Etica dell'inquinamento e da inceneritori: a "impatto zero"

 

Nota della redazione di Ecce Terra

 

Riceviamo dal dott. Paolo Franceschi – Savona, 11 gennaio 2009.

Sono valutazioni che potrebbero tornare utili anche al presidente Lorenzo Dellai (leggi in fondo l’intervista di Luisa Maria Patruno e la lettera di Simonetta Gabrielli) e agli assessori Alberto Pacher e Ugo Rossi nel merito di più circostanziate valutazioni sugli “apporti” dell’inceneritore.

 

 

I costi dell'inquinamento

 

La Comunità europea ha stabilito delle tariffe per quantificare i danni dell'inquinamento alla salute (allego uno degli studi più interessanti sull'argomento).

Sono stati valutati sia i danni per malattie, di cui si possono stabilire dei costi di mercato, sia i danni per anni di vita persa, mortalità prematura ecc., di cui non si può stabilire un costo di mercato, ma che si basano su valutazione date da economisti in base a fattori standardizzati.

 

In linea di massima emerge che i "costi" in Europa sono valutati da 3 a 5 volte meno che negli USA.

Alcuni esempi del "tariffario":

- Cancro (mortale o no): 2 milioni di €.

- Morte prematura: 1 milione di €.

- Valore di un anno di vita perso: 50mila euro.

- Un punto di quoziente intell.vo perso (a causa del mercurio): 10mila €.

- Ecc. ecc.

 

L'importanza principale dell'affermarsi di questi sistemi di calcolo  in Europa e in USA non sta nei valori economici, ma nel riconoscimento che una centrale elettrica, una discarica, un inceneritore, un cementificio, ecc. provocano questi danni, che hanno un costo.

Non ci sono dubbi su questo punto, non c'è la necessità di fare alcuno studio di verifica per stabilire se il danno è provocato da una piuttosto che da un'altra centrale a carbone o inceneritore, ci sono solo delle variabili di entità che variano da zona a zona per molteplici fattori, che sono ben spiegati nello studio in questione.

 

Ricorderete certo che fino a metà dell'anno scorso i nostri amministratori affermavano, spalleggiati da importanti istituzioni tecnico scientifiche che "in provincia di Savona il cancro non è causato dall'inquinamento", "le malattie cardiovascolari non sono causate dall'inquinamento", "la centrale non sembra essere responsabile di un eccesso di mortalità, ecc., ecc.; era un evidente tentativo, a dire il vero piuttosto penoso, di prendere tempo, fidandosi sulla proverbiale pazienza del popolo bue.

Queste affermazioni avvenivano mentre da 20 anni a livello europeo e USA si sta studiando non "se", ma "quanto" questi insediamenti ci costino in termine di malattie e morti.

 

E intanto a Vado Ligure accogliamo tutti i rifiuti solidi urbani di Savona e del Ponente della provincia, abbiamo una mega centrale a carbone, ci apprestiamo a costruire una megapiattaforma che porterà la mazzata finale ad un equilibrio ambientale già totalmente pregiudicato.

 

E allora mi chiedo e vi chiedo se, con questi dati che  provengono dagli studi della Comunità Europea e degli USA, non sia il caso di cominciare a verificare se si è fatto o no tutto quello che si poteva per evitare tanti drammi, e chiedere il risarcimento dei danni per quanto non sia stato fatto per impedire questi enormi danni alla popolazione.

Questo sarebbe anche un'ottima lezione per una più attenta valutazione degli insediamenti futuri e delle metodiche da utilizzare.

 

La risposta non può essere: "sono tutte cose che servono per lo sviluppo e l'occupazione, e per le esigenze di una società moderna", perché le cose si potevano fare in maniera diversa:

- è ampiamente dimostrato come siano possibili altri e più efficaci sistemi di trattamento dei rifiuti solidi urbani, che  in molti comuni d'Italia già esistono. La Comunità europea d'altronde pone degli obiettivi che da noi non sono stati raggiunti. Pertanto, i danni alla salute (quantificati economicamente in 12 € per tonnellata di rifiuti soldi urbani portati in discarica)  devono essere risarciti da qualcuno.

- dopo 40 anni di centrale a carbone, si dovrebbe pensare a investire in energie alternative.

- la centrale a gas potrebbe utilizzare sistemi più efficaci di abbattimento degli ossidi di azoto, con conseguente riduzione dei "costi" (è stata costruita quando erano già disponibili tecnologi più efficienti.

La lista è molto lunga, e ciascuno di voi potrebbe aggiungere qualcosa.

E quel che peggio ciascuno di noi potrebbe dire di avere avuto delle vittime da questo tipo di sviluppo dissennato, e che è il momento di studiare un futuro sostenibile e durevole, cominciando con il dotarci di una classe politica più efficiente ed informata.

 

Coordinamento dei Comitati per l'Ambiente e la Salute (Liguria)

 

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Inceneritore a impatto zero: ora un incontro con Dellai

 

Esiste l'etica del confronto? Ovvero, esiste nell'ambito dell'utilizzo del termine «etica» il concetto che sia etico confrontarsi con chi sostiene tesi diverse da quelle del presidente Dellai e della sua giunta? È forse utopico pensare che dati scientifici supportati da letteratura d'alto livello che suffragano le tesi diverse da quelle del presidente, siano tenuti in considerazione, valutati e che venga loro riconosciuta la dignità di poter contribuire a far cambiare rotta sulla gestione dei rifiuti?

 

Se fosse dimostrabile che le emissioni di gas serra di un inceneritore non sono «praticamente pari a zero» ma che invece sono emissioni importanti… Se fosse dimostrabile che con il metodo del «porta a porta» esteso con volontà, senso della prospettiva ed entusiasmo a tutta la provincia, con una forte politica di riduzione a monte, con una seria gestione della frazione umida, con una o due piattaforme di selezione con impianto di estrusione per i rifiuti non altrimenti riciclabili, si andasse subito (e non fra vent'anni) a residuare fra il 10 e il 15% di rifiuti inerti (in prospettiva ancora riducibili) contro il 30% di ceneri residuate dall'inceneritore che comunque richiedono di essere stoccate in discariche controllate… se questo fosse dimostrabile, sarebbe disposto il presidente con la sua giunta ad ascoltare la filosofia e le ragioni di tale progetto ed eventualmente a farlo proprio?

 

E ancora, se è vero che «noi siamo l'unica regione che ha fatto una legge… che ha difeso con il Pup le aree agricole di pregio» non sarebbe etico dare ascolto a chi, quelle aree di pregio che nella valle dell'Adige in gran parte si trovano nella piana Rotaliana, le vuole difendere? Non è contraddittorio difendere le aree di pregio con una legge e, nei fatti, aggredirle con l'imposizione di un impianto che le danneggia di cui si potrebbe fare davvero a meno?

Se tutto ciò rientra nel concetto di «etica» e di «partecipazione democratica» del presidente Dellai e della sua giunta, anticipiamo tramite questa lettera la richiesta di un incontro/confronto sul tema.

 

Simonetta Gabrielli, Nimby trentino onlus

l’Adige - Lettere, 7 gennaio 2009

 

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Priorità: ambiente e trasporti
Dellai: “Il Trentino ha bisogno di leader e invece li azzoppa”

 

Lorenzo Dellai comincia la sua terza legislatura alla guida della Provincia di Trento sapendo che sarà anche l'ultima - la legge pone un limite di mandati - e dunque è inevitabile per il governatore e leader del centrosinistra trentino porsi la questione di come sfruttare al meglio questi prossimi cinque anni per lasciare il segno e un'eredità a chi verrà dopo di lui. Ma anche cominciare a riflettere su quello che sarà il suo futuro personale.

 

E proprio mentre la gestione Dellai finisce nel mirino a seguito dell'inchiesta della magistratura sulla discarica dei rifiuti di Marter e per il via libera a nuovi impianti di risalita tra S. Martino di Castrozza e il passo Rolle ecco che il governatore, che negli ultimi dieci anni non ha mai mostrato di avere particolarmente a cuore il tema dell'ambiente e ora ha anche escluso i Verdi dalla giunta, annuncia come obiettivo prioritario per la legislatura l'adozione di «scelte forti» - così le definisce - in materia di ambiente, turismo sostenibile e trasporti.

 

«Vogliamo accelerare in Trentino - dichiara il governatore - il raggiungimento dei nuovi obiettivi europei 20-20-20».

Gli obiettivi clima-energia europei che riprendono il protocollo di Kyoto per la lotta al surriscaldamento globale prevedono la riduzione dei gas serra del 20% entro il 2020. In particolare prevedono il 20 per cento di produzione di energia con fonti rinnovabili; il 20 per cento di risparmio energetico e la riduzione del 20 per cento delle emissioni di gas serra rispetto ai livelli del 1990, ovvero la riduzione vincolante del 20 per cento della produzione dei gas nocivi.

 

Presidente Dellai, come pensa che il Trentino possa riuscire ad anticipare gli obiettivi europei?

Per quanto riguarda la produzione di energia noi abbiamo le centrali idroelettriche, ma vogliamo soprattutto lavorare sul risparmio energetico anche con l'utilizzo di nuove tecnologie per l'edilizia sostenibile (penso a progetti sperimentali come quello di Zambana Vecchia) e a Rovereto, all'ex Manifattura Tabacchi, daremo vita a un distretto energetico che coinvolgerà università e imprese non solo trentine per costruire nuove politiche energetiche.

 

È curioso porsi l'obiettivo di ridurre le emissioni di gas serra e poi voler costruire un inceneritore per i rifiuti urbani, non pensa?

L'apporto dell'inceneritore alle emissioni di gas serra sarà praticamente pari a zero. E comunque oggi il Trentino non può fare a meno di un inceneritore per vent'anni, se non vuole in alternativa costruire nuove discariche o esportare i rifiuti. Ma sarà una soluzione temporanea. Oggi abbiamo superato la soglia del 50% di raccolta differenziata e tra vent'anni sarà tale da non aver più bisogno né delle discariche né dell'inceneritore. Al momento però non è così.

 

Lei si preoccupa del gas serra, ma intanto la sua giunta continua a consumare territorio per favorire un'industria dello sci già satura con nuovi impianti di risalita, come quello sul Colbricon. Non lo trova incoerente?

Io sono convinto che dobbiamo avere un profilo etico dello sviluppo, non credo in uno sviluppo quantitativo. Però si scatenano polemiche su singoli provvedimenti come gli impianti sul Colbricon, ma ci si dimentica che noi siamo l'unica regione che ha fatto una legge contro la speculazione edilizia delle seconde case, che ha difeso con il Pup le aree agricole di pregio e che proprio in questi giorni è entrata in vigore la norma sui rilasci minimi vitali che hanno ridotto lo sfruttamento dell'acqua da parte delle centrali idroelettriche proprio difendere l'ambiente. Sono tutte scelte ambiziose.

 

Ma il collegamento S. Martino-Rolle non è uno scempio ambientale?

No, è il completamento di un polo sciistico che c'è e il progetto è il più compatibile e rispettoso possibile con l'ambiente. So anch'io che a non fare l'impianto l'impatto sarebbe zero, ma lo sci resta un pilastro dello sviluppo del Trentino.

 

Dunque il turismo in Trentino è destinato a essere rappresentato sempre e solo dallo sci?

Niente affatto. Io penso a uno sviluppo turistico sostenibile che non è ski total. Ad esempio sto lavorando a un grande progetto provinciale, magari utilizzando fondi europei, per recuperare le baite di montagna, che sono alcune migliaia, e metterle a disposizione di un target qualificato di turisti. E penso a contratti territoriali per lo sviluppo di un turismo a metri cubi zero e a chilometri zero, valorizzando i prodotti locali in zone che non hanno avuto uno sviluppo turistico e sono rimaste allo stato originario, ad esempio all'Alta val di Non.

 

Lei sta cominciando la sua ultima legislatura. Ha l'ambizione di lasciare un segno del suo passaggio di ben 15 anni in piazza Dante, così come il presidente Mitterrand ha costruito la piramide del Louvre per essere ricordato in eterno?

I presidenti della Provincia di Trento non sono dei faraoni, ma se dovessi indicare qualcosa per cui vorrei essere ricordato è certamente il progetto di Metroland, a cui tengo molto perché non solo questa rete di ferrovie interne aumenterà la qualità della vita dei trentini, ma dal punto di vista ideale vuol dire anche costruire un Trentino senza centro e periferie, ovvero una vera comunità. Il secondo mio obiettivo è istituzionale, realizzare l'Euregio del Tirolo con Innsbruck e Bolzano, ovvero una grande regione alpina che sappia dialogare con Bruxelles e senza complessi di inferiorità.

 

Ne parla da anni ma non se n'è ancora fatto nulla. È perché a Bolzano non interessa?

Non se n'è fatto nulla perché non si è mai avuto il coraggio di alzare il profilo della proposta. Ma credo che ora anche Bolzano abbia capito che il mondo non finisce a Salorno e al Brennero così come anche il Tirolo del nord ha tutto interesse a fare massa critica.

 

Con Durnwalder ha recuperato buoni rapporti dopo il flirt in campagna elettorale della Svp con la Lega, che ora appare già tramontato?

Io non ho nessun risentimento nei confronti di Durnwalder e della Svp, capisco le ragioni politiche di quelle ambiguità dimostrate durante le elezioni. Ma così almeno si è capito che non abbiamo bisogno di appoggi esterni per vincere.

 

Come sarà la nuova giunta regionale?

Sicuramente riproporremo la staffetta e conto di aumentare le collaborazioni su temi di interesse comune come trasporti, energia, ambiente, sanità.

 

L'assessore trentino sarà del Pd o dell'Upt?

Dobbiamo ancora discuterne, ma spero che non si apra una guerra senza quartiere su questo.

 

Tornando a Metroland, non si può certo dire che non sia un'opera faraonica. Ma non teme che proprio per questo resterà sulla carta?

No, certo non possiamo pensare di vederla realizzata in questa legislatura, ma già potrà partire il primo lotto Trento-Pergine e faremo le prime valutazioni di impatto ambientale di alcuni tratti.

 

Lei sta parlando soprattutto di ambiente e trasporti, sta rubando la scena al suo vicepresidente Alberto Pacher, che ha queste competenze?

No di certo, ma lei mi ha chiesto quali sono gli obiettivi che ritengo prioritari per la legislatura e io penso che siano questi.

 

Intanto, però, nel 2009 a dominare sarà ancora la crisi economica. Al di là delle misure emergenziali che avete adottato, pensa che le imprese trentine saranno in grado di superare questa fase?

Dopo la crisi economica, alla fine del 2009 o nel 2010, avremo un mondo ancora più competitivo e le imprese che sopravviveranno saranno strutturalmente più forti. Il Trentino dunque non può pensare di avere un'economia domestica. La Provincia ha dato gli strumenti per affrontare l'emergenza della crisi, ma le imprese trentine devono uscire dalla crisi più forti e competitive e per questo si deve investire sulle risorse umane, sulla ricerca ma anche sulle leadership. Servono leader nell'economia come nella politica, che portino nuove idee e siano volano di sviluppo. Il problema è che in Trentino spesso quando emerge un leader ci si preoccupa soprattutto di azzopparlo, ridurne il ruolo, se possibile delegittimarlo.

 

Pensa che sia perché i trentini per natura guardano con sospetto a chi riesce a emergere sugli altri? Lo ha vissuto anche a livello personale?

In effetti in Trentino c'è una cultura della coesione sociale che porta anche a un risvolto negativo che è quello di una scarsa propensione dei trentini a supportare chi ha successo. Nella politica c'è bisogno insieme di forti leadership che nascono in un contesto di forte radicamento non in vitro e di forte partecipazione, specie quando si hanno di fronte obiettivi ambiziosi. Io mi sono sempre difeso, ma noto anche negli ultimi tempi, che i partiti tendono, quando spunta un leader, a volerlo ridimensionare.

 

Si riferisce ai problemi del suo vicepresidente Alberto Pacher all'interno nel Pd?

È antipatico entrare in casa d'altri, ma tutti hanno visto cosa sta succedendo.

 

Come primo atto della legislatura il Pd ha proposto una commissione d'inchiesta contro Pacher, assessore del Pd. Pensa che nei prossimi cinque anni dovrà difendersi più dall'opposizione interna dei consiglieri del Pd, preoccupati di non risultare succubi di Dellai, che da quella del centrodestra?

 Spero che questo episodio, che non ho capito, non indichi una linea di tendenza, perché come ha detto bene Pacher il ruolo del primo partito di governo è guidare e tenere insieme la coalizione. Abbiamo vinto le elezioni e abbiamo una responsabilità verso il Trentino, non possiamo correre dietro le beghe interne di un partito.

 

Tra cinque anni pensa che si candiderà alle elezioni politiche?

Dopo 9 anni da sindaco e 15 da governatore non ha senso per me andare a fare il deputato a Roma. Piuttosto mi piacerebbe dare vita a una scuola di politica.

 

Luisa Maria Patruno - l.patruno@ladige.it

l’Adige, 3 gennaio 2008

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