l’Adige, 1 marzo 2009
Giovo. Il sistema “chiude” il ciclo dei rifiuti col 3% di residuo,
ma l’assessore tace
Modello Vedelago, Pacher freddo

 

GIOVO - «Organizzeremo degli incontri conoscitivi sul trattamento dei rifiuti con realtà delle altre regioni, serve anche fare delle considerazioni più generali con gli interlocutori istituzionali».

Il «modello Vedelago» (www.centroriciclo.com), che prevede la chiusura del ciclo dei rifiuti senza l'incenerimento con un 3% di residuo che finisce in discarica, non entusiasma fino in fondo il vicepresidente Alberto Pacher, che venerdì a Verla ha spiegato come «in luglio a Trento ci sarà un consiglio comunale aperto al pubblico durante il quale si illustreranno i lavori della commissione sulla gestione dei rifiuti». È possibile replicare un'esperienza come quella di Vedelago, che opera su un bacino di 1.150.000 persone e attraverso un impianto di estrusione, la frizione di ciò che rimane fuori dalla raccolta differenziata, recupera granulato che poi diventa base per sedie, panchine, giochi, cordoli stradali? «Non intendo "colonizzare" un territorio - risponde Carla Poli, direttrice del centro di Vedelago - ma sono a disposizione qualora le aziende e gli enti pubblici volessero prendere in considerazione questo modello». Il «modello Vedelago» (5,5 milioni di euro di investimento iniziale) non è solo selezione e produzione, ma anche ricerca e collaborazione con enti in Italia ed all'estero e sensibilizzazione delle scuole sul tema del riciclaggio.

 

Un centinaio le persone che nel teatro di Verla venerdì si sono radunate per parlare del tema, in un incontro organizzato da un giovane cembrano, Samuele Pellegrini, e dove erano rappresentate entrambe le posizioni sulla delicata questione della chiusura del ciclo dei rifiuti.

«Serve una mobilitazione individuale - spiega Pacher - in un momento nel quale la green economy dà segnali interessanti. Questa fase richiederà l'adozione di politiche europee, per ridurre i rifiuti alla fonte». Poli e Lorenzo Lorenzoni però sono convinti che «le direttive già vi siano, ma non vengano applicate concretamente. L'incenerimento - aggiunge l'assessore lavisano all'ambiente - è una pratica vecchia ed il rischio permane anche con le tecnologie migliori, per il principio fisico di conservazione della materia». Pacher risponde che «il rischio per la salute è calcolato in 0,0000001. Dall'inceneritore usciranno 19mila 500 tonnellate di residui non pericolosi, che verranno stoccati nelle discariche della provincia. Se l'inceneritore non si fa a Ischia Podetti, allora non lo si fa nemmeno a Cadino, ad Ala o da altre parti». Lorenzoni mette in dubbio la qualità dell'aria e sottolinea la particolare situazione orografica della valle dell'Adige. «Non si può dire - risponde Pacher - che la qualità dell'aria a Trento sia come a Milano. La scelta del piano non è stata frettolosa, ma ragionata».

 

Dal pubblico Italo Bortolotti spinge per l'incenerimento, «per sfruttare gli incentivi comunitari per la cogenerazione (calore ed energia, ndr)». Carlo Toniolli, assessore a Mezzocorona, denuncia «silenzio assoluto da parte della Provincia sulle nostre mozioni. Carlo de Giovannelli di Cembra vorrebbe che «si facessero delle analisi anche sull'inquinamento provocato dal centro di Vedelago». L'ecovolontario di Lavis Gino Antoniutti denuncia come «la Provincia non faccia informazione capillare al cittadino sulla raccolta differenziata». Lorenzoni chiude con un invito a Pacher. «Usi il coraggio, non per dire «fermiamo l'inceneritore», ma per riflettere tutti assieme, anche perché la questione riguarda anche tanti comuni lontani da Trento».

 

M. Fri.

 

 

Trentino, 1 marzo 2009
«Inceneritore, la salute a rischio»
Serata informativa sui rischi legati all’orografia trentina
Per la Provincia l’impianto è sicuro

 

VERLA DI GIOVO. “Rifiuti: problema o risorsa?” Ne hanno parlato venerdì sera, al teatro di Verla di Giovo, il vicepresidente della Provincia Pacher, Lorenzo Lorenzoni, medico e assessore alla sanità e all’ambiente del Comune di Lavis e Carla Poli, direttrice di un centro di riciclo nel trevigiano. In platea, mescolati con il folto pubblico, il consigliere provinciale Rodolfo Borga e l’assessore all’ambiente del Comune di Mezzocorona Carlo Toniolli. Primo dato sensibile portato all’attenzione il calcolo che entro il 2015 le discariche trentine saranno sature. Occorre quindi trovare un soluzione idonea allo smaltimento.

 

Il vicepresidente Pacher afferma che i rifiuti sono un problema planetario e conferma la costruzione dell’inceneritore di Ischia Podetti, con tecnologie avanzatissime e avrà poco residuo pericoloso. Di tutt’altro avviso il dottor Lorenzoni, convinto invece, come medico e come assessore, di avere il dovere di preservare il diritto alla salute dei cittadini e di dover informare sui gravi danni a lungo termine che possono essere provocati da un termovalorizzatore. Un intervento dal pubblico sottolinea il fatto che Trento, durante l’amministrazione Pacher, era gemellata con Kempten, città dotata di uno dei migliori inceneritori in Europa. È Lorenzoni a rispondere: «Ci sono numerose città non solo in Europa ma anche in Italia che hanno inceneritori che funzionano bene. I rischi per la salute e i danni a lungo termine ci sono, ma il pericolo si riduce perché queste città sorgono in pianura. Trento, invece, si trova in una conca tra le montagne e questa situazione orografica, caratteristica della nostra provincia, è un’importante motivazione per cui la Provincia dovrebbe dire no all’inceneritore».

 

Il terzo intervento esula dalla realtà trentina, ma vuole essere un esempio di gestione alternativa dei rifiuti. Carla Poli è direttrice del centro di riciclo di Vedelago, un centro in cui ciò che noi chiamiamo “secco residuo” o “secco non riciclabile” viene lavorato e riutilizzato sotto forma di materiale edile: «Non demonizzo gli inceneritori - afferma Poli - ma quella dei rifiuti è una questione economica. A noi non conviene seppellire o bruciare la spazzatura». Carla Poli continua poi dicendo che Vedelago ora ha “aiutato” anche altre regioni sulla questione rifiuti: in provincia di Roma e in provincia di Sassari sono appena nati due nuovi centri di riciclo.

A Carla Poli è stata posta la domanda: «Sarebbe disponibile a fare una proposta anche alla Provincia di Trento?» e, all’assessore: «Sarebbe disponibile la Provincia di Trento a considerare l’ipotesi del centro rifiuti o la decisione del termovalorizzatore è ormai presa?». Poli risponde che le proposte a lei vengono fatte poi ci si può ragionare insieme, Pacher non si sbilancia. Il teatro di Verla è pieno, ma è tardi per discutere ancora.


Susanna Caldonazzi

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