Nota della redazione di Ecce Terra

 

Dopo, o assieme, il progetto della centrale tra il Renon e Bolzano è la volta di quello della megacentrale tra l'Altissimo e il Garda. È il tempo delle talpe dell'hi tech, più cieche di coloro che garantirebbero il "corretto utilizzo dell'acqua". Sul progetto nel basso Trentino pubblichiamo una raccolta di alcuni articoli di marzo.

 

 

Trentino, 28 marzo 2009

Un miliardo di euro per la centrale «nascosta»

Si prenderà l’acqua del lago sotto Tempesta e la si accumulerà in due gallerie
Lo studio dell’ingegner Garzon prevede uno sfiato in val Paròl
I detriti riempiranno la Mala

 

RIVA. Di progetti che ridisegnano il territorio son pieni i cassetti, ma quello che annuncia una grande centrale idroelettrica scavata nel cuore del massiccio dell’Altissimo - in territorio trentino - è partito con presupposti serissimi e coinvolgimenti del massimo livello. Un miliardo di euro l’investimento prospettato, 2 anni di tempo per ottenere le autorizzazioni e 4 per realizzare l’opera: queste le coordinate primarie di un’avventura che ha preso le mosse con la domanda di concessione alla Provincia. Quest’ultima da un lato vaglierà il progetto sul piano tecnico, dall’altra si accinge a far parte della cordata: sono in corso infatti trattative con Dolomiti Energia (società elettrica della Pat) da parte del soggetto privato promotore, la Progetto Altissimo srl. Il progettista, ingegner Franco Garzon di Trento, spiega che ci si è mossi a partire dalla massima attenzione alla questione dell’impatto ambientale. E così ci spiega il grande piano.

 

Le gallerie in quota.

L’acqua verrà pompata fino a 1600 metri d’altezza. Qui, sempre dentro la montagna, verranno scavate in orizzontale due gallerie parallele a spirale, del diametro di 11 metri e lunghe 8 chilometri ciascuna. Questo grande anello, che passerà sotto la cima dell’Altissimo e sotto il rifugio Damiano Chiesa, costituirà l’enorme serbatoio di accumulo dell’acqua pompata dal lago: sarà rivestito in calcestruzzo armato con acciaio, non rilascerà nessuna sostanza nell’acqua e resisterà per secoli anche in caso di terremoti o grandi esplosioni.

 

Il materiale estratto.

 Non comporterà infinite colonne di camion, perché un’ulteriore galleria in roccia consentirà di depositare i detriti direttamente nell’ex cava della Mala sopra Nago, di cui si prevede il completo risanamento e rinverdimento. Solo per il primo anno di lavori si mette nel conto anche il via vai di non più d’un camion all’ora.

 

L’accesso sul lago.

Una tubazione preleverà l’acqua poco sotto la superficie del lago, in un punto poco a sud di Tempesta e a breve distanza dal confine regionale. Un canale di scarico/aspirazione la porterà alle opere interne. Di lì insomma l’acqua - prelevata di notte poco sotto la superficie del bacino lacustre - tornerà all’origine di giorno.

Una seconda bocca darà sulla strada della Gardesana Orientale sotto Tempesta: un portale di 10 metri per 8 per far accedere personale e mezzi all’impianto.

I lavori di costruzione della centrale non saranno percettibili all’esterno, questa almeno è l’assicurazione del progettista: si procederà con frese ad alimentazione elettrica e senza esplosioni, e del resto anche pompe e turbine - a regime - saranno celate centinaia di metri dentro la roccia e lavoreranno senza farsi sentire.

 

Lo sfogo a monte.

Il progetto prevede un’apertura di 6x2 metri nella pregiata val Paròl, sito di interesse comunitario. La bocca - terminale di un’apposita galleria di areazione che si staccherà dalle condotte e dalle gallerie-serbatoio - sarà mascherata con un boschetto di abeti grande quanto un campo da tennis: lo sfiato darà aria all’impianto di giorno e riceverà un «soffio» (non poderoso) nelle ore notturne. Si effettuerà la costruzione sempre come le talpe (da dentro la montagna) e lontano dal periodo di riproduzione degli uccelli tetraonidi; la zona non sarà interessata da movimento di mezzi o macchinari.

 

Le falde idriche.

Ne sono state rilevate 8, di portata limitata, che dovranno essere tagliate. L’acqua verrà captata in roccia e con dei microtunnel restituita nel Garda o - dove e per quanto possibile - direttamente alle sorgenti, garantendo loro una portata uniforme. Si prevede di dare acqua gratuitamente al rifugio Chiesa e alle malghe in quota. L’ingegner Garzon non ci ha nascosto che il problema delle sorgenti è considerato tra gli aspetti più delicati dell’intera operazione: «Ma possiamo serenamente affermare - queste le parole del progettista - che l’influsso sugli equilibri ambientali sarà davvero limitato».

 

L’impatto sul lago.

L’acqua prelevata tornerà al Garda con temperatura alterata nell’ordine di mezzo grado in più d’inverno e un terzo di grado in meno d’estate, senza influssi - dice la Sws Engeneering - sull’equilibrio complessivo del lago. E con un abbassamento dei livelli al massimo di 4 millimetri, praticamente impercettibile. Dovrà essere proibito l’accesso ai natanti e alle persone nel raggio di 200 metri dall’imbocco subacqueo. Non ci saranno conseguenze apprezzabili per la vita dei pesci.

 

I vantaggi del sistema.

La redditività della centrale deriverà dal fatto che essendo del tipo a serbatoio, sarà in grado - a differenza delle centrali elettrica ad acqua fluente - di dare energia elettrica al sistema nazionale quando più ce n’è bisogno, ossia nelle ore diurne di massimo fabbisogno e prelievo. Questo ruolo oggi in Italia è per lo più svolto da centrali termoelettriche o a turbogas, che inquinano molto di più e hanno un saldo peggiore tra energia consumata ed energia prodotta. L’impianto torbolano richiederà 8.060 Mwh per completare l’invaso d’acqua a monte, utilizzando energia elettrica prodotta altrove da centrali termoelettriche, per un consumo di circa 1326 tonnellate equivalenti di petrolio. I conti tornano anche sul piano ecologico e di rispetto del protocollo di Kyoto, perché la centrale torbolana sarà poi in grado di produrre 5.792 Mwh di energia pulita con lo svaso completo dell’acqua (in 4 ore). Ebbene, per produrre questa quantità di energia elettrica in ore di punta, utilizzando come oggi le centrali termoelettriche, si consumano 630 tonnellate di petrolio in più ogni giorno.

 

L’elettrodotto cancellato.

L’energia prodotta sarà immessa in rete attraverso il potenziamento dell’elettrodotto a doppia terna di 220.000 volt, che già passa sopra Nago. Per contro, saranno smontati per sempre i 70 chilometri della seconda linea attualmente esistente (e relativi tralicci).

 

Luca Zanin

 

 

Corriere del Trentino, 27 marzo 2009

Centrale sull'Altissimo, progetto «silurato»

 

 

l’Adige – Lettere, 26 marzo 2009

Dalla megacentrale benefici discutibili

 

Sono un laureando in ingegneria e scrivo in merito all'articolo «Benassi e Mazzalai nella megacentrale» apparso sull'Adige di martedì 24 marzo [leggi sotto] circa il progetto di pompare e stoccare in gallerie-serbatoi le acque del Garda con successivo sfruttamento delle stesse a fini idroelettrici. Se dal punto di vista economico questo progetto non ha nulla da eccepire, in quanto si pompa l'acqua in ore in cui l'energia elettrica costa meno e si produce quando essa vale di più, dal punto di vista ambientale rappresenta una vera e propria bufala. Infatti per via di ben noti principi fisici pompare acqua da X a Y risulta essere più oneroso, in termini energetici, di quanto si può ricavare tramite sfruttamento idroelettrico fra Y e X (ovviamente a parità d'acqua). Ciò deriva dal fatto che tutte le macchine idrauliche hanno un rendimento che è ben inferiore al 100%. Significa che ogni operazione che io compio mi fa perdere energia che si trasforma in un qualche cosa d'altro (calore, rumore…). Pertanto una simile centrale sì presenta già a priori con un deficit energetico e quindi in nessun modo si potrà dire che vi sarà un beneficio per l'ambiente perché consuma più di quello che produce. Un maggiore consumo a cui qualche altra centrale d'Italia dovrà sopperire inquinando di più. Il vantaggio in un'opera simile è solo di natura economica perché nonostante si spenda più energia rispetto a quella che se ne può produrre, il ricavo derivante dalla vendita dell'energia prodotta di giorno è notevolmente superiore al costo del pompaggio fatto di notte.

Il portafoglio ne guadagna, l'ambiente no. È una mera speculazione sul prezzo dell'energia e per più a discapito dell'ambiente. Pertanto è assurdo presentarla come un'idea geniale. Produrre 100 consumando 110 siamo in grado di farlo tutti. Critichiamo tanto i grandi impianti idroelettrici del passato dimenticando però che hanno quelli l'energia la producono e non la consumano.

Enrico Lott - lottenrico@gmail.com

 

 

l’Adige, 24 marzo 2009
Benassi e Mazzalai nella megacentrale
Impianto Altissimo-Garda, 1 miliardo di costo
Altri 200 milioni per il ripristino ambientale

 

TRENTO - La centrale idroelettrica sul Garda da 1.300 megawatt, promossa dalla Eva Energie Valsabbia dell'ex presidente dell'Enel Chicco Testa, ha già partner trentini di peso e, nelle intenzioni dei proponenti, potrà essere realizzata solo se vi sarà un'ampia condivisione da parte della società trentina e se l'interlocutore industriale sarà Dolomiti Energia. La società che ha presentato la domanda di concessione agli uffici provinciali si chiama Progetto Altissimo Srl, è partecipata da Eva al 72%, mentre il 20% è di Ft Energia, la controllata della Finanziaria Trentina di Lino Benassi primo socio privato di Dolomiti, e l'8% della Sws Engineering di Paolo Mazzalai, che è anche presidente di Trentino Sviluppo. L'investimento necessario ammonta a 1 miliardo di euro, più 200 milioni per le opere di mitigazione e di ripristino ambientale. Sarà decisiva la partecipazione non solo di Dolomiti (si veda su questo l'intervista di oggi sull'Adige a Mario Marangoni) ma anche di un colosso italiano o europeo.


Il business dell'ora di punta.

I promotori hanno presentato informalmente il progetto ai vertici della Provincia. Il presidente Dellai ha subito messo i puntini sugli i: è un investimento per fare cassa o ci guadagna anche l'ambiente? Per Eva e Sws, che si stanno occupando della progettazione, l'ambiente avrà soprattutto benefici, anche perché si tratta di energia idroelettrica, quindi rinnovabile. Il progetto prevede di prelevare dal lago di Garda oltre un milione e mezzo di metri cubi d'acqua, accumulandola mediante pompaggio in gallerie sulla montagna, ad una quota di 1.650 metri, e poi, nelle ore diurne feriali, quando di energia ce n'è bisogno in tutta Italia, facendola ricadere nel lago attraverso condotte forzate e turbine, producendo 5,5 milioni di chilowattora al giorno. Verrebbero coperte, insomma, le esigenze delle ore di punta in Italia e forse in altri paesi europei.


La struttura, l'acqua, le riserve.

Secondo il progetto preliminare, la struttura sarà realizzata interamente in sotterraneo, scavando 16 chilometri di gallerie di 11 metri di diametro, che saranno rivestite in calcestruzzo armato con acciaio, in modo da resistere anche a ipotetici forti terremoti. Il materiale scavato ammonterà a 3 milioni di metri cubi, meno del 4 per mille del volume totale della montagna, e verrà depositato nell'esistente Cava della Mala, presso Nago, che in questo modo si prevede di risanare e rinverdire. Verso l'esterno ci saranno solo due ingressi, uno sulla Gardesana e uno d'emergenza, nascosto da un boschetto, sull'Altissimo. Le acque pompate dal Garda resteranno nelle gallerie-serbatoio dalle 6 alle 12 ore al giorno e poi torneranno nel lago «praticamente identiche a quelle prelevate il giorno prima». Il livello del lago, secondo i calcoli dei promotori, si abbasserebbe al massimo di 4 millimetri. Uno dei problemi è evitare l'impatto dell'opera sul sito naturale di interesse comunitario Monte Baldo di Brentonico. Lo scavo realizzato con le frese dovrebbe limitare rumori e vibrazioni in superficie. Nella zona è previsto lo sbocco per creare sfiato alle gallerie e per le emergenze, anche se mascherato alla vista da un boschetto di abeti «grande come un campo da tennis».


Un canone in Finanziaria.

I lavori dovrebbero durare oltre 5 anni. Per l'esercizio dell'impianto sono previsti 20 posti di lavoro, con 3-4 milioni annui di lavori di manutenzione da assegnare a ditte locali. Tra i benefici, Progetto Altissimo cita il pagamento in Trentino dell'Ici e del canone al Bim del Sarca, oltre a sconti sulle bollette per i residenti dei comuni interessati. Per ogni evenienza, comunque, la Provincia si è attrezzata: tra le misure della Finanziaria in discussione in Consiglio c'è la previsione di canoni aggiuntivi per gli impianti di pompaggio.


Francesco Terreri - f.terreri@ladige.it

 

 

l’Adige, 24 marzo 2009
Nago. Risanata la Cava della Mala

Via 70 chilometri di elettrodotto

 

TRENTO - Il progetto preliminare per la centrale idroelettrica di pompaggio Altissimo-Garda prevede un impegno di 200 milioni di euro per le opere di mitigazione sul territorio. Tra esse, la demolizione dell'elettrodotto di 70 chilometri tra Santa Massenza e Sandrà, nel veronese, e il ripristino ambientale della Cava della Mala a Nago.

Oggi tra la centrale Hydro Dolomiti Enel di Santa Massenza e Verona corrono due elettrodotti da 220 chilovolt. Da tempo dovrebbero essere ridotti a uno, ma Terna, il gestore della rete ad alta tensione, non trova i soldi necessari. Ora l'intervento è stato inserito nel progetto della centrale. Al posto dei due attuali, che toccano il territorio di 21 comuni, verrà lasciato un solo elettrodotto a 380 chilovolt. Con la Cava della Mala a Nago è previsto il collegamento in galleria per trasportare i 3 milioni di metri cubi di terreno scavato sotto l'Altissimo. La cava dovrebbe essere risanata e rinverdita a prato e bosco.

 

 

l’Adige, 24 marzo 2009
Rovereto tecnopolis, all’ex manifattura il centro di ricerca
per formare ingegneri delle fonti alternative, sviluppo del solare e idrogeno.
Ecco i progetti di Mario Marangoni

All’ex Montecatini una centrale termoelettrica

 

Una centrale termoelettrica con combustibili alternativi all'ex Montecatini, una centrale idroelettrica con l'acqua del Garda usando l'energia di spreco, impianti diffusi di energia solare, sviluppo dell'idrogeno per le auto.

Sono questi alcuni dei progetti su cui sta lavorando Mario Marangoni, industriale degli pneumatici a capo della Marangoni Holding e Presidente della Fondazione Cassa di Risparmio. Al centro di tutto, però, il progetto di Rovereto 2020, con la costituzione di una «Tecnopolis» all'ex Manifattura Tabacchi di Borgo Sacco, e la realizzazione a Rovereto di un centro di ricerca universitario in grado di preparare ingegneri di nuova generazione, specializzati nel campo delle energie alternative. «Saremo un'altra cosa da Mesiano, e difatti non prenderemo nemmeno un docente da lì, come non "ruberemo" nemmeno uno studente dalla facoltà di Ingegneria di Trento. Il nostro sarà un centro che unisce ricerca scientifica, di base, e ricerca applicata».

[…]


La Fondazione Caritro ha stabilito un forte asse con Isa e Mittel per sviluppare investimenti nel capitale delle imprese. Possiamo attenderci delle operazioni importanti anche per il Trentino? E in quali settori?

«Noi come Fondazione, insieme all'Isa, siamo stati attori nel portare avanti la Dolomiti Energia, e continueremo in questo ambito. Abbiamo grandi progetti in ballo, che sapranno mettere in moto altre cose».


Per esempio?

«Nostro è il progetto di pompare l'acqua dal Garda per fare energia elettrica usando dell'energia di spreco nell'area del monte Baldo. Poi stiamo pensando ad una centrale termoelettrica con combustibili alternativi rispetto a quelli che usiamo oggi. Gli studi sono ormai avanzati. Sorgerà all'ex Montecatini e sarà qualcosa di rivoluzionario».


Sta pensando ad una centrale nucleare?

«No, non parlo di uranio e plutonio. Non sarà una centrale nucleare. Saranno policombustibili. Devono essere cose innovative, altrimenti non ci interessano. Preciso che stiamo facendo tutte le verifiche progettuali e di compatibilità economica, e poi presenteremo il progetto alle comunità interessate».


Come Fondazione avrete anche un ruolo nelle grandi opere infrastrutturali che si realizzeranno in regione, quale il tunnel del Brennero?

«No, siamo troppo piccoli per infrastrutture di tale portata. Non possiamo aspirare ad essere un player di una certa importanza. E poi non siamo stati chiamati. Inoltre non possiamo immobilizzare tutte le nostre risorse su un solo indirizzo, visto che abbiamo come obiettivo quelle di stimolare imprese. Perché noi puntiamo sì a percorrere strade nuove, ma vogliamo anche aiutare a rigenerare imprese che già esistono e vogliono cambiare».

[…]


Pierangelo Giovanetti

 

 

l’Adige – Lettere, 22 marzo 2009

Una bestialità la megacentrale sul Garda

 

Dunque quella che sembrava una «boutade» da fiera dei sogni aveva le sue fondamenta... di carta. Nessuno si è chiesto il perché di una simile proposta. Azzardo, della serie a pensare male spesso si indovina, un riferimento alle previste centrali nucleari che per tipologia di funzionamento (impossibilità di spegnere i reattori in tempi brevi e continuità di erogazione anche in ore notturne) fornirebbero l'energia necessaria al pompaggio in bacino dell'acqua del lago.

Fino a qui il ragionamento è abbastanza lineare, ma il bello viene quando si analizza solamente il sito dove dovrebbe trovarsi il bacino a monte. Perché non può trattarsi che della «Busa del Parol» sul monte Altissimo, e qualsiasi escursionista pratico del posto si renderà conto della bestialità della faccenda. Conca naturale di grandi dimensioni che ha un solo difetto: è aperta sul lato est verso Rovereto, apertura chiudibile con una diga dalle dimensioni colossali alta più o meno 300/400 metri, poggiante su un terreno carsico ricco di sfiatatoi e grotte, praticamente una «groviera»... Per non parlare del pericolo che incomberebbe su Mori e vicinato.

Un accenno alle palme che dal Grand Hotel Riva andranno a Merano al Trauthmansdorf, giardino che bisognerebbe copiare a Riva dal Maso Ronc sino al Bastione e che sarebbe per la nostra città un volano incredibile per numero di visitatori (vedi Merano) e per l'opportunità di dare uno scopo alla funivia o funicolare, e per avere anche turismo culturale.

Paolo Togni

 

 

Trentino, 17 marzo 2009

Megacentrale sull'Altissimo, serve chiarezza

 

NAGO TORBOLE. Arriva fino in consiglio provinciale la preoccupazione per il progetto della società Energia Valsabbia spa di costruire una grande centrale idroelettrica sul monte Altissimo di Nago. I consiglieri della Civica per Divina presidente - Mauro Ferretti e Claudio Eccher - chiedono notizie più dettagliate su promotori, finanziatori, mancata informazione della comunità locale e mancata consultazione della Comunità del Garda (che ha appena sottoscritto un patto per la gestione dell’acqua gardesana nei momenti di siccità). Non solo: chiedono al presidente se sia stato già redatto uno studio sull’impatto ambientale ed ecologico sul lago e in montagna, come si concilierebbe un’opera simile con i deflussi minimi vitali già attuati e con quelli futuri che dovranno essere applicati dalle centrali trentine, perché infine non sia stata presa in considerazione la possibilità di procedere eventualmente in via autonoma attraverso la Dolomiti Energia di proprietà della Provincia Autonoma.  

I «diviniani» prendono molto sul serio il progetto: si tratterebbe di una centrale con un impianto di pompaggio da mille megawatt, uno dei più grandi d’Europa. Il piano deve passare per il Servizio utilizzazione acque pubbliche della Pat e per la pubblicazione sul Bur, il bollettino della Regione.

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