Telve. Ieri il funerale di Francesco Franzoi,
ultimo mitico «casaro» a Malga Valpiana.
«No, il formaggio non si fa col gas»
Addio grande malgaro del Lagorai

 

 

Ieri hanno seppellito, a Telve, il malghèro e casèro Francesco Franzoi, 72 anni. Memoria storica del Lagorai. Quell'uomo che al funzionario provinciale che gli spiegava che, per avere gli aiuti europei per la malga, avrebbe dovuto fare il formaggio sul fuoco a gas, rispose: «Fallo tu. Qui siamo in mezzo alla legna. Chi pulisce i boschi altrimenti? E perché pagare un milione di lire di gas con tutta questa legna? Il formaggio poi, viene molto meglio col fuoco di legna».

La chiesa di Telve ieri era gremita, gente in piedi e sul sagrato. Non seppellivano un professore o, chissà, uno che aveva avuto successo fuori casa. Seppellivano un malgaro, un pastore che in vita aveva fatto anche la transumanza delle pecore, Francesco Franzoi. Uno di quelli che, se i sapienti lo avessero ascoltato, ora sarebbe meglio per tutti. Sull'altare il padre francescano di Borgo, Andrea. Molti fiori, bianchi e gialli. Vicino alla bara la moglie di Francesco, quella Angelina Bonadio che l'uomo era andato a prendersi in Calabria, a Platania, figlia come lui di contadini senza terra. Poi i figlioli Mario, Sara, Fiorenza. Il frate va col pensiero alla malga. «Quante volte in montagna, in malga, Francesco avrà scoperto che meraviglia è la creazione, in un fiore, in un filo d'erba». Questo piccolo uomo di Telve, un fascio di muscoli e di nervi, alto un metro e 65, sapeva godere nella natura, viverci in simbiosi.

 

Francesco Franzoi era l'uomo che portava avanti una delle malghe mitiche del Lagorai, Valpiana, malga privata del baron Buffa. «Ho iniziato ad andare in malga - raccontava - a 10 anni», la famiglia era di mezzadri e anche la sua casa era del barone. Prima di Valpiana lui aveva caricato malghe nel Cadore e in Svizzera e le malghe di Telve, Cagnon e Casalbolenghéta. Ma aveva fatto per anni anche il pastore di pecore e di sé diceva: «Ho le ossa grosse perché mi sono alimentato tanto di latte di capra». Lui, il formaggio aveva imparato a farlo a 10 anni da Clemente Ferrai, altro personaggio della mitologia «casara» di Valsugana. A metà anni '90 ecco Valpiana che il barone, coi contributi europei, ristrutturò. «Io il formaggio - diceva - lo faccio en pochetino più morbiéto e pu grasso». In chiesa il saluto di Laura Zanetti dei Liberi pastori e malghesi del Lagorai: «Senza di te, Francesco, chi penserà alla nostra montagna?».

 

Lo mettono nella terra Franzoi. Lo salutano Guido Palù, per anni malgaro a Setteselle ed Eugenio Campestrin che lo stesso ha fatto in tutte le malghe del Lagorai, tra cui Trenca e Valsolero. È gente che, come fa Palù con una signora della sua età che gli passa accanto, dice: «Ghe situ 'ncora?». Gente che ha tenuto viva la nostra montagna e prodotto formaggio e burro dal sapore che oggi nessuno più riesce a riprodurre.

 

Renzo M. Grosselli

l’Adige, 10 febbraio 2009

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