Corriere del Trentino, 14 febbraio 2009

I molti dubbi sull'impianto

 

Pacher, sul Corriere del Trentino di ieri, afferma di sapere nulla sulle 19.500 tonnellate di scorie che l'inceneritore produrrebbe. Mi vedo quindi costretto, a mia volta, a invitare l'assessore competente a un «supplemento d'istruttoria» andando a leggere quanto scritto a pagina 226 del terzo aggiornamento nel Piano provinciale per lo smaltimento dei rifiuti (parte operativa), approvato dalla giunta provinciale con delibera numero 800 del 21 aprile 2006. Potrà così scoprire che, come esposto nella mozione, «l'esercizio dell'impianto produrrà circa 19.500 tonnellate/ anno di scorie che verranno smaltite nella volumetria residua delle discariche comprensoriali oggi in esercizio in proporzione ai quantitativi di rifiuti residui conferiti all'impianto dai vari sottobacini di produzione, che coincidono indicativamente con il territorio degli attuali comprensori», (a ciascuno il suo, insomma) e che «oltre alle scorie, l'impianto produrrà circa 4.200 tonnellate/anno di polveri e fanghi pericolosi che, previa inertizzazione mediante vetrificazione, potranno essere considerati materiali non pericolosi».

Ecco, quindi, ben 23.700 tonnellate/anno di residui tossici e pericolosi di cui l'assessore nulla dichiara di sapere. E alle scorie e ai fanghi si devono aggiungere i filtri usati dell'impianto che, a quanto dato di sapere, erano destinati all'impianto che si sarebbe dovuto realizzare a Lavis, recentemente bloccato per le note vicende.

 

L'assessore Pacher afferma poi che il residuo dell'impianto di Vedelago sarebbe inviato in un inceneritore nel Lazio. Alle nostre verifiche, questa circostanza risulta essere del tutto falsa. In ogni caso, quand'anche essa rispondesse a verità, non muterebbe di una sola virgola la nostra posizione. Non proponiamo affatto di incenerire fuori provincia il rifiuto residuo, ma molto semplicemente ci chiediamo se sia meglio smaltire in discarica circa 23.000 tonnellate/anno di residui tossici e pericolosi o un quantitativo equivalente di rifiuti né tossici, né pericolosi: tutto qui. Quanto, poi, al riferimento alle posizioni del Pdl sul territorio nazionale, è sin troppo facile ribattere che noi siamo il Pdl del Trentino, che il Trentino non è la Campania, e che, infine, il sottoscritto non si chiama Silvio Berlusconi. Non voglio però fare inutili polemiche. Noi proponiamo soltanto di discutere pacatamente circa l'utilità e la convenienza di un inceneritore da 100.000 tonnellate alla luce dei positivi risultati ottenuti grazie al senso civico di gran parte dei cittadini trentini. Chiediamo troppo?

 

Rodolfo Borga, consigliere provinciale Pdl

 

 

Corriere del Trentino, 14 febbraio 2009

Il dibattito Nimby: «Andreatta e Bortolotti non sono aggiornati»

Inceneritore, bando in aula «No» dei partiti cittadini

Pd e Pdl contro la scaletta dettata da Pacher

«Se ne riparlerà nella prossima legislatura»

 

TRENTO - Per una volta maggioranza e opposizione di Palazzo Thun si trovano sulla stessa lunghezza d'onda sul delicato nodo dell'inceneritore. A far schierare dalla stessa parte Pd e Pdl sono state le parole dell'assessore provinciale all'ambiente Alberto Pacher sull'impianto di Ischia Podetti (Corriere del Trentino di ieri). «La commissione di esperti riunita per costruire la griglia del bando dell'inceneritore - ha detto il vicepresidente - ha concluso il suo lavoro. Ora il testo dovrà passare in consiglio comunale: l'obiettivo è concludere questa fase entro il prossimo mese in modo da non dover rinviare il tutto alla prossima legislatura».

Una scaletta, quella tracciata da Pacher, che in via Belenzani è stata accolta con una certa freddezza. «Dubito che da qui alla fine del mandato consiliare ci sia tempo per affrontare anche questo tema» allarga le braccia il capogruppo del Partito democratico Michelangelo Marchesi. «Allo stato attuale - prosegue - siamo già abbastanza congestionati e i tempi sono limitatissimi. Non mi pare che l'inceneritore sia una priorità da chiudere entro maggio». Ma Marchesi precisa: «È evidente che la questione deve essere conclusa. Lo si farà però all'inizio della prossima legislatura ».

 

Dello stesso avviso (una vera rarità) il capogruppo del Pdl Giorgio Manuali. «Portare in aula il bando dell'inceneritore entro la fine della legislatura? Pacher se lo può scordare» sbotta l'ex azzurro. «Il vicepresidente - mette in chiaro Manuali - può escludere che si discutano argomenti importanti in aula prima di maggio». Il ragionamento del capogruppo Pdl non si discosta di molto da quello del collega del Pd: «Il bando dell'inceneritore è un tema decisamente troppo importante per essere affrontato in questa consiliatura. Non lo vedo un percorso praticabile. La palla, a questo punto, passa alla prossima legislatura». Manuali allarga però la riflessione anche alle recenti dichiarazioni dell'assessore comunale all'ambiente sull'impianto di Ischia Podetti: «Sono proprio curioso di sapere la posizione di Aldo Pompermaier sul bando, visto che in questo cammino di avvicinamento alle primarie del centrosinistra ha detto chiaramente di essere contrario al progetto». E ancora: «Voglio vedere cosa si farà della raccolta differenziata spinta quando ci sarà l'inceneritore».

 

E a prendere posizione sulla questione sono anche gli attivisti di Nimby, che non usano parole tenere nei confronti dei due favoriti alle primarie del centrosinistra Alessandro Andreatta e Claudio Bortolotti.

«Andreatta e Bortolotti - scrivono in una nota [sotto il testo integrale, nota della redazione di Ecce Terra] Adriano Rizzoli di Nimby e Massimo Cerani di Energetica (Brescia) - i due più in simpatia al presidente Dellai, faticano a diversificare la loro offerta. Solo recentemente a Gardolo hanno accettato alla questione inceneritore forse perché sollecitati dal "no" dell'assessore Pompermaier che, sulla gestione dei rifiuti del capoluogo, sta lavorando meglio di loro. Prima del confronto di Gardolo avevano fatto qualche dichiarazione ai giornali, parlandone come se questa per loro fosse una partita già giocata. Anche se, sia Andreatta che Bortolotti non hanno ancora fornito qualche buon numero a supporto delle loro affermazioni». Nimby è netto: «Entrambi i candidati non sono aggiornati su numeri, novità e progressi degli ultimi anni. Il sindaco reggente non sa che il 40% della popolazione equivalente (circa 230mila abitanti) del Trentino, ben 6 comprensori su 11, è già arrivato a una media di differenziata del 72%. Il loro quantitativo di rifiuti indifferenziato, rapportato ai 175 chili programmati dalla Provincia, si è già ridotto di circa la metà. Ciò significa che già da oggi mancano circa 20mila tonnellate di rifiuto da incenerire».

E all'ex capo della protezione civile: «Anche Bortolotti è un po' vago se non ha detto una parola su quali presupposti valuta la convenienza del teleriscaldamento». Al candidato alla primarie, Nimby lancia alcuni spunti «che dimostrano l'impraticabilità del teleriscaldamento». «Le dispersioni per portare il calore da Ischia Podetti alle zone che si vorrebbero allacciare - si legge - da sole sottrarrebbero una fetta considerevole dei presunti vantaggi della tecnologia». Ma a supporto delle critiche al teleriscaldamento si pone anche il «prevedibile adeguamento del parco caldaie domestiche» e la modernizzazione delle tecnologie. Nimby conclude: «Solo investendo prioritariamente su riduzione, riciclo e riuso possiamo uscire dalle comode scorciatoie della pesante e costosa tecnologia dell'incenerimento».

 

Marika Giovannini

 

 

Lettera inviata ai giornali
Inceneritore: candidati concordi

 

È ancora tempo di elezioni, adesso di candidati che aspirano a diventare il Sindaco di Trento. I loro argomenti di persuasione si assomigliano così tanto che pare più interessante sapere chi sia lo sponsor dell’uno o dell’altro. Alessandro Andreatta e Claudio Bortolotti, i due più in simpatia al Presidente Dellai, faticano a diversificare la loro offerta; solo recentemente, a Gardolo, hanno accennato alla questione inceneritore forse perché sollecitati dal “no” dell’assessore Pompermaier che, sulla gestione dei rifiuti del capoluogo, sta lavorando meglio di loro.

 

Prima del confronto di Gardolo avevano fatto qualche dichiarazione ai giornali parlandone come se questa, per loro, fosse una partita già giocata; anche se, sia Andreatta che Bortolotti, non hanno ancora fornito qualche buon numero a supporto delle loro affermazioni. Il primo sostiene che l’obiettivo del 65% di raccolta differenziata è il massimo a cui possiamo arrivare (forse a Gardolo, Meano, Fiemme, Valsugana ecc. qualcuno non capisce), insistendo con quella sua vaga concezione dell'autosufficienza gestionale dei rifiuti secondo cui si dovrebbe considerare, al pari delle buone pratiche, la "convenienza" dell'incenerimento. Il secondo, dopo il lungo tempo dell’oblìo, rispolvera il teleriscaldamento: la sua “sfida” è spegnere “centinaia di camini” (quali e dove?) concentrando tutto (cosa?) in uno solo. Così, secondo Bortolotti, si avvierebbe il “riequilibrio ambientale di Trento”, si farebbe “salvaguardia assoluta della salute e dell'ambiente”, si congelerebbe teleriscaldandolo quel “residuo non riciclabile” (ma basterebbe solo quello?) che, invece, è riducibile e riciclabile.

 

Entrambi i candidati non sono aggiornati su numeri, novità e progressi degli ultimi anni. Il vicesindaco reggente non sa che il 40% della popolazione equivalente (circa 230.000 abitanti) del Trentino, ben 6 Comprensori su 11, è già arrivato ad una media di raccolta differenziata del 72%. Il loro quantitativo di rifiuto indifferenziato, rapportato ai 175 kg programmati dalla Provincia, si è già ridotto di circa la metà. Ciò significa che, già da oggi, un anno prima degli obiettivi provinciali del Terzo aggiornamento del Piano rifiuti, mancano circa 20.000 tonnellate di rifiuto da incenerire. Se volessimo ragionare con questi numeri, frutto della pratica e non invenzione degli idealisti, sul restante Trentino mancherebbero all’appello 40.000-50.000 tonnellate. 

I cittadini di Gardolo e Meano, da poco anche di Povo e Villazzano, stanno procedendo con numeri vicini, o analoghi, a quelli degli altri 6 Comprensori trentini, e entro un anno, anche perché in piena crisi economica, è probabile che potremo contare su altrettanto e sull’elevato senso di responsabilità degli abitanti di tutta la città.

Cosa c’è’ di più autosufficiente e ragionevole se non mantenere la possibilità per i Trentini, e non solo quelli “metropolitani”, di poter andare verso il miglioramento?

 

Saprà Andreatta che:

- se si dovesse soppesare la sola “convenienza economica” dell’incenerimento (con inceneritore da - presunte - 102.946 tonnellate) questa scelta irreversibile costringerebbe molti, e lo ripetiamo, nel pieno di una prevista lunga crisi economica, a dipendere per almeno tre decenni da una tecnologia oramai al tramonto;

- a proposito di “autosufficienza di smaltimento”, e di aggiunti nuovi inquinanti, delle scorie dell’inceneritore, Sativa prevedeva di sversarne “qualche” migliaio di tonnellate nella discarica (il cui iter amministrativo si è recentemente fermato) di Lavis;

- altrettanto potrebbe accadere per altre, tuttora innominabili, discariche del Trentino;

- si può valorizzare, “aggredendola” utilmente anziché incenerirla, quella “frazione residua” (sia essa del 35% come del 10 o 15%), che si ostina a ritenere immutabile e perennemente statica, riducendola a quantitativi irrisori ed inerti, e lo stesso può avvenire per la spazzatura stradale e i rifiuti ingombranti.

 

Anche Bortolotti è un po’ vago se non ha detto una parola su quali presupposti valuta la convenienza del teleriscaldamento. Proponiamo alcuni spunti che dimostrano la sua impraticabilità e che potrebbero diventare argomento di pubblica discussione:

- le dispersioni per portare il calore da Ischia Podetti alle zone che si vorrebbero allacciare (zona produttiva? Spini? Gardolo?), da sole, sottrarrebbero una fetta considerevole dei presunti vantaggi della tecnologia; si pensi che a Brescia, con centinaia di km di rete, si arriva a disperdere il 18-20% del calore in rete. Solo questa enorme perdita basterebbe per riscaldare migliaia di unità abitative, altro che risparmio energetico!

- il prevedibile adeguamento del parco caldaie domestiche autonome e centralizzate, per effetto delle norme sul risparmio energetico, porterà a rilevanti benefici ambientali ed energetici senza bisogno di realizzare enormi infrastrutture e cantieri sul territorio;

- le emissioni specifiche dei generatori di calore, che sostituiranno progressivamente nei prossimi anni quelli esistenti, sono di gran lunga inferiori a quelle di qualsiasi inceneritore di rifiuti urbani;

- é semplicistico ipotizzare un rendimento termico dell'80% dell'inceneritore, quando nella realtà non é raggiunto in nessun impianto; tra l’altro, come richiesto dalla nuova direttiva UE sui rifiuti 2008/98/CE all'allegato II, deve essere dimostrata la possibilità di raggiungere l’efficienza complessiva (somma di calore e energia elettrica) superiore al 65%. In estate il calore é sempre dissipato in atmosfera o in un corso d'acqua, mentre in inverno l'impianto lavora al massimo carico solo per pochi giorni, quindi si può arrivare a stimare un contributo di 20 punti percentuali in più (di resa termica) oltre al rendimento elettrico dell'inceneritore, già di per sé scadente, rispetto alle migliori tecnologie per produrre energia elettrica;

- la tecnica del teleriscaldamento é superata al confronto con la produzione localizzata di edificio o per edifici prossimi, mediante micro reti, con moderni generatori di calore ad altissimo rendimento;

- dove si installano reti di teleriscaldamento non si sostengono per decenni le fonti rinnovabili decentrate (energia solare) e la produzione autonoma di calore con sistemi geotermici. Se nel Nord Europa esistono già mini reti di teleriscaldamento a energia solare di quartiere, perché anche a Trento non si avviano analoghe sperimentazioni?

 

La migliore soluzione per la gestione dei rifiuti è già ben avviata; solo investendo prioritariamente su riduzione, riciclo e riuso possiamo uscire dalle comode scorciatoie della pesante e costosa tecnologia dell’incenerimento. Possiamo farlo, oggi più di ieri, riciclando e riutilizzando come merce prima seconda la quasi totalità della "frazione residua" composta in gran parte di rifiuto di matrice plastica, grazie anche a nuove tecnologie e ricerche in atto per il miglioramento continuo.

 

Tutto ciò è in sintonia con quanto affermato lo scorso 3 novembre, ad un incontro pubblico, dal Presidente del Consiglio provinciale Giovanni Kessler:

Incenerire i rifiuti così come seppellirli sotto terra non è la soluzione per questo problema.

La soluzione non è che dobbiamo scoprirla, ce lo dice l’Unione europea: è produrre meno alla fonte, riusare le cose, riciclarle, fare dunque differenziata spinta. Bisognerà lavorare di più, anche nelle famiglie, se non si vuole poi, appunto, o incenerirli o metterli sotto terra.

Dunque l’inceneritore non è la soluzione, dobbiamo lavorare per poterli contare, alla fine. 

Se alla fine, ma solo se alla fine, vediamo che non tutto, e pertanto che si arrivi, si arriverà, a un 80-85-90% si potrà andare a vedere se fare un piccolo inceneritore. Solo come ipotesi residuale per quello che non si riesca a evitare prima.”.

 

Ebbene, siamo già in grado di evitare questo “piccolo inceneritore".

 

Adriano Rizzoli

Nimby trentino onlus

Massimo Cerani

EnergETICA Brescia

Trento-Brescia, 13 febbraio 2009

 

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Corriere del Trentino, 13 febbraio 2009
La proposta Mozione del gruppo provinciale:
«Grazie alla differenziata soluzioni da rivedere»
Il Pdl: serve una moratoria di 10 mesi

 

TRENTO - Dopo aver animato il faccia a faccia di mercoledì sera tra i candidati alle primarie del centrosinistra alle elezioni comunali di maggio, la questione inceneritore rimbalza a livello provinciale. Gli esponenti del Pdl in consiglio provinciale hanno proposto alla maggioranza una moratoria di otto-dieci mesi per ripensare lo smaltimento dei rifiuti in Trentino, alla luce dei risultati della raccolta differenziata e del prolungamento della vita delle discariche. In modo da valutare ipotesi diverse rispetto all'impianto previsto a Ischia Podetti, con particolare riferimento al centro riciclo di Vedelago in provincia di Treviso. Le richieste, nero su bianco, sono contenute nella proposta di mozione depositata da Rodolfo Borga, Walter Viola, Mauro Delladio, Giorgio Leonardi, Pino Morandini. Ieri i consiglieri ne hanno illustrato il contenuto. Secondo i cinque, la sede migliore per discutere della questione sarebbe la terza commissione permanente del consiglio. Una conferma dello spirito dell'iniziativa: «Non si tratta - hanno precisato - di una protesta fine a se stessa, ma di un invito a ragionare assieme sul problema».

 

Il ragionamento del Pdl parte dal fatto che «gli obiettivi del terzo aggiornamento al piano rifiuti - si legge nel documento - (determinati con riferimento alla fine del corrente anno) saranno non soltanto raggiunti, ma anche abbondantemente superati». A oggi (al 31/12/08) i dati complessivi indicano per l'intero Trentino il raggiungimento di una percentuale della raccolta differenziata pari al 61,60%, con una produzione annua di rifiuto secco per abitante equivalente a 169,20 chilogrammi».

Di qui, secondo i consiglieri, l'esigenza di ripensare la parte finale del ciclo rifiuti. Contando anche i risultati ottenuti nei sobborghi di Trento Gardolo e Meano (rispettivamente 68% e 73% di raccolta differenziata e 119 chili per abitante all'anno di secco) «è del tutto evidente - prosegue la proposta di mozione - che ciò comporterà un allungamento della "vita tecnica" delle discariche in funzione, previsto con buona approssimazione in un periodo compreso tra un anno e mezzo e due anni (fine 2013-metà 2014)». Ne segue che «la quantità del rifiuto secco prodotto annualmente in Trentino è sensibilmente inferiore a quella ipotizzata».

 

Per il Pdl «occorre verificare se mantenere la previsione dell'inceneritore di Ischia Podetti e in caso contrario prevedere in alternativa all'inceneritore una diversa soluzione». I consiglieri guardano con interesse «all'opportunità di realizzare un impianto simile a quello di Vedelago». Il centro rifiuti situato in provincia di Treviso opera un'ulteriore selezione del prodotto della differenziata. Senza la combustione, questa soluzione «consentirebbe di evitare le problematiche connesse ai fumi rilasciati nell'atmosfera e allo smaltimento delle scorie tossiche residuo dell'incenerimento». Che ammontano a 19.500 tonnellate l'anno «destinate ad essere smaltite nelle volumetrie delle discariche comprensoriali oggi in esercizio ».

Nel presentare il documento, Borga ha ricordato come «i filtri dell'inceneritore di Brescia vengano spediti, una volta sostituiti, nelle miniere di sale della Germania». L'ipotesi inceneritore, ha concluso il consigliere, «oltre che dannosa per la salute dei cittadini mortifica la raccolta differenziata ed è priva della sostenibilità economica».

 

S. V.

 

 

Corriere del Trentino, 13 febbraio 2009
Il nodo. Il vicepresidente della Provincia
detta i tempi per la realizzazione della struttura:
«Presto il testo in consiglio comunale»
Pacher: «Inceneritore, in estate il bando»
L'assessore all'ambiente: «Non ci saranno ritardi.
Gli esperti hanno finito il lavoro»

 

La replica all'affondo del centrodestra: «Nessuno ha mai pensato di fare business con il termovalorizzatore. Inoltre vogliamo chiudere il ciclo di rifiuti in Trentino senza dover trasportare fuori dal territoriale provinciali alcunché».

 

TRENTO - L'assessore provinciale all'ambiente Alberto Pacher tira dritto sulla questione inceneritore. In altre parole, respinge l'invito a fermarsi e ragionare assieme sul tema lanciato dai consiglieri del Pdl e contemporaneamente spiega le ragioni per le quali non ci saranno tentennamenti. «Nel corso dell'estate verrà pubblicato il bando» ha annunciato ieri pomeriggio.« La commissione di esperti - ha aggiunto -, riunita per costruire la griglia del bando di gara, ha concluso il suo lavoro». Il passo successivo è il passaggio in consiglio comunale a Trento, nel cui territorio è previsto l'impianto.

«L'obiettivo - ha spiegato Pacher - è concludere questa fase entro il prossimo mese, in modo da non dover rinviare il tutto alla prossima consiliatura». L'attuale consiglio comunale rimane in carica fino a maggio, ma da metà marzo circa è previsto lo stop ai lavori dell'aula. Se la tabella di marcia forzata saltasse, provocherebbe un ritardo anche per il bando di gara. «Dopo il vaglio del consiglio comunale - ha continuato il vicepresidente della giunta - passeremo alla pubblicazione del bando, durante i mesi estivi. Poi in tre anni dovremmo arrivare alla conclusione dei lavori. Nel frattempo le discariche reggeranno».

 

L'assessore ha fugato i dubbi sull'opportunità dell'inceneritore avanzate dalla minoranza: «Il dimensionamento di 100mila tonnellate l'anno è in linea con la produzione di rifiuti in provincia. Inoltre, l'impianto rispecchierà tutte le innovazioni tecniche presenti in questo campo, soprattutto a proposito delle emissioni che saranno ampiamente al di sotto delle soglie consentite. Il termovalorizzatore sarà modulare, capace di adattarsi alle fluttuazioni nell'afflusso di rifiuti. Pensiamo di dotarlo di linee indipendenti, in modo da attivarle in numero pari alla quantità di residuo da smaltire».

 

A chi critica la sostenibilità economica dell'impianto, Pacher ha risposto così: «Nessuno ha mai pensato che l'inceneritore possa essere un business. Semmai si tratta di una struttura dotata di una precisa funzionalità». Sul centro rifiuti di Vedelago, citato come esempio dal Pdl, ha fatto notare: «Il centro attua una selezione ancora più avanzata della differenziata, ma il residuo che comunque rimane viene spedito nel Lazio per l'incenerimento. Questo sarebbe contrario al nostro approccio: noi vogliamo chiudere il ciclo in Trentino ».

 

Per ultimo, una battuta sulle scorie tossiche che rimarrebbero come residuo dell'incenerimento; 19.500 tonnellate l'anno secondo il Pdl, che cita il piano provinciale. «Non mi risulta nulla di tutto questo - ha concluso Pacher -. I consiglieri Pdl farebbero meglio a documentarsi meglio. Tra l'altro sono in un partito che qui è contrario all'inceneritore, ma che nel resto d'Italia promuove impianti di questo tipo».

 

Stefano Voltolini

 

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l’Adige, 13 febbraio 2009
Inceneritore, si riaccende la battaglia
Mezzocorona e Lavis “chiamano” gli altri Comuni

 

ROTALIANA - Rispunta all'orizzonte lo spauracchio dell'inceneritore ma Lavis e Mezzocorona sono pronte nuovamente a dar battaglia contro l'impianto di Ischia-Podetti coinvolgendo, questa volta, anche le amministrazioni comunali che sono rimaste fino ad oggi alla finestra.

Per il 20 febbraio, venerdì prossimo, il coordinatore del collegio dei sindaci, Mauro Fiamozzi, ha nuovamente convocato il tavolo di confronto tra gli otto comuni rotaliani, principalmente per discutere su come proseguire l'iter della Comunità di valle; finora nessuna risposta ai quesiti sottoposti alla Provincia già da tempo è arrivata. E allora: che fare? Ma la riunione del 20 sarà pure l'occasione propizia per discutere di inceneritore e rifiuti a livello di comunità di valle: «Non abbiamo mai affrontato questo argomento - puntualizza Fiamozzi - e credo che sia giunto il momento di mettere le carte in tavola. Ho saputo solo dai giornali del biogassificatore di Cadino, come sempre dal vostro giornale sono venuto a conoscenza dell'iniziativa sul biocompostaggio lanciata dall'assessore all'ambiente di Lavis, Lorenzo Lorenzoni».

 

Possibile? Ci risulta che Lorenzoni abbia invitato le amministrazioni di Mezzocorona e Mezzolombardo per una riunione tecnica, verso fine mese, proprio in quel di Mezzocorona per illustrare la sua proposta dell'impianto di biocompostaggio in località Formiche di Lavis.

«Il giorno deve ancora essere fissato - conferma lo stesso assessore Lorenzoni - ma la disponibilità degli altri, c'è. Ci troveremo anche per capire se si può fare, e dove, un impianto di zona per la preselezione del differenziato. Ci sono già imprenditori locali disposti a finanziare l'iniziativa e sono convinto che, spingendo ancora un pochino sulla differenziata, l'inceneritore non serva più».

 

Allora l'obiettivo è quello di proporre al presidente della giunta provinciale Lorenzo Dellai il quarto aggiornamento al Piano provinciale dei rifiuti con lo stralcio dell'inceneritore e l'insediamento di un impianto di biocompostaggio a Lavis ed uno di preselezione per il riciclaggio nella Piana rotaliana? E perché mai lei ha promosso questa iniziativa al di fuori della conferenza dei sindaci, visto che l'argomento riguarda tutti i comuni della Piana rotaliana?

 

«Perché, se nessuno fa niente, bisogna pur fare qualcosa! Per partire io lancio l'idea, con la speranza che venga raccolta da tutti i sindaci». Però il biocompostaggio a Lavis suona quasi come un doppione di quello previsto a Cadino.

«Non è vero: Cadino avrà una capacità limitata - sottolinea Lorenzoni - e allora noi siamo pronti a ricevere dal resto della provincia tutto quello che a Cadino non ci sta». Che penseranno di fare gli altri sindaci? «Anche se si parla tanto di comunità di valle - osserva Fiamozzi - non ci siamo mai confrontati su questa e sulle altre questioni che ci riguardano. Per quel che riguarda l'inceneritore, la posizione di Mezzocorona è nota da tempo; assieme a Lavis avevamo sottoscritto una mozione che poi non ha più avuto alcun riscontro. Su quel che riguarda, invece, la proposta di variare il Piano provinciale dei rifiuti, logica vuole che sia opportuno allargare il discorso in seno alla conferenza dei sindaci. Dobbiamo trovare una posizione unanime e capire se, alla luce di nuove normative e dei dati sulla raccolta differenziata, l'ipotesi dell'inceneritore sta ancora in piedi».

 

Mariano Marinolli

 

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l’Adige, 16 gennaio 2009
C'è il marchio Emas, no all'inceneritore
Mezzocorona ribadisce la contrarietà:
«È una potenziale fonte di inquinanti»

 

PIANA ROTALIANA - Ancora un deciso «no» all'inceneritore è scaturito l'altra sera nel corso dell'assemblea sulla certificazione Emas, alla quale hanno preso parte sindaci e amministratori comunali di Mezzocorona, Mezzolombardo, San Michele e Roveré della Luna assieme ai dirigenti di Air ed Asia. Nell'affrontare l'argomento sul miglioramento dell'ambiente, l'assessore comunale competente del Comune di Mezzocorona, Carlo Toniolli, ha ribadito con forza la contrarietà dei suoi concittadini all'impianto di Ischia - Podetti: «Con il conseguimento della certificazione ambientale, tutte le nostre azioni devono essere indirizzate verso la riduzione degli agenti inquinanti e delle fonti che possono produrli. Quindi anche l'inceneritore va considerato come una potenziale fonte di agenti inquinanti e dovremo quindi batterci sia per il rispetto del nostro territorio, sia per il rispetto delle clausole inserite nella certificazione Emas».

 

Gli altri amministratori pubblici intervenuti (Bruno Kaisermann per Mezzolombardo, Mario Tomasini per Roveré della Luna e Sergio Bragagna per San Michele), hanno confermato, senza però toccare il tasto dell'inceneritore, il loro impegno per il prosieguo del lavoro intrapreso assieme ad Air ed Asia finalizzato alla riduzione dell'inquinamento sul territorio.

Dalle relazioni in cui sono emersi i provvedimenti adottati da ogni Comune per ridurre l'inquinamento, quello più all'avanguardia può considerarsi sicuramente Mezzocorona: «Stiamo ricostruendo il centro Sottodossi - ha informato ancora l'assessore Toniolli - con un sistema integrato di bioedilizia: struttura completamente in legno e materiali per il risparmio energetico, oltre ad una "vela" di pannelli fotovoltaici. Ma anche la nuova scuola media sarà progettata con i criteri della bioedilizia e del risparmio energetico. Inoltre a breve inizieremo i lavori per l'interramento dell'elettrodotto che passa in mezzo al paese, riducendo notevolmente l'inquinamento elettromagnetico». A detta degli amministratori locali, il progetto Emas è servito come punto di riferimento per migliorare la qualità dell'ambiente; un'occasione per attuare la verifica delle proprie strutture comunali e varare il Piano contro l'inquinamento acustico.

 

Sugli oltre duemila comuni del Belpaese, solo 103 hanno ottenuto finora la certificazione Emas ed è motivo di orgoglio, per i quattro comuni della Rotaliana, essere annoverati fra i primi in Itala. Dalla valutazione compiuta dai consulenti dello studio Sea di Trento che hanno portato a termine la prima fase del progetto Emas, sotto il profilo ambientale la Piana rotaliana gode di buona salute: i danni maggiori sono provocati dal traffico e gli indici negativi sull'inquinamento si registrano proprio nei nodi cruciali della circolazione stradale, come l'attraversamento di Mezzolombardo, la rotatoria di Grumo ed il crocevia con la statale del Brennero, a San Michele.

Il vicepresidente di Air, Luigi Chini, ha poi annunciato quali sono le proposte della società intercomunale di servizi per proseguire nella politica aziendale del risparmio energetico: la costruzione di una centralina idroelettrica sullo Sporeggio, congiuntamente alla realizzazione della nuova galleria dell'acquedotto «Acquasanta», e la copertura con pannelli fotovoltaici del magazzino Air di Mezzocorona.

 

Mariano Marinolli

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