Lunelli-Surgiva: «Quando serve noi diamo la nostra acqua»

 

 

l’Adige, 15 aprile 2009

Surgiva, fonte d’oro per 8.400 euro l’anno
È il canone di concessione. Utile 2007: 983 mila

 

VAL RENDENA - Gestione oculata di una risorsa pubblica data in concessione: un business. Vero, garantito business. Surgiva F.lli Lunelli spa, per sfruttare, ai fini di imbottigliarne l'acqua minerale naturale, la sorgente in quota «Prà dell'Era», verserà nel 2009, nelle casse della Provincia, 8.478,85 euro. È il canone di concessione annuo, che la spa del Gruppo Lunelli pagherà entro il 31 gennaio di ogni anno, fino al 25 aprile 2033. Un canone, rapportato a ricavi ed utile netto della spa, oggettivamente modesto. Il bilancio di esercizio 2007 (l'ultimo a disposizione) registra ricavi complessivi per 9.152.439,00 euro e un utile netto di 983.148,00 euro, 116 volte il canone di concessione.

 

La buona notizia, per Surgiva, è che nei giorni scorsi il Servizio minerario della Provincia, acquisiti i pareri del caso, ha rinnovato in sanatoria, con modifica dell'area, la concessione per 25 anni, dall'aprile 2008 all'aprile 2033, appunto. L'area di concessione è ora più grande, estesa su 249,30 ettari, ricadente nel territorio dei Comuni di Carisolo, Pinzolo e Giustino. La richiesta di rinnovo della concessione è del gennaio 2008, ma la sua accoglienza è stata rinviata perché tra Surgiva e i tre Comuni interessati è stata nel frattempo definita e sottoscritta una convenzione sulla somministrazione dell'acqua potabile.

 

La convenzione è «figlia» delle vicende dell'estate 2007, quando in piena stagione turistica Pinzolo e Carisolo rimediarono un'autentica figuraccia. Piogge intense e sorgente «Tristin» in tilt. Risultato: ai piedi dell'Adamello e della Presanella, nel regno delle acque chiare, fresche e buone, i rubinetti dei residenti e degli ospiti sputarono acqua marrone, limacciosa e impura. Furono giorni di ordinanze, divieti, assalti alla minerale in bottiglia sugli scaffali dei supermercati. Il commissario ad acta, Giorgio Paolino , per affrontare l'emergenza, autorevolmente fece ricorso anche alla sorgente della fonte Prà dell'Era della Surgiva, per alimentare l'acquedotto di Pinzolo.

 

La questione, allora come oggi, è la seguente: quanto e come sacrificare la produzione di minerale, e quindi i profitti della spa Surgiva, in caso di emergenza acqua potabile? La convenzione tra Comuni e Surgiva, al cui rispetto è stato subordinato il rilascio della concessione fino al 2033, dà una risposta che salvaguardia appieno il business. Recita l'articolo 1 della convenzione: «Qualora gli acquedotti comunali non fossero in grado di soddisfare la richiesta di acqua ad uso potabile dei rispettivi territori, Surgiva s'impegna a mettere a disposizione dei Comuni di Pinzolo e di Carisolo, dietro specifica richiesta degli stessi ed al solo uso potabile, la quantità d'acqua proveniente dalla sorgente "Prà dell'Era", eccedente il fabbisogno industriale di Surgiva. I Comuni di Pinzolo danno atto che Surgiva spa non può prestabilire i quantitativi idrici a disposizione dei comuni interessati in quanto dipendenti da fattori climatici, escursioni stagionali, potenzialità di stabilimento e richiesta del mercato».

 

In concreto, Surgiva, a richiesta, fornirà solo l'eccedenza idrica. Non una bottiglia sarà sacrificata. L'acqua oggetto di concessione sarà messa a disposizione solo «in caso di gravi calamità (incendi o altro)». In cambio, la spa verserà, a titolo di sponsorizzazione, 5 mila euro all'anno ad ogni Comune, a titolo di sponsorizzazione di eventi e manifestazioni che garantiranno «un'adeguata visibilità al marchio Surgiva». In più, i Comuni si rendono disponibili ad istituire «un'area di rispetto a tutela delle sorgenti, in particolare vietando il pascolo e lo stazzo di bestiame, all'interno dell'area di concessione mineraria a monte delle sorgenti».

 

Da parte sua, la Provincia, che incamera le briciole del business, non ha posto vincolo alcuno, se non che siano fatti salvi i diritti di terzi per le concessioni di derivazione di acqua pubblica esistenti all'interno dell'area di concessione. Il sindaco di Pinzolo, il commercialista William Bonomi, quando in consiglio comunale è stata approvata la convenzione, non ha partecipato al voto, essendo membro del collegio sindacale di Surgiva spa.

 

Domenico Sartori

 

 

l’Adige, 16 aprile 2009

In arrivo la tassa imbottigliamento
Canone basso per Surgiva, replica di Olivi:
«A breve nuovi guadagni per i comuni»

 

VAL RENDENA - «Si può discutere sull'entità del canone chiesto a Surgiva F.lli Lunelli Spa. Capisco che qualcuno possa ritenere quel canone (8.478,85 euro all'anno) troppo basso. È rimasto invariato. Ma come Provincia ci si sta muovendo correttamente. In un periodo come questo, in cui le aziende sul territorio devono fare fronte alle difficoltà del mercato, non possiamo pensare di penalizzarle».

 

È questo il commento a caldo dell'assessore Alessandro Olivi sul caso Surgiva, che ha ottenuto dal Servizio minerario il rinnovo della concessione fino all'aprile 2033. Il bilancio di esercizio 2007 dell'azienda, che imbottiglia e commercializza l'acqua della sorgente in quota «Prà dell'Era», registra ricavi complessivi per 9.152.439,00 euro e un utile netto di 983.148,00 euro, 116 volte il canone di concessione. «Io faccio un discorso in generale sulle aziende che pagano il canone superficiario - dice Olivi -. In questa fase non possiamo fare pagare costi molto elevati». Spiega che la Provincia ha atteso la comunicazione dell'intesa fra Comuni e Surgiva. La convenzione prevede che «qualora gli acquedotti comunali non fossero in grado di soddisfare la richiesta di acqua ad uso potabile dei rispettivi territori, Surgiva s'impegna a mettere a disposizione dei Comuni di Pinzolo e di Carisolo, dietro specifica richiesta degli stessi e al solo uso potabile, la quantità d'acqua proveniente dalla sorgente "Prà dell'Era", eccedente il fabbisogno industriale di Surgiva. I Comuni di Pinzolo danno atto che Surgiva spa non può prestabilire i quantitativi idrici a disposizione dei comuni interessati in quanto dipendenti da fattori climatici, escursioni stagionali, potenzialità di stabilimento e richiesta del mercato». Non si sacrificano bottiglie. L'acqua data in concessione sarà messa a disposizione delle amministrazioni pubbliche solo in caso di gravi calamità».

 

Un accordo sbilanciato? Olivi, che deve gestire la fase conclusiva di un lungo iter, dice che nella finanziaria 2008 è stata inserita una norma, che prevede l'introduzione di un «canone di imbottigliamento», che si andrà a sommare a quello superficiario da 8.400 euro. La tassa in questione non c'è ancora. Olivi assicura che se ne occuperà. Ma oltre al «quando» c'è anche da definire il «quanto». La Conferenza delle regioni e delle province autonome ha ipotizzato un tributo che va da 1 a 2,5 euro. La decisione è del 2006, ma perché diventi operativa è necessaria l'approvazione del regolamento attuativo. In questo modo, nel caso specifico, tenendo il valore più basso (1 euro), Surgiva, ogni anno, dovrebbe versare 27.000 euro alle casse comunali (lo scorso anno ha imbottigliato 27 milioni di litri).

 

 

l’Adige, 19 aprile 2009

«Canone basso ma Surgiva paga 1 milione di tasse»

 

Partiamo da un dato: un canone annuo di 8.478,85 euro all'anno non si può certo dire un «esproprio proletario» per un'azienda, come la Surgiva, che, vendendo acqua, bene di tutti, ci ricava 900mila euro di utile. «Però - afferma Matteo Lunelli, amministratore delegato dalla spa che fa parte del Gruppo Lunelli - non possiamo fermarci solo al canone. È riduttivo. Noi diamo lavoro a quasi 40 persone, paghiamo un milione di tasse all'anno, e il 90% di queste restano in Trentino. Portiamo nel mondo il nome del Trentino e della val Rendena. Vorrei anche ricordare che noi nell'88 siamo stati chiamati al capezzale di un'azienda che stava chiudendo e l'abbiamo rilanciata. Su ogni etichetta, ora, sarà impresso il nome del Trentino, dei comuni di Carisolo, di Pinzolo... ».

 

E questo lo avete concordato nella concessione?

«Sì, sulle etichette va anche quello del Parco: nomi stampati su 50 milioni di etichette che vanno sulle tavole dei ristoranti più esclusivi del mondo. Insomma, mi sembra riduttivo limitare il ritorno economico al territorio al mero canone».

 

Si ponga però dal punto di vista di chi vede un'azienda che, per fortuna, fa un utile di 900 mila euro all'anno su una risorsa importante come l'acqua, in un comune che ha problemi d'acqua, pagando un canone di 8.000 euro. Una disparità che non finisce per mettere in imbarazzo anche voi?

«No, non mi mette in imbarazzo perché il canone non è stato oggetto di discussione, né è stato definito nella concessione. Il canone si basa su dei parametri fissati da una legge».

 

Quindi lei dice che era così anche nella concessione precedente?

«Sì, deriva da una serie di parametri».

 

Insomma, la Provincia non vi ha fatto un favore.

«No, guardi, fugare l'idea che la Provincia ci possa aver fatto un favore per noi è importante. Ci sono dei parametri della legge».

 

Una legge provinciale?

«Una legge provinciale che se dovesse cambiare riguarderebbe anche noi come gli altri. E per noi la cosa più importante è che il contesto di mercato sia omogeneo. Però voglio far presente una cosa: il percorso di rinnovo della concessione è stato un percorso di dialogo con i comuni e questa non era una cosa dovuta. Lo abbiamo fatto proprio perché il rapporto che c'è tra noi e il territorio è importante».

 

E in base alla convenzione cosa versate ai tre comuni interessati: Pinzolo, Carisolo e Giustino?

«Quindicimila euro all'anno ai tre comuni. Questo è un contributo che è stato messo nella convenzione e quindi non imposto dalla legge. Poi ci sono 20 mila euro che ogni anno diamo al Parco Adamello Brenta. Io dico sempre che il Parco è la casa di Surgiva e tra noi e il Parco c'è un rapporto di sinergia perché è un po' il tutore della purezza della nostra acqua. Poi da anni sponsorizziamo eventi legati alla val Rendena, anche lo sci club di Carisolo. Abbiamo riparato a nostre spese la sorgente Tristin e diamo supporto tecnico al comune di Pinzolo per il miglioramento dell'acquedotto. Siamo sempre stati e sempre saremo disponibili a dare l'acqua alla popolazione nei momenti di difficoltà».

 

C'è stato però l'episodio dell'ordinanza del commissario del comune di Pinzolo che ha imposto l'utilizzo idrico dell'acqua della vostra fonte.

«Ordinanza alla quale abbiamo risposto subito. Con i comuni abbiamo un filo diretto di comunicazione e quando serve noi diamo la nostra acqua. Ovviamente abbiamo più volte sollecitato i sindaci a trovare una soluzione di lungo periodo. E lo stanno facendo. In funzione dell'accordo preso abbiamo predisposto un sistema di telecontrollo della sorgente che ci permette di deviare il flusso dell'acqua ai comuni».

 

Cioè se la sorgente dà più acqua di quanta ve ne serve l'esubero va nell'acquedotto?

«Esatto. Prima il sistema era manuale ed era problematico».

 

Vi andrebbe bene un canone che si basa sul numero delle bottiglie prodotte?

«Mi sembra, da quanto è emerso dalla Conferenza delle Regioni, che la strada sia questa e mi sembra giusta. L'attuale legge prevede che il parametro sia quello della superficie dell'area della concessione che non vuol dire molto. Comunque, l'importante è che ci siano condizioni uguali per tutti».

 

Sa cosa pensano i consumatori? Che tanto l'aumento del canone finirà nel prezzo.

«Io ritengo che alla fine il prezzo lo fa il mercato».

 

Lei ha parlato del contributo che date al Parco, le vostre bottiglie riportano il nome Trentino e, con la nuova convenzione, anche quello dei comuni di Pinzolo e Carisolo. Marchi importanti per un'acqua minerale. Quindi a favore vostro.

«E un mutuo beneficio e credo che questa sia la cosa migliore. Quando un'operazione porta ad un vicendevole vantaggio va bene. Ricordo che noi siamo stati i primi sostenitori privati del Parco con 20 mila all'euro all'anno; c'è una vicinanza alla valle; ci sono le 40 famiglie dei lavoratori, quasi tutti della valle».

 

Questo canone così basso viene letto come una passo verso la temuta privatizzazione dell'acqua. Se ne rende conto?

«In Trentino di acqua ce n'è in abbondanza, quindi non andiamo a sottrarre risorse alle persone e non ci siamo mai sottratti al nostri dovere di intervenire nei casi di necessità. Abbiamo anche fatto interventi diretti, come nel caso della fonte Tristin...».

 

Spendendo quanto?

«Circa 10 mila euro».

 

A proposito di comuni, c'è un fatto che può indurre qualche sospetto: che il sindaco di Pinzolo William Bonomi è membro del collegio sindacale della Surgiva. Questo non vi imbarazza?

«No. Intanto era nel collegio sindacale della Surgiva già prima di diventare sindaco di Pinzolo. Comunque, proprio per correttezza, non ha mai voluto partecipare alle riunioni che abbiamo tenuto col comune proprio perché si riteneva in conflitto di interesse. Poi, per fare la convenzione, abbiamo dovuto trovare l'accordo con tre comuni, con sindaci che sanno difendere gli interessi dei loro cittadini. Loro hanno ottenuto delle garanzie e noi abbiamo accettato alcuni sacrifici».

 

In che senso sacrifici?

«Parlo dei contributi, del fatto che comunque abbiamo dovuto fare le etichette con i nomi dei comuni; l'intervento alla fonte Tristin; abbiamo ribadito la nostra disponibilità a cedere il supero del nostro fabbisogno agli acquedotti. Ma questo è un nostro rapporto di collaborazione con la valle. Non siamo un'azienda che vuol fare terra bruciata. Tutt'altro. Con il territorio vogliamo avere sinergie. Così come per Ferrari parliamo di Trento doc, cioè di un elemento che dà lustro ad un territorio, così per la Rendena la Surgiva è una ricchezza e la valle è una ricchezza per noi».

 

Bruno Zorzi

Cerca

Aggiornamenti

Aggiornati

Inserisci il tuo indirizzo e-mail.  Sarai avvisato ad  ogni aggiornamento  di Ecce Terra.

Inserisci