Verdi, liguri o altoatesini, diametralmente contigui?

 

 

Ampliamento della centrale a carbone di Vado
Lettera ai giornali liguri

 

Che il Presidente della Commissione Regionale per l’Ambiente Vasconi non abbia capito le motivazioni della commissione nazionale di VIA è per lo meno sbalorditivo.

Il Consigliere Vasconi infatti saprà bene che il progetto di ampliamento della centrale a carbone prevedeva una riduzione, seppur modesta, delle emissioni dei principali inquinanti, e cioè ossidi di zolfo (circa meno 7%), ossidi di azoto (circa meno 1,5%) e polveri (circa meno 3%).

 

È un dato di fatto che nessuno degli organi locali competenti (Comuni di Vado e Quiliano, Regione Liguria) ha contestato adeguatamente questi dati con altri dati numerici nelle controdeduzioni da produrre alla Regione e nel conseguente documento di VIA prodotto dalla Regione.

 

È altresì ovvio che una commissione di VIA del Ministero dell’Ambiente di un Governo fortemente orientato verso la costruzione di nuove centrali a carbone, possa utilizzare questi numeri, non contestati, che testimoniano una futura riduzione dell’inquinamento, per autorizzare le modifiche da apportare alla centrale situata in un’area fortemente inquinata come quella di Savona, Vado, Quiliano.

 

È ovvio e non “incredibile”, come osserva Vasconi, il ragionamento capzioso fatto dalla commissione di VIA Nazionale: in un’area molto inquinata come quella di Savona, Vado e Quiliano, una riduzione, seppur modesta, delle emissioni, non può e non deve venir contrastata.

D’altra parte, questa era la posizione di molti politici del locale PD ai tempi della presentazione del progetto, così come quella dei sindacati, dell’Unione Industriali ecc.

A poco serve protestare ora, “a babbo morto”.

 

Nel 2006 mi fu conferito da parte del Sindaco di Quiliano l’incarico ufficioso di occuparmi delle conseguenze di un eventuale ampliamento della centrale di Vado. 

Nella primavera dello 2007 mi fu richiesto in tutta fretta di occuparmi della redazione del documento di valutazione del progetto di ampliamento.

Quando dissi al Sindaco che i dati del progetto erano sbagliati, e che invece di ridurre l’inquinamento l’ampliamento avrebbe portato ad un inquinamento da polveri di alcune decine di volte superiore a quello indicato, mi fu tolto l’incarico su “consiglio” di un azzeccagarbugli genovese che nel frattempo si era impicciato dei fatti nostri. Tale incarico fu conferito ad altro professionista, che redasse una perizia che non  evidenziava questa grave disparità di calcoli, anzi, di calcoli non ne faceva nemmeno mezzo.

 

Nonostante nelle mie conferenze pubbliche, anche alla presenza dell’Assessore Regionale all’Ambiente Zunino, e nei miei scritti avessi ripetutamente evidenziato quello che era il nocciolo del problema, l’aumento e non la diminuzione dell’inquinamento, dovuto alla mancata contabilizzazione delle polveri sottili secondarie da parte dei progettisti, e alla mancata indicazione delle emissioni di polveri primarie da parte della centrale a Gas naturale, anche il documento finale della Regione Liguria non volle entrare nel merito delle cifre e dei numeri del progetto, redigendo un documento del tutto inefficace.

 

Ed ora il Consigliere Regionale piange sul latte versato.

Dobbiamo proprio credergli?

Perché non mi ascoltarono, lui e l’assessore Regionale Zunino, quando ancora c’era il tempo di fare una opposizione efficace all’ampliamento?

Perché non mi permisero mai, come rappresentante dell’Ordine dei Medici di Savona, di partecipare alle riunioni con gli organi tecnici della Regione che dovevano approvare il documento di VIA regionale?

Le qualità di un amministratore si giudicano dagli atti e non dalle parole, e gli atti da loro commessi furono gravemente pregiudizievoli per la possibilità di far bocciare il progetto di ampliamento da parte della commissione di VIA Nazionale.

 

Io non sono un uomo pubblico, né un attivista, e mi distolgo dal mio mestiere di medico e dalla mia vocazione di padre di famiglia solo per gravi questioni di pericolo, che vedono coinvolta innanzitutto la mia famiglia e poi migliaia di persone  deboli perché tenute nell’ignoranza.

Mai avrei pensato di dover scendere in campo così duramente per difendere dei diritti calpestati, ma mi ci hanno tirato per la giacca, ed ora lotto per difendere i miei cari e la mia gente.

Io ho un grande conflitto di interessi in questa faccenda, perché voglio difendere  la mia salute e la mia qualità di vita.

 

Dottor Paolo Franceschi

Portavoce dell’Ordine dei Medici di Savona per l’Ambiente

Savona, 22 dicembre 2008

 

 

Brennero
Informativa nell'ultima seduta.
A gennaio la decisione anche sul tunnel di base

Tratte d'accesso, soldi bloccati

I Verdi: «Finanziamenti, non ci sono garanzie»
La Bbt: «Il governo sta cercando soluzioni»
Cunicolo, cantieri attivi

 

BOLZANO - La Corte dei conti, sezione del controllo di legittimità sugli atti del governo, ha negato la registrazione della delibera del Cipe (Comitato interministeriale programmazione economica) del 30 agosto dello scorso anno relativa ai lotti prioritari delle tratte d'accesso Sud del tunnel del Brennero.

La decisione della magistratura contabile risale a febbraio di quest'anno, ma è venuta fuori soltanto giovedì scorso quando lo stesso Cipe ha esaminato un'informativa del ministero delle Infrastrutture sulla «mancata registrazione - così si legge nell'esito ufficiale della seduta - delle delibere approvative dei progetto preliminari della tratta ad alta velocità Fortezza-Verona e del nodo di Verona, anche al fine di individuare possibili misure da adottare».

 

Il provvedimento della Corte dei conti si riferisce alla delibera Cipe che aveva approvato i progetti preliminari dei primi due lotti della Fortezza-Verona (Fortezza-Ponte Gardena e circonvallazione di Bolzano) per complessivi 2.314 milioni di euro di spesa prevista, con il conseguente stanziamento di 53 milioni di euro per la progettazione definitiva. La Corte sottolinea che «il Cipe approva i progetti di opere pubbliche a condizione che il progetto preliminare indichi una sintesi delle forme e delle fonti di finanziamento per la copertura della spesa». La magistratura contabile mostra «perplessità sulla ragionevolezza dell'assegnazione del contributo di 53 milioni per la progettazione definitiva, in quanto le somme occorrenti risultano interamente da reperire». Il ministero aveva difeso la delibera facendo riferimento alla richiesta di contribuzione Ue e all'intenzione di destinare risorse della legge obiettivo. «Ma questi argomenti - dice la Corte - rimangono mere intenzioni».

 

Nel frattempo, però, qualcosa è cambiato. Lo scorso 5 dicembre, durante la conferenza internazionale di Verona, il commissario europeo Antonio Tajani ha firmato l'erogazione di 58,8 milioni di euro all'Italia per la progettazione della tratta d'accesso Sud. Ecco perché il Cipe sta riesaminando il caso.

 

La conferma arriva da Ezio Facchin, amministratore della Brennerbasistunnel Se: «Adesso ci sono le condizioni per sbloccare la delibera Cipe del 2007 sulla tratta d'accesso. L'informativa sul tunnel del Brennero con il relativo piano di finanziamento è invece previsto per la seduta di metà gennaio, con l'approvazione al massimo entro febbraio, così come sollecitato dal coordinatore europeo Karel Van Miert a conferma del cofinanziamento europeo già firmato di 592,6 milioni per la galleria di base nel periodo 2007-2013».

 

Diametralmente opposta la posizione dei Verdi: «Ancora una volta - afferma il consigliere provinciale Riccardo Dello Sbarba - l'Italia dimostra di non avere i soldi per realizzare galleria di base e tratte d'accesso. Aggiungiamo che il programma del nuovo governo austriaco prevede sì il tunnel del Brennero, ma previa verifica di finanziabilità e benefici sul traffico. Si rischia di non poterlo considerare opera prioritaria».

 

Intanto procedono i lavori del cunicolo esplorativo del tunnel di base. La finestra di Mules è stata scavata per 982 metri su 1.797 previsti, 18 in meno della tabella di marcia. I lavori dovrebbero concludersi a maggio. Il cunicolo di Aica ha raggiunto 2.064 metri su 10.450 previsti, con un ritardo di 200 metri. Qui gli scavi dovrebbero concludersi a marzo del 2010. Da oggi cantieri fermi per la pausa natalizia. Si ricomincia il 2 gennaio.

 

Felice Espro

Corriere dell’Alto Adige, 24 dicembre 2008

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