Cunicolo allagato, depuratore a rischio
Fiume d’acqua dal monte, serve un progetto nuovo

 

 

Tutto da rifare per il nuovo depuratore in galleria ai Murazzi. Il progetto faraonico presentato in pompa magna esattamente quattro anni fa dall'allora assessore provinciale ai lavori pubblici Silvano Grisenti per una spesa prevista di circa 170 milioni di euro rischia di finire sott'acqua.

È proprio il caso di dirlo. La scorsa settimana, infatti, gli operai e i tecnici della Collini - l'impresa che per 1,2 milioni di euro si è aggiudicata nel settembre 2008 i lavori per il foro esplorativo - sono stati investiti da un fiume d'acqua di circa 70 litri al secondo. A seguito di un'esplosione è stato rimosso del materiale ed evidentemente è stata tagliata una «vena» interna alla montagna che subito ha fatto uscire un fiotto d'acqua che via via si è fatto sempre più grosso. La fuoriuscita è avvenuta a circa 300 metri dentro le viscere del monte, a poco più della metà del tracciato da scavare. Il progetto infatti prevedeva che il cunicolo esplorativo (di cinque metri di diametro) entrasse nella montagna per circa 500 metri. I tecnici dovevano capire la composizione della roccia per valutare la fattibilità del depuratore in galleria. Lo studio presentato a suo tempo da Grisenti e Claudio Bortolotti (allora dirigente generale della Protezione civile) si basava sulla realizzazione di tre gallerie parallele del diametro interno di 20 metri per una lunghezza complessiva di 508 metri, i primi dei quali in tunnel artificiale sotto un vallo paramassi.


La sorpresa trovata a metà strada, però, rischia di mandare tutto all'aria. In questi giorni dal cantiere dei Murazzi è un via vai di tecnici della Provincia che, oltre a tenere monitorata la situazione, devono decidere se andare avanti con gli scavi o fermare tutto. Le incertezze maggiori riguardano il tipo di materiale che si troverà proseguendo con le cariche di esplosivo. Il rischio che la massa d'acqua, già ora piuttosto difficile da smaltire, si ingrossi ulteriormente è piuttosto alto. E così pure il pericolo che se un foro di 5 metri produce una vena da oltre 70 litri al secondo, una galleria da 20 (come prevede il progetto) possa portare alla luce una massa d'acqua quattro volte superiore.

 

Insomma, il dubbio è forte: andare avanti o cambiare del tutto il progetto? Se si propendesse per la prima ipotesi ci sarebbe da mettere in conto un aumento (per il momento non ancora quantificato) dei costi di realizzazione. Rispetto al primo progetto - quello a forma di chitarra da realizzarsi nelle campagne dell'Acquaviva (60 milioni di euro) -, si arriverebbe ad una cifra quasi quattro volte superiore. A quel punto toccherebbe alla politica decidere se investire circa 200 milioni di euro o sacrificare 10 ettari di frutteti e vigneti.

Alla finestra c'è però anche l'ipotesi di non buttare a mare il tempo e i soldi già spesi (almeno un milione e mezzo di euro) e modificare - per quanto possibile - il progetto in corso. L'attuale assessore ai lavori pubblici Alberto Pacher, pur con tutte le cautele del caso, non vedrebbe male questa seconda strada. «Dato per scontato che fino a 300 metri di profondità la roccia è buona - spiega - si può pensare "riorientare" le gallerie». In pratica, anziché procedere ancora verso il centro della montagna, si realizzerebbe una curva a gomito in modo da scavare nella zona esterna più sicura. «Per il momento - continua Pacher - verranno fatte altre esplorazioni per capire com'è la situazione. Del resto i fori servono proprio per questo, per conoscere la tipologia del materiale».

 

Daniele Battistel - d.battistel@ladige.it

l’Adige, 19 febbraio 2009

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