Nota della redazione di Ecce Terra

 

Dandora e quel “deus ex machina” che incenerirebbe anche 721.000 €

 

 

Kenya / Il caso della discarica di Nairobi
Il vaso di Dandora
Di Gianni Ballarini
Nigrizia, 1 febbraio 2009

 

 

Il progetto italiano di trasloco della più grande “pattumiera” kenyana aveva sollevato dubbi e aperto, a Roma, inchieste ministeriali e della magistratura. Tutto archiviato. Siamo così di fronte a due paradossi: chi ha denunciato il caso è finito sotto processo, e non ci sono più i soldi per mantenere l’accordo bilaterale assunto nel 2006 dal ministero italiano dell’ambiente.

 

Riutilizzati. Trasferiti. Evaporati. Inutile che il ministero delle finanze kenyano torni a bussare alla porta dell’ambasciata italiana d Nairobi. Inutile che solleciti il nostro ministero dell’ambiente a mantenere l’impegno assunto nel 2006: i 721mila euro per lo studio di fattibilità per il trasferimento della discarica di Dandora non ci sono più.

La conferma arriva direttamente da Corrado Clini, direttore generale del ministero dell’ambiente, deus ex machina dell’intera operazione. «L’iter è bloccato. I soldi messi a disposizione sono stati cancellati per la decisione dell’allora ministro, Pecoraro Scanio, di stoppare il progetto. Anche la situazione politica in Kenya, con i disordini post-elettorali dello scorso anno, ha contribuito a non far avanzare il programma. Un peccato. Perché il lavoro tecnico era stato completato. Ma nel momento in cui eravamo pronti per partire si è fermato tutto per colpa della pesante iniziativa nei miei confronti».

 

L’iniziativa cui fa riferimento Clini è la doppia inchiesta (interna al ministero e quella aperta dalla magistratura romana) scattata dopo le denunce di padre Alex Zanotelli, lanciate in una conferenza stampa a Roma, il 12 ottobre 2007. In quell’occasione, il missionario aveva posto interrogativi legati al risanamento e trasferimento della più grande discarica di Nairobi, quella di Dandora appunto. Un progetto in cui spuntava, all’improvviso, una società italiana, Eurafrica, con uffici in Kenya e 10mila euro di capitale sociale, incaricata di predisporre uno studio di fattibilità pagato 721mila euro. Denaro messo a disposizione dal ministero dell’ambiente, nell’ambito di un impegno assunto dall’Italia e legato al protocollo di Kyoto.

 

Ma le inchieste nel nostro paese, come spesso accade, percorrono sentieri strani. Così, alla fine, i fascicoli aperti sono stati richiusi. Mentre la spada della giustizia è calata su chi aveva sollevato dubbi e perplessità. Infatti, il 9 marzo prossimo padre Zanotelli e il giornalista del Corriere della Sera Massimo Alberizzi dovranno comparire davanti al giudice di pace di Roma, chiamati in causa dai soci di Eurafrica.

 

La vicenda (i cui retroscena sono ben raccontati nell’articolo di Massimo Alberizzi) ha inizio nel novembre del 2006. Scende a Nairobi Pecoraro Scanio per il vertice mondiale sui cambiamenti climatici. Il 16 novembre firma con il collega kenyano una convenzione per la bonifica di Dandora. Sono anni che le organizzazioni locali, con i comboniani in testa, chiedono che quella discarica – che occupa circa 30 acri, con almeno 2mila tonnellate di rifiuti depositati ogni giorno – venga chiusa e spostata, visto che i suoi fumi e il suo inquinamento minacciano la salute delle persone (sono oltre 500mila quelle che vivono nei dintorni, compreso lo slum di Korogocho). C’è uno studio del Programma Onu per l’ambiente (Unep) da cui risulta che la metà dei ragazzi esaminati ha tassi di piombo nel sangue superiori ai livelli accettati internazionalmente. Lo spostamento, tuttavia, deve salvaguardare, almeno nelle intenzioni dei comboniani, quelle persone che con la discarica ci vivono, grazie al recupero e alla selezione dei rifiuti.

 

A gestire, direttamente da Roma, l’operazione è Corrado Clini. Sarà lui che il 14 e il 15 agosto del 2007 scenderà a Nairobi per incontrare le autorità locali e gli stessi comboniani, per convincerli della bontà dell’iniziativa e per garantire su Eurafrica. Perché, nel frattempo, compare questa società, con sedi a Napoli e Roma, alla quale è stato affidato lo studio di fattibilità.

E qui i misteri iniziano a infittirsi. Innanzitutto, non è chiaro chi le abbia assegnato l’incarico. Clini, nei suoi documenti, scarica la responsabilità sui colleghi kenyani. I quali cascano dalle nuvole.

Che esista, comunque, una qualche forma di rapporto confidenziale tra il direttore generale ed Eurafrica lo testimonierebbe un piccolo fatto: interi brani della lettera personale scritta da Corrado Clini e indirizzata al direttore del Corriere della Sera, nella quale racconta la sua versione della vicenda, saranno ripresi pari-pari nella memoria accusatoria presentata dai soci di Eurafrica contro Zanotelli.

 

Sta di fatto che un quadro complesso (società “neofita”, soggetti dal curriculum curioso, assegnazione diretta dell’incarico per lo studio di fattibilità…) fa balenare qualche dubbio. Timori gonfiati, poi, da ciò che sarebbe stata la seconda parte dell’operazione: la gara vera e propria per la gestione dei rifiuti di Nairobi. Recentemente, il governo kenyano ha dichiarato che sta pianificando il ricollocamento del sito della discarica: la vuole spostare, entro i prossimi due anni, in un luogo adeguato dal punto di vista sanitario (probabilmente presso Ruai, nella zona orientale di Nairobi). Lo spostamento, a suo dire, costerebbe circa 53 milioni di dollari.

La serie di dubbi sottopostigli inducono, alla fine, il ministro Pecoraro Scanio a sospendere l’affidamento dello studio a Eurafrica, in attesa di chiarimenti, assegnando all’agenzia del ministero, l’Apat, il compito di prendere in mano l’operazione. Inutilmente. Col cambio di governo tutto si arena. E il progetto non viene più ripreso in mano.

Clini, con toni sprezzanti, ha scritto che la sua azione è stata stoppata perché «forse disturbiamo “the lords of pauperty”, i cosiddetti benefattori di professione, che vivono sulla miseria dei disperati».

 

Ma neppure il potente direttore generale del ministero dell’ambiente ha risposto compiutamente agli interrogativi scagliati da padre Zanotelli il 12 ottobre 2007. Ne riproponiamo tre:

a) Perché c’è stato bisogno di predisporre un nuovo studio di fattibilità, visto che c’erano già nei cassetti del municipio di Nairobi validi progetti giapponesi e italiani?

b) Perché lo studio di fattibilità è stato affidato a una società esterna (con un capitale sociale di 10mila euro) e non direttamente all’Apat, l’agenzia tecnica del ministero?

c) Perché è stata stanziata la cifra astronomica di 721mila euro?

Restano domande attuali. Anche se la bonifica e lo spostamento di Dandora non rientrano più nelle priorità del ministero dell’ambiente italiano. Nonostante il governo kenyano continui a chiedere il rispetto dell’impegno assunto.

 

Sulla discarica, ancora da Nigrizia di febbraio 2009
La discarica dei sospetti di Massimo Alberizzi
Questione di trasparenza di Alex Zanotelli

 

Cronologia della vicenda

 

16-11-2006. A Nairobi il ministro dell’agricoltura italiano, Alfonso Pecoraro Scanio, e il suo omologo kenyano, firmano un accordo bilaterale per promuovere la collaborazione in campo energetico-ambientale tra i due paesi nell’ambito del protocollo di Kyoto, finalizzata allo sviluppo di studi di fattibilità e progetti congiunti per la riduzione dei gas serra.

23-4-2007. Le autorità del Kenya inviano al ministero italiano dell’ambiente la proposta per la realizzazione di uno studio di fattibilità per il risanamento e la chiusura della discarica di Dandora. Le autorità kenyane si avvarrebbero di esperti di settore, tra cui Eurafrica, in qualità di coordinatore del progetto.

7-5-2007. Il direttore generale del ministero dell’ambiente, Corrado Clini, approva il progetto. A disposizione, per lo studio di fattibilità, ci sono 721mila euro.

11-5-2007. Il ministero procede con lo studio di fattibilità.

12-7-2007. Clini, su sollecitazione dello staff del ministro, richiede a Eurafrica informazioni ulteriori e necessarie sulla sua struttura e attività in Africa.

18-7-2007. Eurafrica risponde, chiarendo che nel progetto di Dandora opererà in collaborazione con due partner: la società di ingegneria inglese Ws Atkins e la società di ingegneria civile kenyana Howard Humphreys East Africa Ltd.

13-8-2007. Il capo di gabinetto del ministro Pecoraro Scanio trasmette alla direzione generale del ministero stesso una nota inviata all’ambasciatore italiano in Kenya, con la quale viene richiesto di acquisire informazioni su Eurafrica e di comunicare alle autorità kenyane di bloccare l’indicazione della società come consulente per la parte kenyana, finché non saranno chiariti i contorni dell’intera vicenda.

15-8-2007. Riunione bilaterale a Nairobi tra i tecnici dei due paesi per definire le procedure per l’avvio del progetto. Nell’occasione viene nuovamente chiesto al direttore generale Clini di congelare la posizione di Eurafrica nell’attesa di ulteriori informazioni sulla stessa.

1-10-2007. Pecoraro Scanio invita Clini a comunicare ufficialmente al governo di Nairobi che l’attività a Dandora verrà svolta dall’agenzia pubblica italiana Apat.

11-10-2007. Avvio di un’inchiesta interna al ministero per capire le responsabilità dell’“affaire”. Non porterà ad alcun risultato.

12-10-2007. Conferenza stampa a Roma di padre Alex Zanotelli, in cui si rende pubblica l’intera vicenda. Gli elementi emersi in conferenza stampa inducono la magistratura romana ad aprire un’inchiesta.

21-5-2008. Archiviazione del procedimento penale contro i soci di Eurafrica, disposta dal Gip del Tribunale di Roma.

9-3-2009. Udienza presso il giudice di pace per la causa intentata dai soci di Eurafrica contro padre Zanotelli e il giornalista del Corriere della sera Massimo Alberizzi.

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