Inceneritore, Andreatta si confronti pubblicamente

 

 

Nell'intervista a l'Adige del 10 aprile il candidato sindaco del centrosinistra Alessandro Andreatta si è riproposto con generiche affermazioni, frutto di improvvisazione o di scarsa conoscenza della questione rifiuti. Replicare a distanza presenta dei limiti oggettivi. Meglio un pubblico confronto: quale migliore vetrina per applaudire a doti o virtù di un candidato sindaco?

 

Premessa e spunti per tale auspicabile confronto potrebbero essere:

- Chi afferma falsità su ricerca, obiettivi e redditività imprenditoriali del "modello Vedelago" potrebbe verificare dal vivo come opera l'azienda trevigiana prenotandosi alla trasferta in quel Centro, prevista per il 17 aprile con ritrovo a piazzale Zuffo alle 7.30.

- Non corrisponde al vero l'affermazione secondo cui il Centro Riciclo Vedelago "porta a Spresiano" rifiuto per farne combustibile da smaltire con l'inceneritore. Andreatta volutamente confonde attività e realtà che operano sul territorio con altri fini.

- Non è vero che a Lavis si fa quello che si fa a Vedelago perché il Centro Riciclo chiude il ciclo degli scarti, compresa la frazione secca residua, producendo materia prima seconda che vende sul mercato italiano ed europeo. 

- Non è vero che a Vedelago si lavorano (solo) gli imballaggi del vetro e della plastica. Invece, si investe e si guadagna anche sulla lavorazione degli scarti industriali, agricoli, commerciali, e su quel 20-30% di rifiuto secco residuo riducendo a tal punto e a tali modeste quantità lo scarto da non rendere assolutamente conveniente la costruzione di un qualsiasi inceneritore.

- Non esiste la “completa sicurezza” di un inceneritore se lo stesso Sottosegretario alla presidenza del Consiglio dei Ministri Guido Bertolaso, il 4 aprile a Rovereto, ha dichiarato: «Chiaramente si devono utilizzare le tecnologie più avanzate, che garantiscano sicurezza. Ma un minimo di ri­schio ci sarà sempre».

- Andreatta e i fautori della "termovalorizzazione" dimenticano sempre di ricordarci che quella loro tecnologia, bruciando i rifiuti, li trasforma e li moltiplica producendo un 30% circa, in peso, di rifiuti peggiori di quelli in entrata all'impianto, pericolosi e tossico-nocivi. Si dimenticano inoltre di ricordarci che sono rifiuti che dovrebbero trovare collocazione, se anche in questa eventualità dovesse valere il principio di autosufficienza, nelle discariche comprensoriali.

- Non ha alcun fondamento tecnico e scientifico l'utilizzo, o l'abuso, da parte anche di Andreatta, della parola "termovalorizzatore" che, come avviene in Europa e nel mondo, viene chiamato inceneritore. Visto e dimostrato che la resa di simili impianti, ovvero quanto possono realisticamente "valorizzare", si aggira intorno al 10-15%.

 

Aspettiamo fiduciosi Andreatta ad una verifica dei fatti, stavolta in presa diretta. E se dovesse diventare sindaco, potrebbe programmare un’audizione in Consiglio comunale sul “metodo Vedelago” cosicché possa conoscere e far conoscere questa reale alternativa e i suoi vantaggi che valorizzano, anziché bruciare, quel “secco residuo”, in gran parte di matrice plastica.

Bruciarlo, invece di riciclarlo, significa rispondere in primis alle aspettative e agli obiettivi della Provincia, oramai noti da dieci anni.

 

Adriano Rizzoli

Nimby trentino

l'Adige - Lettere, 11 aprile 2009

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