«Non c'è sviluppo con i frutteti intensivi»

 

 

CESIOMAGGIORE. Effetto boomerang. Le rassicurazioni del presidente della Coldiretti di Trento Gabriele Calliari («I nostri meleti porteranno sviluppo») ridanno fiato al fronte ambientalista che si oppone alle colture intensive d’importazione trentina nella zona fra Calliol e Tussui, in territorio di Cesiomaggiore, dove invece trionfa da tempo l’agricoltura biologica. Il comitato Chimica Free e quello di Prà Gras, nato a Fonzaso, chiudono le porte a Calliari e ai suoi “protetti” senza risparmiare una stoccata - l’ennesima - al sindaco Gianni De Bastiani, colpevole per gli ambientalisti di non aver fatto abbastanza per tutelare il territorio. Calliari, dopo l’incontro di qualche giorno fa con il sindaco De Bastiani, si è schierato in difesa dell’insediamento trentino a Cesiomaggiore, parlando in qualità di presidente della Coldiretti Trento.

Ma i comitati Chimica Free e Prà Gras non riescono a fare a meno di leggere quella presa di posizione così rassicurante, in difesa dei due imprenditori che hanno comprato i terreni a Calliol e Tussui, senza ricordare che «Calliari è a sua volta coproprietario e presidente della societa “La Feltrina”», che poi sarebbe proprio quella che si appresta a far partire una coltivazione intensiva di mele a Cesio e che agisce per mano dei due imprenditori in questione. «C’è una situazione di conflitto di interessi evidente», sottolineano gli ambientalisti, «che porta a sospettare della terzietà di Calliari. Chi ha un interesse economico diretto non dovrebbe sostenere la nuova società dando lezioni a chi chiede sicurezza per la salute e la tutela del territorio».

 

L’esempio della Val di Non 

Nel merito, poi, le parole del presidente della Coldiretti hanno fatto storcere il naso a tanti, tra Cesiomaggiore e Fonzaso. «Calliari afferma che l’operazione porterà ricadute positive sul territorio cesiolino», sostengono ancora i comitati, «ma non precisa quali. E soprattutto cita il protocollo male applicato in Val di Non, sorvolando sui problemi ambientali e su quelli relativi alla tutela del territorio e degli abitanti».

Il quadretto idilliaco disegnato dal presidente della Coldiretti non convince. E i due comitati spiegano il perché in quattro punti: «La presenza di residui di pesticidi è stata rilevata in tutta la valle su proprietà private, nei parchi giochi e nei campi di foraggio. Un comitato si batte contro queste colture e ha raccolto oltre mille firme. Duecento segnalazioni di inosservanza alle ordinanze sono state inoltrate alla Apss di Trento in poco più di un mese. Si moltiplicano le petizioni per chiedere la cessazione della frutticoltura intensiva “integrata”, nei comuni di Romeno, Cavareno, Sarnonico, Fondo, Ronzone, Malosco, Don, Amblar, Spormaggiore, Sfruz, Smarano e Tres».

 

Tanti dubbi

Quattro sono anche le domande che gli ambientalisti rilanciano alla luce di questi dati di fatto: si vuole riproporre a Cesiomaggiore un modello che, come dimostra la pluriennale esperienza in Val di Non, mostra evidenti e notevoli rischi per la salute degli abitanti? Perché continuare a difenderlo con motivazioni di parte? Quali sono gli interessi tutelati? Quali quelli della popolazione?  Le domande restano lì, quasi sospese, nell’attesa che qualcuno risponda. Ma a Cesiomaggiore i dati di fatto sono anche altri. Ci sono imprese che, grazie ad un’agricoltura senza pesticidi e rispettosa dell’ambiente, crescono e guadagnano, distinguendosi e proponendosi come modello da seguire, conquistandosi fette di mercato importanti e l’apprezzamento di chi non cerca solo prodotti standardizzati.

Eppure, fanno notare i comitati, sembra quasi che si vogliano promuovere altro tipo di operazioni. «Come si spiega altrimenti il prezzo di favore spuntato dai trentini che hanno potuto comprare a Cesiomaggiore a 5 euro al metro quadro mentre secondo le stime dell’istituto di economia agraria in Val di Non i prezzi di mercato vanno da un minimo di 161 mila ad un massimo di 338 mila euro per ettaro? E come mai il prezzo dei terreni agricoli a Cesio dopo questa operazione è praticamente raddoppiato?». Il mercato ha già risentito, e non positivamente, dell’arrivo dei “colonizzatori”. E gli agricoltori locali sono in difficoltà.

 

Sindaco nel mirino  

Da qui l’attacco - l’ennesimo - al sindaco De Bastiani cui viene rimproverato di aver «aggiornato la popolazione solo a cose fatte» e che, «in qualità di primo responsabile della salute pubblica, dovrebbe essere maggiormente consapevole delle sue responsabilità e capace di maggiore autonomia decisionale». Il riferimento, tutt’altro che velato, è al fatto che l’arrivo delle colture intensive apre una serie di interrogativi sugli effetti dell’uso dei pesticidi e «imporrebbe provvedimenti coraggiosi» da parte dell’amministrazione.

 

Corriere delle Alpi, 23 gennaio 2009

 

 

«Calliari, conflitto di interessi»
Attacco dal Bellunese per i meleti nonesi "esportati"

 

VAL DI NON. Effetto boomerang. Le rassicurazioni del presidente della Coldiretti Gabriele Calliari («I nostri meleti porteranno sviluppo») ridanno fiato al fronte ambientalista del Bellunese che si oppone alle colture intensive d'importazione trentina nella zona fra Calliol e Tussui, in territorio di Cesiomaggiore, dove invece trionfa da tempo l'agricoltura biologica. Il comitato Chimica Free e quello di Prà Gras di Fonzaso chiudono le porte a Calliari e ai suoi "protetti" senza risparmiare una stoccata - l'ennesima - al sindaco di Cesiomaggiore De Bastiani, colpevole per gli ambientalisti di non aver fatto abbastanza per tutelare il territorio.

 

I comitati Chimica Free e Prà Gras, pur sottolineando come Calliari abbia parlato in quanto presidente di Coldiretti, in difesa dei due imprenditori trentini che hanno comprato i terreni a Cesiomaggiore,
ricordano che «Calliari è a sua volta coproprietario e presidente della società "La Feltrina"», che poi sarebbe proprio quella che ha comprato i terreni fra Calliol e Tussui e che agisce per mano dei due imprenditori in questione. «C'è una situazione di conflitto di interessi evidente», sottolineano gli ambientalisti, «che porta a sospettare della terzietà di Calliari. Chi ha un interesse economico diretto non dovrebbe sostenere la nuova società dando lezioni a chi chiede sicurezza per la salute e la tutela del territorio».

Nel merito, poi, le parole del presidente della Coldiretti hanno fatto storcere il naso a tanti, tra Cesiomaggiore e Fonzaso. «Calliari afferma che l'operazione porterà ricadute positive sul territorio cesiolino», sostengono ancora i comitati, «ma non precisa quali.

E soprattutto cita il protocollo male applicato in Val di Non, sorvolando sui problemi ambientali e su quelli relativi alla tutela del territorio e degli abitanti».

 

Trentino, 23 gennaio 2009

 

 

Nel Bellunese confronto tra Comune e associazione di categoria
sul contestato insediamento frutticolo
«Le mele trentine porteranno sviluppo»
Il presidente della Coldiretti difende i due agricoltori della val di Non

 

VAL DI NON. «Hanno bussato alle porte del municipio e gli è stato aperto con concessioni e autorizzazioni urbanistiche. I due imprenditori della Val di Non non faranno nulla a nocumento della terra ospite, anzi porteranno ricadute sul territorio cesiolino». È Gabriele Calliari, rieletto alla presidenza della Coldiretti, a difendere gli agricoltori che hanno acquistato venti ettari fra Calliol e Tussui (nel bellunese) per fare un insediamento produttivo, e che sono finiti alla gogna della satira e alla sbarra in un processo alle intenzioni, prima ancora di sapere se si farà agricoltura biologica o integrata.

 

Gabriele Calliari è andato a Cesio, l’altra sera, a parlare con gli amministratori comunali. Non piace, al presidente di Coldiretti, la guerra fredda ingaggiata in questi mesi nei confronti di due «padri di famiglia che in Val di Non già conducono le loro aziende nel pieno rispetto della normativa sull’utilizzo di agrofarmaci».

«Ma i due imprenditori non ritengono di doversi giustificare, nonostante sia stato montato un caso con tanto di satira non pertinente, solo perché hanno deciso di fare un investimento e di coltivare il terreno acquistato, secondo i criteri della libera imprenditoria».

 

Alla richiesta degli agricoltori, fatta in tempi non sospetti, l’amministrazione ha risposto favorevolmente. «Gli interessati si sono avvicinati al comune di Cesio e hanno prospettato questa loro ipotesi imprenditoriale» continua Calliari. «La richiesta è stata accolta con condivisione, se non addirittura con entusiasmo dagli amministratori che hanno colto la caratteristica innovativa dell’operazione, pur chiedendo garanzie sul rispetto dei protocolli agronomici e dei parametri ministeriali. Nella congiuntura attuale, operazioni come questa creano un indotto e delle ricadute positive sul territorio. L’amministratore lungimirante se ne rende conto».

 

Ciò che è stato assicurato all’amministrazione cesiolina all’ultimo incontro, è che sarà applicato il rigido protocollo della Val di Non. Il comune ha prospettato che nel regolamento sono indicate le distanze minime dell’atomizzatore, lo strumento che nebulizza fitofarmaci, chiedendone il rispetto per evitare contaminazioni. La risposta a tutte le richieste di garanzia venute dal comune sarà esplicitata nel protocollo che gli amministratori avranno modo di visionare in tutti i suoi aspetti.

«Al di là dei pregiudizi che aleggiano e che qualcuno ha interesse a fomentare» - conclude Calliari - la volontà dei nostri imprenditori è quella di integrarsi nel territorio. La società, non a caso, si chiama “La Feltrina”». (l.m.)

 

Trentino, 19 gennaio 2009

 

 

L’obiettivo è la tutela dell’ambiente naturale,

della salute e dell’attività turistica mobilitando l’opinione pubblica

Un’associazione contro i frutteti intensivi

Nasce “Alta val di Non futuro sostenibile”: «Ma non diremo sempre no»

Nuova iniziativa dopo le centinaia di firme raccolte alla Ciaspolada

 

SARNONICO. Prima le firme, raccolte a centinaia nei giorni della Ciaspolada, e adesso anche una vera associazione. Prende corpo così “Alta val di Non futuro sostenibile” che punta alla “tutela dell’ambiente naturale, della salute e dell’attività turistica dell’Alta Anaunia”. L’associazione è nata l’altra sera nel municipio di Sarnonico alla presenza del vicesindaco Alberto Larcher.

Una scelta non casuale perché Sarnonico è l’unico comune noneso (e uno dei pochi in Trentino) che ha previsto nel piano regolatore una limitazione all’espansione dei frutteti che risalgono sempre più in alto toccando, e in molti casi superando, quota mille metri sul livello del mare.

 

«Siamo un gruppo che lavora per costruire una prospettiva diversa per la nostra zona ma senza essere preconcettualmente contrari a nessuno. Non vogliamo passare a priori per il gruppo dei no», mette le mani avanti Giuliano Pezzini di Fondo che con Luciano Covi (Sarnonico) è stato tra i promotori di questa iniziativa che ha il merito di porre concretamente sul tappeto e all’attenzione di pubblico e cittadini il problema della trasformazione strisciante dell’Alta Anaunia verso un modo di fare frutticoltura intensiva che già occupa gran parte della valle. L’associazione punta infatti a creare in zona una pubblica opinione trasversale coinvolgendo non sole sensibilità individuali ma anche le amministrazioni comunali e le varie categorie più direttamente interessate alla conservazione dell’attuale habitat altoanauniese, il mondo zootecnico e gli operatori turistici. «Sappiamo come è attualmente l’Alta Anaunia e non occorre andare molto lontano per immaginare come diventerà se andranno avanti i progetti di agricoltura intensiva: noi non possiamo impedire nulla ma vogliamo rendere consapevole la nostra gente dei cambiamenti che possono succedere se un certo sviluppo andrà avanti senza precisi paletti di pianificazione ecosostenibile», spiega Pezzini.

 

Un modello a questo proposito è il Prg di Sarnonico adottato ancora nel lontano 1997. Pur riconoscendo alle aree agricole un valore produttivo intrinseco e, nel contesto urbanistico, valenza paesaggistica e valore ambientale importante, il principio ispiratore della pianificazione a Sarnonico è stato quello di “ammettere attività agricole che non alterino l’aspetto fisico del territorio nei luoghi riconosciuti ad elevato valore paesaggistico e naturale, cercando di mantenere una altrettanto elevata valenza paesaggistica e naturalistica”. Un messaggio che l’attuale primo cittadino di Sarnonico, Sandro Abram, ha voluto attualizzare inviando copia della vecchia delibera ai colleghi sindaci, all’assessore provinciale all’urbanistica Mauro Gilmozzi e al Comprensorio. «In vista dell’avvio di importanti progetti turistico/sportivi di zona (vedi le piste ciclabili) mi permetto di portare all’attenzione della conferenza dei Sindaci, delle associazioni di categoria e degli assessori competenti, il percorso che ha visto la comunità di Sarnonico agire sulle norme di attuazione del proprio Prg a tutela di aree ritenute di forte interesse paesaggistico e ambientale», scriveva il sindaco.

 

Alla base di quella delibera - ricorda l’urbanista Giancarlo Abram che all’epoca aveva seguito l’innovativa procedura - c’era stata un’analisi approfondita del territorio partendo dalla morfologia, dall’infrastrutturazione e dalle colture storiche, nonché dalla valutazione di aspetti paesaggistici: si era così arrivati a definire un ambito per un’agricoltura specializzata, con possibilità di interventi infrastrutturali finalizzati alla frutticoltura intensiva fino ad una certa quota e un ambito con colture a prato o a rotazione caratterizzata dal tradizionale paesaggio dell’Alta Valle. Una limitazione che a Sarnonico permette le colture specializzate solo in zone a distanza sufficiente dal centro urbano principale, e comunque ad una quota inferiore agli 800-850 metri sul livello del mare. La delibera è in vigore a Sarnonico dal 16 giugno 1999 dopo il passaggio in giunta provinciale ma è rimasta unica ed isolata nel contesto valligiano, e forse anche nel Trentino.

 

Giacomo Eccher

Trentino, 27 gennaio 2009

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