società civile, compresi gli stessi organismi di rappresentanza del mondo economico e del lavoro) hanno esercitato in alcuni momenti, anche per quanto concerne il ruolo dei partiti. Perché è da qui, credo, che dobbiamo ripartire: la politica deve recuperare autorevolezza, capacità di interpretazione dei problemi e dei bisogni della società, capacità di controllo anche nei confronti di chi esercita il potere (pur se lo fa con una fortissima investitura popolare). Per fare questo ci vogliono partiti forti, strutturati, consci di poggiare su fondamenta culturali ed etiche reali, non partiti “postmoderni”, più simili a consigli di amministrazione che a ciò che dovrebbero essere realmente, ovvero indispensabili anelli di congiunzione fra i cittadini e le istituzioni. Inoltre ci vogliono istituzioni forti, perché il tema del bilanciamento dei poteri è un tema vero, che sta a cuore a tutti. Come ho spesso ripetuto, la sede naturale a cui questo confronto deve essere ricondotto, in Trentino, è il Consiglio provinciale. È lì che le forze politiche, in rappresentanza di tutte le sensibilità sociali, devono elaborare proposte ed individuare strade percorribili per ridisegnare il rapporto tra politica e amministrazione e rafforzare se serve il ruolo degli organismi di controllo.

 

Vorrei concludere con due considerazioni che non riguardano il funzionamento della politica in senso stretto. La prima mi riporta a Montesquieu: da tempo in letteratura conosciamo – oltre ai tre poteri “canonici”, il legislativo, l’esecutivo e il giudiziario – almeno anche un altro potere forte, il quarto, il potere dei mass media. E se è vero che chi gestisce il potere amministrativo può sbagliare o può mancare – l’ho ammesso io stesso anche a proposito della discarica di Roncegno – è vero che gli stessi media sovente sbagliano: il problema per chi è vittima dei loro errori è che di rado viene ad essere poi risarcito nella misura adeguata. Inviterei quindi chi gestisce il potere che conduce alla “gogna mediatica” a non saltare immediatamente alle conclusioni prima che queste vengano corroborate da una sentenza giudiziaria: ne va non solo della loro credibilità ma soprattutto della dignità di molte persone, compresi molti esponenti del mondo politico e molti funzionari pubblici, descritti spesso con toni lontanissimi dalla realtà.

 

La seconda considerazione riguarda le risorse e le capacità racchiuse nel “Sistema Trentino”: le stiamo vedendo alla prova in questi giorni, nel contrastare gli effetti della crisi economica. Credo sia evidente a tutti che un sistema disgregato non sarebbe in grado di agire in maniera così articolata e complessa e in un lasso di tempo così breve. Di ciò, come trentini, dobbiamo essere orgogliosi. Ma anche preoccupati di non lasciare spazio, in Trentino, a quella tendenza al “cupio dissolvi” che sembra ciclicamente farsi strada – per imperscrutabili ragioni – nel nostro Paese.

 

Lorenzo Dellai

È presidente della Provincia autonoma di Trento

l’Adige, 19 dicembre 2008 

 

 

Degenerazione trentina

Funzionari asserviti agli ordini della politica

 

È sempre stato un vanto del Trentino quello di essere considerato a livello nazionale - in forza dell'autonomia di cui gode e dell'intelligenza e lungimiranza di alcuni suoi figli - laboratorio di innovative formule politiche e amministrative. Quelle che grazie all'operato della magistratura stanno uscendo in questi ultimi mesi dal «laboratorio Trentino» sono però sperimentazioni ardite.

 

Ci sono indizi - come li ha definiti domenica su questo giornale Guido Pasqualini - che fanno sospettare che in Trentino sia in atto un pericoloso processo di frantumazione dell'architrave democratica rappresentata dall'assioma della separazione dei poteri. Montesquieu considerava la netta divisione dei poteri legislativo, esecutivo e giudiziario, il presupposto essenziale per il corretto funzionamento della democrazia. Una divisione semplice e schematica, da cui discendono pesi e contrappesi in grado di bilanciare il sistema che gestisce la cosa pubblica, a patto che ciascuno faccia la propria parte e svolga con coscienza il ruolo che gli viene assegnato, senza invasioni di campo.

 

Il processo di sgretolazione di questo impianto che ha il pregio di garantire l'esplicarsi della libertà di ogni individuo entro i confini delle leggi, va detto che procede spedito anche a livello nazionale. Ad onor del vero, bisogna anzi ricordare che a catalizzare il processo fu il referendum del 1993 che istituì il sistema elettorale maggioritario. Da allora, a tutti i livelli istituzionali, si è assistito alla quasi totale sparizione dei confini fra potere legislativo e potere esecutivo.

 

Il Trentino non ha fatto eccezione, dandosi una legge elettorale per le Provinciali, che mette nelle mani della maggioranza, ma soprattutto dell'uomo che la guida, poteri enormi. Inizia da questo sbilanciamento iniziale, una serie di anomalie che il "laboratorio" Trentino si sta affannando a far rientrare nei canoni della normalità. Non è normale, ad esempio, che all'interno della macchina amministrativa, non vi sia una divisione netta fra ruolo politico ed incarichi tecnici. Come può essere pacifico che i tecnici della Provincia siano chiamati da un lato a consigliare la politica nella fase di preparazione delle leggi e dall'altra a controllare che i paletti piantati dalle stesse leggi siano rispettati? L'anomalia si riduce alla domanda se può un dipendente consigliare ma soprattutto controllare il proprio datore di lavoro. In linea teorica la risposta è facile: certo che lo può fare visto che è lo stesso datore di lavoro ad attribuirgli tale potere. Il quesito ulteriore, però, è "come" svolgerà questo compito il dipendente e la risposta, purtroppo, si riduce alla cinica constatazione che ogni uomo ha un prezzo e si tratta solo di capire quale sia. Un richiamo; una consulenza; un progettino speciale; nella peggiore delle ipotesi una promozione-rimozione: "addomesticare" un proprio dipendente non è poi così difficile quando tra l'altro a pagare gli accomodamenti è Pantalone.

 

Un appiattimento dei ruoli eletto a metodo, diventato così diffuso (tanto da essere esteso anche fuori dall'istituzione Provincia in senso stretto) da far pensare che non sia stato casuale. Ecco quindi le tante Agenzie con la parola "Trentino" sempre in bell'evidenza affiancate alle storiche società pseudo-private da sempre controllate dalla Provincia, oppure ecco la polizia locale del Trentino la quale - a proposito di controllati e controllori - proprio per sua natura legittima il dubbio che sia istruita in partenza su chi non dovrà controllare. Tutte strutture (meglio, sovrastrutture) "terze", almeno a parole, i cui componenti sono però decisi pescando fra persone di assoluta fiducia del governatore.

 

Ora lo capisce anche un bambino che un sistema strutturato in questa maniera favorisce, per non dire incentiva la produzione di "autocertificazioni" di legittimità più che reali controlli. «Qualcosa non ha funzionato nei controlli» disse Dellai a denti stretti commentando l'inchiesta Giano Bifronte e la gestione sopra le righe degli appalti da parte dell'ex assessore Grisenti e di un paio di dirigenti provinciali. «Qualcosa non ha funzionato nei controlli» ha ripetuto qualche giorno fa a proposito dello scandalo della discarica di Monte Zaccon e dei mancati controlli dell'Appa.

 

Qualcosa non funziona nel sistema "Trentino" ci permettiamo di dire noi. L'impressione che si trae dalle inchieste che hanno coinvolto la Provincia negli ultimi mesi e dalle reazioni scocciate di chi governa, è che qualcuno abbia dimenticato il prezioso insegnamento del vecchio Montesquieu sposando forse inconsapevolmente quello del vituperato Berlusconi, dando per scontato che alla fusione fra potere legislativo ed esecutivo, dovesse seguire almeno la quiescenza del potere giudiziario. Pur con un certo ritardo, invece, il potere giudiziario in Trentino ha avuto un sussulto d'orgoglio. Ha dimostrato che c'è ancora un potere giudiziario autonomo, che può decidere di indagare senza dover chiedere il permesso ad alcun feudatario o principe. Un potere giudiziario per il quale sembrerebbe non vigere la regola del "cane non mangia cane" visto che non ha esitato ad umiliare il Tar di Trento quando si è avuta prova che si fosse trasformato in zerbino della Provincia. Ebbene: la speranza è che almeno la separazione fra potere giudiziario e potere legislativ-esecutivo rimanga netta. Da parte della magistratura in questa fase serve fermezza, correttezza ed un pizzico di coraggio. Quel pizzico di coraggio con cui il procuratore Stefano Dragone lunedì avrebbe potuto congedare gentilmente e con i semplici auguri di Buon Natale la delegazione che l'improvvido principe Dellai aveva inviato a palazzo di giustizia cercando (non si sa a che titolo) un compromesso su futuri controlli, alla faccia di Montesquieu, del rispetto dei ruoli e della trasparenza.

 

Pietro Gottardi - p.gottardi@ladige.it

l’Adige, 18 dicembre 2008

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