Trentino, 26 febbraio 2009

Energia. Il progetto della E.Va di Chicco Testa,

con potenza installata di 1000 megawatt, presentato alla Provincia

Una centrale sotterranea sull'Altissimo

Sarà alimentata dalle acque del Lago di Garda, pompate in quota

 

 

TRENTO. Un progetto ambizioso per potenza installata, risorse mobilitate ed obiettivi industriali. Lo ha presentato al Servizio opere idrauliche della Provincia la E.Va Energie Valsabbia di Brescia, la società di servizi d’ingegneria integrata presieduta da Enrico “Chicco” Testa, già presidente dell’Enel. La richiesta per la concessione di derivazione riguarda una centrale idroelettrica, completamente sotterranea, che pomperebbe le acque del Lago di Garda (64 metri slm) sulla sommità del Monte Altissimo (2.078 metri slm) e da qui, sfruttando il notevole dislivello, le rilascerebbe muovendo le turbine a valle.

 

Non ci sono ancora particolari sul progetto che, per ragioni comprensibili, resta riservato sino alla sua pubblicazione sul Bollettino Ufficiale della Regione. Il che avverrà tra alcuni giorni. Ma la sostanza dell’idea, ipotizzano i tecnici del settore, consiste in una centrale di pompaggio che, accumulata la riserva idrica in quota, la rilascerà per muovere le turbine collocate a valle. Questo perché, spiegano, il sul Monte Altissimo non esistono consistenti bacini idrici. Si tratterebbe, insomma, di una “derivazione” molto particolare.


La verifica

«Dopo la pubblicazione della richiesta sul BUR» informa l’ingegner Vittorio Cristofori, dirigente del Servizio opere idrauliche «debbono trascorrere 30 giorni per verificare la presenza di altri progetti concorrenti. Poi gli atti diverranno pubblici e gli uffici inizieranno ad esaminare la domanda».

I richiedenti, tuttavia, sono personaggi noti. Come ex presidente dell’Enel Chicco Testa, che oggi rappresenta la E.Va Energie Valsabbia spa (1.075.000 euro il capitale sociale). Come noto è Franco Bernabè, presidente di Telecom nonché del Mart di Rovereto, che detiene una partecipazione del 18% nella società controllata (55,8%) dalla Finanziaria Valsabbia che dà l’impronta bresciana, comunque lombarda, all’iniziativa affidata all’amministratore delegato Pietro Bonomini. Tra gli altri azionisti anche Enerhig srl nella cui controllante, la finanziaria bresciana Hig, è presente l’inevitabile finanziere Alberto Rigotti.

 

Tornando alla centrale, questa l’ipotesi più verosimile, si tratterà di un impianto di pompaggio che utilizzerà l’acqua del lago, accumulandola in quota in un serbatoio sotterraneo. E da qua la lascerà cadere a valle sfruttando la forza prodotta dalla caduta per muovere le turbine ed infine restituendola al Garda.

La potenza installata sarà notevole, oltre 1.000 megawatt. Per apprezzarne la dimensione si pensi che tutte le centrali idroelettriche del Trentino sommano una potenza installata attorno i 1.500 megawat. Una super centrale che, tuttavia, non sembra destinata a produrre energia in continuità, bensì su richiesta. In altri termini, una sorta di riserva di potenza per coprire i picchi di domanda della rete elettrica nazionale o intervenire in caso di interruzioni per impedire black out.  

È una deduzione, sia chiaro. Ma ragionevole. Perché dal punto di vista energetico, si tratta di un impianto strutturalmente in perdita, nel senso che l’energia impiegata per pompare in quota l’acqua non può che essere superiore dell’energia che si ottiene dalla sua caduta. Nulla di paragonabile con il pompaggio, ottenuto con energia residuale, che si attua nelle centrali di Santa Massenza, Riva e Costabrunella.

 

Industrialmente, invece, i termini cambiano, dato che le tariffe dell’energia utilizzata di notte per caricare il serbatoio in quota, costa notevolmente di meno dell’energia prodotta di giorno, quando la centrale è pronta per erogarla su richiesta della rete nazionale. I conti economici, insomma, tornano.

 

Infine, ipotizzano sempre gli esperti, la superficie del Lago di Garda è tale (370 chilometri quadrati) che il riempimento del serbatoio non inciderà sul suo livello se non in maniera minima. E in ogni caso l’acqua viene restituita. Ci saranno, invece, valutazioni più generali di impatto ambientale, nonché d’influenze su un ecosistema delicato. Tutte questioni sulle quali la Provincia ha competenza decisiva. Sarà compito degli uffici valutarle. Intanto c’è l’ipotesi di un lavoro di scavo immane sul Monte Altissimo e investimenti per qualche centinaio di milioni di euro.

 

L’attesa

Opera concorrente con il sistema trentino delle centrali idroelettriche? «Il progetto non è ancora pubblico e dunque si possono fare solamente supposizioni» precisa Marco Merler, amministratore di Dolomiti Energia «Ma se si tratta di una centrale di pompaggio non è in concorrenza con le centrali idroelettriche che producono energia in continuità. È, invece, un’opera complementare, una specie di “magazzino” con energia di scorta». Prudenza, insomma, in attesa di conoscere i dettagli.

 

 

Trentino, 8 marzo 2009

«Nessuno passerà sulla nostra testa»
Centrale sull’Altissimo: Nago-Torbole vuole avere voce in capitolo

 

TORBOLE. Saputo del progetto per la costruzione di una grande centrale idroelettrica che sfrutterebbe l’acqua del Garda pompata in cima al monte Baldo, gli amministratori di Nago-Torbole sono entrati in fibrillazione. Preso contatto con Dellai e confrontatisi con sindaco e vicesindaco di Riva, Bertolini e Tonelli intervengono pubblicamente per dirsi preoccupati, non tanto per il progetto in sè, che ancora non conoscono, ma per il fatto di esserne stati, fino all’altro giorno, completamente all’oscuro.

 

Ricapitolando: la E.VA Energie Valsabbia spa di Brescia, presieduta da Chicco Testa (ex presidente di Enel), ha depositato in Provincia il progetto per una centrale idroelettrica con potenza installata di oltre 1000 megawatt. Per produrre l’energia (da utilizzare soltanto in caso di picchi di consumo), si propone di pompare acqua dal Garda per raccoglierla in bacini di raccolta sotterranei sull’Altissimo, a 2.078 metri di quota. Di questo progetto, afferma il vicesindaco di Nago-Torbole, «incomprensibilmente il comune territorialmente competente non è stato minimamente informato e coinvolto». «Non si tratta - prosegue Tonelli - qui di esprimere un giudizio sull’opportunità o meno di costruire la centrale, delle sue potenzialità economiche o del suo eventuale impatto ambientale, poiché fintanto che non conosceremo il progetto (che deve essere ancora pubblicato sul Bollettino ufficiale, ndr) non possiamo esprimerci né a favore, né contro. Ciò che non è ammissibile è che qualcuno possa pensare di piazzare una centrale idroelettrica sul monte Altissimo passando sulla testa del comune di Nago-Torbole e delle popolazioni interessate dalle rive del lago di Garda (già toccate dai problemi dei livelli delle acque o delle schiume all’uscita della centrale di Riva)».

 

I crucci dei torbolani trovano spunto anche nell’articolo 12 della finanziaria provinciale, che sembrerebbe concentrare tutti i poteri sugli “impianti ad accumulo mediante pompaggio di acque pubbliche a scopo di riqualificazione di energia” nelle mani della Provincia. «Come amministratori locali - riprende Eraldo Tonelli - siamo convinti che l’autonomia possa qualificarsi e possa essere tutelata e promossa solo se evita gli errori del centralismo statale. La Provincia non deve quindi accentrare in sé tutti i poteri, ma prevedere come minimo il coinvolgimento e l’indennizzo dei comuni interessati da tali impianti. L’autonomia ha senso se significa autogoverno e partecipazione dei comuni e dei territori nelle scelte urbanistiche ed ambientali che riguardano il loro ambito. Solo a questa condizione, con l’aiuto della Provincia e della Dolomiti energia, si potrà valutare serenamente l’opportunità di costruire la centrale del monte Altissimo di Nago».

 

Il sindaco Ennio Bertolini ed il vicesindaco Tonelli hanno già incontrato il sindaco di Riva Claudio Molinari (che da due anni si sta occupando del problema dei livelli del lago) ed il suo vice Adalberto Mosaner per concordare una linea comune.


 

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