Insegnamenti e tutele pro incenerimento

 

 

Non dovrebbe stupire più nessuno eppure, quando le argomentazioni pro inceneritore diventano sempre più inconsistenti, a un candidato sindaco strenuo sostenitore delle scelte della Provincia rimane da giocare solo la carta della maldicenza. È uno dei precetti di questa politica, costretta alla tutela della “termovalorizzazione” da quel patto di inizio secolo.

 

Andreatta si appella a quel suo “senso di responsabilità” secondo il quale aggiungere un’altra inutile e costosa fonte di inquinamento sarebbe il male minore: quello di quel rischio di uno alla meno sette. Per capire quanto tutto ciò sia risibile, o taciuto, basterebbe rileggersi alcuni passaggi dello SIA sul progetto dell’inceneritore di Ischia Podetti. Ad esempio, limitandoci solo a questi, valutando la consistenza della produzione di cadmio e mercurio (1): metalli che, secondo la IARC, sono cancerogeni e genotossici.

 

Così Andreatta si arrampica ovunque alla ricerca di nuovi pretesti a giustificazione del suo credo o delle sue amnesie. Tenta di cautelarsi affermando che “i nostri ingegneri hanno valutato pregi e difetti” dell’impiantistica di Vedelago, dimenticandosi di precisare che quei suoi tecnici sono altrettanto obbligati dalla decisione politica di quel datato patto. Affermare che potrebbero essere prevenuti su una qualsiasi praticabile realtà alternativa all’incenerimento è una ovvietà.

 

Andreatta ci aggiorna su “pregi e difetti della pietra filosofale” della pratica virtuosa del riciclaggio, relegandola alla marginalità. Mentre, invece, è uno dei capisaldi, assieme a quello della riduzione della produzione, di una corretta gestione dei rifiuti. Ancora una volta senza dimostrare, attraverso un pubblico confronto, coraggio e onestà intellettuale nei confronti di cittadini e associazioni. Si ripropone con la stessa dialettica di chi snobba da almeno 7 anni le ragioni altrui che non hanno altro obiettivo se non quello di risparmiare al Trentino un danno evitabile e irreversibile. Ciò è spiegato anche nelle centinaia di pagine che abbiamo pubblicato sull’argomento e che qualsiasi candidato può leggere.

 

Stavolta Andreatta fornisce una fotografia di una (ovvia) produzione del Centro Riciclo Vedelago, dimenticandosi però di proporsi con almeno un paio sia dell’impianto di estrusione sia dei suoi “prodotti”, distanti pochi metri dall’oggetto di quella sua unica immagine. Può darsi che non abbia avuto il tempo per documentare anche quella produzione; gliela proponiamo noi con queste tredici immagini: Blocchi autoportanti - Cordonate stradali - Pavimentazioni autobloccanti - Salvaprato parcheggi e camminamenti - Pavimenti esterni ed interni - Pallets (bancali) - Tegole - Portabottiglie da cantina - Schienali e sedute per ufficio - Schienali e sedute per poltroncine - Gruppi tavolo e panchine - Portarifiuti - Gruppi fioriere e panca.

 

Andreatta ribadisce che dalla lavorazione del rifiuto presunto “non riciclabile” a Vedelago rimarrebbero, non dimostrando nulla, «decine di migliaia di tonnellate di combustibile da rifiuti».

Tace, invece, sui milioni di metri cubi e sulle decine di migliaia di tonnellate di ceneri pericolose e tossico-nocive che produrrebbe l’inceneritore di Ischia Podetti.

Tace su quel centinaio di voci di rifiuto “residuo” che, secondo le due pagine distribuite dal Comune alle famiglie di Trento (2), sembrerebbe destinato per “partito preso” alla combustione. Forse non sa ancora che, malgrado i suoi ingegneri abbiano valutato solo i “difetti” del riciclaggio, quelle voci (come evidenziato sull’allegato) si possono gestire valorizzandole, anziché lasciarle alle mire della multiutility trentino-lombarda.

E ancora tace sull’altra ovvietà secondo la quale costruire un inceneritore in Trentino costringerebbe amministratori e cittadini contribuenti ad alimentarlo per almeno vent’anni, bloccando così qualsiasi “buona pratica”.

 

Se dovessero valere gli insegnamenti e l’esperienza dei cugini altoatesini, sarebbe una zavorra replicabile per almeno altri venti… Un candidato sindaco dovrebbe poter ambire ad altro; paiono sempre più maturi i tempi affinché la Provincia lo conceda.

 

Adriano Rizzoli

Nimby trentino

Trento, 16 aprile 2009

 

 

1. SIA, Capitolo IV - Impatti, pag. 7: “… dall’analisi appare, per contro, come una maggiore attenzione debba essere senz’altro dedicata alle emissioni di microinquinanti organici e non, caratteristiche di questa specifica sorgente emissiva [inceneritore]. In particolare appaiono rilevanti le emissioni di cadmio e mercurio.

Come si può osservare in Tabella IV.1.1.2.2 le emissioni di cadmio dell’impianto stimate per concentrazioni al camino corrispondenti al limite di legge verrebbero a costituire un incremento  pari al 94% del totale delle emissioni provinciali di questa sostanza nell’anno 2000… In considerazione di questi elementi si è deciso in fase di SIA di ridurre di 5 volte il limite “garantito” per cadmio e tallio rispetto al valore limite imposto dalla normativa; questa scelta comporta una riduzione delle emissioni massime dell’impianto a valori attorno al 19% delle emissioni provinciali.

La seconda sostanza emessa in quantità rilevanti è il mercurio, le cui emissioni ai limiti di legge sarebbero quasi pari al 40% del totale delle emissioni della provincia di Trento nell’anno 2000… Anche per questa sostanza si è quindi fissato un limite garantito al collaudo più restrittivo; l’adozione di tale limite comporterebbe una riduzione delle emissioni che si attesterebbe attorno al 16% delle emissioni complessive provinciali.”.

2. Il titolo dice tutto: “Ricicliamo dalla A alla Z.

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