Viaggio nel mondo bianco, tra errori strategici e stabilimenti

che si bloccano per guasti con gli allevatori arrabbiati

Caos latte in Trentino, tra debiti e prezzi alti

Salvataggio di Fiavè ancora in alto mare, intanto la Finanza indaga

 

 

TRENTO. Stesso prodotto, prezzo diverso. E di molto anche. Per parlare del caos del latte in Trentino basta questo dato. Un litro venduto nel tetrapack bianco e azzurro a marchio Coop costa un euro e quindici centesimi. Un litro venduto nella bottiglia pet a marchio Latte fresco trentino costa un euro e trentatré centesimi e, presto, passerà ad un euro e trentotto. Fin qui niente di male. Qualità diversa, si dirà. Sarà anche vero. Però, andando a leggere la scritta in piccolo, si vede che il latte viene tutto dallo stabilimento della Latte Trento di Spini di Gardolo.

 

Accade anche questo nel complicato mondo bianco trentino. Accade questo, ma anche molto altro. Intanto il prezzo di vendita sale perché la Tetrapack ha aumentato del 5,6 per cento il costo delle confezioni. Ma a preoccupare sono soprattutto le condizioni del Caseificio Fiavè-Pinzolo-Rovereto, la realtà più grossa del settore, con una raccolta di latte che sfiora il 36 per cento della produzione trentina. Un colosso diventato ancora più grande dopo l’acquisizione per incorporazione della Sav di Rovereto, il primo aprile 2004. Il caseificio, è sommerso da 37 milioni di euro di debiti. Dallo scorso dicembre, è diventato direttore Sergio Paoli, ovvero il direttore di Latte Trento, il principale concorrente di Fiavè. Un incarico unitario che suonerebbe quantomeno strano, se non fossimo in Trentino. Adesso Paoli sta studiando come uscire dalle secche.

 

Ma non è facile. I debiti sono tanti e, per di più ci si è messa anche la Corte dei Conti a voler vederci chiaro. La magistratura contabile ha aperto un’inchiesta sui contributi pubblici concessi dalla Provincia al caseificio quando già appariva decotto. Gli uomini della Guardia di Finanza hanno acquisito tutta la documentazione in Provincia. Il procuratore Salvatore Pilato ipotizza un danno erariale per i soldi pubblici che potrebbero essere finiti in una sorta di buco nero. La fortuna non aiuta, con il caseificio di Pinzolo bloccato da problemi al software. Ma anche nel passato sono stati fatti grossi errori con la linea di produzione dello yogurt di Rovereto sovradimensionata e spesso fermata dai guasti. Ad andarci di mezzo per primi potrebbero essere i 110 dipendenti che seguono con apprensione quello che sta accadendo. «Abbiamo incontrato l’assessore Tiziano Mellarini e il presidente della Cooperazione Diego Schelfi e ci hanno garantito che l’occupazione sarà salvaguardata», spiega Elvio Speccher, il delegato della Flai-Cgil. Salvaguardata sì, ma come?

 

Tutti guardano a mamma Provincia per il salvataggio. Paga Pantalone. Della cosa, oltre a Mellarini, se ne occupa il presidente della Provincia Lorenzo Dellai in persona. Questa volta, però, Piazza Dante prima di mettere mano al portafoglio e ripianare il buco, vuole un progetto serio per tutto il settore lattiero caseario trentino. Da più parti si è ventilata una soluzione che passa attraverso l’accordo con colossi di territori vicini come la Milkon di Bolzano. Mellarini, però, non ci sta: «La situazione di Fiavè è molto grave, inutile nasconderlo. Però noi chiediamo che prima ci sia un accordo con gli altri attori trentini del settore. Penso ai caseifici, molti dei quali sono in grado di offrire prodotti di grandissima qualità». Insomma, niente soldi al vento questa volta.

 

Vedremo se la Provincia sarà in grado di mantenere la promessa oppure se cederà ai primi malcontenti di lavoratori e soci produttori che non sapranno più dove portare il latte. La soluzione da tutti pronosticata è la fusione con la Latte Trento, ma il matrimonio tra una realtà malata che fattura 40 milioni e una sana che ne fattura 20 non è detto che sia un toccasana. Si rischia di allargare il contagio, non di circoscriverlo.

 

Questo in una situazione non certo delle migliori per i soci-produttori. In Trentino, secondo i dati forniti dalla Cooperazione, sono 1.111. Hanno, in media, 30 bestie a testa, ma è un dato bugiardo perché il 40 per cento delle stalle ha meno di 5 vacche da latte, mentre il 25 per cento ne ha da 20 a 50. Una miriade di piccoli produttori che l’anno prossimo prenderà ancora meno del 2008. Il latte fresco di alta qualità aumenta di cinque centesimi, arrivando ad un euro e trentotto centesimi. Lo ha deciso il direttore unico Paoli, ma i soci andranno non più 42 centesimi al litro, ma 40. Con tanti saluti alla crisi. Per quest’anno i produttori, specie quelli piccoli, dovranno stringere la cinghia. Il prezzo del latte, però, continua a non essere concorrenziale. E il consumatore paga. Se il latte nelle bottiglie di plastica adesso si trova ancora ad un euro e trentatré al litro, quello nelle bottiglie di vetro costa 1,12 euro, ma il contenitore è da 0,75 litri, con un prezzo al litro di 1,49 centesimi. Con tanti saluti a chi non vuol inquinare con la plastica. Da notare che la Mila continua a vendere un litro di latte nella bottiglia di vetro ad un euro e 31 centesimi.

 

Ubaldo Cordellini

Trentino, 21 gennaio 2009

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