Nota di Nimby trentino

 

Se la veterana verde Iva Berasi non avesse accolto con favore, da che mondo è mondo (il suo), il progetto dell’inceneritore trentino, via via in calo come da copione del marketing del “partner tecnologico”, non sarebbe stata ricordata con tanto affetto e ricompense.

Per gli altri “beffati” vale lo stesso, perché la stessa fedeltà a decisioni e disposizioni superiori, qualunque esse siano, paga. Tanto più se servono a resuscitare aspiranti alla carica di presidente della Provincia che, in poche ore, ridiventano stipendiati dipendenti. È il bello dell’Autonomia, soprattutto per chi se la gode.

 

 

l’Adige, 12 aprile 2009
Le poltrone agli ex
Dellai premia gli amici, la politica si fa «casta»

 

C'era una volta la speranza. Era nata in tempi lontani e pareva si fosse sviluppata e avesse preso corpo dopo il 1944. Si era creata una fratellanza di idee che voleva contrastare quella solita vecchia «Italietta» fatta di truffe, di imbrogli e di speculazioni. Molte persone che si erano impegnate in questa battaglia per una Italia onesta e perbene diedero per questi ideali persino la vita.

Non volevano che fossero accettati in politica le persone al servizio del capitale o che facevano parte di lobby, di interessi particolari; ma volevano portare pulizia, riflessa dalla volontà popolare. Per la prima volta questa volontà di rinnovamento fu espressa dai contadini che si battevano per la spartizione equa della terra nel lontano 1947, e che manifestarono a Portella della Ginestra in Sicilia. Finì con un eccidio dei braccianti, ma si sperava che fosse l'ultimo voluto dai fascisti vecchi e nuovi che fino allora avevano insanguinato le piazze e le strade e la politica. Gli esponenti dei movimenti rinnovatori erano puliti come il ghiaccio, onesti come la proverbiale moglie di Cesare.

Passano gli anni e la legge degli interessi personali ha di nuovo preso il sopravvento. Gli esponenti politici che dicono di ispirarsi a quella lontana speranza, non guardano più al consenso popolare. Si fanno «casta». Così si spiega il caso Cogo; e così accade di leggere sul quotidiano «l'Adige» dichiarazioni che ci lasciano a dir poco allibiti, del tipo: «Di questi tempi l'importante è non rimanere per strada». Pare che l'unico impegno dei politici sia quello di cambiare una seggiola con un'altra, e che sia altrettanto ricca. Fa impressione leggere che Dellai si stia «preoccupando» di trovare una sistemazione ai suoi ex colleghi e amici in società pubbliche e gestite dalla Provincia, personaggi bocciati alle elezioni. Essi non tornano come in America a occuparsi delle loro vecchie professioni, ma vogliono restare nelle stanze dei bottoni, avere quattrini, - tanti! -, e persino onori.

Cito un'intervista di una giornalista, Luisa Patruno, sull'Adige. A una domanda, Marcello Carli, fresco di nomina nel consiglio di amministrazione di «Dolomiti Energia», risponde: «Il presidente Dellai mi ha chiesto se volevo fare un'esperienza in questa società».

La giornalista insiste e chiede: «Ma Lei se ne intende?». Candido e sincero Carli risponde: «Di energia mi sono occupato studiando, non in termini professionali». Basta quest'esempio; non voglio citare esempi dei vari Cristofolini, Salvatori, Benedetti e altri, Iva Berasi compresa. Per dire che persino chi milita nel Pd si è lasciato invischiare da queste sporche, indegne manovre.

Dellai e la sua maggioranza hanno continuato la tradizione antica. Caro dottor Chiaro, caro Dorigatti, lo schiacciasassi politico deve continuare a camminare senza fermarsi.

È Berlusconi e i suoi fedeli che ci hanno presto fatto capire che questo è il nuovo funzionamento della cosa pubblica.

Chiudo ricordando come nel 1904 un ministro dell'allora schieramento di sinistra fu accusato dai suoi nemici di aver scritto una lettera alla moglie usando la carta intestata della Camera dei Deputati. Di fronte allo «scandalo» si dimise. Tempi passati.

Sandro Canestrini

 


Trentino, 12 aprile 2009
Stipendi e polemiche
«Caso Cogo: se la politica serve a far soldi»

 

Sono sempre stato orgoglioso di essere trentino, per tanti motivi. Ma dopo le vicende degli ultimi mesi comincio a dubitare di questa mia certezza e si fa strada un senso di grande tristezza e di profondo disgusto (vergogna?).

Dalla magnadora a Grisentopoli, dagli scandali ambientali ai noti privilegi, dagli sprechi ricorrenti di denaro pubblico (i più recenti. 400.000 euro ai focolarini, 850.000 per la sede di Trentini nel mondo!) fino al caso Cogo seguito, oggi, dalla notizia del ripescaggio di ex assessori provinciali, bocciati dal voto popolare ma chiamati dal principe governatore ad incarichi creati ad hoc, mentre tanti giovani laureati sono obbligati a lavori precari ed ingrati. Basta e avanza per indignarsi (e vergognarsi) e per confermare che il grande problema della politica di oggi è quello di tornare ad essere “credibile”. E per essere credibile deve essere affidata a persone “credibili”. Che la signora Cogo non è: chi falsifica un atto pubblico, attraverso manipolazione di documenti ufficiali, non può essere credibile.

Ma vi sono, nella vicenda Cogo, altri aspetti sconcertanti. Il fatto che la Cogo è stata nominata capogruppo e assessore regionale a fatti accaduti; il fatto che la signora Cogo, sacerdotessa del rigore morale quando a sbagliare erano gli altri, ora finge indignazione e disgusto e si pone come vittima sacrificale; lo sproporzionato rapporto costo-beneficio della sua carriera politica passata e futura: da assessore regionale guadagnerà 18.667 euro mensili, x12 mesi/anno, x 5 anni (+ pensione) per quel poco più di nulla che sarà chiamata a svolgere visto che lo stesso presidente Durnwalder ha più volte definito la Regione una scatola vuota! Sommiamo gli stipendi di cui sopra (circa 2 miliardi del vecchio conio solo per i prossimi anni da assessore) e rapportiamo la somma ricevuta al suo operato ed alla sua produttività e capiremo che è questo il vero scandalo della politica: che è diventata fonte di arricchimento presente e futuro.

Lorenzo Lorenzoni, assessore al Comune di Lavis

 

 

l’Adige, 9 aprile 2009
Dellai trova il posto agli ex assessori
Benedetti e Salvatori ricollocati. E pensa a Iva

 

Il governatore Lorenzo Dellai non si dimentica dei suoi ex assessori. Non dimentica quelli che sono stati bocciati dagli elettori nel novembre scorso, non riuscendo a farsi rieleggere, come Marco Benedetti (Leali) e Iva Berasi (Verdi), ma anche chi ha chiamato come «esterno», è il caso dell'ex assessore alla ricerca, Gianluca Salvatori , che dopo la prima esperienza nella scorsa legislatura non ha più voluto al suo fianco.

E c'è un pensiero anche per gli ex consiglieri, come il giovane Marcello Carli, beffato dall'esclusione della lista dell'Udc dalla competizione elettorale, e per il meno giovane Dario Pallaoro, l'autonomista ex presidente del consiglio.

A pochi mesi dalle elezioni, si apprende infatti che l'ex assessore all'industria, il ristoratore Marco Benedetti, è riuscito a ricollocarsi come direttore del Consorzio Sofie Veritas spa, che si occupa di case in legno ecologiche, resistenti al fuoco e antisismiche, quelle casette che proprio in questi giorni il Trentino ha promesso ai terremotati abruzzesi. Sofie Veritas è una società di cui la Provincia, tramite Trentino Sviluppo, è il socio più forte con il suo 49,49% del capitale. Nell'ambiente dicono che Benedetti si porterà a casa un compenso da manager di circa 100 mila euro l'anno, che potrà lenire la mancanza dell'indennità da assessore provinciale. Non solo Benedetti ma anche il suo ex segretario particolare, Ezio Cristofolini, vicesindaco di Fornace, evidentemente forte della sua origine cembrana, sarebbe in procinto di trovare un nuovo impiego come responsabile del Distretto della pietra trentina (che vuol dire soprattutto porfido), un consorzio creato da Benedetti quand'era l'assessore competente, costituito anche questo da Trentino sviluppo e che dovrebbe vedere l'ingresso delle aziende del settore.

L'ex assessore alla ricerca Gianluca Salvatori è ricomparso sulla scena pubblica di recente a Marrakech in Marocco, nella veste di amministratore delegato di Euricse, una fondazione di ricerca avviata l'anno scorso dalla Federazione della cooperazione, la Provincia, Fondazione Caritro e Università di Trento. E in questi giorni si fa il nome di Salvatori come amministratore unico di una società della Provincia (100% del capitate di Trentino Sviluppo) nuova di zecca, anzi non ancora costituita e i maligni dicono costituita ad hoc, che dovrebbe chiamarsi «Manifattura domani», a cui sarà affidato l'unico compito di realizzare i progetti sul futuro dell'area dell'ex Manifattura Tabacchi di Rovereto.

Il presidente Lorenzo Dellai ha confidato a chi gli sta vicino che non si è dimenticato neppure del terzo assessore rimasto a piedi, la verde Iva Berasi, che si occupava di cooperazione internazionale, pari opportunità e sport. Per lei, la voce è già circolata, ci sarebbe pronto l'incarico di presidente dell'Agenzia provinciale per i mondiali di sci nordico di Fiemme 2013, costituita con l'ultima legge finanziaria. Ma potrebbero aprirsi anche altre possibilità.

Ieri invece è stata data notizia che l'ex consigliere provinciale dell'Udc, Marcello Carli, è diventato consigliere di amministrazione del colosso Dolomiti Energia, su indicazione della Provincia, così come proposto da piazza Dante è anche, in quota Patt, il confermato presidente Rudi Oss, che è pure alla guida di Tecnofin, con un compenso di 103 mila euro l'anno.

Non dovrebbe restare con le mani in mano per molto neppure Dario Pallaoro (Patt), ex presidente del consiglio provinciale e in passato assessore all'agricoltura. Dellai l'avrebbe voluto sindaco di Pergine, ma l'Upt locale ha rovinato i piani. Pallaoro si vedrebbe bene alla guida della Fondazione Mach e il governatore potrebbe accontentarlo presto. L'attuale presidente, Giovanni Gius è stato confermato due anni fa, ma il mandato dovrebbe scadere a luglio. In attesa di considerazione c'è pure Giorgio Casagranda (Pd). Si è fatto il suo nome per varie poltrone. D'altronde, avevamo già avuto prova che funziona così. Il presidente Lorenzo Dellai quando ha voluto liberarsi dell'assessore Silvano Grisenti, diventato un po' troppo ingombrante in giunta, si è prodigato per trovargli una poltrona di lusso, come presidente dell'A22. E ci è riuscito. Poi, purtroppo, è andata come è andata. Sapevamo che chi fa politica a livello provinciale gode di una congrua indennità quando è in carica e molti anche di un vitalizio quando non lo sono più. Non sapevamo che per chi ha la fortuna di fare parte della maggioranza al potere esiste anche un efficiente sistema di «ammortizzatori sociali» e di ricollocamento per chi cala nei consensi degli elettori o perde il treno della politica. In questo modo si riesce a restare in sella, perché un posto lo si trova sempre. E se non c'è lo si crea: in attesa di nuove elezioni.

Luisa M. Patruno - l.patruno@ladige.it

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