L’assessore all’ambiente Lorenzoni:
l’area Formiche potrebbe essere funzionale alle esigenze
«Pronti a ospitare il digestore»

 

LAVIS - Accanto ai no e alle forti prese di posizione in materia ambientale negli ultimi 5 anni da parte della giunta guidata da Graziano Pellegrini, arriva anche una proposta che va al di là del «non nel mio giardino».
L'area Formiche, tra la Trento-Rocchetta ed il fiume Adige, potrebbe farsi carico di un impianto di biocompostaggio, funzionale alle esigenze della provincia. «All'interno della giunta - spiega l'assessore all'ambiente Lorenzo Lorenzoni - sia io che il sindaco abbiamo discusso di questa opportunità, che per ora non era mai stata perseguita, viste le "candidature" di Lasino e Cadino».

 

Ai confini con l'Alto Adige è in corso un iter, che prevederà anche un passaggio in consiglio comunale a Faedo, per costruire ai «Nassi» di Cadino un impianto per trattare i rifiuti organici, dal quale Bioenergia Fiemme potrà ricavare anche calore ed energia, secondo le collaudate prassi della cosiddetta cogenerazione. A Lasino invece l'ipotesi biodigestore è fortemente contestata: è sorto un comitato in paese, un altro a Calavino. Dubbi, timori tra la popolazione. «Cercheremo quindi anche noi una collocazione - aggiunge Lorenzoni - dal momento che è prevista anche una compensazione per chi accetta un impianto sul proprio territorio».

 

Un «do ut des», do affinché tu mi dia, che potrebbe anche ottenere i favori della popolazione, visto che l'impianto sarebbe ad 1,5 Km in linea d'aria rispetto ad insediamenti abitativi significativi di Zambana e Lavis. «Giorgio Lunelli - ribadisce Lorenzoni parlando del consigliere provinciale Upt - ha manifestato contrarietà verso il biodigestore di Lasino, ma nulla ha detto dell'inceneritore».

Se gli effetti del biodigestore sono quantificabili e si esprimono in odori poco gradevoli, quelli dell'inceneritore non sono così chiari ed innocui. «Stiamo discutendo per proporre un quarto aggiornamento al piano provinciale sui rifiuti - aggiunge Lorenzoni - che realizzeremo con l'aiuto di tecnici qualificati». Ed in questo documento che non prevederebbe l'incenerimento come fase finale del ciclo, si prevederebbe anche la localizzazione di un sito, sul modello attuato a Vedelago (Treviso), per il riutilizzo delle parti rimaste indifferenziate nel processo di recupero dei rifiuti solidi urbani. Con questa mossa il Comune di Lavis cercherà ancora una volta di persuadere la Provincia a rinunciare all'incenerimento quale soluzione del problema dello smaltimento dei rifiuti. A Lavis inoltre si attende il progetto esecutivo per la realizzazione dell'impianto di Ischia Podetti, affinché la Commissione Europea possa esprimersi sulla compatibilità con il vicino sito di importanza comunitaria «Foci dell'Avisio». «Il ricorso in sede europea - conclude Lorenzoni - sarebbe l'ultima spiaggia».

 

Mattia Frizzera

l’Adige, 12 febbraio 2009

 

 

No all'impianto in paese Inizia la raccolta di firme

 

CALAVINO - Non è un «no» al biodigestore, ma un «no al biodigestore in Località Predera», a meno di 600 metri dalle abitazioni. I membri del «Comitato Bene Comune» di Calavino (stesso nome e stessa battaglia di quello di Lasino) ieri sera hanno distribuito nelle case del paese un volantino di protesta. Tante le perplessità degli abitanti della zona, che vogliono bloccare la localizzazione dell'inceneritore dei rifiuti umidi sulla collina che si affaccia sul paese. «Il biodigestore, destinato al trattamento di 17.280 tonnellate/anni di immondizie, occuperebbe un terreno grande come un campo da calcio di serie A». Dubbi sul contenimento della puzza e dubbi sulla pericolosità di tale struttura in un'area così delicata. Si teme lo stravolgimento di una valle a vocazione agrituristica. C'è preoccupazione anche per l'aumento di traffico pesante: in una prima fase è previsto un flusso di 16 camion di rifiuti al giorno. «Per questo verranno raccolte firme di adesione: sabato in piazza Madruzzo (9-18) e a Sarche, davanti al supermercato (9-12:30 e 15-18); domenica davanti alla chiesa (10-12) e in via Pedrini (13-17) e a Sarche (9-11:30)».

 

l’Adige, 12 febbraio 2009

 

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L'assessore chiama in causa Lunelli
e il suo intervento sul biodigestore di Lasino
«Fermi tutti anche per l'inceneritore»

 

LAVIS - «Perché il consigliere provinciale Giorgio Lunelli è così puntiglioso su Lasino e così assente su Ischia Podetti?». Lo chiede pubblicamente Lorenzo Lorenzoni , assessore all'ambiente a Lavis, che parla di «stridente contraddizione tra la decisa presa di posizione di Lunelli sull'ipotesi di biodigestore di Lasino e l'assoluto silenzio sul progetto inceneritore». Il consigliere dell'Upt, intervistato dall' Adige, ha elencato tre errori relativamente al progetto di biodigestore tra Lasino e Calavino: primo, «pensare che scelte importanti possano venir prese senza un'ampia condivisione"; secondo: «ogni struttura va valutata nel rapporto tra i ventilati benefici e i costi... perché è assolutamente sbagliato dire che non può esistere alcun rischio e far capire che ogni impatto sarà marginale»; terzo errore: «non rapportare un progetto di questo tipo con il contesto e la vocazione della valle».

 

La conclusione che ne trae l'assessore all'ambiente di Lavis è immediata: «È fin troppo chiaro» scrive in una nota Lorenzoni «che gli stessi errori, assieme a molti altri, gravano anche sul progetto inceneritore, ma di questo il consigliere sembra non accorgersi. La coscienza ambientale deve valere sempre, non a corrente alternata... Anche un bambino capirebbe che i rischi derivanti da un impianto di incenerimento rispetto a quelli legati ad un biodigestore sono ben più gravi e irreversibili».

«Per questa ragione» conclude Lorenzoni «invito Lunelli a trasferire sul progetto di Ischia Podetti l'opportuna considerazione che egli fa sulla scelta del biodigestore, cioè che "saggezza vuole che si fermi tutto"...».

Vale a dire: «Che prima della decisione finale si apra finalmente un confronto serio su tutte le possibilità di smaltimento». Lorenzoni cita pari pari Lunelli, invitandolo a riflettere: «Questo deve essere il metodo, questa la politica, non il contrario».

 

l’Adige, 10 febbraio 2009

 

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«Progetto biodigestore: fermi tutti»
Lunelli (Upt): «È  una valle turistica territorio fragile»

 

TRENTO - Fermi tutti. Una scelta come quella dell’inceneritore va fatta solo se condivisa dalla popolazione, e solo dopo aver valutato costi, benefici, ogni tipo di rischio. Soprattutto, non si può non fare un ragionamento di valle. Lo dice, interpellato, Giorgio Lunelli (nella foto) , il consigliere provinciale dell'Upt originario di Calavino, il paese a ridosso del quale, in località Predera di Lasino, sarebbe localizzato l'impianto destinato a trattare la frazione organica del Trentino sud-occidentale.

 

Consigliere Lunelli, che idea si è fatto della vicenda inceneritore e della spaccatura tra i due Comuni, visto che anche il sindaco di Calavino, dopo mesi di silenzio, condivide ora l'allarme lanciato dai suoi cittadini?

«Faccio una premessa: è giusto parlare del inceneritore di Lasino quando ogni persona di buon senso ha chiara la convinzione che qualsiasi struttura di questo tipo non riguarda solo il comune che la ospita, ma tutto il territorio della valle?».

Come dire che, fin dall'inizio, occorreva pensare e progettare l'impianto in termini diversi?

«Sì, nel senso che la mia impressione è che in questi mesi si siano commessi parecchi errori. Almeno tre. E mescolare errori non può portare mai ad una amalgama buona: si arriva sempre e comunque a scelte sbagliate».

Quali errori, Lunelli?

«Primo: pensare che scelte importanti, per la vita delle comunità delle famiglie e delle persone, possano venir prese senza una ampia condivisione. Questo deve essere il metodo, questa è la politica. Non il contrario».

Questo per il metodo. E la sostanza?

«Appunto, il secondo errore è quello di dare per scontati solo i vantaggi derivanti da un impianto come quello ipotizzato. Ogni struttura va valutata nel rapporto tra i ventilati benefici e i costi, tutti da valutare e da tenere - con onestá intellettuale - in considerazione. Non è corretto parlare di Campiello (dove la Provincia sta lavorando per chiudere una vicenda assolutamente insostenibile), ma allo stesso tempo è assolutamente azzardato e sbagliato dire che non può esistere alcun rischio e far capire che ogni impatto sarà marginale».

E il terzo errore?

«È quello di non rapportare un progetto di questo tipo con il contesto della valle e della sua vocazione. Anche questa è funzione della politica: quale è l'idea che abbiamo per il futuro della valle dei Laghi? Per anni ho sentito dire che bisogna fare di questo territorio - piccolo e fragile nel suo esser stretto nella morsa delle aree urbane (Trento e Basso Sarca) - una "piccola Provenza". Coerenza vuole che - a fronte di ogni scelta - ci si ponga questa domanda: questo progetto è coerente con la vocazione strategica di questo territorio. E, in ogni caso, il luogo individuato è davvero il più opportuno?».

Per lei la localizzazione è sbagliata?

«Un impianto così, nella "Valle del vento", pone almeno qualche dubbio. Per questo dico: la politica, la Provincia, i sindaci, i Comuni e tutti coloro che hanno titolarità si fermino, ci ripensino ed evitino la spaccatura della comunità. Saggezza vuole quindi che si fermi tutto. La fretta non è mai una buona compagna di viaggio. Meglio che il treno ritorni in stazione piuttosto che - dopo aver preso velocità - finisca per deragliare. I danni - innanzitutto in termini di convivenza, dialogo e senso di appartenenza - per la comunità della valle dei Laghi, sarebbero irreparabili».

C'è un fatto, Lunelli. Da qualche parte, va pur fatto. Il Trentino non può chiamarsi fuori. E in questo caso il sindaco e il consiglio comunale di Lasino, anziché dire "No, qui no", hanno detto: "Provincia ok, purché ci siano garanzie".

«Il problema è che un Comune non può prescindere dalla realtà di valle. Su un progetto del genere, non si può non tenere conto dell'impatto che avrebbe su tutta la, estesa, comunità».

 

Do. S.

l’Adige, 6 febbraio 2009

 

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“Ci lavoro da anni, gli altri dormivano”

Biodigestore in Valle dei Laghi, Zambarda contro Lunelli

 

LASINO - «Bisogna togliere una serie di polemiche che non stanno in piedi. È sbagliato pensare che, una volta approvata la localizzazione, ormai sarà automatica la realizzazione dell'impianto. È la Provincia che localizza l'impianto e lo farà solo dopo aver approfondito in modo radicale tutte le criticità». Si dice amareggiato per gli attacchi, per la «disinformazione», per «i vecchi alleati che voltano le spalle» (il riferimento è al consigliere provinciale Upt Giorgio Lunelli, che ha parlato di scelta sbagliata per la Valle dei Laghi) e per le persone «che si fingono sorde o che strumentalizzano la situazione». Mario Zambarda, sindaco di Lasino, assieme al suo vice Alessandro Bassetti, vuole rispondere a ciò che lui definisce «terrorismo informativo» che, a suo dire, negli ultimi tempi si è confuso con le buone intenzioni di chi chiede garanzie e maggior chiarezza sulla realizzazione del biodigestore in località Predera.

 

Zambarda parte dal 2006, con un piano rifiuti provinciale, in cui era stato individuato Lasino come possibile sito per un biodigestore, che aveva ottenuto parere favorevole dai sei comuni della Valle dei Laghi e voto unanime nel consiglio di Lasino dopo una visita, anche con l'opposizione, alla struttura di Gargazzone, Bolzano. Intenzioni, quelle di Lasino, che erano state illustrate in due riunioni con i sindaci, ed in articoli apparsi su questo giornale nel 2007. «Questo è importante visto che ci hanno accusato di fare le cose di nascosto. - commenta il vicesindaco - Si vede che dormivano tutti», affonda Zambarda. «Mi preme sottolineare che qualunque decisione non sarà presa dal Comune di Lasino, bensì tutti assieme. I comitati saranno coinvolti, non lo abbiamo fatto prima perché non c'era nulla, mi sono saltati tutti addosso prima della fine dello studio di fattibilità. Che propongano dei tecnici di loro fiducia, da affiancare ai nostri per formare un'equipe, che gli altri comuni li presentino per degli studi».

 

Sindaco e vicesindaco ci tengono a precisare alcune questioni. La localizzazione - dicono - non ha implicazioni dirette e coercitive sui Prg di altri comuni. A chi si preoccupa per la qualità dell'aria che si respirerà dopo la realizzazione dell'impianto, previsto a ridosso delle case, replicano: «A Calavino non sarà preclusa l'espansione verso sud, l'unico vincolo sarà un approfondimento per valutare la vivibilità entro un raggio di un chilometro dall'impianto».

 

Secondo Zambarda non ci saranno riflessi sulla qualità delle uve coltivate in zona: «Gargazzone è vicino ai meleti della Val Venosta e non mi risulta che abbiano avuto un crollo di vendita». Sottolinea che si tratta di uno stabilimento modulare (da 10-12mila tonnellate di immondizie all'anno) «ma non nel senso che potrebbe essere ampliato e accogliere organico da tutto il Trentino». «Esiste un protocollo e potranno conferire umido i comuni aderenti dell'ambito indicato (valli del Chiese e Rendena, Alto Garda e Ledro, ndr), non altri». Rassicura anche sulla questione traffico: sostiene che sarà variabile ma non supererà mai un certo livello. «Il rifacimento del secondo tratto della strada che collega la Val di Cavedine con Ponte Oliveti (necessario per permettere l'accesso dei camion delle immondizie, ndr) prescinde dal biodigestore perché è necessario ultimarla in ogni caso». E ancora: «Non dimentichiamo che in un paese che cerca il nucleare, ma con l'Ue che esorta a politiche verdi, avremmo una risorsa energetica da fonte rinnovabile. Non ci sarà l'odore che temono, né emissioni nocive alla salute. L'odore dell'impianto non arriverà nemmeno alla strada». E infine: «Che la vicinanza delle elezioni comunali del 2010 non diventi motivo di dibattito, non solo a Lasino».

 

Cristina Santoni

l’Adige, 8 febbraio 2009

 

 

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