Trentino, 27 marzo 2009
Il progetto

Rovereto 2020, luci e ombre

Di Albino Leonardi

 

Rovereto 2020 è il progetto più seducente del momento. Per verificare se è anche il più idoneo al raggiungimento dell’obiettivo di (ri)-dotare la città di una sua mission, o se al suo interno si celi più semplicemente un nuovo, ingegnoso scacco alle finanze pubbliche, è necessario ripassare al setaccio le premesse delle fasi più recenti della storia economica. Un’operazione complessa, che necessita indubbie capacità di sintesi, ma cui soprattutto non può mancare ambizione. Globalizzazione e liberalizzazione dei mercati hanno attenuato e tendenzialmente annullato la relazione tra quantità di moneta e livello dei prezzi. Nel cosiddetto “villaggio globale”, se il costo di un bene sale, la domanda si sposta su beni provenienti dalle economie con costi di produzione accettabili, così destrutturando il legame tra quantità di moneta e livello dei prezzi. Nella lente di ingrandimento economica, se non fosse  per gli indesiderati effetti sull’assetto proprietario dell’offerta, si direbbe che globalizzazione e liberalizzazione sono straordinari strumenti di re-distribuzione della ricchezza. È noto tuttavia che i processi re-distributivi assumono polarizzazioni opposte a seconda della direzione del flusso della ricchezza: creandola nei Paesi emergenti in grado di soddisfare la domanda, dissipandola in quelli inefficienti rispetto al tema di fondo (soddisfare la domanda di beni a prezzi competitivi). Non è quindi lecito sorprendersi del fatto che l’integrazione dei mercati crei nuovi capitalismi, ed è miope l’idea di contrastarne l’affermazione (rovescio della medaglia della dissipazione di quelli esistenti) con la semplice ridefinizione degli assetti anziché con una loro severa re-distribuzione. In questo quadro, nei Paesi “sviluppati”, la nuova ricchezza non deriva più dall’industria, ma dal controllo delle idee, delle materie prime e di quelle scarse in genere (il territorio e quindi gli immobili in primis).

 

Guarda caso, in Rovereto 2020, ciascuno di questi tre elementi ha un ruolo molto ben definito, per l’appunto strutturandosi su idee (la nuova facoltà), materie prime (l’energia in particolare) ed immobili (l’ex-Manifattura ed il tessuto che vi ruota intorno): indubbiamente una matrice in grado di preservare ed implementare l’assetto esistente. La domanda è: qual è il contributo di questo tipo di ricchezza allo sviluppo? Nelle aree industriali (Rovereto, per ammissione stessa dei suoi protagonisti, è stata l’area industriale per eccellenza della Provincia), essere capitalisti voleva dire essere produttori, la cui ricchezza aveva origine nella prosperità del luogo cui essi contribuivano dando linfa all’innovazione, e portando risorse in grado di alimentare strutture bancarie, industriali ed organizzative efficienti in termini economici e non solo (si pensi, ad esempio, alle sole ricadute amministrative, giuridiche e manageriali derivanti dall’avere sul territorio una società quotata in borsa). Se si guarda oltre alle dichiarazioni di principio, in Rovereto 2020 è evidente il tentativo di ri-portare alle leve di comando gli industriali roveretani flagellati dalla globalizzazione che, anziché farsi parte attiva di un processo re-distributivo, testardamente perseguono l’obiettivo di mantenere inalterati gli equilibri ora resi precari. Tutto sommato, in questo non c’è nulla di particolarmente grave o anomalo: ad apparire straordinario è che ciò avvenga con l’avvallo politico ma soprattutto finanziario del governo provinciale. La crisi chiede re-distribuzione, pensare che un manipolo di cetacei insabbiati dal passato possa guidare un processo come questo non è solo mistificatorio, è pericoloso.

 

P.S. A proposito delle ricchezze generate con la “risorsa scarsa” territorio, una lezione lampante è quella di Aeroterminal, dove sono sì rimasti intrappolati numerosissimi risparmiatori abbagliati dall’idea del guadagno facile, ma dove è assai più significativo il coinvolgimento di imprenditori di successo che, avendo perso lo smalto necessario per affrontare il “nuovo mondo”, hanno tentato il colpo del secolo per creare denaro senza creare ricchezza (cioè speculando). Potrebbe trattarsi di una prova importante per la politica, che anziché limitarsi all’esercitare la propria funzione nel contribuire ad evitare la manifestazione di nuove truffe, pare rassegnarsi ad un visione medioevale del proprio ruolo, incidentalmente ponendo le basi per un’altra truffa gigantesca, questa volta alle spalle dei contribuenti.

 

 

Corriere del Trentino, 28 marzo 2009
Il retroscena. Tomazzoni agli imprenditori: progetti concreti

Manifattura, progetto al palo. Bassi freddo: abbiamo già dato

 

TRENTO - A margine della discussione «ufficiale» sul bilancio 2010 dell'ateneo e sulla proposta di riforma dell'università presentata dalla maggioranza di governo, ieri il cda ha affrontato anche un altro tema: il nodo della Manifattura tabacchi di Rovereto.

Il grosso e storico stabile industriale della città della Quercia è ora proprietà di Trentino sviluppo, dopo che la Bat ha terminato la produzione di tabacchi in Trentino. Sul suo avvenire sono già stati fatti molte ipotesi e avanzati diversi progetti, ma il destino della manifattura è ora più che mai piuttosto incerto. L'ultima proposta, avanzata tra gli altri dal comitato «Rovereto 2020», di cui fa parte il re della gomma Mario Marangoni, immagina un avveniristico centro di ricerca a «disposizione» delle aziende: Tecnopolis, una polis della tecnologia dove trasferire parte della facoltà di ingegneria, consentendo agli imprenditori del territorio di poter contare su uno sviluppatissimo centro di ricerca.

 

Ieri, però, il rettore Davide Bassi ha smorzato gli entusiasmi e anche l'assessore all'urbanistica del Comune di Rovereto, si è mostrato critico nei confronti dei «progetti faraonici ». Il rettore ha affrontato la delicata questione con molta diplomazia, ma certo senza entusiasmo: «L'università ha già dato. Abbiamo già investito su Povo». Insomma, in tempi di vacche particolarmente magre, con un bilancio in rosso potenziale di 11 milioni di euro, l'entusiasmo per nuove avventure pare scarso. Poi, però, Bassi avrebbe anche aggiunto una disponibilità di massima: «Di fronte a un progetto serio e puntuale, non ci tireremo certo indietro. Oltre a Ingegneria, anche Economia potrebbe fare la sua parte». Parole che si prestano a diverse interpretazioni, ma che danno l'idea di una certa freddezza del rettore nei confronti di un progetto di cui, ad oggi, si conoscono le finalità ultime, ma certo non gli strumenti necessari a raggiungerle.

 

Se Bassi si è mostrato freddo, piuttosto «caldo», ma non per l'entusiasmo, è parso l'assessore di Rovereto Tomazzoni. La città della Quercia ha da tempo problemi nel comparto industriale e i progetti avveniristici non soddisfano un'amministrazione che tra un anno dovrà presentare agli elettori il resoconto delle cose fatte. Tomazzoni si sarebbe scagliato in particolare contro gli imprenditori, accusati di «scarsa concretezza» insieme a Trentino sviluppo: «Siamo stanchi - avrebbe affermato - di progetti faraonici».

 

T. Sc.

 

 

Corriere del Trentino, 28 marzo 2009
Festival delle città impresa
«Il modello italiano di sviluppo non è più sufficiente»
«Ricerca, una sfida da cogliere»
Liquigas, i nomi dei «debitori» pubblicati sui telegrammi
Tecnopolis: parla Marseguerra, ideatore del progetto

 

TRENTO — A pochi giorni dall'inizio del Festival delle Città Impresa, che a Rovereto parte giovedì 2 aprile, si scalda il dibattito intorno al futuro dello stabile dell'ex Manifattura Tabacchi a Borgo Sacco, che a detta di molti potrebbe essere trasformato in un campus universitario in diretto collegamento con il tessuto produttivo del roveretano. Il progetto, che servirà da spunto e da pungolo, è in mano all'associazione Rovereto 2020 che si è affidata alla consulenza di Giovanni Marseguerra, docente di economia politica all'università Cattolica di Milano. La presentazione del piano è in programma sabato 4 nel corso del convegno al Mart «Rovereto 2020, un nuovo modello di sviluppo per il prossimo decennio».

 

Professor Marseguerra, che tipo di facoltà potrebbero essere inserite all'ex Manifattura tabacchi? Si parla insistentemente di ingegneria e in particolare di meccatronica, ma ci sono anche altre possibilità?

«L'università di Trento attualmente presenta profili di eccellenza in una pluralità di discipline tanto che penso siano diverse le facoltà che potrebbero trovare una collocazione ideale nella Tecnopolis roveretana. In questa fase credo però sia importante verificare la validità complessiva del progetto e le grandi opportunità che ne potranno derivare. Più in generale ritengo che, in uno spirito di sussidiarietà, le scelte concrete dovranno alla fine nascere dal basso piuttosto che essere imposte dall'alto. Anche le imprese saranno chiamate a scelte importanti e a dare contributi non solo operativi ma anche culturali. Sono certo che tutti gli attori del territorio saranno all'altezza».

 

Ci sono altre realtà in Italia o a livello internazionale che possono essere prese a modello?

«Il modello di base è rappresentato dai grandi parchi scientifici e tecnologici americani, inglesi ma anche francesi e tedeschi. Anche in Italia cominciamo ad avere una esperienza quasi ventennale di parchi scientifici, con risultati certamente migliorabili ma direi complessivamente positivi. Gli esempi stranieri devono essere valutati all'interno delle diverse realtà in cui sono nati e si sono sviluppati. Difficilmente potrebbero essere replicate tali e quali».

 

Sono maturi i tempi per «dare un prezzo» al valore della conoscenza? Che ruolo può giocare in questo senso all'ex Manifattura?

«In Italia non è mai stato facile fare ricerca e sviluppo, tanto che il sistema produttivo italiano ha avuto, dal dopoguerra ad oggi, una evoluzione contraddistinta da un modello innovativo che può essere denominato "senza ricerca", caratterizzato cioè da un livello di spesa in Ricerca e Sviluppo (R&S) costantemente modesto e comunque sistematicamente inferiore a quelle degli altri Paesi industrializzati nostri competitor. Questo non ha tuttavia impedito all'Italia di produrre innovazione in modo consistente, generando complessivamente un processo di sviluppo per certi versi unico e straordinario. Questo modello deve però oggi affrontare sfide non più rimandabili. L'innovazione incrementale, che da sempre costituisce un modo originale ed efficace delle nostre piccole imprese di sopperire ai problemi strutturali della scarsa spesa in R&S e della poca formazione, rischia oggi di non essere più sufficiente a reggere la competizione globale.

Il progetto nella ex Manifattura si propone allora come un tentativo di rendere più costante e continuo il trasferimento tecnologico dal mondo della scienza al sistema delle imprese. Per un verso le imprese devono riuscire a identificare il tipo di conoscenza (o di formazione) di cui hanno bisogno; per altro verso il centro di ricerca (o l'ente di formazione) deve riuscire a produrre la conoscenza (o la formazione) più appropriata alle esigenze del mondo produttivo. La speranza è che tutto questo possa realizzarsi nella Tecnopolis di Rovereto.

 

Enrico Orfano

 

 

l’Adige, 8 marzo 2009
Rovereto

Un progetto per i prossimi decenni

Il manifesto per la città del 2020: dall'analisi della situazione alle linee di azione
MARIO MARANGONI*

 

Lo tsunami finanziario che ha messo in crisi le economie dei più grandi paesi industriali del mondo si sta sentendo anche in Italia e in Trentino e riverberandosi anche sul comparto industriale della provincia. Per cercare di capire come potersi attrezzare in maniera efficace per il futuro, un gruppo di professionisti, intellettuali, imprenditori, banchieri, docenti universitari si sono riuniti in un cenacolo culturale animato dall'Associazione Rovereto 2020, che ha coinvolto un gruppo di economisti dell'Università Cattolica di Milano per aiutarci a leggere - con occhi da fuori - la realtà roveretana e a darci qualche elemento utile per immaginare uno scenario almeno fino al 2020. Non si può fare una proiezione, senza tener conto delle tradizioni e del genius loci, del Dna di questa terra. Costante di Rovereto è stata, nel corso degli ultimi secoli, l'attitudine all'innovazione, alla cultura, all'intraprendere, scrutando nuovi orizzonti, essendo anticipatrice di quelle che si sarebbero confermate poi le future tendenze.

Il genius loci della società roveretana, come appare dai documenti storici, si è sempre concretizzato attraverso l'opera di persone, fra cui illuminati imprenditori, che hanno saputo coniugare gli interessi d'impresa con quelli collettivi promuovendo iniziative d'interesse sociale e culturale, coinvolgendo pensatori, erigendo palazzi, facendo bella ed accogliente questa cittadina che nel '700 contava settemila abitanti e nel 2009 ne annovera 37.000.

Non è un caso che proprio a Rovereto sia stata collocata, allora sotto il governo di Vienna, la Scuola Reale Elisabettina che fu fucina di brillanti intellettuali, si pensi a Depero, Libera, Pollini, Melotti, Fontana, Negrelli e altri.

Questo stesso genius loci ha consentito negli anni '80, per impulso di alcuni professionisti ed uomini di cultura come, tra gli altri, Giulio Andreolli ed Umberto Savoia, di promuovere quel dibattito e quel progetto culturale che poi ha dato vita alla costruzione del Mart ed al Polo Culturale Museale.

[...]

 

Emblematica anche la vicenda dell'Università, che, nata all'inizio degli anni '60, solo alla fine del secolo '900 ha cominciato a raccogliere i frutti più attesi dei semi gettati 40 anni prima, svettando ripetutamente nelle classifiche dei piccoli e medi atenei.

[...]

 

Il 2009, da questo punto di vista, si apre foriero di ulteriori opportunità: l'inaugurazione del Museo Casa Depero ed il Festival Città Impresa, incentrato sul tema dell'energia, che verrà sviluppato nella cornice della Manifattura Tabacchi.

(...)

 

Centrale in questo disegno è il ruolo della Provincia autonoma, che all'inizio della nuova legislatura, ha approvato una misura dirompentemente positiva, in grado di rimettere in moto l'economia reale, provvedimento unico in Italia: l'investimento del 5 per cento del PIL trentino, pari a circa 850 milioni di euro (quasi un quinto del bilancio provinciale annuo), in un pacchetto di misure per lo sviluppo ed il sostegno delle imprese.

Un primo aspetto da sottolineare è la necessità di avviare un progetto che intrecci mezzi e potenzialità dell'industria privata, unitamente alla grossa mole di ricerca applicata che questa è in grado di promuovere ed implementare, ed un polo di alta formazione universitaria in cui la ricerca sia condivisa ed in grado di essere applicata all'industria. Un secondo ambito, che si integra in modo coerente e sistematico al precedente, individua come nodale e strategico il settore della ricerca di nuove forme di produzione di energia alternativa, nonché di nuovi sistemi di immagazzinamento e di trasporto della stessa.

[...]

 

Essendo tale ambito di ricerca e sperimentazione fortemente connesso sia con gli interessi privati che pubblici, anche alla luce della recentissima costituzione (alla vigilia di Natale) della Società energetica provinciale, Dolomiti Energia Spa, a partecipazione mista pubblico-privato, ma a controllo pubblico, sorge spontanea la ipotetica interazione e collaborazione elettiva fra i due diversi settori, industriale privato e pubblico, che possa trovare nella ricerca e nella formazione universitaria quell'aiuto indispensabile al suo sviluppo. La sinergia tra centri di ricerca industriali privati e centri di ricerca universitari è alla base di quell'economia della conoscenza, definita più volte pubblicamente dal Rettore Davide Bassi "il nostro nuovo petrolio", attraverso cui può e deve passare il futuro sviluppo del Trentino.

In questo settore, a fare da battistrada, oltre 10 anni fa, è stato il Consorzio IDEA, per lo studio e l'implementazione delle energie alternative, nel quale hanno fortemente creduto proprio il fisico (non ancora Rettore) Prof. Davide Bassi e l'industriale degli pneumatici Mario Marangoni. Sviluppo di nuove forme di energia ecosostenibile e di nuovi processi produttivi che potrebbero trovare proprio nella ex Manifattura Tabacchi e nello stabilimento dismesso Alumetal-Montecatini quei siti ideali per conformazione dei compendi atti a sviluppare le ricerche sull'energia e sull'ambiente e su nuovi modelli di edilizia eco-compatibile, seguendo il filone intrapreso già da tempo dal Consorzio Habitech. Ex Manifattura Tabacchi che - insieme allo stabilimento dismesso Alumetal-Montecatini ed all'Area Casotte di Mori - fa parte integrante del triangolo nel quale si sviluppera il nuovo futuro industriale di Rovereto e Vallagarina, orientato alla conoscenza.

[...]

 

Una accelerazione formidabile in questo senso è venuta dalla dismissione della Manifattura Tabacchi di Rovereto e dall'energica sollecitazione di Confindustria Trento, attraverso la sua Presidente Ilaria Vescovi, ed anche per il tramite del Delegato per il Distretto Tecnologico e Vice Presidente Vicario Paolo Mazzalai, che oggi ricopre anche lo strategico incarico di Presidente di Trentino Sviluppo, traît d'union molto efficace tra Industria ed Ente Pubblico.

[...]

 

Il compendio della ex Manifattura Tabacchi si presta ad ospitare, oltre al Distretto Tecnologico Habitech, il centro nazionale di certificazione ambientale auspicato dal Rettore Bassi, centri di studio e di ricerca applicata all'industria nel campo dell'energia e delle energie alternative. Anche perché il Trentino in questo settore ha un know how significativo, anche solo se si considerano tutte le centrali idroelettriche che insistono sul suo territorio.

Emerge complessivamente l'idea di un modello di sviluppo che deve quindi saper guardare sia alle opportunità legate all'economia della conoscenza, sia a quelle fornite dalle fonti energetiche alternative e dai nuovi stili di vita.

Questi ultimi possono ad esempio incentivare lo sviluppo di nuove tecnologie come quelle per l'edilizia sostenibile, e di qui le grandi opportunità offerte dallo sviluppo del Distretto Tecnologico Habitech.

È ormai chiaro che avere successo nell'economia della conoscenza richiede di puntare su tipologie di prodotto e su specializzazioni ad elevato valore aggiunto dove la componente soft o immateriale prevalga su quella hard o materiale. Questo obiettivo può essere raggiunto, nel contesto economico e culturale di Rovereto e della Vallagarina sfruttando sia le forti interazioni con l'Università e i centri di ricerca (l'esempio di Habitech è emblematico anche in questo caso) sia valorizzando ed incrementando la notevole disponibilità di capitale umano presente sul territorio, facendo anche leva sulla sensibilità e sul concreto sostegno che le istituzioni locali hanno costantemente assicurato, nel corso di questi anni, a questa tipologia di iniziative ad operare in questa direzione.

In questa ottica, la già menzionata possibile ed auspicabile realizzazione di un Polo tecnologico e formativo nell'area della cosiddetta ex Manifattura Tabacchi, offre alle imprese che operano nell'area roveretana una significativa e concreta opportunità per mettere davvero in pratica l'intenzione più volte manifestata di trasformarsi da centri di produzione a luoghi dove si fa ricerca, si progetta, si pensano nuovi prodotti/processi.

[...]

 

L'idea, concretamente, consisterebbe nella nascita nella ex Manifattura Tabacchi di una sorta di fabbrica della economia della conoscenza nella quale collocare centri di ricerca universitari, di ricerca industriale privati e residenze per studenti, con una focalizzazione complessiva sui temi dell'energia e dell'ambiente, ma evidentemente non solo su questi.

[...]

 

La chiave di volta del futuro sviluppo di Rovereto è uno stretto connubio tra cultura, università ed impresa, che sfrutti gli asset presenti sul territorio per far diventare la città di Rovereto capofila del Parco Tecnologico Trentino.

L'ipotesi di intervento appena delineato deve tuttavia essere collocato in una più generale prospettiva che riconosca come la capacità di innovare è sempre più il fattore decisivo per la competitività a livello internazionale. In un sistema imprenditoriale come quello italiano, caratterizzato dalla ridotta dimensione dell'apparato produttivo, l'innovazione rischia però di rimanere un fatto casuale e sporadico. Per evitare questo pericolo le nostre imprese devono riuscire a costruire un rapporto con il sistema della ricerca e della formazione basato sull'interazione ripetuta, da realizzarsi attraverso convenzioni su progetti concreti, lezioni in azienda, scambi di informazioni su prodotti e su mercati, ecc.

[...]

 

Lo sviluppo di lungo periodo di Rovereto e della Vallagarina dovrà quindi, in conclusione, fare leva nei prossimi anni sulle specificità e sulle risorse locali effettivamente disponibili, valorizzando la capacità di saper affrontare in modo serio, organico e condiviso i nodi e le non poche criticità che si presenteranno, e ciò al fine di imboccare un sentiero di crescita che sappia coniugare sviluppo e coesione sociale, sostenibilità territoriale e tutela dell'ambiente. Si tratta dunque, come abbiamo già indicato in precedenza, di perseguire il bene comune attraverso una cultura delle opere ispirate dai princìpi. Un autentico sviluppo è possibile solo quando alla chiarezza dei princìpi si associ la concretezza del fare, e se i principi devono prendere ispirazione dagli ideali, è la concretezza che riesce a condurre alle opere. La valorizzazione dell'identità di Rovereto e della Vallagarina è il primo passo per la promozione del territorio. Da questa ritrovata identità bisogna muovere per comprendere il presente e progettare il futuro.

 

Mario Marangoni, Presidente Fondazione Cassa di Risparmio di Trento e Rovereto

Giulio Andreolli, Progettista, Associazione Culturale Rovereto 2020

Gianni Anichini, Vicedirettore Vicario Confindustria Trento

Giulio Cainelli, Economista Università Bari

Rocco Cerone, Giornalista, Associazione Culturale Rovereto 2020

Massimo De Alessandri, Amm.Del. Marangoni SPA

Luca Filagrana, D.G. Cassa Rurale di Rovereto

Paolo Gurisatti, Pres. CDA Consorzio Habitech

Paolo Marega, Presidente Cassa Rurale Rovereto,

Vicepresidente Itas Assicurazioni SPA

Giovanni Marseguerra, Economista Università Cattolica Milano

Giovanni Pegoretti, Economista Università Trento

Alberto Salizzoni, Pres. Ordine Ingegneri Trento

 

Il progetto «Rovereto 2020: un nuovo modello di sviluppo per il prossimo decennio» sarà presentato sabato 4 aprile dalle 9 alle 13 nella sala conferenze del Mart. Data la rilevanza del progetto e la sua importanza per il futuro di Rovereto sull'Adige continuerà nei prossimi giorni il dibattito attorno a questo disegno strategico, con l'intervento di più esponenti autorevoli dell'economia, della politica e della società civile lagarina e regionale.

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