La soppressione della Soprintendenza trentina per i Beni archeologici

Di Salvatore Ferrari *

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Pochi se ne saranno accorti, ma dal primo marzo 2009 opera in Trentino una nuova Soprintendenza, denominata per i Beni librari e archeologici. Nella nostra autonoma provincia si è decisa, infatti, la soppressione – questo il termine usato nella delibera della Giunta provinciale n. 104 del 26 gennaio 2009 proposta dal presidente Dellai e votata all’unanimità – della Soprintendenza per i Beni archeologici, istituita con la legge n. 1 del 2003, ma operativa da ben 35 anni all’interno dell’ex-Servizio per i Beni Culturali, con l’accorpamento delle funzioni a quella per i beni librari e archivistici. Con una delibera dello scorso 27 febbraio (n. 345), infine, la Giunta ha disposto la costituzione dell’Ufficio beni archeologici, struttura di terzo livello, incardinata nel Dipartimento Beni e Attività Culturali, ovviamente con ben altro peso e visibilità rispetto al recente passato.

 

Si tratta di un caso unico, finora, in Italia!

Qualcuno si chiederà giustamente: cosa c'entra la tutela del patrimonio librario e degli archivi con l’archeologia?

Di certo questa domanda non se la sono posta né il Presidente Dellai, forse troppo impegnato a erogare contributi agli impiantisti per sfregiare le aree protette del Colbricon e del Brenta, né il Dirigente generale dei Servizi Organizzazione e Personale della PAT, principali responsabili di questa discutibile scelta. La giustificazione ufficiale è stata: abbiamo deciso di contenere il numero di dirigenti, non sostituendo Gianni Ciurletti, in pensione da pochi mesi, con un nuovo funzionario dotato di competenze specifiche nel settore archeologico. Peccato che questa decisione, apparentemente destinata a contenere la spesa pubblica, non sia stata adottata in altri settori, come dimostrano le speciali consulenze affidate dalla Giunta provinciale in questa e nella precedente legislatura ad ex-dirigenti, subito dopo il loro ritiro dal lavoro (due nomi su tutti: Matonti e Bortolotti).

 

L’assessore alla Cultura Franco Panizza, cercando di calmare le proteste degli archeologi provinciali, ha dichiarato: non cambierà nulla nella sostanza e comunque a Bolzano c’è un unico Soprintendente per i Beni Culturali. È vero che in Alto Adige esiste una sola Ripartizione Beni Culturali con a capo il dott. Andergassen, ma in Trentino è tuttora in vigore una legge provinciale approvata solamente sei anni fa, il 17 febbraio 2003 (presidente Dellai, assessore competente Molinari), che ha proposto un intervento complessivo ed organico nel campo dei beni culturali al fine di innovare, razionalizzare e semplificare l’organizzazione amministrativa del settore (queste le ragioni evidenziate all’epoca!). La legge n. 1/2003 (art. 2, comma 2) portò alla creazione di tre Soprintendenze autonome (per i Beni Architettonici, per i Beni Storico-artistici e per i Beni Archeologici), al posto del Servizio Beni Culturali, più una in luogo dell’allora Servizio Beni librari e archivistici.

 

È certo legittimo che un nuovo governo provinciale decida di riorganizzare i propri servizi, ma in questo caso prima di attuare questa parziale riforma (a quando l’accorpamento delle altre due Soprintendenze? Bisognerà attendere il trasferimento ad altro Servizio o il pensionamento dell’architetto Flaim?) la Giunta avrebbe dovuto proporre una modifica della legge istitutiva del 2003, attraverso il normale iter legislativo (presentazione di un disegno di legge, esame in Commissione con audizione di enti e persone interessate, discussione ed approvazione in aula). Tutto questo non è avvenuto. Come non è avvenuto un confronto preventivo con il personale della Soprintendenza, con le associazioni di categoria, con il mondo scientifico ed universitario, con le associazioni culturali impegnate nel campo della tutela e della promozione del patrimonio culturale.

 

Qualcuno dovrebbe spiegare all’opinione pubblica trentina le reali ragioni di questa soppressione (una struttura troppo scomoda per la sua attività di vigilanza sul territorio?), magari facendo un bilancio dell’esperienza di sei anni di attività del sistema a “quattro” Soprintendenze, evidenziando le eventuali criticità riscontrate ed avviando lo studio di ragionevoli modifiche.

Viceversa si è preferito agire in fretta, a colpi di delibera di Giunta, richiamandosi all’ampia discrezionalità affidata all’esecutivo da un regolamento organizzativo del 2006 emanato dallo stesso Presidente, ed espropriando ancora una volta il Consiglio Provinciale del ruolo di legislatore.

 

Non dimentichi il Presidente Dellai che le competenze concernenti la tutela e la conservazione del patrimonio storico, artistico e popolare sono state trasferite dallo Stato alla Provincia Autonoma di Trento, in seguito all’approvazione di apposite Norme di Attuazione dello Statuto Speciale (n. 690, 1 novembre 1973 e seguenti), con l’impegno di rispettare l’articolo 9 della Costituzione e le disposizioni statali del settore, in primis il Codice dei Beni culturali e del Paesaggio - in vigore anche in Trentino - che proprio ai principi della tutela e della valorizzazione dei beni archeologici dedica articoli fondamentali, assegnando ai Soprintendenti per i Beni archeologici ruoli autonomi e non subordinati ad altri servizi.

 

PS: Qualche giorno fa, Salvatore Settis, direttore della Scuola Normale di Pisa ed ex-presidente del Consiglio Superiore dei Beni Culturali, rispondendo ad un lettore in una rubrica del “Sole 24 ore”, ha scritto: “In Ciurlandia, invece, ‘valorizzare’ vuol dire far quattrini a spese del patrimonio culturale, meglio non aver tra i piedi qualche noioso che la fa difficile. In Ciurlandia chi vuol essere bibliotecario o archeologo anziché manager è un ingenuo. In Ciurlandia il reclutamento delle figure di vertice si fa non secondo le competenze specifiche, ma a naso. In Ciurlandia chi va ai vertici dell’organizzazione dichiara e dimostra, fra gli applausi, di non saperne nulla. La Ciurlandia, insomma, ignora il proprio ‘capitale umano’ di competenze e di talenti, anzi lo disprezza, lo irride e lo cestina. E l’Italia?”… e il Trentino?

 

Trento, 3 marzo 2009

 

* Storico dell’arte

e Vicepresidente della sezione trentina di Italia Nostra onlus

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