Nota redazione Ecce Terra
Il tumore al collo dell’utero si previene meglio col Cervarix?

 

 

Papilloma virus

Vaccino inutile, costoso e pericoloso

 

Come rappresentanti dell'associazione trentina «Vaccinare Informati», che raccoglie centinaia di iscritti e migliaia di simpatizzanti, desideriamo intervenire in merito alle due lettere molto interessanti sul controverso vaccino HPV, contro il Papilloma Virus.

Siamo concordi con Roberto Volpi che questo vaccino è inutile, molto costoso per la comunità intera (centinaia di euro) e, aggiungiamo noi, potenzialmente pericoloso. Fin dall'inizio del 2008, le regioni italiane hanno fatto un grande e scientificamente incomprensibile sforzo per offrire alle bambine di 10-11 anni questa vaccinazione.

L'uso esteso di un farmaco è giustificato solo se si è certi che quel trattamento sia efficace e ben tollerato, mentre in questo caso anche la comunità scientifica mondiale ha molti dubbi sia sull'efficacia e ancora di più sui reali effetti collaterali.

Finora i pochi studi realizzati hanno riguardato quasi esclusivamente persone oltre i 15 anni e quindi non è provato che non sia dannoso per il target di popolazione interessato, cioè le bambine che hanno ricevuto l'invito a vaccinarsi. Sono state numerose le segnalazioni di eventi avversi, comprese alcune morti (fonte Emea, Vaers, FDA, CDC).

 

Tra le reazioni meno gravi sono state riportate le seguenti: cefalea, febbre, vomito, diarrea, broncospasmo, trombosi, patologie pelviche, artrite giovanile e artrite reumatoide, convulsioni, paralisi facciale, sindrome di Guillian- Barrè, encefalopatia ecc..

Non si conosce la durata protettiva del vaccino, perché al massimo le ricerche più lunghe sulla copertura vaccinale sono durate 5-6 anni. Perché quindi vaccinare le bambine così piccole? A 17 anni saranno ancora protette? O dovranno ripetere altri richiami? Quali potranno essere gli effetti collaterali a lunga distanza?

I due vaccini in questione (bivalente o tetravalente) contengono inoltre una quantità significativa di alluminio per ogni dose (circa 225 microgrammi mcg).

Sappiamo dalla letteratura medica internazionale quali sono le possibili reazioni cliniche di questo metallo sul nostro organismo. Ovviamente non tutti i bambini ai quali viene iniettata una certa dose di alluminio (è contenuto anche negli altri vaccini) sviluppano le stesse reazioni. La suscettibilità dell'intossicazione è individuale e dipende anche da altri fattori, ma comunque non è certamente una sostanza innocua.

 

Sappiamo inoltre che il Papilloma Virus, che si trasmette principalmente per via sessuale, è una comune infezione che nella maggior parte dei casi è asintomatica; lo sviluppo di uno stadio tumorale è molto raro e anche un'infezione HPV con un tipo virale potenzialmente cancerogeno (esistono più di 120 genotipi di Papilloma Virus e di questi solo 15 potenzialmente ad alto rischio oncogeno) regredisce spontaneamente nel 80-90% dei casi entro 3 anni dalla diagnosi.

La maggioranza delle donne che presenta un'infezione da HPV, non svilupperà mai un tumore alla cervice uterina. Secondo molti ricercatori una vaccinazione di massa contro due tipi di HPV potrebbe indurre invece delle mutazioni virali che possono cambiare la virulenza patogena di altri tipi virali di HPV rendendoli molto più aggressivi (si è già verificato per altri vaccini).

 

La vera prevenzione si fa invece, oltre che con un sano stile di vita (elemento principale come riconosce anche la signora che ha scritto ieri), con il pap-test; questo esame riconosce le displasie, che quindi si possono benissimo monitorare e, se serve, curare con le terapie mediche o chirurgiche specifiche.

L'Italia è il primo paese europeo che effettua una vaccinazione di massa per questo virus, mentre le altre nazioni europee sono molto, molto più prudenti. I genitori hanno il dovere e il diritto di informarsi bene prima di decidere.

 

Il direttivo, i genitori di «Vaccinare Informati» del Trentino

Consulente scientifico dott. Gino Burattoni,

Presidente dell'associazione: Marco Brazzo

www.vaccinareinformati.net - segreteria@vaccinareinformati.net

l’Adige, 7 aprile 2009

 

 

Papilloma virus

Ecco perché la vaccinazione è utile

 

In riferimento all'articolo titolato «Papilloma virus, un vaccino inutile» pubblicato originariamente sul giornale «il Foglio» e ripreso dal vostro quotidiano in data 1 aprile, pag. 52, l'Azienda Provinciale per i Servizi Sanitari ritiene doveroso fare alcune precisazioni per una corretta informazione alla cittadinanza e in particolare ai genitori delle ragazze convocate per la vaccinazione contro il tumore del collo dell'utero (vaccino HPV).

 

Epidemiologia del tumore del collo dell'utero.

In Italia, come in altri Paesi occidentali, in seguito all'introduzione su larga scala dei programmi di screening (pap-test), l'incidenza della malattia è notevolmente diminuita negli anni; tuttavia si verificano ancora ogni anno circa 3.500 nuovi casi di carcinoma della cervice uterina e più di 1.000 decessi.

L'affermazione contenuta nell'articolo che il tumore della cervice uterina registra il minor numero di morti per tumore tra le donne risulta per lo meno riduttiva.

 

Efficacia del vaccino.

I vaccini a disposizione prevengono le lesioni causate da due tipi del virus: Hpv 16 e 18, complessivamente associati a circa il 70% di tutti i carcinomi cervicali; se pure la protezione non è totale, la riduzione del 70% dei casi di tumore del collo (pari a circa 2500 casi all'anno, in Italia) appare decisamente importante.

 

Costo del vaccino.

Il costo del vaccino al Servizio sanitario italiano indicato nell'articolo appare decisamente esagerato. Attualmente il prezzo d'acquisto di una singola dose di vaccino praticato alle Aziende sanitarie è meno della metà del prezzo indicato dall'articolista.

 

Durata dell'immunità.

Trattandosi di un vaccino di recente introduzione non è ancora possibile dire con certezza se la protezione conferita dal vaccino dura tutta la vita o se sarà necessario effettuare dei richiami.
È ormai certo però che la protezione dura più di 5 anni; in ogni caso se si renderà necessario un richiamo, per esempio dopo 8-10 anni, sarà sufficiente, come per altre vaccinazioni, una sola dose e non si dovrà ripetere il ciclo con tre dosi come erroneamente riferito dall'opinionista.

 

La vaccinazione HPV in Svezia.

La Svezia è stato il primo paese in Europa ad inserire il vaccino anti HPV nel programma di rimborso per i farmaci in farmacia, a tutte le donne tra i 13 e i 17 anni. L'asserzione che in questo Paese sia stata sospesa la vaccinazione non trova conferma.

Nel maggio 2008 l'Agenzia governativa svedese di valutazione medica (organo consultivo del governo che da pareri sull'impatto dell'introduzione di nuove procedure sanitarie e di farmaci in termini di costi economici e benefici sanitari), ha rinviato la propria valutazione, in attesa di ulteriori elementi di giudizio. Le perplessità espresse dall'Agenzia, che hanno portato al rinvio del parere, riguardano non tanto l'efficacia e la sicurezza del vaccino (su cui esistono dati solidi), quanto il costo economico che deriva dalla vaccinazione estesa a tutte le donne tra i 13 e i 17 anni e la preoccupazione che le donne vaccinate sottovalutino l'importanza di eseguire il pap-test. È necessario precisare che il contesto della vaccinazione HPV nella nostra provincia differisce in modo significativo da quello svedese, in quanto l'offerta attiva e gratuita è rivolta a una sola coorte di nascita (le ragazze che compiono 11 anni) e non a 5 coorti come in Svezia, ed è sempre accompagnata all'informazione sull'importanza di effettuare, all'età prevista, il pap-test.

 

Infatti, il programma di screening eseguito con il pap-test è in grado di ridurre dell'80% i casi di tumore del collo dell'utero; va notato che il medesimo opinionista, autore dell'articolo sul vaccino HPV, in un'altra pubblicazione ha sostenuto la tesi che anche il pap-test e più in generale tutti gli screening eseguiti per la diagnosi precoce delle malattie sono inutili.

In conclusione si ribadisce che a livello nazionale, ma anche negli altri Paesi Europei, il vaccino contro il papilloma virus viene considerato dalle principali autorità sanitarie e dalla società scientifiche un nuovo strumento complementare per controllare il cancro della cervice, in grado, insieme ai programmi di screening (pap-test), di prevenire in modo efficace il tumore del collo dell'utero.

 

Azienda Provinciale per i Servizi Sanitari

l’Adige, 6 aprile 2009

 

 

Contro il Papilloma virus
Il vaccino invece serve, lo so per esperienza

 

In Italia non ci facciamo mancare niente. Neppure le infezioni da Human Papilloma virus (Hpv), che nel 2008 sono state tra le maggiori responsabili della morte di 1.100 donne sulle 3.500 che ogni anno contraggono un tumore alla cervice uterina.

Secondo i dati diffusi dall'Osservatorio nazionale sulla salute della donna (www.ondaosservatorio.it), presentati in gennaio in occasione della Settimana Europea di Prevenzione del Tumore al collo dell'utero alla presenza del professor Sergio Pecorelli «il vaccino è un metodo molto valido di prevenzione primaria: i due vaccini a oggi disponibili in Italia (tetravalente, anti HPV 6-11-16-18 e il bivalente anti HPV 16-18) hanno dimostrato un'efficacia vicina al 100% nel prevenire l'infezione da papilloma virus in giovani donne fra 9 e 26 anni che non hanno ancora iniziato un'attività sessuale; i virus di tipo 16 e 18 sono considerati responsabili del 75% delle neoplasie invasive cervicali».

 

In Italia il Consiglio superiore di sanità (Css), nella seduta dell'11 gennaio 2007 ha espresso all'unanimità il parere che la vaccinazione delle ragazze nel dodicesimo anno di vita rappresenti per il contesto italiano la migliore strategia vaccinale.

Il Css ha preso in considerazione anche l'importanza della vaccinazione per altre categorie, in particolare per quanto riguarda le ragazze fra i 13 e i 26 anni e i giovani maschi: per queste categorie è stata sottolineata la necessità di ulteriori studi. La sicurezza del vaccino Gardasil® è stata giudicata buona, in base all'osservazione di circa 12.000 persone vaccinate e il confronto con 9.000 persone non vaccinate. Le reazioni associate alla vaccinazione sono state febbre e reazioni locali nella sede di iniezione. Raramente sono state segnalate anche reazioni di possibile natura allergica. Sul Foglio di Giuliano Ferrara e su l'Adige di ieri, Roberto Volpi, fiero avversario della prevenzione medica, ha sostenuto invece dall'alto della sua esperienza di ricercatore statistico (non di medico, non di scienziato, ma di progettista del Centro nazionale di documentazione e analisi per l'infanzia e l'adolescenza presso l'Istituto degli Innocenti di Firenze, istituito nel 1995 dal Governo Berlusconi) che il vaccino è inutile, sostenendo anche che l'Italia spende troppo per assicurarlo alle undicenni e per offrirlo a prezzo agevolato alle ragazze tra i 12 e i 26 anni.

 

Tutto si può dire: che il vaccino non annulli al 100% il rischio d'infezione, che la ricerca debba continuare per migliorarne la resa, che il prezzo sia eccessivo (ma è chiaro che la casa farmaceutica Merck, come tutte le società di questo genere, persegue i propri interessi e dunque spetta ai Governi pretendere che il prezzo sia contenuto). Ma dire, come fa Volpi, che il vaccino è inutile è fare del terrorismo al contrario, al pari di chi dice che il preservativo non serve a contenere la diffusione dell'Aids. Non «basta»: questo è il verbo da utilizzare. Serve anche il Pap test, sicuramente; serve anche proteggersi dalle infezioni con uno stile di vita sano; serve usare il preservativo, perché neppure il nostro partner abituale, neppure nostro marito è al di sopra di ogni sospetto.

Qualcuno si chiederà se sono un medico. No, sono una donna di 43 anni che dieci anni fa (non a 60 anni, come sostiene Volpi) ha sviluppato una displasia grave (una forma pretumorale) alla cervice dell'utero, causata da infezione da Hpv. Non sono passati dunque «venti-trent'anni» tra l'infezione e la sua manifestazione avvenuta a 34 anni, ma solo un intervallo di 3-5 anni (stabilito dai medici che mi hanno visitata); al precedente Pap test biennale, cui mi sono sempre sottoposta regolarmente dall'età di 25 anni, non era risultata infatti alcuna lesione.

 

L'Hpv non mi ha provocato soltanto «verruche fastidiose, ma nulla più» (come sostiene Volpi, parlando della maggioranza delle donne che hanno sviluppato una patologia): mi ha provocato invece lesioni molto serie (una displasia grave, appunto), per le quali sono stata operata d'urgenza all'ospedale S. Chiara; lesioni che mi hanno lasciato problemi fisici e psicologici postumi notevoli. La paura di sviluppare un tumore è infatti sempre in agguato. Problemi di cui tenere conto, in una società in cui la procreazione naturale è sempre più problematica.

Ma spesso chi si occupa direttamente o indirettamente del corpo e della salute della donna non tiene conto di questi effetti collaterali. Per quanto mi riguarda, io invece ho deciso di non sottovalutare nulla, facendo vaccinare mia figlia, che di anni ne ha 12. Se non avessi fatto il test dell'Hpv insieme al pap-test, probabilmente ora non avrei una figlia, ma un'orfana.

 

43enne con una figlia di 12

l’Adige, 2 aprile 2009

Cerca

Aggiornamenti

Aggiornati

Inserisci il tuo indirizzo e-mail.  Sarai avvisato ad  ogni aggiornamento  di Ecce Terra.

Inserisci